Vittorio Occorsio e
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Il corpo
del giudice Occorsio Il giudice romano fu il primo a
intuire che poteva
essere la massoneria a tirar le fila del terrorismo, utilizzando a seconda
delle contingenze sia rossi che neri. Il sostituto procuratore della
Repubblica, Vittorio Occorsio, che indaga sui
rapporti fra terrorismo fascista e massoneria, viene
ucciso a Roma con una raffica di mitra da un commando fascista guidato da Concutelli di Ordine Nero. Il giorno
prima di essere ucciso, il magistrato parlando con un giornalista,
aveva fatto notare che il totale della cifra pagata per i riscatti dei
rapimenti per cui era stato arrestato Albert Bergamelli (i sequestri dei figli di Roberto Ortolani,
Alfredo Danesi e Giovanni Bulgari, tutti e tre iscritti alla P2),
corrispondeva esattamente alla cifra spesa per l’acquisto della sede
dell’OMPAM Nel 1976 dopo l’assassinio del
giudice Vittorio Occorsio si cominciò a parlare di
p2 e massoneria e i collegamenti di essa con gruppi
neofascisti e A Roma il 10 Luglio 1976 viene
ucciso in un agguato terroristico il sostituto procuratore Vittorio Occorsio, l’agguato al magistrato sarà prima rivendicato
dal gruppo terroristico “Ordine Nuovo” e successivamente dalle Brigate Rosse,
con un volantino fatto trovare in una cabina telefonica a Reggio Emilia. Gli
inquirenti però non credono a questa rivendicazione, essendo il documento
assai diverso dal solito linguaggio delle BR. Qualcuno conosce la loggia p2 ? Claudio Vitalone, Giancarlo
Armati, Nicolò Amato,Ferdinando Imposimato:
ieri pomeriggio alle Cioè quella che ( ormai se n’è convinto
anche Vitalone, inizialmente scettico) verrà
battuta nei prossimi giorni senza risparmio di energie e che probabilmente
porterà alla verità, o assai vicino ad essa. Armati, Amato e Imposimato ( alla riunione era presente anche
il funzionario della squadra mobile Ernesto Viscione)
sono i tre magistrati che , insieme con Vittorio Occorsio,
indagavano sui sequestri avvenuti a Roma negli ultimi mesi. Occorsio si occupava dei rapimenti di Angela Ziaco, Alfredo Danesi,
Amedeo Ortolani e Marina D’Alessio: Armati di quelli di Anna Maria Montani e Renato Filippini; Amato di quelli Maleno
Balenotti e Giuseppe Lamburghini. A Imposimato, poi, come giudice
istruttore, facevano capo le indagini su tutti i sequestri romani, compresi
quelli affidati a PM occasionali ( Armati Amato e Occorsio
invece facevano parte della “ squadra antisequestri” di: Ezio Mattacchioni,
Fabrizio D’Amico, Gianni Bulgari e Fabrizio Andreuzzi.
C’è da dire, infine,
che Nicolò Amato ha detto la sua anche come PM nel processo contro Albert Bergamelli, Jacques Renè Berenguer e soci per la rapina in piazza dei Caprettari in cui venne ucciso l’agente di Ps Giuseppe Marchisella. Dopo quella rapina la
banda passò ai sequestri, più lucrosi e meno pericolosi ( in seguito
soppiantati dalla “Banda della Magliana”). Nelle primissime ore del pomeriggio
qualcosa è cambiato e Vitalone ha chiesto ai tre
colleghi di recarsi al palazzo di Giustizia alle cinque in punto per una
presa di contatto. Alla riunione ognuno ha detto la sua ma
tutti erano d’accordo su un punto: è quella la pista da battere. I colleghi di Occorsio
quelli, diciamo che stavano lavarono con lui per sgominare la gang dei
sequestri, hanno le idee fin troppo chiare in proposito. Lunedì ce ne ha
parlato il PM Giancarlo Armati, ieri un accenno in
proposito è venuto dal giudice istruttore Imposimato,
il magistrato che avrà l’ultima parola a proposito delle indagini su Albert Bergamelli, su Gian
Antonio Minghelli, sulla pletora di personaggi minori che sono finiti a Regina Coeli come complici o come favoreggiatori, sui
collegamenti della banda con gli squadristi neri e con i sedicenti
massoni,anch’essi legati a filo doppio con i fascisti d’alto bordo. Ad Imposimato e
contemporaneamente alla Guardia di Finanza, sono pervenute nelle ultime
settimane numerose lettere anonime, scritte evidentemente da persone legate
alla massoneria ufficiale e da esponemti della P2. Lettre contenenti accuse roventi, rivolte dai massoni a quelli
della P2 e viceversa. Alcune accomunano in un unico fascio il” gran
maestro della massoneria grande oriente d’Italia”
Lino Salvini e il reprobo della “Propaganda Proprio in questi giorni, Occorsio
e Imposimato stavano
esaminando l’incartamento che, per legge, essendo anonimo, non può essere
acquisito agli atti a meno che gli accertamenti non stabiliscano la validità
del suo contenuto. Dice Imposimato, 40 anni, napoletano, sposato da poco :< se un legame c’è tra anonima sequestri e loggia P2,
questo è dato da Albert Bergamelli
e da Gian Antonio Minghelli. Basterebbe ricordare
le frasi pronunciate dai due, spontaneamente, dopo l’arresto>. < Se mi
avete preso, vuol dire che qualcuno mi ha tradito.
