Alberto Franceschini.. dalla FGCI alle Brigate Rosse

 

A

V

V

E

N

I

N

T

I

 

I

T

A

L

I

A

N

I

 

 

Alberto Franceschini

 

In fondo sei un brav’uomo anche tu”. Il commento è una rassicurante pacca sulle spalle conclusero, dopo due settimane cariche d’angoscia, gli interrogatori al giudice Mario Sossi” processato” dalle bierre è tenuto prigioniero per oltre un mese. Fu Alberto Franceschini, ha suggerito poi il magistrato genovese , a condurre il “dibattimento” a sostenerne l’aspetto politico del”processo”

All’altro carceriere incappucciato era assegnato un compito più umile. Franceschini nasce a Reggio Emilia il 26 ottobre 1947,”figlio di una famiglia comunista da sempre” dice una polemica biografia pubblicata su Controinformazione”

“Entra a far parte della FGCI  nel 1962, diventando subito uno dei rappresentanti di maggior spicco. Segretario del circolo “Venezia”, fa presto parte del direttivo provinciale della FGCI grazie alle proprietà politiche , ma soprattutto per l’onestà comunista che lo distingue” E’ responsabile della commissione fabbriche e come tale dirige numerose lotte negli stabilimenti reggiani e ottiene” grossi risultati” . Dal partito esce nel 1969 “ dopo un lungo dibattito interno che lo ha portato in minoranza nel direttivo provinciale della  FGCI, e dalla linea ufficiale del partito”.

Difatti, nell’ultimo dibattito che ha preceduto la spaccatura”il direttivo provinciale composto da 31 compagni, si è schierato con 15 voti a favore della linea ufficiale del partito e con 16  a favore dei dissidenti rappresentati dal compagno Franceschini

 

Fuori dal PCI costituisce il collettivo operai –studenti all’interno della quale “si sviluppa un grosso dibattito politico sull’onda delle lotte che si  stanno generalizzando in tutta Italia e che stanno esprimendo nuovi contenuti nello scontro tra sfruttatori e sfruttati”. Franceschini è uno dei primi a capire la strategia del PCI nei confronti del nemico di classe è perdente. Capisce che è necessario che la sinistra faccia un salto qualitativo, che cominci ad analizzare il potere e si ponga il problema della sua conquista.

E’ questa l’analisi che gli fa scegliere Milano, uno dei poli industriali del Nord” dove le contraddizioni raggiungono livelli esasperati. Collabora  a “Sinistra Proletaria” poco dopo sceglie la clandestinità.

E’ indicato fra i protagonisti delle maggiori imprese compiute dalle birre,l’8 Settembre 1974 cade nella trappola dell’ex frate Silvano Girotto. In carcere, a Saluzzo, tenta di accapigliarsi col giudice che lo interroga, ne chiede la ricusazione indicando una serie di motivi che non verranno ritenuti validi dalla sezione istruttoria.

Per tale episodio sarà processato per calunnia e oltraggio: assolto dalla prima accusa verrà condannato per l’altra.

Non si presenta in aula, ma invia una lettera nella quale, fra l’altro , dichiara: “L’illegalità, diventa progressivamente la nuova “legalità”. Non c’è bisogno di ricorrere a leggi speciali, è sufficiente la collaborazione attiva e la copertura dei riformisti e “l’illegalità” più palese diventa metodo per procedere tranquillamente senza che i vari democratici  siano costretti a versare una sola lacrima sulla democrazia calpestata”.

L’obiettivo è il partito comunista,” colpevole di assecondare un progetto controrivoluzionario della borghesia”, l’accusa diventa precisa” In questa fase la necessaria collaborazione dei riformisti del PCI deve essere ancora molto discreta, non apparire troppo chiaramente, altrimenti il PCI perderebbe definitivamente la faccia davanti al proletariato e verrebbe  così meno la sua funzione di travolgimento,ingabbiandolo, all’interno del programma riformista, delle spinte rivoluzionarie”.

Dell’uomo che lo ha fatto catturare dice:Girotto, uomo del PCI divenuto spia e provocatore perché paladino della democrazia, una volta smascherato viene immediatamente scaricato dal PCI”

 

Invia dal carcere una lettera inedita:”Se la legalità è il modo dei borghesi per misurare con il loro metro una realtà che fa loro paura e per tentare di coinvolgere i comunisti nel loro sistema di misura, ogni giorno però appare sempre più chiaro che il potere è solo un rapporto di forza e non di giustizia” Ancora” Se ci uccidono, ci mettono in galera, e anche in galera ci massacrano, come stanno facendo con i compagni Zicchitella, Panizzari, Sanzone e tutti gli altri, vuol dire che hanno sempre paura, perché sono coscienti della loro debolezza e dell’importanza  di arrestare la loro fine.

Non ci lamentiamo come vittime, né proclamiamo piagnucolose innocenze, perché siamo fra quelli che li getteranno nella fossa che hanno scavato. Ancora una volta” uno spettro si aggira per il mondo”. E ancora una volta è uno “spettro armato”.

Franceschini ha lasciato il carcere nel 1992, dopo 18 anni di reclusione, lavora a Roma presso l’Arci nazionale.

da:Imputazione:banda armata

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

Mario Sossi a 30 anni dal suo rapimento

Alberto Franceschini

La vera nascita delle Brigate rosse

Come si racconta Franceschini

 

 

Invia ad un amico

 

 

 

 

Inviaci i tuoi commenti e/o informazioni sull’argomento

rondarossa@tiscali.it

 

Avvenimenti italiani

rondarossa@tiscali.it