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Pecorelli – Dalla Chiesa La prima volta che Buscetta
raccontò dell’omicidio Pecorelli era
il 26 novembre 1992. Il più grave atto d’accusa nei confronti di Andreotti
è riassunto in tre o quattro paginette di
verbali;tutto il resto è la descrizione di un contesto all’interno del quale
quelle accuse trovano una collocazione. Bisogna fare una premessa. Masino era un soldato semplice,
aveva fatto”carriera” dentro Cosa Nostra per un fatto che può
sembrare strano: gli piacciono troppo le donne. I boss in quegli anni erano
moralisti, gli rimproveravano di aver avuto troppe mogli e troppi figli, ma
il suo “difetto” non gli aveva impedito di diventare
amico di uomini politici, come Lima e i cugini Salvo, e di aver rapporti
anche con boss italo americani: insomma le sue quotazioni erano di molto
superiori al ruolo gerarchico. Per questo era in grado di dialogare alla pari
con i capi di Cosa Nostra e veniva messo a parte di
segreti gravi ed importanti, anche se non ricopriva alcun incarico di rilievo
nell’organizzazione. Nell’aula bunker di Padova esordì con una frase breve,
essenziale: < Pecorelli e Dalla Chiesa sono cose
che s’intrecciano>Del giornalista ucciso a Roma gli avevano parlato in
circostanze diverse sia Stefano Bontate che Gaetano Badalamenti, uomini
che in quegli anni rappresentavano le due anime di Cosa Nostra. Il “ Principe” di Villa Grazia e
il”Vaccaio” di Cinisi, l’uomo di mondo e il viddano. Erano stati discorsi
occasionali avvenuti a distanza di un paio di anni, spiegò Buscetta, ma non poteva
trattarsi di menzogne. Le regole rigide di Cosa Nostra impediscono che un uomo
d’onore menta a un altro uomo d’onore. Una tesi che il giudice Verrina ha
fatto propria. E in sintesi Buscetta ha detto: Una prima volta mi
raccontò di questo atto nel Due anni dopo, il 3 settembre 1982, Buscetta
si trovava a Rio de Janeiro in compagnia di Badalamenti quando la
televisione diede la notizia dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: < Badalamenti mi disse: lo hanno fatto per fare un favore
ad Andreotti. E anche lui mi spiegò che l’omicidio Pecorelli era” cosa nostra”> E aveva aggiunto:< il giornalista stava appurando porcherie politiche, segreti che anche Dalla chiesa conosceva,Badalamenti mi disse che quell’omicidio
c’interessava ad Andreotti e l’abbiamo fatto noi
tramite la richiesta dei cugini Salvo>. Il PM Cardella cerca di saperne
di più e chiede a Buscetta: Cardella: noi chi , ci scusi? Buscetta: Io , cioè Badalamenti
e Stefano Bontate, non la “commissione”, Cardella: Ma dopo che lei aveva equivocato con questo
Pecorella. Badalamenti cosa disse? Buscetta: si mise a ridere e mi disse….il fatto del giornalista che voleva
arrecare dei disturbi al presidente, che aveva documenti scottanti che voleva
pubblicare. Cardella: Di quali documenti si trattava glielo disse? Buscetta: Secondo lui erano documenti segreti che
riguardavano Moro. Cardella: In quale circostanza si parlò del generale Dalla Chiesa? Buscetta: Il generale Dalla Chiesa era quello che aveva documenti
segreti, le bobine secondo Badalamenti, che
poteva darli o li aveva dati a Pecorelli, il
giornalista. Avv Coppi : Erano documenti o bobine….. Buscetta : Ma c’era una grande confusione, i discorsi si
accavallavano, documenti certo, so di documenti con certezza, di bobine non
so… Le bobine del sequestro Moro,
pur essendo tutti convinti della loro esistenza, non sono mai state trovate.
Forse Buscetta
ne aveva sentito parlare, ma non era in grado di
ricordare con esattezza in quale occasione. Il discorso quella sera a Rio de
Janeiro si estese:< Tano mi rivelò che anche che
Calò era dentro fino al collo nel delitto Calvi>. Masino non si dilungava mai in dettagli, ed è quello che lo ha sempre salvato dalle contestazioni
della difesa. Era lui che dettava le regole della sua attendibilità, ma erano
regole logiche, credibili, come questa: Tra uomini d’onore
c’è l’obbligo di dire sempre la verità. Bontate e Badalamenti non mi
possono aver mentito quando mi hanno fatto il nome
dei Salvo e sono convinto che i salvo
non si sarebbero mai permessi di commettere un omicidio del genere
senza informare l’interessato, e cioè Andreotti,
non sapendo quali potessero essere gli sviluppi di tale fatto. Pecorelli e Dalla Chiesa sono< cose che si intrecciano>, anche nel destino che la sorte gli ha
riservato. Il generale fu ucciso a Palermo il 3 settembre 1982. Ma la sua
morte era
stata decisa ben tre anni prima. Racconta ancora Buscetta
che nel 1979, mentre si trovava in carcere a Cuneo, Stefano Bontate gli aveva fatto arrivare
questa richiesta:<bisogna uccidere il generale, ma deve apparire un
omicidio delle Brigate rosse, bisogna trovare un contatto e fare in modo che
sia rivendicato dai terroristi>.Don Masino riuscì
a parlare con Lauro Azzolini, uno dei brigatisti
che facevano parte del comitato esecutivo delle BR durante il sequestro Moro,
detenuto nello stesso carcere di don Masino. Azzolini rifiutò la proposta:< Noi rivendichiamo gli omicidi soltanto quando almeno
uno di noi vi partecipa>. Le Brigate rosse erano interessate all’uccisione
del generale, ma volevano saperne di più:Buscetta non era in grado di soddisfare la richiesta.
Quando uscì dal carcere, nel famoso incontro con Bontate
del 1980,il discorso dopo la rivelazione su Pecorelli si estese anche a Dalla Chiesa. Il boss di Cosa
Nostra fornì una risposta generica:< sembra che
Dalla Chiesa voglia fare un colpo, mettersi a capo dello stato
italiano….>. Fu l’unica spiegazione che don Masino riuscì ad ottenere, con
una sola aggiunta:< Non era un delitto che interessava Cosa Nostra>. |
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