La “prematura “ morte di Papa Luciani

 

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Giovanni Paolo I<BR>(Albino Luciani)

Giovanni Paolo I

 

che Dio vi perdoni per quello che avete fatto”

Albino Luciani ai cardinali che lo elessero papa il 26 agosto 1978

 

Giovanni Luciani, il padre e Bortola Tancon, la madre, lo fanno battezzare con il nome di Albino in casa dalla levatrice, lo stesso giorno della nascita. Due giorni dopo, il 19 ottobre, riceve le cerimonie battesimali in chiesa. Nell'ottobre del 1923 comincia il suo cammino spirituale entrando nel seminario minore di Feltre, mentre, nell'ottobre del '28, inizia a frequentare il seminario Gregoriano di Belluno. Il 1935 è un anno ricco di avvenimenti. Il 2 febbraio viene ordinato diacono, il 7 luglio sacerdote nella chiesa di S. Pietro di Belluno, il 9 vicario cooperatore a Canale d'Agordo, ed il 18 dicembre viene trasferito, come vicario cooperatore, ad Agordo. Lì la nomina di insegnante di religione all'Istituto tecnico minerario. La sua attività didattica comincia nell'ottobre del '37, dopo che, a luglio, era stato nominato vicerettore del seminario Gregoriano di Belluno (1937-1947). Il 27 febbraio del '47 si laurea in Sacra teologia presso la Pontificia università Gregoriana di Roma. La sua tesi indaga su L'origine dell'anima umana secondo Antonio Rosmini e viene pubblicata nel marzo del '50, dopo il saggio "Catechetica in briciole".Il 15 dicembre del 1958, il papa Giovanni XXIII, lo promuove vescovo di Vittorio Veneto. La consacrazione avviene poco dopo, il 27 dicembre, nella basilica di San Pietro a Roma, ma la presa di possesso della diocesi scivola all'11 gennaio. Tra l'8 ottobre e l'8 dicembre del 1962, è di nuovo a Roma per l'apertura della I sessione del Concilio Vaticano II, di cui seguirà tutti i lavori fino alla IV ed ultima sessione, tra il settembre ed il dicembre del '65. Dal 1966 iniziano i suoi viaggi: il primo nel Burundi (16 agosto); il secondo in Svizzera, da dove ritorna attraverso la Savoia (12-14 giugno '71); ed il terzo in Germania (18 maggio '75). Nel frattempo (5 marzo 1973) è nominato cardinale della Santa Romana Chiesa. Alla morte di papa Paolo VI (6 agosto 1978) parte per Roma dove, nel secondo giorno del conclave, il 26 agosto, viene eletto Sommo Pontefice Romano, scegliendo il nome di Giovanni Paolo I. Ma il suo pontificato dura pochissimo. Infatti, il 27 agosto rivolge il primo messaggio "urbi et orbi", il 3 settembre vive la cerimonia dell'inizio del servizio pastorale ed, infine, il 28 settembre muore. E' per questo che Albino Luciani viene ricordato nella storia come "il Papa dei 33 giorni". La sua morte è talmente improvvisa che il Vaticano si sente in dovere di aprire un'inchiesta per stabilirne le cause. Il risultato è noto: morte naturale per infarto. Ma non tutti sono della stessa opinione. Robert Yallop, ad esempio, nel suo libro Nel nome di Dio disegna uno scenario completamente diverso. Giovanni Paolo I sarebbe stato assassinato in seguito ad un complotto organizzato dalla loggia massonica P2, perché intenzionato a rimuovere Paul Marcinkus dalla guida dell'Istituto per le opere di religione che custodisce ed amministra i beni del Vaticano. Nessuna prova ha confermato mai questa tesi. Il fratello Edoardo, in un'intervista al Sabato, ha detto che papa Luciani gli aveva confidato di sapere che nella volontà di Dio c'era una sua prematura morte. Sarebbe stata suor Lucia, l'unica sopravvissuta dei veggenti di Fatima, a comunicarglielo. Sempre dalle pagine del settimanale, padre Francesco Farsi, direttore del radiogiornale Vaticano al tempo del decesso, affermò che "qualcuno non gradiva il linguaggio semplice ed i modi imprevedibili" di papa Luciani.

 

Di lui don Diego Lorenzi, un orionino suo segretario personale che gli fu accanto per oltre due anni a Venezia e poi lo seguì in Vaticano, ha detto: "Fu seguito con attenzione, tanto era convincente. Anche a me, quell'approccio fatto con palese speranza di effetto duraturo, ha fatto e continua a farmi bene"."Fu uno scrittore garbato, pulitissimo ed eloquente - ha affermato Sergio Cattazzo, responsabile delle edizioni Messaggero di Padova, in occasione dell'uscita del quarto e del quinto volume dell'Opera Omnia di Albino Luciani - ricco di un'amabile ironia".

