La P2. Una scia di sangue

 

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“ nessuno può negare che la P2 sia un’associazione a delinquere” Sandro Pertini

 

Servizi segreti deviati, traffici di oro e armi, affari sporchi, sequestri di persona, E’ un elenco di << incidenti>>, assassinii e << suicidi>> che copre un arco di tempo molto lungo, il decennio 1976-1986. La storia della Loggia P2 del Venerabile Gelli è pervasa anche da numerosi fatti di sangue: dall’eliminazione di testimoni scomodi, che << sanno>> e non devono sapere, fino alle stragi (Bologna 2 agosto 1980). Certo , sui cadaveri nessuno ha posto la firma della Loggia, né si accerteranno – in molti casi – i nomi dei colpevoli e dei mandanti. In parte delle vicende – che tra breve elencheremo – neppure le indagini della magistratura hanno potuto fare completa luce. Un fatto è tuttavia acclarato: almeno 30 persone trovate prive di vita hanno avuto a che fare direttamente con l’organizzazione di Licio Gelli.

 

27 giugno 1968 Fino al giugno 1967 alla direzione dell’ufficio Rei ( Ricerche economiche e industriali) c’è il colonnello Renzo Rocca. Assieme al generale Giovanni De Lorenzo – capo del SIFAR dal 1955 per volere della CIA – Rocca è protagonista di vicende politico- militari a cavallo degli anni ’50 – ’60 l’epoca in cui matura il primo tentativo di colpo di Stato ( luglio 1964 con presidente della Repubblica Antonio Segni) da parte dello stesso De Lorenzo.

Il colonnello Rocca è ha conoscenza di molti segreti, si scoprirà che a lui – secondo  << La Repubblica>> - 15 dicembre 1990 – viene attribuito il reclutamento di squadre di volontari con il compito di provocare incidenti durante le manifestazioni della sinistra extraparlamentare e dei sindacati. Altro delicato incarico assegnatogli dai vertici dei Servizi è quello di raccogliere finanziamenti tra gli industriali in chiave anticomunista. Questo consente a Rocca di maneggiare  molto denaro da destinare a gruppi della destra eversiva. Fatalmente, il colonnello viene a trovarsi al crocevia della cosiddetta  << strategia della tensione>>, messa a punto da ambienti di destra in combutta con i Servizi segreti deviati e con l’appoggio della NATO per combattere la temuta avanzata politica dei comunisti. A tale proposito, sarebbe stato lo stesso Rocca a finanziare un convegno presso l’Istituto di storia militare Alberto Pollio, tenuto a Roma il 3 maggio 1965. Alla riunione sono presenti tra gli altri, uomini dei servizi, Guido Giannettini, burocrati il prof Pio Filippani Ronconi, alle dipendenze del Ministero della Difesa e del SID, politici noti come Pino Rauti ed estremisti di destra come Stefano Delle Chiaie. Assunto poi da Vittorio Valletta, presidente della FIAT, Rocca dirigerà un’agenzia con sede in Roma. L’ufficio, secondo successive indagini, sarà al centro del controllo delle armi.

Il 27 giugno verso le 20,30 , il colonnello Rocca viene ritrovato morto nel suo ufficio, si sostiene per un colpo alla tempia di un’arma. Il locale viene immediatamente perquisito dal SID, anzi vi sono due gruppi di ufficiali dei servizi che si recano precipitosamente in via Barberini. Tre ufficiali sono mandati dal centro controspionaggio, un altro , un colonnello, inviato dal capo dell’ufficio D, generale Viola. Dopo di loro arriva anche un funzionario della divisione Affari Riservati del Ministero dell’interno e , buon ultimo, giunge un semplice commissario che avvisa il magistrato di turno. Questi, appena arrivato, non comprende subito che i precedenti visitatori hanno svuotato i capaci archivi dell’ufficio di Rocca.

I magistrati che poi si occuperanno del caso non potranno mai più consultare tali documenti, o perché scomparsi ho sotto vincolo del segreto di Stato.

 

10 luglio 1976. Vittorio Occorsio viene ucciso a raffiche di mitra a Roma, mentre si trova a bordo della sua auto, il magistrato stava indagando su tre << entità >>: eversione nera, malavita organizzata e loggia P2.

