La Rosa dei Venti

 

 

 

 

 

 

 

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L’attività della Rosa dei Venti si concretizzò in una serie di azioni terroristiche, compiute nei primi anni settanta. Tra queste c’erano sicuramente il fallito attentato al treno Torino – Roma dell’aprile 1973, i disordini del 12 aprile a Milano e la strage davanti alla questura di Milano di via Fatebenefratelli. L’autobomba fu piazzata davanti all’ingresso della questura, al termine di una cerimonia ufficiale, proprio mentre stava uscendo il ministro Mariano Rumor accompagnato da altre autorità. L’ordigno esplose uccidendo quattro persone e facendo decine di feriti; Rumor si salvò per un soffio. L’attentatore, Gianfranco Bertoli, fu catturato sul posto, il nome di Bertoli riemergerà nel 1990 proprio nell’elenco fornito da Andreotti alla Commissione Stragi. Bertoli era un gladiatore, anche se per un certo periodo si tentò di farlo passare per un omonimo: se si trattò di una “svista”, questa è indicativa di quali potrebbero essere i nomi “sfrondati”. La presenza di Bertoli alla questura di Milano, ha invece una spiegazione, che troviamo nell’inchiesta di Salvini: sembra che Rumor si fosse impegnato, non si sa in quale sede, a proclamare lo stato di “emergenza nazionale” subito dopo la strage di piazza Fontana, cosa che in effetti non fece, forse per la forte mobilitazione popolare seguita all’eccidio.

Dirà Cossiga a Pellegrino:< Non è credibile questa versione, lo stato d’assedio avrebbe provocato in quel momento la guerra civile. Forse Rumor, sotto choc, avrà detto qualcosa di generico senza rendersene conto. Non è sospettabile di una cosa del genere>. Dietro la sigla Rosa dei Venti va collocata dunque l’attività delle reti parallele di Gladio, in quel periodo prevalentemente formate da ex partigiani bianchi e neofascisti di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo

 

Il 72 fu un anno veramente drammatico . Il 6 marzo fu arrestato Pino Rauti, membro della direzione nazionale del MSI per la strage di piazza Fontana; il 15 marzo Feltrinelli fu trovato dilaniato ai piedi di un traliccio ad alta tensione a Segrate, a trecento metri dal capannone industriale di proprietà di Carlo Fumagalli, il capo del MAR ( movimento Armato Rivoluzionario),una organizzazione di neofascisti; il 17 marzo fu ucciso Luigi Calabresi, commissario dell PS contro il quale era in atto una campagna dell’estrema sinistra per la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli,”defenestrato” dal quarto piano della questura di Milano poche ore dopo la strage di piazza Fontana e a maggio ci fu la strage di Peteano, dove morirono tre carabinieri. Su <OP agenzia> del 1972 Pecorelli scriveva: L’ipotesi più probabile è che il presidente del consiglio(Andreotti) voglia continuare a manovrare la leva del disordine a destra per garantire a se stesso,cioè all’uomo “del recupero destra”, la possibilità di restare a Palazzo Ghigi. Forlani e Rumor lo hanno capito. Ecco perché il segretario DC ha parlato.

 

Il segretario della Dc era in quel periodo Forlani, che nel corso di un comizio a La Spezia il 5 novembre 1972 fece per la prima volta, nella storia politica di quegli anni, un’aperta allusione al coinvolgimento dei servizi segreti stranieri nella strategia della tensione, manifestando il coraggio di affermare che il pericolo veniva da destra e non da sinistra: < E’ stata compiuta dalla destra reazionaria una trama che ha trovato anche solidarietà internazionali. Questo tentativo non è finito, noi sappiamo che è ancora in atto>. Non è chiaro chi fosse il destinatario del messaggio, ma Forlani doveva avere ben ponderato la sortita e Pecorelli vi legge un attacco Ad Andreotti.

