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libera” a Forza Italia Silvio Berlusconi: “una connection con la mafia” La
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UNA STORIA ITALIANA
Silvio Berlusconi E' previsto che, con le
elezioni del mese prossimo, Silvio Berlusconi,
diventi di nuovo primo ministro. Il 20 aprile, in una
disadorna aula giudiziaria milanese, tre giudici si sono incontrati per
ascoltare le testimonianze di un importante processo. Il procedimento
trattava di un caso di presunta corruzione di
giudici. Sulla porta, c'era, scritta a mano, la lista degli accusati.
In cima c'era il nome di Silvio Berlusconi. Quest'operazione,
inaugurata dai magistrati di Milano nel 1992, aveva messo a
nudo una profonda corruzione nella politica, nella burocrazia e nel
mondo degli affari italiani. A
partire dal 1994, i magistrati hanno indagato su molte
presunte accuse contro Berlusconi, compresi
riciclaggio di denaro sporco, collusione con Nel 1996, un alto
magistrato inglese, Simon Brown, aveva un'opinione
alquanto diversa. Il caso riguardava un fallito tentativo di Berlusconi di impedire che magistrati italiani si impossessassero di documenti sequestrati dall'Ufficio
Frodi Inglese. Il Giudice Brown sostenne che si trattava di uso
improprio di parole: Ma Berlusconi
ha una seconda linea di difesa: "l'Italia non è
un paese normale. Anche un caso anomalo come Berlusconi
va compreso nel contesto del paese. Non ha fatto
niente di più grave di un qualsiasi uomo d'affari italiano" - afferma Confalonieri. La macchina della giustizia Tutti i problemi legali di Berlusconi sono legati alla sua carriera nel mondo degli
affari, cominciata negli anni 60. La scia dei soldi Milano
2 fu l'origine dell'impero televisivo del Sig.
Berlusconi, che, nel 1978, lanciò una rete locale
di televisione via cavo, Telemilano. Questo
progetto si ingrandì: e di molto. L'ambizione di Berlusconi era sfidare il monopolio RAI sulle pubblicità
sulle reti televisive nazionali, per le quali esisteva una enorme
domanda inepressa. Telemilano
divenne Canale 5 nel 1980. Come ha fatto Berlusconi a finanziare il suo impero televisivo
nascente? Una parte della risposta sta nel debito bancario. Le banche del
settore pubblico hanno dato una mano consistente, fornendo alla società
prestiti più ingenti rispetto a quelli che il merito
di credito della Fininvest avrebbe comportato. Ma la parte restante della risposta non appare per niente
chiara. Nel 1978, alla nascita del suo gruppo televisivo, Berlusconi
creò 22 società holding che controllano Nel 1997, un finanziere con
legami con la mafia ha accusato Berlusconi davanti
a magistrati siciliani di aver usato 20 miliardi di soldi mafiosi per
costruire i suoi interessi televisivi. I magistrati chiesero che Queste ispezioni rivelarono
altre anomalie, come, per esempio, alcune vendite di azioni
che furono registrate esclusivamente sulla parola di Berlusconi,
senza prova documentaria. Per esempio, quando vendette azioni
in una delle società holding ad una sussidiaria Fininvest
per 165 miliardi di lire, i fondi aggirarono completamente le società
fiduciarie. E quindi non avevano idea come, o se, l'acquirente avesse pagato le azioni. Dunque, la vera fonte dei
93.9 miliardi di lire che confluirono nelle 22 società nel periodo
1978-85 rimane un mistero che solo Berlusconi può
risolvere. Gli abbiamo spedito domande scritte su questo argomento,
ma si è rifiutato di rispondere. Una lettura attenta dei rapporti suggerisce
che la possibilità di riciclaggio nelle 22 società non può essere esclusa.
Banca Rasini, una delle banche
poco note usate dal Sig. Berlusconi,
e un tempo datrice di lavoro di suo padre, è spuntata in processi di
riciclaggio negli anni '80. Ma gli investigatori
antimafia non hanno trovato prove per sostenere le accuse che avevano dato
avvio al loro lavoro. Speravano chiaramente di produrre un secondo rapporto,
ma l'indagine era già scaduta per prescrizione. Un
amico che ha bisogno Nell'ottobre del Il decreto di Craxi non fece niente per vietare la concentrazione di
proprietà nel settore televisivo. E non lo fece nemmeno la c.d. "legge Mammì" (dal nome di Oscar Mammì, allora Ministro delle Telecomunicazioni), varata
nel 1990. La legge fu, infatti, "tagliata su misura" sugli
interessi del dott. Berlusconi e sulle sue tre reti
nazionali, proclamando che nessun singolo gruppo poteva essere proprietario
di più di 3 delle 12 reti che avrebbero ottenuto le
licenze dallo Stato. Il governo di coalizione
all'epoca, che dipendeva fortemente dal Partito Socialista di Craxi, aveva insistito per il varo di questa misura
controversa, nonostante le dimissioni, in segno di protesta, di cinque
ministri. In effetti, la legge ha sancito il duopolio tra Nel 1991 e 1992, il dott. Berlusconi versò un totale di 23 miliardi di lire nei
conti correnti offshore di Craxi
attraverso una parte ‘clandestina' del suo impero Fininvest,
la società All Iberian.