 

12 agosto 1977. Il generale di corpo d’armata Antonino Anzà viene rinvenuto morto privo di vita dal figlio, L’ufficiale era stato colpito da un colpo di pistola alla testa nella sua casa di Roma. L’immediata versione dei fatti attribuisce il decesso al suicidio. Diversi giornali sottolineano  una coincidenza: qualche giorno prima a Messina, anche un collaboratore di Anzà – il colonnello Giansante, comandante dei carabinieri – viene ritrovato morto.

Prima della polizia, chiamata dal figlio di Anzà, giungono con grande tempestività gli agenti dei servizi segreti. In quel periodo, si scoprirà successivamente, erano in gioco gli avvicendamenti al vertice degli stati maggiori di Esercito e Difesa e all’interno dei corpi erano sorte faide per aspirare alle due importanti cariche.

Come la storia successiva stabilirà, i Sevizi Segreti e i vertici militari erano controllati dalla Loggia P2 che vi aveva piazzato suoi affiliati. Tra i pretendenti alla carica di capo di stato maggiore dell’Esercito, c’era appunto Anzà, ufficiale inviso ai colleghi affiliati alla loggia gelliana.

 

30 ottobre 1977. Sul monte Covello nei pressi di Catanzaro, in circostanze mai chiarite precipita un elicottero con a bordo quattro ufficiali e un sottoufficiale, tra di essi, il generale Enrico Mino, nominato da pochi mesi Comandante generale dell’arma dei carabinieri. Il gen pur non comparendo nella lista degli affiliati alla P2, negli atti della Commissione d’inchiesta alla Loggia massonica Mino viene indicato come molto vicino, oltre che a Pecorelli a Licio Gelli,

 

20 luglio 1978. In veneto, in un incidente stradale dalla meccanica quantomeno inspiegabile – come verrà accertato dalle indagini – muore il colonnello della Guardia di Finanza Salvatore Florio. Alcuni mesi prima, l’ufficiale aveva rifiutato l’iscrizione alla Loggia p2, entrando con ciò in rotta di collisione con il vertice del suo Corpo, ovvero il comandante, generale Raffaele Giudice e con il colonnello Donato Lo Prete. Sia Giudice che Lo Prete, risulteranno iscritti alla Loggia ( rispettivamente con le tessere 1634, e 1600) Due ufficiali che diventeranno estremamente ricchi.

 

29 gennaio 1979. Viene ucciso a colpi di mitraglietta il giudice Emilio Alessandrini. Il magistrato aveva condotto, tra l’altro, una parte delle indagini sui depistagli della strage di piazza Fontana; era stato incaricato di occuparsi dei fondi neri costituiti dalla Scai, società del gruppo IRI controllata  dall’Italstat; e, pochi mesi prima di essere ucciso – per quanto riguarda reati finanziari – aveva condotto le indagini sul Banco Ambrosiano di Calvi e sullo scandalo delle assicurazioni

 

20 marzo 1979. Viene ucciso  Carmine “Mino” Pecorelli . Poche ore prima, nell’affidare al suo collaboratore e cugino Umberto Limongelli il numero di <<OP >> da portare in tipografia, aveva confidato: << E’ roba davvero scottante, prendi un taxi e corri in tipografia. Potrebbe essere il nostro ultimo numero ed io forse non ci sarò più>> Pecorelli ( tessera 1750) è piduista anomalo: è nel contempo a lungo amico di Gelli e del generale Mino, e spesso è assai critico nei confronti della P2  e di molti affiliati.

 

12 luglio 1979. Sotto il portone di casa viene ucciso l’avvocato Giorgio Ambrosolii. Nel 1974 aveva ricevuto l’incarico di commissario liquidatore della Banca privata Italiana di Michele Sindona, massone piduista ( tessera 1612 ). Il coraggioso avvocato si oppose ai pateracchi proposti da ambienti vicino alla P2. Minacciato ripetutamente di morte, Ambrosoli continuò la sua opera andando incontro alla morte per mano del killer Joseph Aricò ( mafia italoamericana).

