
Link collegato:Walter Rossi
![]()
Riappropriarsi della storia, una storia vissuta in prima
persona, è un modo per documentare stati d’animo e pensieri, per informare le
generazioni future di un possibile verità su un periodo della nostra giovinezza
vissuta con tanto ardore ed entusiasmo soffocati da eventi forse più grandi di
noi. Di fronte a tale obiettivo non dobbiamo lasciarci prendere da
sentimentalismi o ricordi fini a se stessi, ma prendere atto con scientifica
crudezza ciò che veramente sono stati gli anni cosiddetti di “piombo”, in particolar modo l’anno 1977.
Le istituzioni. In quell’anno ci furono grossi mutamenti in
atto nello stato e nei partiti “statalizzati”. La politica era gestita da un
governo delle astensioni, cioè il monocolore democristiano a guida Andreotti ,
sorretto dall’astensione di tutti i partiti di quello che allora si definiva
l’arco costituzionale. Un governo nato dalle elezioni del 20 giugno 1976, il
primo governo dopo il 1948, con il PCI non all’opposizione. Un sistema di
democrazia “conflittuale” controllata, dovuta proprio all’ingresso del PCI nel
governo. Cosicché i dirigenti e i singoli militanti del PCI si sono distinti
per la difesa di ogni istituzione statale, per la volontà di repressione di
molte lotte, per la asfissiante sollecitazione ai “sacrifici” rivolta ai
lavoratori. Il culmine del processo involutivo del PCI sarebbe stato
rappresentato dalla legislazione di
emergenza che nel ’77 diventa la base dell’accordo fra i partiti dell’arco
costituzionale ed è stata la condizione per la cooptazione del PCI nell’area
democratica e di governo: per la prima volta nella sua storia il PCI si è
dichiarato favorevole a un massiccio restringimento delle libertà e delle
garanzie costituzionali e si è impegnato in campagne ideologiche – ultima
quella del referendum sulla legge Reale – dirette ad alimentare consenso
popolare nei confronti del processo di restaurazione autoritaria.
ANDREOTTI G . Presidente del Consiglio
COSSIGA F . Ministro degli Interni
FANFANI A . Presidente del Senato
INGRAO P. Presidente della Camera
MALFATTI Ministro
Pubblica Istruzione
L’appoggio comunista alla politica del governo fa si che il conflitto si concentra
verso il PCI oltre che verso la DC e lo stato. Tale scontro, nella sua
applicazione concreta, ha prodotto centinaia di morti e feriti e nella
stragrande maggioranza dei casi decisamente innocenti. E’ chiaro che si da alle
forze di polizia l’impressione dell’impunità, si legittima l’uso dispiegato
delle armi. La gestione dell’ordine pubblico si fa pressante ed univoco verso
la repressione di ogni contrapposizione al sistema. La legge Reale (1975) è la
prima legge eccezionale per la tutela dell’ordine pubblico, chiamandola ordine
pubblico costituzionale. Ciò significa ordine gerarchico di una società
pacificata nelle sue contraddizioni di classe, attraverso militarizzazione e
repressione feroce, portando di fatto alla trasformazione dello stato di
diritto in stato di polizia.
Per i poliziotti e carabinieri che uccidono non
solo immunità della pena, ma addirittura immunità dal processo. Ci sono grosse
restrizioni contro chi manifesta il dissenso a tale sistema, ad esempio:
articolo 5 riguardante i manifestanti <<E’ vietato
prendere parte a pubbliche manifestazioni svolgentesi in luogo pubblico o
aperto al pubblico facendo uso di caschi protettivi o con il volto in tutto o i
parte coperto mediante l’impiego di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso
il riconoscimento della persona……..>>.
Legge Reale firmata da Leone,
Moro, Gui.
Nel
febbraio del ’76 viene nominato ministro dell’interno Cossiga dal governo presieduto da Andreotti . A Roma il 2 febbraio ’77 vi è la prima apparizione dei
poliziotti in borghese delle squadre speciali di Cossiga. Il quadro politico
istituzionale si complica per effetto di un importante elemento di scontro fra
stato e studenti: alla camera la commissione pubblica istruzione impegna
Malfatti a
sospendere a tempi indeterminato la circolare sui piani di studio. La circolare
vietava agli studenti di fare più esami nella stessa materia, e smantellava di
fatto la liberalizzazione dei piani di studio in vigore dal ’68. Il progetto
prevedeva l’introduzione di due livelli di laurea; la suddivisione dei docenti
in due ruoli distinti (ordinari e associati); la creazione di una gerarchia
piramidali di organi di gestione, dove ai professori ordinari era garantita la
maggioranza; il controllo rigido sui piani di studio da parte dei docenti, l’abolizione degli appelli mensili e il raggruppamento
degli esami in due sessioni estiva e autunnale; l’aumento delle tasse di
frequenza, restando inalterato il fondo per gli assegni di studio.
