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La seduta spiritica su Aldo Moro |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Le
ricerche di Aldo Moro al lago della Duchessa Una
seduta spiritica svoltasi il 2 aprile del 1978 nella casa
emiliana del prof Alberto Clò, economista, sarebbe
all’origine delle infruttuose ricerche compiute quattro giorni dopo dalle forze
dell’ordine in località Gradoli in provincia di
Viterbo. Lì avrebbe dovuto trovarsi
la prigione dell’onorevole Moro secondo l’indicazione “mediatica”riferita
da Romano Prodi il 4 Aprile ad un collaboratore di Benigno Zaccagnini, il dott Umberto Cavina e da quest’ultimo
girata telefonicamente Luigi Zanda Loi, addetto stampa in
servizio presso il ministero dell’Interno, il quale a sua volta fissò le
informazioni in un appunto manoscritto e lo consegnò al capo della polizia, dott Parlato. L’omonimia tra il piccolo comune laziale e la
via del comune di Roma nella quale il 18 Aprile fu
individuato un appartamento abitato dai terroristi, ha dato luogo a
molte recriminazioni. Innanzi tutto è stato rimproverato agli inquirenti il
fatto che, stante l’esito negativo delle perlustrazioni eseguite nel viterbese, le operazioni non siano state estese agli
edifici della suddetta via della capitale. Secondo Eleonora Moro e suo figlio
Giovanni, addirittura, le autorità avrebbero sprezzantemente e perciò
scientemente respinto un tempestivo consiglio in tal senso. Inoltre la
peculiare natura della fonte ufficialmente indicata- una seduta spiritica
improvvisata nel corso di una riunione domenicale tra amici- ha indotto quasi
tutti coloro che credono agli spiriti a pensare che
in realtà l’informazione provenisse da altri canali. Sicuramente il messaggio
che”uno spirito di serie B”avrebbe inviato dall’oltretomba a coloro che lo
interrogavano non era preciso (Aldo Moro era rinchiuso in Via Gradoli) : ma pertinente si, e
la coincidenza è strana . A partire di qui vari osservatori hanno cominciato
a sospettare che attraverso i veri suggeritori della parola”Gradoli” fosse possibile
ricavare indizi precisi, tali da indirizzare piuttosto verso Roma che verso
la provincia, inoltre Via Gradoli è una traversa di
Via Cassia, la consolare che porta a Viterbo, quindi al comune di Gradoli. In questa logica si è ipotizzato che i tentativi
nel comune di Gradoli abbiano
rappresentato un depistaggio, magari
finalizzato ad attirare l’attenzione dei brigatisti, ed offrire loro
l’opportunità di abbandonare il covo ormai segnalato, che prima o poi sarebbe
stato inevitabilmente perquisito. La commissione Moro ha ascoltato i
partecipanti adulti alla seduta spiritica, e ha acquisito una loro versione
ufficiale dei fatti, esposta in forma di lettera collettivamente
sottoscritta. In quest’ultimo documento si legge
che al “ gioco del piattino” parteciparono” a puro titolo di curiosità e di
passatempo” tutti coloro che erano presenti quel 2
aprile 1978 nella casa del Prof Clò, e che il
tutto” si svolse in una atmosfera assolutamente ludica”Quanto alle indicazioni che emersero dal gioco accanto ad alcune del
tutto prive di significato, ve ne furono altre di senso compiuto che si
riferivano a località geografiche come Viterbo e Bolsena.
Verso la fine del gioco emerse l’indicazione Gradoli
che risultava tuttavia a tutti ignota sia come
località geografica che come altro significato”. I giocatori individuarono “la effettiva esistenza di tale località proprio nei pressi
di Verbo” grazie ad un “successivo riscontro su una cartina geografica”. La
coincidenza” non potè colpire i
presenti”ricordarono i firmatari della lettera, e proseguirono: all’indomani
fu quindi normale che della cosa si sia venuto a parlare con amici o
conoscenti. Essendone stato informato, per il tramite del
Prof Prodi, anche il dott Umberto Cavina, allora segretario dell’onorevole Zaccagnini, egli ritenne utile rivolgere l’indicazione Gradoli agli organi impegnati nelle indagini sul
sequestro Moro. Si noti pure che, quindi, nessuno dei
partecipanti aveva responsabilità individuali maggiori di quelle degli altri,
né per quanto attiene all’iniziativa, né per la conduzione del gioco del
piattino, né per l’interpretazione delle risultanze, né soprattutto per la
segnalazione agli inquirenti, la quale stando alla missiva sembra essere
stata decisa da Cavina piuttosto che da Prodi. Anche le
successive dichiarazioni rese da ciascuno degli autori della lettera- di
volta in volta alla commissione Moro, alla magistratura ed infine alla
commissione stragi- confermarono complessivamente questa ricostruzione dei
fatti, fornendo pure ulteriori e preziosi dettagli. In particolare nelle
audizioni i protagonisti ebbero occasione di specificare che non c’era nessun
medium professionista, né alcuno particolarmente esperto in materia di sedute
spiritiche, e che “un po’ tutti”contribuirono alla lettura delle risposte
date dal “piattino” Importanti poi le
precisazioni sui quesiti posti il 2 aprile: le domande erano molto generiche ,
per farsi poi più specifiche su località geografiche le domande erano poste in maniera
diretta, -dov’è Moro?,in quale città si trova?è
forse morto?è nell’acqua o nella terra?- Quanto alle
risposte venne riaffermato che il piattino rispose: Bolsena, Viterbo e Gradoli e
che il resto non aveva senso , erano numeri, erano cose insensate. Una versione coerente con
quella relativa alla natura dei quesiti, dunque. I partecipanti proseguono: ad un certo punto il posacenere(sic)
gira toccando delle parole(sic) disegnate sopra un foglio di carta . Dopo una
serie di parole senza senso alla fine ci è parso di
riuscire a mettere insieme lettere che avessero un senso compiuto, questo
senso era appunto Gradoli. Avvenimenti
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