Ma la pagherà cara perché sono protetto da una grande
famiglia>, disse Bergamelli il 30 aprile scorso
mentre manette ai polsi ,sostava in questura. Dieci giorni dopo, interrogato
da Occorsio e da Imposimato
per la prima volta come imputato di concorso nei sequestri di persona, Minghelli dichiarò: “I giornali dicono
che io faccio parte della massoneria. E’ vero: ma questo che c’entra con le
accuse contro di me?”. Facile pensare che la “ grande famiglia” di cui parlava Bergamelli
fosse la massoneria e in particolare, visto il legame Bergamelli-
Minghelli e dato che l’avvocato fascista fa parte
della segreteria della Loggia P2, quella diramazione della massoneria
ufficiale che fa capo al maestro venerabile Licio Gelli,
aretino, con interessi in una fabbrica di confezioni e, sembra, uomo dei
servizi segreti argentini . In una delle lettere anonime fatte
pervenire al giudice Imposimato e alla finanza si
parla di contrasti sorti nel marzo del 1975 nella gran loggia massonica. Salvini, il gran maestro- stando sempre all”informativa” non firmata- venne
attaccato da un avvocato palermitano legato agli ambienti della mafia
siciliana. L’operazione non sarebbe stata diretta a far dimettere Salvini
ma da avvertirlo: < Non devi più intralciare i passi di Licio Gelli nella operazione trame nere>. L’operazione anti-Salvini, infatti sarebbe stata diretta da Gelli
con la collaborazione del padre di Amedeo Ortolani, iscritto anch’egli alla
loggia P2.Inevitabile un riavvicinamento Salvini- Gelli , il promo costretto dal
secondo. La nuova , forzata alleanza portò allo
“scaricamento” di Ortolani padre. A Gelli non serviva più, Salvini voleva
vendicarsi di lui. Inoltre,Ortolani, vista la mala
parata , minacciava di parlare. Dice sempre la lettera anonima: fu a questo punto
che decisero di punirlo sequestrandogli il figlio Amedeo e prendendo i classici due piccioni con una fava:
eliminazione definitiva dal campo massonico di Ortolani padre ( che infatti è
uscito di scena9 e guadagno netto di un miliardo , cioè del prezzo pagato per
il riscatto. Del sequestro venne incaricato un
esperto del ramo, Albert Bergamelli.
Poi, dice
sempre l”informativa” visto che la
cosa ando bene, si passò al secondo sequestro, l’operazione
Gianni Bulgari. < I sequestri- dice testualmente
l’anonimo- servono a finanziare svolte a destra e la formazione di campi
paramilitari fascisti>. Finora a proposito del riciclaggio del denaro sporco, gli
inquirenti avevano accertato che una parte dei capitali è
stata utilizzata per l’acquisto di immobili come una villa a Sabaudia e un residence sulla via Aurelia.
Un’altra parte sembra sia finita a Zurigo tramite Maria Rossi, detta Mara, l’amante di Berenguer.
