La strategia del terrore nero

 

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Dalla tecnica dell’infiltrazione e degli attentati mascherati si  passò alla strage firmata. Qualcosa cambiò. L’internazionale nera cominciò la guerra, un’escalation di attentanti culminati con la strage dell’Italicus.

In questo articolo del settembre 1974,Corrado Incerti ,ci racconta cinque anni di terrore, 50 morti rimasti senza giustizia, centinaia di feriti; un esercito di fanatici assoldati sotto etichette sempre diverse…una schiera di capetti ….istruttori di arti marziale…ex paracadutisti esperti di esplosivi …capi nell’ombra e ben protetti, pronti a scomparire nel  nulla al primo vento contrario.

Personaggi politici  e militari di primo piano insofferenti alla vita democratica del nostro paese pronti a raccogliere fiumi di denaro per l’organizzazione nera.

 

Nove anni fa all’Hotel Parco dei Principi di Roma, all’ombra di un fantomatico istituto Pollio di studi politici e militari, questa guerra fu teorizzata da oratori che poi divennero famosi . Tra gli altri Guido Giannettini e Pino Rauti. Al convegno erano presenti personalità del mondo politico,  militare , giudiziario oltre a un gruppetto di studenti universitari fra i quali spiccavano Mario Merlino e Stefano Delle Chiaie.

Nella relazione “ ipotesi per una controrivoluzione” uno degli oratori, Pio Filippini Ronconi, specificò gli obiettivi di questa guerra (“ preparare uno schieramento differenziato su scala nazionale ed europea delle forze disponibili per la difesa contro il pericolo comunista e l’offesa”) e caldeggiò “quattro livelli” di azione: organizzare la massa degli scontenti, preparare “azioni di pressione” a favore dell’ordine (tipo maggioranza silenziosa) , creare “ in pieno anonimato nuclei di controterrore”, istituire un “consiglio “ di coordinamento.

Da allora, dopo un po’ di rodaggio, prese il via la strategia della tensione, che si articolò via via in infiltrazioni, attentati da far ricadere sull’altra parte politica, azioni varie di disgregazione del sistema.

Oggi quella strategia è cambiata, si chiama apertamente strategia della strage, ma gli obiettivi, i capi, il cervello, sono gli stessi. Uguali ed impuniti.

Tanto che, dopo questa ennesima ventata di morte, dopo questo treno (Italicus 4 agosto 1974) che esplode al termine della galleria “grande” sull’Appennino, agli inquirenti bolognesi resta in mano soltanto un pezzo di una sveglia tedesca. Lo mostrano, se lo rigirano fra le mani: << Questi sono i morsetti applicati per far esplodere l’ordigno>>.

Dopo nove anni di  strategia,dopo cinque di terrore, è l’unico indizio : un frammento di una sveglia da 4200 lire.

 

Eppure i segnali non mancavano: “l’Internazionale nera” stava stringendo i tempi  e lo dichiarava: la sezione italiana addirittura si era organizzata pochi mesi fa sotto il nome di Ordine nero in un convegno svoltosi proprio in Emilia-Romagna: gli attentati si erano fatti più frequenti e miravano sempre più apertamente alla strage senza più tentativi di camuffarli ideologicamente.

I segnali c’erano, ma anni di sottovalutazione (dei servizi segreti) del fenomeno eversivo di destra non si cancellano in un giorno: così L’Italicus, la sera del 3 agosto, è partito dalla stazione Tiburtina di Roma senza un uomo della polizia ferroviaria a bordo, senza essere stato controllato alla partenza.

E si deve aggiungere, anche se 15 giorni prima Giorgio Almirante, segretario di un partito i cui uomini troppe volte hanno mostrato di essere vicini alla violenza politica, aveva avvisato il ministero degli interni e il nuovo capo della superpolizia, Santillo, che “qualcuno” stava preparando un attentato al treno Palatino che parte ogni giorno dalla stazione Tiburtina.