In seguito a diversi indizi scoperti durante le indagini sui conti bancari di
Craxi, gli inquirenti trovano una rete occulta e
consistente di compagnie Fininvest, costituite in giurisdizioni come le Isole Vergini
Britanniche e le Channel Islands.
Queste società non furono contabilizzate come società
collegate nei bilanci della Fininvest. Secondo gli
inquirenti, nel 1993 il dott. Berlusconi firmò una
lettera ai revisori contabili dichiarando il falso, e cioè
che queste società non facevano parte del gruppo Fininvest. Interessi offshore I magistrati scoprirono
un'altra operazione simile, diretta ad accumulare una partecipazione del 52%
in Telecinco, una rete televisiva spagnola. Il
tutto in frode alla legge giacchè la legislazione
spagnola antitrust, infatti, non permetteva di
possedere più del 25% in quel tipo di attività. E' per questo che Baltasar Garzon, un magistrato anti-corruzione spagnolo, vuole che sia
tolta l'immunità di cui gode Berlusconi in qualità
di parlamentare europeo. Ma è probabile che dovrà
attendere. Per otto mesi, i ministri della giustizia e degli esteri spagnoli
sono stati coinvolti in uno scontro serrato per decidere quale sia l'autorità competente a sottoporre una richiesta al
parlamento europeo. Il dott. Berlusconi è attualmente
indagato per aver falsificato i bilanci del gruppo Fininvest.
La presunta falsificazione doveva nascondere tutte le presunte
illegalità connesse. Il falso in bilancio è un reato molto serio in Italia, e
comporta sentenze fino a cinque anni di prigione. I magistrati hanno chiesto
recentemente che delle accuse altrettanto serie di
falso in bilancio vengano formulate sui bilanci di gruppo della Fininvest . E' comunque
verosimile che il dott. Berlusconi stia programmando
una scappatoia. Il 17 marzo, davanti ad un gruppo di imprenditori
italiani ha dichiarato che, se eletto, il suo governo avrebbe depenalizzato
la maggior parte dei casi di falso in bilancio, rendendo così vano il lavoro
dei magistrati. Ma nonostante i magistrati non abbiano potuto trovare
la destinazione finale delle decine di miliardi di lire pagate da settori
vari dell'impero segreto offshore del dott. Berlusconi,
hanno scoperto dov'erano finiti alcuni pagamenti. Il dott. Berlusconi è stato accusato di aver dato 400 milioni in
tangenti ad un magistrato della Corte di Appello,
di nome Vittorio Metta, per emettere una sentenza a lui favorevole nel
giudizio conclusivo. Quando gli inquirenti hanno cominciato ad indagare sul
caso, hanno scoperto che, nel 1992, il Dott. Metta aveva pagato 400 milioni di lire in contanti come
parte del costo di un appartamento. Nel febbraio del 1991, un mese dopo la
sentenza del Dott. Metta, una delle società segrete offshore versò 3 miliardi di lire sul conto
svizzero dell'avvocato Cesare Previti, strettissimo
collaboratore di Berlusconi e, in seguito, ministro
della difesa nel governo da questi presieduto. Dal conto del
Avv. Previti, gli inquirenti hanno seguito
le tracce di un versamento di 425 milioni di lire sul conto svizzero di un
altro avvocato, Attilio Pacifico, che a sua volta prelevò questa cifra in
contanti nell'ottobre del 1991. Il Dott. Pacifico fu accusato di aver trasferito la tangente Nonostante i magistrati non
avessero trovato prove dirette del pagamento in contanti al Dott. Metta, essi ritenevano di
avere basi indiziarie sufficientemente solide. Un esame dei conti in banca
del Dott. Metta non aveva, infatti, rilevato prelievi in contanti di 400 milioni nel periodo
rilevante; stesso risultato aveva dato la verifica sui conti, italiani e
svizzeri, intestati al magistrato italiano in pensione che, sempre secondo il
Metta, gli avevaconsegnato i 400 milioni di