Non si era ancora stabilito l’impiego della parte più consistente dei
riscatti. Forse Occorsio s’era avvicinato, ma una
sventagliata di mitra l’ha fermato per sempre. Franco Coppola 14 Luglio 1976 Pier Luigi Concutelli Il documento con
cui “Ordine Nuovo” rivedicò l’assassinio di
Vittorio Occorsio "La giustizia borghese si ferma all'ergastolo,
la giustizia rivoluzionaria va oltre. Il Tribunale speciale del M.P.O.N. ha giudicato Vittorio OCCORSIO e lo ha ritenuto
colpevole di avere, per opportunismo carrieristico,
servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di
Ordine Nuovo e le idee di cui essi sono portatori. Vittorio OCCORSIO ha, infatti, istruito due processi
contro il M.P.O.N. Al termine del primo, grazie
alla complicità dei giudici marxisti BATTAGLINI e COIRO e del barone D.C.
TAVIANI, il movimento politico è stato sciolto e decine di anni
di carcere sono stati inflitti ai suoi dirigenti. Nel corso della seconda istruttoria numerosi militanti del
M.P.O.N. sono stati inquisiti e incarcerati e
condotti in catene dinanzi ai Tribunali del sistema borghese. Molti di essi sono ancora illegalmente trattenuti nelle
democratiche galere, molti altri sono da anni costretti ad una dura
latitanza. L'atteggiamento inquisitorio tenuto dal servo del sistema
OCCORSIO non è meritevole di alcuna attenuante.
L'accanimento da lui usato per colpire gli ordinovisti
lo ha degradato al livello di un boia. Ma anche i
boia muoiono! La sentenza emessa dal Tribunale del M.P.O.N.
è di morte e sarà eseguita da uno speciale nucleo operativo. Avanti per
l'Ordine Nuovo!" Questo era mio padre In questo articolo dell’ottobre
del 1976 il figlio del magistrato ucciso delinea un ritratto del padre. Sono tre giorni che cerco disperatamente nella memoria un
segno, un indizio,una traccia di qualche discorso
pronunciato da mio padre negli ultimi mesi
della sua vita che potesse riferirsi a minacce ricevute. Niente , non trovo niente. Paura forse si, ma accettata come una
sorte di fatalismo, e non poteva essere diversamente nelle sue condizioni,
sempre al centro delle più travagliate e spinose vicende giudiziarie di questi ultimi anni. Se non voleva lasciarsi sopraffare
dall’angoscia, dall’ansia e dalla paura, un uomo con cosi tanti nemici doveva farsi forza e andare avanti, incredibilmente come
se niente fosse per fare coraggio a sé ed
a noi. Ma la verità è che non ho neanche la forza di
pensare correntemente al passato, ricostruire
gli ultimi giorni della sua vita, quella vita a cui guardava sempre
con tanta gioia, nonostante la perenne
atmosfera di tensione in cui era costretto a lavorare. Ho vissuto questi anni come perseguitato dalla domanda
<< ma tu sei figlio di Occorsio?>>,
e quando glielo raccontavo lui ci
rideva, come rideva di tutte le altre cose , di mia nonna, sua madre, che gl telefonava ogni notizia di cronaca nera. Si faceva
forza per sé ma soprattutto per noi. Parlava volentieri del suo lavoro , ma senza ossessionarci. Sembrava
ovvio, scontato, ma in questo momento non riesco a vedere lati
negativi della sua personalità. Non riesco a vedere neanche lontanamente cosa
odiavamo in un uomo come lui colpevole solo di fare il proprio lavoro con
serietà e fiducia. Ma forse non è retorico né scontato per il semplice motivo
che neanche quando era ancora vivo provavo per lui sentimenti diversi
dall’amore, dalla stima e forse più che ogni altra
cosa, dall’amicizia. Eravamo amici, lo hanno scritto i quotidiani, ed è vero. Con mia madre aveva un rapporto di vero amore.
Così come con Susanna mia sorella misto a una
tenerezza e a un trasporto definivamo “ napoletano” ma che era dettato solo
dall’amore e forse da un tragico presentimento. Per me era un amico, un consigliere, più che un padre. E
anche se facevo una strada professionale diversa, mi
seguiva….. Ora questa tragedia ha sconvolto in modo irreparabile la
nostra famiglia e l’intera comunità di coloro che credono
in qualche ideale, non riesco a pensare razionalmente a qualche momento
preciso, ma solo a una lunghissima, profonda amicizia che non è finita sabato
mattina sotto le raffiche di mitra che mi hanno svegliato e fatto ritrovare
solo in quella casa che lui e mamma pezzo per pezzo avevano messo su e
continuavano a completare per avere tanti piccoli momenti nella loro
vecchiaia insieme, che non ci sarà mai. Eugenio Occorsio |
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