Ma alla stazione Tiburtina non parte il Palatino ma L’Italicus, e proprio alle 17.30 di ogni giorno esso è in formazione. A parte il tentativo scoperto di rovesciare altrove  la matrice del futuro attentato, la segnalazione di Almirante doveva ovviamente presa per buona. Tragicamente, era proprio buona.

<< Sapevamo che i terroristi neri miravano ai treni>>, dicono  al Ministero degli Interni. << Tutto quello che è successo fa parte di un preciso piano>>, dichiara il questore di Bologna  Lettieri che accenna anche alla necessità di indagini all’estero.

 

Da Torino l’indagine del giudice Violante sui capi del disciolto Ordine nuovo pareva portare, proprio nei giorni scorsi, verso clamorosi risultati nel campo dei finanziatori. Doveva essere, anche questo, un ulteriore segnale. Il fascismo si fa violento quando è toccato da vicino: Calabresi fu ucciso dopo la sua inchiesta nelle cose venete, la strage di piazza della Loggia a Brescia fu ordinata dopo l’arresto del capo del Mar, Carlo Fumagalli, Ordine nero compie attentati in nome del disciolto Ordine nuovo, il treno Roma-Monaco, oggi, scoppia dopo l’arresto dell’avvocato Degli Occhi. Anche questo doveva essere tenuto presente da chi è incaricato di tutelare l’ordine pubblico. Non lo è stato.

 

L’ ”internazionale nera”

Guido Giannettini non è uomo da poco. Dopo la sua relazione all’hotel Parco dei Principi, nel 1965, la sua attività spazia dalla collaborazione ai giornale di estrema destra alla specializzazione di questioni militari, alla istituzionale dipendenza dal sid,il nostro servizio segreto, ai contatti continui con uomini come Franco Freda.

I giudici Alessandrini e Fiasconaro nella loro requisitoria, mostrano di considerarlo un uomo importante, una pedina chiave dell’epoca della strategia della tensione esplosa con la bomba di piazza Fontana.

Riparato all’estero,  Giannettini sostanzialmente avalla le accuse dei giudici milanesi con clamorose rivelazioni sulla”qualità” delle indagini condotte nel 1969 e in seguito, ma fa di più quando proprio all’Europeo nel marzo di quest’anno rivela che la direzione della centrale italiana di estrema destra si è ricostituita all’estero nei mesi scorsi e che i problemi collegamenti-finanziamenti sono stati risolti.

Lascia Parigi, ci risulta, per superare l’Atlantico, preannunciando cose “grosse”, clamorose, sostenendo che i tempi sono ormai stretti. All’interno qualcuno ancora finanzia la loro messa in atto e qualcun altro tira  le fila.

 

Nasce Ordine nero

In linea con la costituzione di un governo di estrema destra all’estero, i diversi gruppi eversivi italiani, sbandati dopo la batosta dello scioglimento d’autorità di Ordine nuovo ( novembre 1973) , si unificano, e a Cattolica dall’1 marzo a 3 marzo di quest’anno, nasce Ordine nero. Fra i 125 partecipanti alla segretissima riunione ci sono nomi noti dell’eversione della destra estrema , Clemente Graziani ex capo del disciolto Ordine nuovo, colpito da ordine di cattura dei giudici veneti per le indagini sulla “Rosa dei Venti”; Salvatore Francia, direttore di Anno zero, ricercato dal giudice Violante; la moglie del dirigente ordinovista Elio Massagrande, riparato in Grecia da dove comunicava con l’albergo di Cattolica tramite telex, Carlo Fumagalli, poi arrestato per le violente attività del suo movimento di azione rivoluzionaria di marca fascista, ben introdotto presso gli ambienti militari; la moglie di Amos Spiazzi, l’ufficiale del Sid in carcere da sei mesi per la “Rosa dei Venti”. Sono nomi noti, troppo noti anzi, per non pensare che la riunione sia servita, oltre che per unificare i vari gruppi sotto un’unica sigla, anche per passare le consegne a gente meno nota, più libera di passare all’azione . Infatti, quando la tempesta giudiziaria si abbatterà sui caporali di tanti anni di terrorismo, Ordine nero, come intatto continuerà imperterrito l’escalation del terrore. Con un particolare significativo: i suoi attentati dal marzo sino a oggi  (settembre 74) sono improntati a una precisione tecnica, a una freddezza criminale, a una organizzazione perfetta tali da far proprio pensare a un esercito che combatte la sua guerra, un esercito che ogni volta, prima di estinguersi, si rinnova.