lire in contanti; e questo anche se tali conti contenevano alcuni milioni di
dollari. Trattare con i giudici In questo senso The Economist ha documenti che testimoniano di un bonifico
per 434.404 dollari del 6 marzo 1991 da un conto svizzero intestato a Berlusconi a un conto svizzero
intestato a Previti; il 7 marzo, un bonifico
trasferiva la stessa identica cifra dal conto di Previti
al conto svizzero della compagnia panamericana Rowena Finance. Prove
giudiziarie dimostrano che il conto della Rowena Finance appartiene a Squillante. Nel
1994, Berlusconi ha tentato di nominare il suo
sodale Previti come ministro della Giustizia, ma il
Presidente della Repubblica si è rifiutato di approvare la nomina. Di casa con "cosa
nostra"? Ma chi
è Dell'Utri? A parte un breve periodo alla fine
degli anni settanta, Dell'Utri, di
origine siciliana, ha lavorato con Berlusconi
in Fininvest dal 1974 al 1994. Come amministratore
delegato di Publitalia, la sezione pubblicità
del gruppo, era responsabile della società che generava la cassa del gruppo Fininvest. Il Sig. Dell'Utri, parlamentare, fu un fondatore di Forza Italia e
l'organizzatore della campagna elettorale di Berlusconi
nel 1994. La procura lo interrogherà
sulla sua amiciza di lunga data con Dell'Utri. E dovrà rispondere anche ad altre domande che
sinora ha evitato, che comprendono il come e il perché dell'assunzione di
Vittorio Mangano, un mafioso pluricondannato
appartenente ad una potente gang di Palermo, per lavorare presso la villa di
campagna di Berlusconi vicino a
Milano per due anni negli anni '70. Nonostante le
sue affermazioni di essere il prototipo dell'uomo che si è fatto da solo, Berlusconi ha avuto bisogno di molto aiuto da fonti
malsane. Benchè lui dica di voler sostituire il
vecchio sistemo corrotto, il suo impero né è in gran
parte un prodotto. L'elezione di Berlusconi
come primo ministro perpetuerebbe, anziché cambiare, le vecchie brutte
abitudini italiane. Tratto dall’articolo di fondo di Economist print edition del 26/04/2001 Adatto a governare l’Italia
? I fatti noti su Silvio Berlusconi, per non parlare delle questioni ancora senza
risposta, lo escludono da alti incarichi, anche se i suoi connazionali
sembrano inclini a farlo primo ministro In qualsiasi democrazia che
si rispetti non sarebbe immaginabile che l’uomo che
si presume sia sul punto di essere eletto primo ministro sia stato
recentemente oggetto di investigazioni per, tra le altre cose, riciclaggio di
denaro, complicità in assassinio, connessione con Parecchi sostenitori del
sig. Berlusconi, che includono la maggior parte
degli uomini di affari italiani, svalutano queste
critiche come prodotto di ingenuità, ignoranza e malevolenza. Essi dicono che è lui, non il popolo italiano, vittima di
disonestà. Essi dicono che da quando lui è entrato
in politica, solo sette anni fa, è stato perseguitato da magistrati di
sinistra, giornalisti e politici, tutti gelosi della sua ricchezza e
spaventati dalla sua intenzione di rinnovare l’Italia e farla finita con la
vecchia guardia; essi aggiungono, inoltre, che se anche Berlusconi
ha pagato gli ispettori fiscali (sotto ricatto, ovviamente) e con ciò? Così
si facevano gli affari in Italia quando lui costruì
la sua fortuna. Lui non era peggiore di qualsiasi altro ? solo più abile, e
più ambizioso. Perché prendersela con l’uomo che ha
la visione, l’intuito ed il coraggio di offrire i suoi servizi così
magnanimamente alla nazione? D’altronde, prosegue il
coro di quanti lo giustificano, è risultato chiaro
che la maggior parte degli Italiani, compresi molti della sinistra, si sono
stancati della lunga vicenda dei problemi legali del sig. Berlusconi.
