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Roberto Ruffili |
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A V V E N I M E N T I I T A L I A N I |
Perché Ruffili?,
egli era un bersaglio che può apparire del tutto incongruo
per chi si richiama al marxismo rivoluzionario. Poco noto, poco di richiamo,
non è neanche un politico professionale, non ha a
che fare con l’economia, sempre al centro dell’analisi brigatista. Perché un’organizzazione provata e in difficoltà ( siamo
quasi alla fine della lotta armata) usa tutte le sue forze e corre seri
rischi per ucciderlo? E’ il 1988. Nel pomeriggio del 16 aprile due
brigatisti, a Forlì, bussano alla porta del
senatore Roberto Ruffilli, consigliere per gli
affari costituzionali e amico personale del presidente del Consiglio Ciriaco
De Mita. Ruffilli, che vive solo, con una zia che lo accudisce, apre la porta
senza timore, i due lo spingono nel suo studio, lo "processano", lo
fanno inginocchiare e lo uccidono con tre colpi alla nuca. Trenta minuti più
tardi, la rivendicazione: "Abbiamo giustiziato il senatore Ruffilli a Forlì. Attacco al cuore dello Stato. Brigate Rosse per la costruzione del Partito comunista
combattente". Come a dire: ci siamo ancora. I terroristi decisi a mantenere
in vita nonostante tutto le Brigate Rosse - Partito
comunista combattente, giustificano successivamente l'assassinio in questo
modo paradossale: "Ruffilli non era il mite
uomo di pensiero e di studio. Egli era invece uno dei migliori quadri
politici della Dc, uomo chiave del rinnovamento,
vero e proprio cervello politico del progetto demitiano,
progetto teso ad aprire una nuova fase 'costituente', attraverso la quale Gli autori, Fabio Ravalli e Maria Cappello, sono
stati arrestati con un'altra ventina di brigatisti nella notte del 6
settembre ' Nell'aprile del '91 per
l'omicidio Ruffilli sono condannati all'ergastolo
Fabio Ravalli e Maria
Cappello, insieme ai loro compagni del Pcc Antonio
De Luca, Franco Grilli, Stefano Minguzzi, Tiziana
Cherubini, Vincenza Vaccaro, Franco Galloni,
Rossella Lupo, Daniele Bencini e Marco Venturini. Si dichiarano tutti non pentiti. Quando vennero arrestati alla fine dell'88 un disilluso ufficiale
che aveva partecipato all'operazione, a chi gli chiedeva se il terrorismo
fosse finito rispondeva così: "Il terrorismo non sarà mai estirpato del
tutto: fa parte del panorama della nostra civiltà. Per ora abbiamo vinto noi.
Ma questa è una partita senza fine". Forlì ricorda il senatore Ruffilli
ammazzato dalle Br Il 16 aprile 1988, diciotto anni fa, un commando delle
Brigate Rosse entrò nell'abitazione del Senatore forlivese
Roberto Ruffilli uccidendolo a colpi di pistola. Appena appresa la notizia tutta la città si fermò, attonita ed
incredula che uno studioso, docente universitario e una persona mite e buona
come lui, fosse stata così barbaramente trucidata. Unanime lo sdegno e
la richiesta di fare piena luce sugli esecutori e sui mandanti. Unanime anche il dolore per la morte, così improvvisa, di un uomo
che aveva messo a servizio del Paese la propria intelligenza e la propria
preparazione affinché la nostra democrazia potesse funzionare al meglio.
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