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Michele
Sindona e la mafia Oltre che riempire le tasche a
qualcuno,il sistema Sindona
serve anche a qualcos’altro ,qualcosa di sinistro e agghiacciante. E’
qualcosa che ha che fare con la
giovinezza di Sindona, con i primi passi mossi da
commercialista quando ancora stava a Messina. E’ in
quegli anni che Michele Sindona si trasforma , è allora che vende l’anima al diavolo,alla mafia. E’ il
1943 , la guerra si sta mettendo male per i tedeschi
e gli americani stanno progettando di invadere l’Italia partendo dalla
Sicilia. Per agevolare l’operazione hanno costituito un gruppo segreto, la
< sezione Italia>, che si muove sull’isola grazie ai contatti procurati
da un vecchio boss mafioso di New Yiork, Lucky Luciano. I
contatti di Luciano sono i mafiosi di Sicilia, che appoggiano l’invasione. I
mafiosi di Sicilia lavorano in stretta collaborazione con gli agenti della
< Sezione Italia>. Tra questi c’è anche un giovane aspirante avvocato
di nome Michele Sindona.
La mafia e i servizi segreti americani, sono i contatti di Sindona negli anni della guerra, e sono contatti e
amicizie che restano anche dopo, quando va negli Stati Uniti assieme a un ufficiale dei
servizi segreti americani poi torna in
Italia. Come fiscalista ha clienti
importanti che si chiamano Daniel Porcu, Jack Adonis, Vito Genovese, la famiglia Gambino…nomi
che compaiono sulla stampa americana e nelle commissioni di
inchiesta del Senato come noti esponenti della mafia americana. Dagli anni Cinquanta Michele Sindona è stato legato alla mafia, le
sue fortune sono iniziate col piazzare, legalizzare e accrescere il patrimonio degli uomini d’onore
americani. Alla fine degli anni sessanta un’informativa della polizia
americana lo indica come direttamente implicato nel traffico di stupefacenti
tra l’italia e gli Stati Uniti. E’ da li che vengono molti soldi che girano e gireranno nel
sistema Sindona, soldi della Mafia. Altri soldi servono a costituire
fondi neri per finanziare partiti
politici, in particolare la DC, giornali,campagne
d’opinione , e anche qualcosa di peggio.Nell’
aprile del 1974 due miliardi- quelli di allora- finiscono nelle casse della
DC attraverso una serie di libretti
anonimi al portatore. Altri undici milioni di dollari, sempre di
allora, attraverso lui passano dalla Cia al generale Vito Miceli, il capo del Sid, il servizio segreto italiano, e secondo la
commissione d’inchiesta del Senato degli Stati Uniti vanno a ventuno uomini
politici italiani di fiducia. La Finabank
di Sindona fa un prestito di quattro milioni di
dollari alla Helleniki Tekniki , una società collegata al gruppo di colonnelli
che con un golpe prenderà il potere in Grecia. Poi Sindona
finanzia la Rosa dei Venti, un’organizzazione segreta composta da militari e civili che ha il compito di destabilizzare
la scena politica italiana. E la P2 di Licio
Gelli (si calcola che un
fiume di miliardi -50- siano finiti dalla Banca Privata alle casse della P2) , una società segreta che quando verrà scoperta rileverà
tra i suoi membri tre ministri della
Repubblica, il capo di Stato maggiore della Difesa, i capi dei servizi
segreti, trentuno generali delle tre armi- Finanza, Polizia, Carabinieri,
diciotto magistrati, parlamentari, banchieri, professori universitari e
giornalisti, compreso il direttore del “Corriere della Sera” e quello del TG1
di allora. Uno Stato nello Stato , coordinato dal
commendator Licio Gelli Se la P2 non
fosse stata scoperta e denunciata, forse avremmo avuto Licio
Gelli primo ministro e Michele Sindona
nel governo. Avvenimenti Italiani |