Avvenimenti Italiani

La memoria non si archivia

 

 

 

Una delle ultime copertine di “OP”

 

 

 

Mino Pecorelli

 

 

La scheda

L’omicidio Pecorelli

 

 

Altri articoli

 

Pecorelli-Dalla Chiesa e il diario del presidente

Piazza delle cinque lune

Gli ultimi giorni di Pecorelli

Buscetta :Di Andreotti non parlerei più

 

 

La scheda

Carlo Alberto Dalla Chiesa

 

 

 

Carlo Alberto Dalla Chiesa

Nando Dalla Chiesa: la DC è il mandante

 

 

Invia ad un amico

 

 

 

 

Pecorelli – Dalla Chiesa

 

La prima volta che Buscetta raccontò dell’omicidio Pecorelli era il 26 novembre 1992. Il più grave atto d’accusa nei confronti di Andreotti è riassunto in tre o quattro paginette di verbali;tutto il resto è la descrizione di un contesto all’interno del quale quelle accuse trovano una collocazione.

Bisogna fare una premessa. Masino era un soldato semplice, aveva fatto”carriera” dentro Cosa Nostra per un fatto che può sembrare strano: gli piacciono troppo le donne. I boss in quegli anni erano moralisti, gli rimproveravano di aver avuto troppe mogli e troppi figli, ma il suo “difetto” non gli aveva impedito di diventare amico di uomini politici, come Lima e i cugini Salvo, e di aver rapporti anche con boss italo americani: insomma le sue quotazioni erano di molto superiori al ruolo gerarchico. Per questo era in grado di dialogare alla pari con i capi di Cosa Nostra e veniva messo a parte di segreti gravi ed importanti, anche se non ricopriva alcun incarico di rilievo nell’organizzazione.

Nell’aula bunker di Padova esordì con una frase breve, essenziale: < Pecorelli e Dalla Chiesa sono cose che s’intrecciano>Del giornalista ucciso a Roma gli avevano parlato in circostanze diverse sia Stefano Bontate che Gaetano Badalamenti, uomini che in quegli anni rappresentavano le due anime di Cosa Nostra.

Il “ Principe” di Villa Grazia e il”Vaccaio” di Cinisi, l’uomo di mondo e il viddano. Erano  stati discorsi occasionali avvenuti a distanza di un paio di anni, spiegò Buscetta, ma non poteva  trattarsi di menzogne.

Le regole rigide di Cosa Nostra impediscono che un uomo d’onore menta a un altro uomo d’onore. Una tesi che il giudice Verrina ha fatto propria. E in sintesi Buscetta ha detto:

 

Una prima volta mi raccontò di questo atto nel 1990 a Palermo Stefano Bontate. Durante una conversazione a Fondo Magliocco il discorso cadde sui cugini Salvo, Nino e Ignazio. Mi disse Bontate:< Anche l’omicidio Pecorelli l’abbiamo fatto noi perché ce l’hanno chiesto i Salvo>.Quel <noi> si riferiva chiaramente a un omicidio personale dei due, non deliberato dalla “commissione”. In un primo momento avevo che parlasse di Pecorella, un picciotto assassinato insieme al figlio di Inzirillo. Ma lui si mise a ridere:< Che hai capito, Pecorelli il giornalista, i Salvo  ce l’hanno chiesto perché “disturbava “ politicamente>.

 

Due anni dopo, il 3 settembre 1982, Buscetta si trovava a Rio de Janeiro in compagnia di Badalamenti quando la televisione diede la notizia dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: < Badalamenti mi disse: lo hanno fatto per fare un favore ad Andreotti. E anche lui mi spiegò che l’omicidio Pecorelli era” cosa nostra”> E aveva aggiunto:< il giornalista stava appurando porcherie politiche, segreti  che anche Dalla chiesa conosceva,Badalamenti mi disse che quell’omicidio c’interessava ad Andreotti e l’abbiamo fatto noi tramite la richiesta dei cugini Salvo>.