 

Papa Luciani con Karol Woytjla

 

Biografia

Albino Luciani nacque il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale (dal 1964 Canale d'Agordo), villaggio montano presso Belluno. Proveniva da una povera famiglia della classe operaia: suo padre andava spesso a lavorare in Svizzera e la sua famiglia era nota come apertamente socialista. Albino Luciani nacque il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale (dal 1964 Canale d'Agordo), villaggio montano presso Belluno.

 

Dopo aver studiato nei seminari locali e aver prestato servizio militare, Luciani fu ordinato sacerdote il 7 luglio 1935. Compiuti gli studi conseguendo il dottorato nell'università Gregoriana, fu dapprima curato nella sua parrocchia natale e nell'autunno del 1937 divenne vice-rettore del seminario di Belluno. Per dieci anni insegnò le materie più importanti, ricoprendo anche la carica di vicario generale del vescovo di Belluno. Nel 1949 fu incaricato delle questioni catechistiche in occasione del congresso eucaristico di Belluno e descrisse le sue esperienze in un libro intitolato Catechetica in briciole. A quel tempo mantenne un valido rapporto con i comunisti locali. Nel dicembre del 1958 Giovanni XXIII lo nominò vescovo di Vittorio Veneto, dove esercitò un ministero decisamente improntato a uno spirito pastorale adatto all'ambiente rurale.Rimasto in secondo piano durante il concilio Vaticano 11(1962-1965), svolse poi una notevole attività nella commissione dottrinale della conferenza episcopale italiana. Il 15 dicembre 1969, per espresso desiderio della chiesa locale, venne nominato patriarca di Venezia.

Durante i nove anni trascorsi in quella città ospitò cinque conferenze ecumeniche, compreso il raduno della Commissione internazionale tra anglicani e cattolici che nel 1976 concordò una dichiarazione riguardante l’autorità; in campo politico spostandosi con discrezione verso destra dichiarò pubblicamente (nelle elezioni del giugno 1975) che il comunismo era incompatibile con il cristianesimo.

Pubblicò inoltre Illustrissimi, una serie di lettere umoristiche e argute a autori e personaggi della storia o della narrativa (Pinocchio, Figaro etc.) che rivelavano fra l'altro la sua passione per Dickens e per Mister Pickwick; una volta pare abbia confessato che, se non si fosse fatto prete, avrebbe potuto senz'altro intraprendere la carriera giornalistica.

Dal 1972 al 1975 fu vice-presidente della conferenza episcopale italiana e il 5 marzo 1973 ricevette il cappello cardinalizio. In campo teologico può essere considerato un conservatore, avendo preso energicamente le difese dell'Humanae vitae - ma anche della libertà di coscienza -. In campo disciplinare era un riformista: trovava infatti inutile la pompa ecclesiastica; incoraggiò i parroci a vendere i vasi sacri e altri oggetti preziosi della chiesa a beneficio dei poveri. Nel 1971 poi propose che le chiese ricche dell'Occidente dessero l'uno per cento delle loro rendite alle chiese povere del terzo mondo. Pur essendo praticamente sconosciuto all'estero, fu eletto nel terzo scrutinio del primo giorno del conclave riunitosi nell'agosto del 1978, dopo la morte di Paolo VI. La sua candidatura si impose quando divenne evidente che la maggioranza dei cardinali voleva un papa dallo stile completamente nuovo, senza relazioni con l'ambiente curiale; dopo l'elezione lo stato d'animo che prevalse fra gli elettori fu una gioia incontenibile; l'uomo che avevano scelto era "il candidato di Dio".

Si disse che l'avere scelto il nome di Giovanni Paolo esprimeva il desiderio di combinare le qualità progressiste e quelle tradizionali di Giovanni XXIII e di Paolo VI; il 27 agosto egli annunciò ai cardinali - leggendo un testo ufficiale precedentemente preparato la sua intenzione di continuare a mettere in atto le deliberazioni del concilio Vaticano II, conservando intatta allo stesso tempo "la grande disciplina della chiesa nella vita dei sacerdoti e dei fedeli".
Un atto genuinamente spontaneo fu quello di tenere una conferenza stampa durante la quale affascinò i mille giornalisti presenti.

Tre settimane più tardi, intorno alle undici di sera di giovedì 28 settembre, morì per un attacco cardiaco mentre era a letto intento a leggere delle carte contenenti appunti personali. La luce era ancora accesa quando fu trovato morto il giorno dopo, intorno alle cinque e mezza del mattino.
Fu il primo papa di cui si può dimostrare che ebbe origine dalla classe operaia: un uomo dotato di buon senso pratico che attirava la gente con il suo sorriso cordiale; è impossibile indovinare che tipo di politica avrebbe seguito se fosse vissuto.