 

21 luglio 1979. Alle 8.30, a Palermo, nel bar sottocasa dove si ferma ogni mattina, viene assassinato il capo della Squadra Mobile Boris Giuliano. Negli anni della sua attività il funzionario di polizia si era distinto in brillanti operazioni investigative soprattutto contro la mafia, nonché nella lotta al traffico della droga e al riciclaggio dei soldi sporchi. Ben presto Giuliano aveva finito per impicciarsi di vicende molto scottanti, come gli interessi convergenti tra mafia e Loggia P2.

Il capo della mobile aveva scoperto anche i flussi internazionali del denaro sporco delle banche di Sindona e, stando a quanto ha dichiarato l’avvocato Giuseppe Melzi – legale di un gruppo di piccoli azionisti del Banco Ambrosiano – su questo importante aspetto a metà giugno del 1979 c’era stato un incontro tra Giuliano e l’avvocato Ambrosoli.

 

12 ottobre 1979. Come Salvatore Florio, anche Augusto Ciferri, maresciallo dei Servizi Segreti, muore in un incidente stradale finendo con la sua auto contro un albero. Cirerri era il maresciallo delegato alle intercettazioni telefoniche che erano alla base del fascicolo <<Mi Fo Biali >> In cosa consiste Mi Fo Biali? Va detto che le iniziali M Fo stanno per Mario Foligni e << Biali >> per Libia scritto invertendo le sillabe. Nel 1974 , Foligni è un faccendiere democristiano in stretto contatto con Licio Gelli e con altri esponenti di spicco della P2, quali Ortolani, Vito Miceli e Raffaele Giudice, nominato comandante generale della Guardia di Finanza da Andreotti su segnalazione del Vaticano e con il benestare di Gelli.

 

30 marzo 1981 Nel Principato di Monaco, viene assassinato Louis Negueres, titolare della galleria d’arte Fersen. Ad essere accusato dell’omicidio è Carmine Barbera, pregiudicato siciliano e magazziniere della galleria nonché fiduciario di Gelli. Nel corso degli interrogatori, Barbera cita transazioni di affari avvenute tra il suo datore di lavoro e il capo della Loggia P2. In particolare, alcune concluse tra il 13 e il 26 marzo, vale a dire alla vigilia della morte violenta di Nogueres.

 

5 giugno 1981. Il tenente colonnello Luciano Rossi si << suicida>> con un colpo di pistola alla testa nel suo ufficio, presso la sezione stupefacenti del Nucleo centrale di polizia tributaria di Roma. Sulla sua scrivania, la prima pagina di un quotidiano con le notizie sullo scandalo P2 scoppiato in quei giorni. Originario di Arezzo, Rossi era stato interrogato alcuni giorni prima dal magistrato milanese Pier Luigi Dell’Osso in relazione al lavoro che svolgeva presso l’Ufficio primo della Guardia di Finanza di Firenze. Sette anni prima era stato incaricato di redigere un’informativa su Gelli, ritrovata in quei giorni tra le carte del capo piduista nel corso della famosa perquisizione nella villa, a Castiglion Fibocchi.

 

Primavera 1981. Nel carcere di massima sicurezza di Novara, dove da poco è detenuto per la strage di piazza Della Loggia a Brescia – 28 maggio 1974 – e che provocò 8 morti e quasi 100 ferii. Ermanno buzzi viene strangolato nell’aprile 1981 dal massone – Loggia Camea- Pier Luigi Concutelli. Buzzi – che nel 1979 era stato condannato all’ergastolo nel processo di primo grado – nello stesso mese di aprile, all’inizio del processo d’appello aveva manifestato l’intenzione di collaborare con i magistrati. Ritenuto per questo molto pericoloso, qualcuno aveva deciso di farlo tacere per sempre. Un anno dopo , il 12 agosto 1982, Concutelli, sempre nello stesso carcere si ripete, strangola un altro estremista di destra, Carmine Palladino, fin dagli anni ’60 luogotenente di Stefano Delle Chiaie, uno dei capi dell’estremismo nero già coinvolto nello stragismo fascista. Anche Palladino, coinvolto nella strage alla stazione di Bologna, aveva dato segni di disponibilità a collaborare con la giustizia.