Il PM Cardella cerca di saperne di più e chiede a Buscetta:

 

Cardella: noi chi , ci scusi?

Buscetta: Io , cioè Badalamenti e Stefano Bontate, non la “commissione”, la Cosa Nostra. Posso citare la parola che mi fu detta, la traduzione la farete voi:< u ficimo nuatri, io e stefano> Bisogna capire il linguaggio, Bontate non è uomo che viene a Roma a sparare a Pecorelli, lo può dire ad altre cinquemila persone.

Cardella: Ma dopo che lei aveva equivocato con questo Pecorella. Badalamenti cosa disse?

Buscetta: si mise a ridere e mi disse….il fatto del giornalista che voleva arrecare dei disturbi al presidente, che aveva documenti scottanti  che voleva pubblicare.

Cardella: Di quali documenti si trattava glielo disse?

Buscetta: Secondo lui erano documenti segreti che riguardavano Moro.

Cardella: In quale circostanza si parlò del generale Dalla Chiesa?

Buscetta: Il generale Dalla Chiesa era quello che aveva documenti segreti, le bobine secondo Badalamenti, che poteva darli o li aveva dati a Pecorelli, il giornalista.

Avv Coppi : Erano documenti o bobine…..

Buscetta : Ma c’era una grande confusione, i discorsi si accavallavano, documenti certo, so di documenti con certezza, di bobine non so…

 

Le bobine del sequestro Moro, pur essendo tutti convinti della loro esistenza, non sono mai state trovate. Forse Buscetta ne aveva sentito parlare, ma non era in grado di ricordare con esattezza in quale occasione. Il discorso quella sera a Rio de Janeiro si estese:< Tano mi rivelò che anche che Calò era dentro fino al collo nel delitto Calvi>.

Masino non si dilungava mai in dettagli, ed è quello che lo ha sempre salvato dalle contestazioni della difesa. Era lui che dettava le regole della sua attendibilità, ma erano regole logiche, credibili, come questa:

 

Tra uomini d’onore c’è l’obbligo di dire sempre la verità. Bontate e Badalamenti non mi possono aver mentito quando mi hanno fatto il nome dei Salvo e sono convinto che i salvo  non si sarebbero mai permessi di commettere un omicidio del genere senza informare l’interessato, e cioè Andreotti, non sapendo quali potessero essere gli sviluppi di tale fatto.

 

Pecorelli e Dalla Chiesa sono< cose che si intrecciano>, anche nel destino che la sorte gli ha riservato. Il generale fu ucciso a Palermo il 3 settembre 1982. Ma la sua morte  era stata decisa ben tre anni prima. Racconta ancora Buscetta che nel 1979, mentre si trovava in carcere a Cuneo, Stefano Bontate gli aveva fatto arrivare questa richiesta:<bisogna uccidere il generale, ma deve apparire un omicidio delle Brigate rosse, bisogna trovare un contatto e fare in modo che sia rivendicato dai terroristi>.Don Masino riuscì a parlare con Lauro Azzolini, uno dei brigatisti che facevano parte del comitato esecutivo delle BR durante il sequestro Moro, detenuto nello stesso carcere di don Masino.

Azzolini rifiutò la proposta:< Noi rivendichiamo gli omicidi soltanto quando almeno uno di noi vi partecipa>. Le Brigate rosse erano interessate all’uccisione del generale, ma volevano saperne di più:Buscetta non era in grado di soddisfare la richiesta. Quando uscì dal carcere, nel famoso incontro con Bontate del 1980,il discorso dopo la rivelazione su Pecorelli si estese anche a Dalla Chiesa. Il boss di Cosa Nostra fornì una risposta generica:< sembra che Dalla Chiesa voglia fare un colpo, mettersi a capo dello stato italiano….>. Fu l’unica spiegazione che don Masino riuscì ad ottenere, con una sola aggiunta:< Non era un delitto che interessava Cosa Nostra>.