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Ezio Tarantelli

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raccolta di articoli sulle Brigate Rosse

 

 

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Ezio Tarantelli

Ezio Tarantelli, nato a Roma nel 1941, è stato un allievo e poi collega di Franco Modigliani al MIT (Massachussets Institute of Tecnology). Ritornato in Italia è stato direttore dell’istituto di economia presso la facoltà di Scienze Politiche di Firenze, professore di Economia del lavoro all'Università "La Sapienza" di Roma, consulente del servizio studi della Banca d’Italia e presidente del Centro studi economici della Cisl. Ritenuto il maggior teorico della predeterminazione degli scatti di scala mobile, venne ucciso dalle Brigate Rosse mentre usciva dal parcheggio della facoltà di Economia e commercio romana ìl 27 marzo 1985.

L’hanno ucciso con venti proiettili, sparandogli in faccia. Pallottole siglate :Brigate Rosse. L’hanno ammazzato mentre andava a scrivere il manifesto politico ed economico che chiedeva di votare no nel referendum sulla scala mobile.

E sul tergicristallo della macchina in cui l’hanno lasciato cadavere hanno posto la loro firma: 70 pagine dove si spiega che il salario di difende col fucile. Ezio Tarantelli è stato bersaglio facile per gli assassini, un comodo omicidio compiuto in pieno sole e a volto scoperto. Una sola raffica , un’agevole fuga, un tranquillo delitto.

Il terrorismo è rinato (se era mai morto) ieri in un vicolo che dovrebbe essere privato, su un fianco dell’edificio che ospita la facoltà di Economia e Commercio dell’università di Roma. Una sbarra ed un gabbiotto per impedire l’ingresso alle macchine che non sono dei professori, cento metri di stretto selciato, di qua il palazzo, di là un muro sovrastato da una cancellata.. Poi uno spiazzo che è un parcheggio. Sono in due, sui 30 anni. Uno è vestito elegantemente di grigio, una grossa borsa di pelle scura L’altro indossa un maglione a collo alto. Discutono, aspettano.

Un piano più in alto,qualche decina di metri di distanza, il professor  Tarantelli sta finendo la sua lezione di economia politica. Cancella dalla lavagna dell’aula n°3 le ultime cose che ha scritto, saluta gli studenti, sale poi scende una rampa di scale. Gira un angolo, va verso la sua macchina, una Citroen Gsa, rossa,targata Milano 12717p, non è un’utilitaria ma poco ci manca. Tarantelli la raggiunge ed apre la portiera di sinistra. I due smettono di parlottare, si avvicinano veloci, spostano un altro docente che per caso sta sulla loro linea di tiro. Lo chiamano: <professore scusi…> Tarantelli è seduto, ha tirato giù il finestrino, sta per mettere le chiavi nel cruscotto, lo chiamano di nuovo, per farlo girare, per colpirlo in pieno volto. Tarantelli guarda alla sua sinistra, vede la canna di un piccolo mitra,poi non vede più nulla.

Uno dei terroristi –assassini , quello vestito di grigio, esplode l’intero caricatore della mitraglietta “Scorpion”. Un solo colpo  centra la portiera dell’auto frantumando il finestrino abbassato. Tutti gli altri colpi vanno a segno, a spezzare una vita. L’altro assassino porta a termine il rituale di morte, infila tra il parabrezza e il tergicristallo il documento firmato Brigate Rosse con la stella a cinque punte. C’è scritto di operai, di scala mobile di lotte sociali, è datato marzo 1985. Cosi parlano le BR, con la stessa voce che sembrava spenta.

I due fuggono a piedi, di corsa fino ad una cancellata che è di spalle della facoltà. La scavalcano, un salto di un paio di metri, al di là una strada di terra battuta, via dei canneti. Costeggia una vecchia installazione  militare, una volta c’erano i laboratori NBC, laboratori chimici per la difesa dalla guerra batteriologica.