 

16 ottobre 1981. Giunto in moto, dinanzi al cancello della sua lussuosa villa romana. All’Aventino Domenico Balducci cade sotto il piombo di un killer. << Mimmo il cravattaio >>, fino a qualche anno prima gestiva come copertura un negozietto di elettrodomestici a Campo dei Fiori. Sulla vetrina, un cartello ben in vista: << Qui si vendono soldi>>. Vecchi tempi. Poi, concedendo prestiti e dedicandosi a traffici illeciti, Calducci era diventato un << colletto bianco >> con buone entrature presso personaggi delle istituzioni, parlamentari, giudici, poliziotti, e servizi segreti oltre a particolari entrature nel mondo dell’imprenditoria – gruppo Caltagirone - . I suoi rapporti con Flavio Carboni, Francesco Pazienza lo proiettano nell’orbita della  Banda della Magliana.

 

1 aprile 1982. Aldo Semerari, perito psichiatrico del tribunale di Roma, viene trovato decapitato, alle falde del  Vesuvio << regno >> incontrastato  e paese natale del boss camorrista Raffaele Cutolo, L’individuazione è facilitata dalla svastica tatuata sul collo del professionista. Le indagini accerteranno che il professore – ideologo e dirigente della formazione di estrema destra << Costruiamo l’Azione >>, nonché collaboratore di elementi della Banda della Magliana e amico di Licio Gelli – era giunto a Napoli il 25 marzo per incontrare Umberto Immaturo, bosso camorrista della Nuova famiglia, gruppo rivale dei cutoliani . I due dovevano parlare di una perizia psichiatrica , di favore, per il latitante, documento che il professore avrebbe poi dovuto stilare e presentare nelle aule di tribunale. Qualcosa di certo non va per il verso giusto, tanto che alcuni giorni dopo il coppo del criminologo viene ritrovato orribilmente mutilato.

Il Semerari era coinvolto nelle indagini sulla strage alla stazione di Bologna, e negli ultimi tempi sembrava disposto  a rivelare tutto quello che sapeva.

Nello stesso giorno, appunto il 1 aprile 1982 in cui viene ritrovato il corpo del professionista, a centinaia di chilometri- nella sua casa romana – la psicologa Fiorella Maria Carraio si << uccide >> sparandosi un colpo con una potente Magnum 357. La tesi ufficiale parla di suicidio. Poco prima, la collaboratrice di Semerari avrebbe ricevuto una telefonata che << annunciava>> l’esecuzione del perito psichiatrico. Tre giorni dopo, misteriosi scassinatori – dopo aver rotto i sigilli posti dalla magistratura . entrano nella mansarda della donna( ben dieci stanze) e rovistano dappertutto alla ricerca di documenti evidentemente ritenuti molto importanti.

I rapporti del Semerari e Licio Gelli risalivano sin dalla fine degli anni Sessanta.

 

27 aprile 1982. In via Oldofredi a poche centinaia di metri dalla stazione centrale di Milano, intorno alle 8 viene assassinato Danilo Abbruciati, boss della Banda della Magliana. Abbruciati era andato in trasferta nel capoluogo lombardo per uccidere Roberto Rosone, vice preidente del Banco Ambrosiano. L’attentato fallisce, Abbruciati colpisce Rosone solo ad una gamba, mentre lui rimane a sua volta ferito da una guardia giurata di servizio presso una vicina banca.

Il Rosone si opponeva alle operazioni di Roberto Calvi ben sapendo le gravi irregolarità e condizioni in cui versava il Banco. Abbruciati era in contatto con i servizi segreti ed esponenti della P2.

 

18 giugno 1982. Morte di Roberto Calvi. All’alba, sotto la prima arcata del ponte dei Frati neri, sul Tamigi, viene rinvenuto il cadavere di Roberto Calvi impiccato.

 

21 agosto 1982. Il bandito francese Albert Bergamelli, uno dei capi del clan dei marsigliesi viene ucciso da Paolo Dongo nel carcere di Ascoli Piceno, dove vi era rinchiuso anche il boss della camorra Raffaele Cutolo. Bergamelli – tra gli autori di clamorosi sequestri di persona, tra cui quello del figlio del finanziere piduista Umberto Ortolani, Amedeo, in rapporti con Gian Antonio Minghelli- segretario della Loggia P2- era a conoscenza di troppi segreti, compresa la destinazione finale del denaro provento dei riscatti di persona.