Per l’omicidio del commissario Calabresi è tuttora in carcere Adriano Sofri, ex leade di Lotta Continua. Ma in una prima fase le indagini appuntarono su Gianni Nardi, il bombardiere nero che si sospetta fosse legato all’Anelo, che poi riuscì a emigrare in Spagna, dove sarebbe morto in un incidente stradale su cui ci sono molti dubbi. I colleghi di Calabresi riferirono che il commissario, al momento del delitto, stava indagando su possibili connessioni tra la strage di piazza Fontana e un’organizzazione segreta. L’indagine gli era stata affidata dal giudice Emilio Alessandrini, ucciso nel 1979 a Padova: l’attentato fu attribuito alle indagini che stava svolgendo su un gruppo dell’ autonomia.

Le  prime ammissioni sull’esistenza della Rosa dei Venti furono fatte da Amos Spiazzi, tenente colonnello del secondo gruppo di artiglieria di Verona, che aveva ricevuto l’ordine di allertare “gruppi fiancheggiatori” nel giugno del 1973 in appoggio al cosiddetto “golpe bianco” di Edgardo Sogno. Il generale Sogno, medaglia d’oro al valore militare durante la Resistenza, aveva diretto l’organizzazione Franchi. Sogno difese a spada tratta  la Rosa dei Venti, cui suo dire, appartenevano soltanto patrioti: < Ci sono ex partigiani, uomini politici, intellettuali, grandi industriali, uomini di primo piano della politica e dell’economia>.

Quando il 31 ottobre 1974 il giudice Giovanni Tamburino firmò il mandato di cattura contro Miceli, il generale gli diede questa spiegazione: < C’è ed è sempre esistita una particolare organizzazione segretissima che è a conoscenza anche delle massime autorità dello Stato>Ma si rifiutò di offrire altre informazioni su quello < speciale organismo esistente nell’ambito  del servizio>. Quando nel 90 Andreotti rilevò l’esistenza di Gladio, il generale ormai eletto senatore nelle liste dell’MSI reagì duramente: Io mi sono fatto arrestare, ma ho taciuto>. E a Tamburino che gli chiedeva conto dei rapporti del SID con alcune organizzazioni eversive di estrema destra, aveva risposto in modo rassicurante:< E’ una fase che va concludendosi, finora avete sentito parlare di fascisti, da ora in poi sentirete parlare soprattutto delle Brigate Rosse>.

Una straordinaria capacità di previsione, considerato che avevano appena arrestato Renato Curcio e Alberto Franceschini ! Forse a dare il colpo definitivo alla carriera del capo del SID, più ancora del golpe dell’immacolata, fu proprio l’ammissione dell’esistenza della struttura supersegreta che tale doveva restare. Lo stesso errore sarà compiuto nel 76 dal suo rivale Maletti che per giustificare la fuga di Giannettini disse: < Abbiamo dato ascolto al consiglio di un servizio amico>. Fu forse per far fronte a tale emergenza che Andreotti fu precipitosamente nominato ministro della Difesa. Scrive lo storico Giuseppe De  Luttis, uno dei massimi conoscitori della nostra intelligence: In un clima da basso impero,  il 12 marzo del 1974, Andreotti tornò dopo otto anni alla guida della Difesa. Con il suo arrivo lo scontro tra l’ala dura e quella legalitaria del SID, personificate da Miceli e Maletti, subisce un colpo di acceleratore. Il capo dell’Ufficio D non era più solo, aveva il ministro dalla sua parte.. E iniziò un’azione tendente a bruciare i settori più compromessi del SID parallelo.

Una fase destinata a durare pochissimo, perché Maletti fu rapidamente bruciato, proprio quando Tamburino, ormai a un passo dalla verità, fu spossessato dell’inchiesta che la procura di Roma avocò a sé. L’indagine sulla Rosa dei Venti finì nel calderone del processo ai “quattro pensionati “ del golpe Borghese.

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

La strage alla questura di Milano

Le reti parallele di Gladio

La strage di piazza Fontana

Il golpe dell’Immacolata

 

 

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