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Falcone e Borsellino..chi
ha ordinato la loro uccisione? |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Le stragi di Capaci e via D’Amelio, come tutte le stragi d’Italia, portano l’oscuro segno di
un “lucido superpotere”, lo stesso che abbiamo incontrato a piazza
Fontana, in via
Fani, alla stazione
di Bologna. Dietro la violenza neofascista,
dietro l’utopia rivoluzionario delle Brigate rosse,
dietro la rabbia di Cosa Nostra c’è sempre qualcuno capace di muovere i fili
dei burattini di turno e di trasformare i loro scomposti piani di morte in
disegni strategici. Dietro Capaci, via D’Amelio, le
bombe di Roma, Firenze e Milano c’era chi inseguiva importanti progetti di
destabilizzazione politica, che in pochi, pochissimi conoscevano. Quello doveva essere soltanto l’inizio,
poi sarebbero successe altre cose, cose terribili. Non era un’idea
tutta sua, di Totò Riina, lui doveva soltanto
attuare soltanto una parte del piano, le cui direttive erano state definite
nel settembre-ottobre 1991. Racconta il pentito Leonardo Messina che il progetto
prevedeva la nascita delle leghe al Sud Italia. E in effetti in quel periodo ci fu un pullulare di nuove
formazioni politiche di tipo leghista: la lega Italiana Pugliese, la lega
centro Sud Isole, la lega nazional popolare. La
lega Calabra, la lega Laziale, e Sicilia Libera. In quest’ultima formazione, che
si presentò alle elezioni del ’94, Leoluca Bagarella, cognato e delfino di Totò Riina,
aveva piazzato un suo uomo, ancora incensurato, Tullio Cannella. A tirare le
fila delle varie leghe ci avrebbero pensato le logge massoniche, che abbiamo visto
proliferare e radicarsi nel Sud dopo lo
scioglimento della P2, nella seconda metà degli anni
ottanta. Un progetto al tempo stesso misterioso e palese, dietro cui s’intravede ancora una volta l’ombra sfuggente del
divino Licio. Ma non tutti erano d’accordo, Bernardo
Provenzano, la mente “ politica” di Cosa Nostra,
non si fidava di queste leghe e neppure sembrava convinto che l’Italia andasse frantumata in mille pezzi. “Binnu u
tratturi” inseguiva l’obiettivo più modesto e concreto di agganciare Bettino Craxi,
attraverso uomini vicino
a Berlusconi. Un progetto meno
rivoluzionario, anche se non escludeva che fosse necessario ricorrere ad
azioni che facessero” più rumore possibile”. Scrive il PM Luca Tescaroli
nella requisitoria al processo sulla strage di Capaci: << La linea
dell’attacco ordito a far data dal 1991, non mirava
a produrre una rottura fine a se stessa, ma a una cesura protesa alla
creazione di nuovi equilibri e
alleanze che garantissero nuovi referenti politico-istituzionale-finanziari.>> Nel”gioco grande! Degli anni Novanta una parte della
mafia, quella che faceva capo a Totò Riina e Bagarella, almeno inizialmente puntava alla separazione della Sicilia, tentazione
ricorrente in ogni giro di boa della storia d’Italia, come avvenne nel dopoguerra con
Salvatore Giuliano e
alla fine degli anni Settanta con Michele Sindona. Ma stavolta la separazione della Sicilia collocata
nell’ambito di un più vasto progetto di frantumazione regionale, in nome di
diverse culture, etnie, dialetti,interessi
economici, come sarebbe accaduto un paio di anni dopo nella ex Jugoslavia. Un piano del genere non poteva essere farina del sacco di Riina, appare invece ispirato da persone che hanno una
più ampia capacità di analisi e di progettazione
politica, sembra affondare le radici nel sogno americano della” sinarchia”, il governo globale, senza ostacoli costituiti
da altre potenze mondiali o altri governi: solo piccole realtà regionali da
poter muovere agevolmente sullo scacchiere del mondo. Che è anche il sogno di alcune
tra le più potenti massonerie internazionali. L’ala più moderata di Cosa Nostra,