Da via dei canneti in pochi secondi si può raggiungere via Ercole Pasquali, un luogo tranquillo dove una macchina può attendere e quindi sparire nel traffico di viale Ippocrate, oppure si può scendere per viale delle Province.

Forse la preparazione di questo attentato era cominciata molto tempo fa, il nome del professor Tarantelli faceva parte di un elenco trovato a suo tempo in un appartamento di via Fermentano. Più probabilmente le BR lavoravano a questo omicidio da qualche settimana, da quando una qualche Direzione strategica ha deciso di inserire la morte tra i temi di campagna elettorale e/o referendaria.

Un anno fa le BR produssero la “ risoluzione numero19”: vi si attaccava il  <decreto truffa>, il < furto> ai danni del salariato operaio, da Cisl e Uil e l’arrendevolezza della Cgil con il padronato e la confindustria .Un anno fa Tarantelli era< sotto inchiesta> delle BR, oggi Tarantelli è morto e sul suo cadavere le BR hanno lasciato scritto: < attaccare e sconfiggere la coalizione Craxi- Carniti- Confindustria, l’asse dominante del progetto reazionario di patto sociale neocorporativo>,

E’ il funereo annuncio che campeggia sulla prima pagina dell’ultima < risoluzione>, quella lasciata accanto al corpo martoriato del  Prof.Tarantelli.

In quella macchina Tarantelli sta agonizzando, la testa appoggiata sul braccio destro. I suoi occhi guardano senza vedere un sui collega professore che ha il coraggio di tastargli il polso, un impiegato che non ha il cuore di prestargli soccorso. Accorrono due guardie giurate, impotenti, forse dopo 15 minuti arriva la polizia, l’ambulanza, Tarantelli è ancora vivo, ma giunge al Policlinico cadavere.

Gli hanno sparato poco dopo le 11.30, a mezzogiorno di lui resta il sangue che impregna l’impermeabile ripiegato sul sedile di destra, le sue carte da lavoro, una copia dell”Avanti” sul lunotto e un invito per un convegno economico ai Carabi cui Tarantelli non risponderà.

 

Alla facoltà c’è una strana atmosfera,quasi un eccesso di normalità già pochi minuti dopo l’omicidio. Forse qualcuno non ha capito, forse non vuole capire, ma ne comportamenti della gente c’è angoscia. Compassione,  certo per la vittima. Condanna , certo per gli assassini, eppure le voci sono troppo calme, le ricostruzione troppo tecniche. I terroristi hanno riaperto il libro dell’inferno, ci si guarda dentro con riluttanza. Compaiono solerti e pronti i volantini e i manifesti dei giovani comunisti, sono i primi a reagire ma purtroppo quelle parole di esecrazione stampata hanno il sapore di un sinistro automatismo. Parlano di un bravo professore, ma pochi sanno cosa rappresentasse nella Cisl.

A far contrappunto al dolore degli uomini, l’inevitabile, metallica sequela delle rivendicazioni. Telefonano a “Radio Popolare” a Milano : <Siamo le BR, rivendichiamo l’attentato>. Telefonano al “Tempo” di Roma: < L’abbiamo ucciso noi, il prof Tarantelli, le BR insieme ai Nar, si affrettano a mettere la loro firma sul delitto.

Le Brigate Rosse tornano a sparare, tornano ad abbattere uomini e simboli della democrazia, è stato semplice, fin troppo, quest’uomo di 44 anni che viaggiava senza scorta e senza timori. Ma non hanno ucciso solo l’uomo, hanno riaperto la stagione in cui la politica si fa col sangue, in cui chi fa politica deve mettere in conto di giocarsi la vita. Ezio Tarantelli era il sindacato, anzi la Cisl, cioè il sindacato dell’accordo con il governo, del no al referendum , abbastanza, fin troppo per essere un simbolo da abbattere.

Sintesi dai giornali del 28-29 marzo 1985

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