5 febbraio ’77 primo divieto di manifestare. Il governo elabora un pacchetto di leggi
sull’ordine pubblico (Cossiga ) che prevede la chiusura delle sedi di
associazioni o gruppi quando vi siano rinvenute armi od esplosivi, ovvero quando
i locali stessi siano pertinenti al reato, e misure specificamente per la
piazza: norme più severe per cortei e manifestazioni e la legittimità dei
poliziotti in borghese come deterrente ad una situazione per altro creata dallo
stato per alzare il livello di scontro. 15 aprile ’77 il progetto di riforma Malfatti viene approvato dal consiglio dei ministri.
La vita politica e soprattutto sociale si configurava per opposte fazioni le
quali necessariamente dovevano entrare in conflitto e quindi non vi era
possibilità di crescita se non ad un caro prezzo.
La Piazza
La contestazione studentesca inizia
sostanzialmente con il ferimento di Guido Bellachioma, studente del collettivo
di Lettere dell’università di Roma, durante un’incursione nella città universitaria
da parte dei fascisti del Fuan. A Lettere si discuteva della circolare Malfatti e delle iniziative da intraprendere fra le
quali l’abrogazione della stessa , l’autogestione dei seminari, garanzie per il
no intervento della polizia nell’Università e creazione di un servizio d’ordine
contro le provocazioni. Intanto si alza il livello di scontro ed aumentano le
aggressioni in varie parti della città, vi sono le prime avvisaglie della
copertura delle forze dell’ordine in fatti delittuosi da parte dei fascisti. Un
pomeriggio si tiene un presidio antifascista davanti all’istituto Fermi, contro
il comizio di Almirante a Monte Mario. Alcuni fascisti della sezione del MSI di
via Assarotti sparano contro i militanti di sinistra sotto gli occhi della
polizia che presidia la sede missina. Verso le 17,30 alcune centinaia di
giovani assaltano la sede del MSI. La polizia spara ed alcuni giovani e dei
passanti vengono feriti. Sul posto vengono
ritrovati 200 bossoli di pistola. Intanto la protesta contro la
circolare Malfatti si
estende alle scuole medie e molti istituti vengono occupati dagli studenti che
praticano l’autogestione. Le autogestioni impongono una presenza costante negli
istituti e ciò favorisce la vulnerabilità degli occupanti di fronte alle
incursioni dei fascisti. Si registrano i primi assalti alle scuole; davanti al
Mamiani due giovani vengono feriti dai colpi di pistola di un commando
fascista, uno in modo grave; al liceo Augusto un gruppo di missini della vicina
sezione di via Noto aggredisce gli studenti con una fitta sassaiola. Gli
studenti di sinistra sono bersaglio continuo da parte dei fascisti anche
lontano dalle sedi scolastiche. Infatti a Roma, il 29 marzo, una squadra di
fascisti delle sezioni missine di via Ottaviano e Balduina, va all’assalto di
un ristorante frequentato da militanti si sinistra, all’arrivo della polizia i
fascisti si coprono la fuga sparando raffiche di mitra, provocando il ferimento
di un agente e di un giovane di passaggio. Altri intanto trovano riparo in una
chiesa di via della Conciliazione, dal tetto sparano raffiche di mitra contro
le volanti della polizia. Vengono arrestati undici fascisti, tra cui il figlio
del giudice Alibrandi
, che saranno rilasciati
dopo pochi giorni. Nel frattempo il ministro dell’interno Cossiga inasprisce i provvedimenti sull’ordine
pubblico fino a vietare a Roma le manifestazioni per tutto il mese di maggio.
Il 12 maggio, nella ricorrenza della vittoria referendaria sul divorzio, i
radicali indicono una festa a piazza Navona a cui aderisce anche l’assemblea
dell’università e i gruppi della nuova sinistra. Scoppiano gravi incidenti tra
i partecipanti e la polizia, rinforzata nell’occasione da squadre “speciali” di
poliziotti camuffate da manifestanti. La manifestazione viene attaccata a piazza
Navona e a Campo di Fiori. A ponte Garibaldi le squadre speciali cossighiane
uccidono Giorgiana Masi
, studentessa di 19 anni
del liceo Pasteur di Monte Mario. Gli scontri durano fino a tarda notte, almeno
quattro manifestanti e un carabiniere vengono feriti da colpi di arma da fuoco.
Il 16 maggio Cossiga
rivendica la legittimità delle squadre
speciali e nega che i poliziotti abbiano fatto usa delle armi, viene smentito
vergognosamente dalle foto e dai filmati che testimoniano l’uso massiccio delle
armi da parte sia dei poliziotti in divisa che da quelli in borghese,
quest’ultimi significativamente abbigliati come i manifestanti; il questore
stesso conferma la presenza di almeno trenta agenti in borghese durante gli
scontri.
Associazione Walter Rossi
Avvenimenti
Italiani ![]()
www.rifondazione-cinecitta.org