Un esercito nel quale, purtroppo, sono spesso entrati uomini del SId (Giannettini e Spiazzi). Perché? Questo esercito, oggi, combatte in campo aperto, non si traveste più, punta diritto ( ci riesce e di nuovo minaccia) alla strage.

 

I “segnali “ materiali

Quell’uomo che alla stazione Tiburtina di Roma ha infilato sotto i sedili del quinto vagone dell’Italicus non poteva certo sapere che d’estate la bassa tensione rallenta la corsa dei treni. Di certo però quell’uomo voleva che la bomba esplodesse alla stazione di Bologna, si voleva la strage a Bologna: l’effetto politico sarebbe stato pieno. E infatti la bomba è esplosa all’1.23 del 4 agosto, un minuto prima dell’orario di arrivo del treno alla stazione di Bologna. Quell’uomo alla Tiburtina non poteva immaginare che il treno avrebbe accumulato più di mezz’ora di ritardo, comunque aveva preparato tutto bene, quell’attentato lo perseguiva da tempo, troppi segnali lo provano.

Primo: dopo una serie di attentati ai tralicci non lontani dalla linea ferroviaria Firenze-Bologna, il 21 aprile scorso a Vaiano, dall’altro capo della tragica galleria “grande”, esplose sulle rotaie un potentissimo ordigno pochi attimi prima dell’arrivo del direttissimo Parigi-Roma. Doveva essere una strage, li il treno è al massimo della velocità, l’esplosione causò un danno alle rotaie che più di un metro delle stesse furono divelte, ma una serie di automatismi di sicurezza di cui sono equipaggiati i locomotori e la prontezza del macchinista evitarono per pura fortuna un eccidio di spaventose conseguenze, il locomotore si fermò a pochi metri dall’interruzione delle rotaie.Ordine nero rivendicò l’attentato e decise evidentemente di cambiare strategia, bisognava fare la strage e si decise di piazzare le bombe all’interno del treno stesso.

 

Secondo: il 4 maggio la linea ferroviaria,  Firenze-Bologna, venne bloccata per diverse ore in seguito a due telefonate che segnalavano bombe sul treno e sulle rotaie. Il 19 maggio per tre ore vi fu un’interruzione alla stazione di Imola: da un pacchetto di detersivo vicino ai binari uscivano due fili elettrici. Dopo un prudente controllo, si scoprì che il pacchetto conteneva solo pietre e sabbia, ma c’era un biglietto: << questa volta è finta, la prossima sarà vera. Brigate nere>>. Il 26 giugno , infine, due giovani neofascisti romani sono sorpresi a Prato su una 500 carica di armi e di una bomba innescata. Pochi giorni prima avevano dormito a Vaiano presso un amico.

Se si aggiunge la “soffiata” di luglio di Almirante al ministro Taviani il quadro dei “segnali” appare chiaro e lucido: l’”Internazionale nera”  voleva la bomba sul treno, voleva tanti morti, una strage e la voleva a Bologna. Ma nessuna opera di prevenzione è mai scattata. E per l’indagine resta soltanto quell’inutile pezzetto di sveglia…ben poco.

Carabinieri, polizia e magistratura si affannano ora ad inseguire piste cieche. Bisognava colpire prima, con forza, bisognava , bisogna, a livello politico , impedire che lo scollamento politico di un paese continui a rendere feconda la mala pianta del fascismo.

da un articolo dell’Europeo del settembre 1974 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

La Rosa di Venti

lItalicus

La strage sui treni

 

 

Bibliografia essenziale

 

La strategia della tensione

 

 

 

 

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