Forse èè per questo che la << grande famiglia >> che doveva proteggerlo – secondo la frase pronunciata al momento della cattura – l’aveva abbandonato a se stesso.

Sequestri, utilizzo del denaro, trame eversive nere intrecciate alla Loggia P2, che il magistrato Vittorio Occorsio aveva scoperto.

 

29 gennaio 1983.  A Roma alle 9.30, Vincenzo Casillo – braccio destro del boss Raffaele Cutolo  e collaboratore dei Servizi segreti – sale a bordo della sua Golf. L’auto è parcheggiata in via Clemente VII  a Primavalle. Quando la chiave dell’accensione gira, la vettura esplode perché imbottita di tritolo. Casillo muore dilaniato, mentre l’altro passeggero Mario Cuomo perderà le gambe. Al giudice Carlo Alemi, Cuomo racconta di non ricordare nulla. Sul corpo di Casillo- indicato come partecipante all’esecuzione dell’assassinio di Roberto Calvi- viene ritrovato un biglietto da visita di Alvaro Giardili: quasi un segnale a chi di dovere, se si pensa che un analogo biglietto era stato trovato nelle tasche di Calvi. Casillo si era adoperato attivamente, tra uomini politici  di primo piano della Dc, camorristi e brigatisti, alla soluzione del caso Cirillo, rapito dalle Br il 27 aprile 1981.

Nell’ordinanza sentenza del giudice napoletano Alemi, data 28 luglio, viene tra l’altro riportata una dichiarazione di Enrico Madonna, camorrista pentito : << lessi la notizia relativa alla morte di Calvi, e chiesi a Casillo se ne sapeva qualcosa, rispose che era stato costretto ad ucciderlo proprio lui. Non mi dette altri particolari, ma mi disse che se non l’avrebbe ucciso gli altri a cui era collegato lo avrebbero ucciso. Non mi disse chi fossero << gli altri>>né glielo chiesi per paura, ma successivamente, dal tenore del suo discorso e a quello che lessi sul giornale , pensai che si voleva riferire ai Servizi Segreti e a persone collegate con il Banco Ambrosiano. Questa comunque fu solo una mia deduzione>>.

 

3 marzo 1985. A Catania, il colonnello dell’Esercito Vito Alecci muore anch’egli in circostanze poco chiare. Il decesso verrà classificato come << suicidio >>. Affiliato alla Loggia P2 – tessera 2073 -, negli anni ’70 per qualche tempo, l’ufficiale era stato il convivente di Nara Lazzerini, l’ex segretaria particolare del Venerabile Licio Gelli. La donna aveva conosciuto il capo piduista a Roma nel 1976, poi i due si erano nuovamente incontrati a Palermo quando lei già conviveva con Alecci. Poiché l’ufficiale era stato trasferito a Palermo lei chiese a Gelli, conscia del suo potere nelle forze armate di intercedere per far trasferire Alecci in Toscana, Gelli promise ma non mantenne il suo impegno, e nel frattempo nacque tra i due una realzione che durò per oltre cinque anni, è qui che la Lazzerini assume l’incarico di segretaria ombra del Venerabile. Un rapporto che si snoderà fino al 1981, ovvero quello della massima espansione e potenza della congrega massonica. Poi poco prima dello scandalo P2 avviene la rottura. Secondo la donna, e risultante dalle dichiarazioni date alla Commissione P2, Alecci è stato sicuramente ucciso.

 

20 marzo 1986, Michele Sindona muore avvelenato nel carcere di Voghera dopo aver bevuto il caffè. Qualcuno rimasto ignoto aveva messo del cianuro nella bevanda. Molti dei personaggi che graviteranno per oltre trenta anni intorno a Sindona tireranno un sospiro di sollievo.

Con la vicenda di Sindona si chiude uno dei capitoli relativi alle connessioni tra la Loggia P2- Gelli e i troppi morti senza un perché. Una lunga lista forse incompleta. Il binomio Loggia P2-Gelli è presente, però, anche in altre vicende di sangue, la più grave delle quali è la strage di Bologna del 2 agosto e il rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate rosse

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