Parecchi dei suoi connazionali hanno un malcelato apprezzamento per il
modo con il quale egli ha fatto marameo alle leggi fiscali ed all’autorità
dello stato. Se lui può fare tanto bene per se
stesso, certamente è il più qualificato per aiutare ad abbondanza gli
Italiani. Plausibile ma sbagliato Ahimè,
questo barile di disquisizioni fa acqua da tutte le parti. Gli interrogativi
e le preoccupazioni a proposito del sig. Berlusconi
non sono espressi solo dai suoi oppositori a sinistra. La nozione che lui stesso
sia la principale vittima di disonesti ispettori fiscali e magistrati maligni è fantasiosa. Nessuno di coloro che lo difendono
menziona le perdite dello stato ? in altre parole, il popolo italiano ? che
deriverebbe dalla cancellazione delle tasse dovuta agli ispettori fiscali che
si dice che lui abbia corrotto. D’altronde il sig. Berlusconi è sotto investigazione per crimini che non
sono semplici peccatucci commessi nei confronti di agenti
delle tasse ufficiali e indagatori. E’ vero, con il tortuoso sistema
giudiziario italiano, in un solo giudizio contro di lui è stato pronunciato
un verdetto finale contro di lui: questo giudizio riguardava donazioni
politiche illegali e la corte non lo ha trovato innocente. Ma
le nostre investigazioni dimostrano che egli non può sottrarsi all’esigenza
di rispondere di una lista di gravi addebiti. In aggiunta, la sua strana e
consolidata riluttanza a spiegare l’origine delle sue iniziali fonti
finanziarie getta un nero manto sulla sua intera reputazione di uomo d’affari. In ogni caso, in qualsiasi
paese normale gli elettori ? e probabilmente la legge ? non avrebbero ammesso
il sig. Berlusconi alla candidatura senza prima obbligarlo a spogliarsi di molte delle sue attività
di vaste dimensioni. Il conflitto di interessi tra le sue attività e
gli affari dello stato sarebbe gargantuesco.
Valutato a 14 miliardi di dollari (più o meno 30mila
miliardi di lire) lui è coinvolto in maniera intricata in vaste aree della
finanza italiana, del commercio, e della televisione con ramificazioni in
quasi ogni aspetto delle attività di affari e pubbliche; il suo impero
include banche, assicurazioni, proprietà immobiliari, editoria, pubblicità,
media e calcio. Anche durante il suo lontano
sfortunato incarico di primo ministro, nel 1994, egli emanò una serie di
decreti che interessavano pesantemente le sue attività commerciali. Se lui
vince di nuovo il 13 maggio controllerà un buon 90%
delle stazioni televisive nazionali. Lui non ha fatto il più piccolo sforzo
per risolvere questo evidente conflitto. Perché
così poca attenzione in Italia? Ci sono storiche ragioni
che spingono gli Italiani a non curarsi della opportunità
di tenere il sig. Berlusconi lontano da alti
compiti. E’ una triste verità che per anni essi hanno avuto pochi motivi per
rispettare le istituzioni o le regole dello Stato. Sino ad una decade fa
l’Italia era governata in base ad una gestione corrotta sotto la quale tutti
i partiti considerati rispettabili, usualmente guidati dalla Democrazia
cristiana, dettavano legge, in perpetua coalizione
spesso rinnovata, intesa a tenere lontani comunisti e fascisti. Dopo la
caduta del muro di Berlino nel 1989, centristi ed
ex comunisti rimodernati colmarono il vuoto che si era aperto a sinistra,
mentre il sig. Berlusconi zompava
nel vuoto a destra. La campagna mani pulite contro la corruzione a partire dal 1992 fu entusiasticamente accolta dalla
popolazione e, sotto tutti gli aspetti, la venalità è meno pervasiva di prima. Tuttavia
permane la stessa attitudine di mancato rispetto delle leggi, delle
istituzioni e delle corti. E il sig. Berlusconi, divulgando amabilità e capacità
propagandistica, ha persuaso molti Italiani che lui almeno rappresenta
qualcosa di nuovo. Vi mostriamo che nella fondamentale materia della
probità non è così. Il che è lontano dal dire che il sig. Berlusconi non
offra alcune politiche ragionevoli, o che l’Italia non abbia bisogno di
riforme. Il sistema giudiziario può ben guadagnare da una revisione.
Invero l’intera costituzione è matura per una
modifica. L’esecutivo è troppo debole, la legislatura troppo prone
all’indecisione, il sistema elettorale troppo proporzionale. Ma questi problemi sono di un ordine differente rispetto a
quello di una sospetta criminalità al massimo livello. L’affermazione più forte
del sig. Berlusconi è che molte delle accuse contro
di lui ? tanto di conflitto di interessi che di
crimini più gravi ? sono note da anni, e tuttavia la maggior parte degli
Italiani non ne sembrano turbati. In altre parole, benché la giustizia possa
non concordare, il giudizio dell’opinione pubblica lo trova innocente. Se la
giustizia è davvero motivata politicamente questa è
una tremenda condanna dello Stato italiano. Se, per contro, la giustizia è
indipendente l’acquiescenza pubblica è una tremenda
condanna dell’elettorato. Comunque sia, l’elezione
del sig. Berlusconi a primo ministro segnerebbe un
giorno nero per The Economist 6 Aprile 2001 |
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