legata a Provenzano ,
inseguiva invece, come abbiamo già accennato, un suo progetto meno ambizioso,
che puntava al ricambio di alleanze politiche e finanziarie. E sarà quello che accadrà dopo le
bombe dell’estate del ’93, che daranno l’ultima picconata alla Prima
Repubblica. Alle elezioni del marzo’94 uscì
vincente Forza Italia e Berlusconi riuscì a formare
il suo governo. Cosa Nostra, raccontano i pentiti,
guardava con interesse a questa forza politica dopo aver rotto con I due obiettivi non erano inconciliabili e forse aveva
ragione Buscetta quando
diceva che l’omicidio Lima e le stragi facevano parte di un unico disegno che
andava ben al di là della “ sconfitta
giudiziaria” della mafia: <<
Vedo altre cose oltre queste>>, diceva. L’esigenza di Cosa Nostra di trovare nuovi referenti
politici potrebbe essersi saldata con la necessità da parte di ben altre
forze e ben altri interessi, di dare una spallata al sistema politico
italiano, in vista di una ridefinizione dei confini
del Mondo dopo la caduta del Muro di Berlino: quello che oggi chiamiamo <<
riequilibrio geopolitica>>. Insomma il dopo Yalta
in Italia era cominciato con le stragi siciliane. Ma ci sono altri segni, nella strage
di Capaci, che lasciano intravedere l’intervento del “lucido manovratore”. Ad
esempio l’artificiere Pietro Rampolla, catanese,
legato alla cosca Santapaola, ma ex terrorista di destra, è un elemento tutto sommato
esterno a Cosa Nostra e non è l’unico. Sul luogo della strage fu rinvenuto un biglietto di questo tenore: << Guasto
numero 2, portare assistenza settore numero 2, Gus,
via Selci 26, via Pacinotti>>: accanto c’è il
numero di un’utenza intestata a un funzionario del SISDE. Il GUS, Gruppo
Unità Speciali, come il RUS del sequestro Moro, evoca sigle dietro cui sembrano
celarsi gli ex reparti speciali di Gladio, ormai stabilmente inglobati nel
nostro servizio segreto. Nell’inchiesta bis, quella sui
mandanti occulti della strage di Capaci, emergono anche tracce di forti
pressioni da parte di ambienti massonici, legati al
Grande Oriente d’Italia, sul trasferimento a Roma di Falcone. In una
telefonata tra il massone Salvatore Spinello, molto vicino
a Craxi, e il tesoriere di Cosa Nostra
Angelo Siino, il primo afferma:<< Falcone
deve essere trasferito a Roma, al più presto, se no lo ammazzano>> Però a un certo punto le stragi si sono fermate e anche i progetti di frantumare l’Italia non hanno avuto seguito. Eppure il 22 dicembre 1994, il “ribaltone” ha portato alla caduta del governo Berlusconi e, in nome dell’alternanza politica, è subentrata una coalizione di centrosinistra che ha visto, nientemeno, l’ingresso degli ex comunisti al governo. Ma non ci sono state altre bombe, come mai?. Forse per colpa dei pentiti che stavano parlando, forse per colpa dei magistrati che hanno spedito in carcere centinaia di Boss, forse perché la mafia aveva pagato un prezzo troppo alto alla strategia di “attacco al cuore dello stato” e ha detto basta, liquidando Totò Riina . Fonte: Il libro nero della prima Repubblica Berlusconi e Dell’Utri Strage
Falcone-Borsellino, la pentita parla La neo pentita Giusy Vitale parla delle
stragi del ' Giusy Vitale ha detto di avere accompagnato i fratelli a
due summit mafiosi che si sono svolti fra la fine del 1991 e l'inizio del Capaci, 13
anni dopo. Mafia più forte Nel 13° anniversario della
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della scorta, il procuratore di Palermo, Pietro Grasso, è
realista: "Più difficile combattere Cosa Nostra. Complicato parlare di
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'La mafia colpì chi lottava per la giustizia' Palermo
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redazione di Centomovimenti |
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