Testo tratto dal "Grande dizionario illustrato dei  papi", Oxford University Press, John N. D. Kelly, ed. Piemme

 

La morte di papa Lucani non era assolutamente inattesa , ma diventò subito sospetta, colorando di toni assai foschi lo scenario interno al governo della Chiesa.Al di là della fondatezza della tesi sviluppata alcuni anni dopo nel testo In nome di Dio del giornalista britannico Yallop – secondo cui Giovanni Paolo I sarebbe stato eliminato per un complotto ordito dal suo Segretario di Stato, il cardinale Jean Villot, e dal monsignore dello IOR Paul Marcinkus, con la complicità di Roberto Calvi del Banco Ambrosiano e dalla P2 – il fatto di per sé che venisse sollevata l’ipotesi di una morte non naturale , che costrinse la congregazione a prendere in esame l’ipotesi – ovviamente scartata – di una autopsia, da la misura del grado di avvelenamento dell’ambiente del palazzo Vaticano, in osmosi con quello della cupola della Repubblica italiana, essendo trascorsi pochi mesi dall’assassinio di Moro.

Da: Karol alle crociate. Il Vaticano e la nuova epoca. Carlo Longobardo  Prospettiva Edizioni. 1994

Il libro di David Yallop, citato da Longobardo, si intitolava In nome di Dio ed ebbe un’eco tanto grande da spingere il potente Joaquin Navarro – Valls, numerario dell’Opus Dei ( cioè membro dell’organizzazione con voto di castità), e dal 1984 direttore della sala stampa della Santa Sede, a rivolgersi allo scrittore inglese John Cornwell, fratello del più celebre giallista John La Carrèè, per realizzare un libro capace di smontare la tesi dell’omicidio. In questo modo Cornwell scrisse il libro Un ladro nella notte ma a sorpresa, lo scrittore, nel momento in cui si opponeva all’idea di un assassinio del pontefice, descriveva la curia romana come un ambiente talmente malsano e corrotto da far morire il papa di crepacuore!

 

Una tesi per certi versi simile, in fondo, era stata già sostenuta dall’arcivescovo Siri, uno dei papabili del’78.Senza parlare di corruzione Siri aveva descritto Albino Luciani come un uomo estremamente emotivo, incapace di reggere alle forti pressioni psicologiche che il mestiere di papa finisce per comportare.

All’interno della lotta senza esclusioni di colpi tra catto-massoni e opusiani, la decisione con cui Albino Luciani si proponeva di avviare un giro di vite nello IOR, più che da una giustificata carità cristiana appare dettata dal proposito di eliminare dalla scena quella che era roccaforte della Loggia Vaticana mentre la paventata decisione del pontefice di innalzare al rango di  Prelatura  l’Opus Dei sarebbe stata la molla capace di far scattare l’intrigo  culminato con la morte del papa.

In assenza di un’autopsia capace di svelare una volta per tutte le reali cause del decesso de papa, però, la spiegazione più poetica continua a essere proprio quella data dal criticato David Yallop. Secondo Yallop, infatti, l’infarto del papa sarebbe stato causato da un veleno ricavato da una pianta tanto bella quanto micidiale: la digitale.

 

"Papa Luciani fu assassinato". Mistero svelato?

Non era lui il "Papa Buono" ma fu un Papa mite e sorridente. Non era lui il Papa sciatore, ma fu un Papa dallo spirito montanaro, gioviale e semplice. Non fu Roncalli e non fu nemmeno Wojtyla, ma non ne ebbe il tempo. Fu solamente Luciani, pontefice per 32 giorni, un segmento brevissimo nella lunga traiettoria terrena del Vaticano, una linea subito interrotta in modo inopinato, violento e misterioso. Voleva una Chiesa povera e una volta si definì addirittura "un povero Cristo" di fronte ai fedeli. In Curia fece scandalo, qualcuno lo riteneva inadeguato al Soglio di Pietro, qualcun altro lo criticava alle spalle. "Una svista dello Spirito Santo", dissero altri ancora a proposito della sua elezione. Ma intanto Luciani insisteva, vagheggiava un ritorno alle origini, all'essenza evangelica della fede. Appena si insediò rifiutò la tiara e la sedia gestatoria. E poi parlava in modo semplice, chiaro alla gente. Forse era a disagio in una Curia costruita su misura per il suo predecessore, ma coltivava idee nitide così come aveva dimostrato da Patriarca a Venezia. Sapeva cosa fare e cosa cambiare in Vaticano.
Osò dire che la proprietà privata non era "un diritto inalienabile", voleva rimuovere il segretario di Stato Jean Villot e mettere al suo posto Giovanni Benelli, il vero regista della sua elezione. Ritenne poi che un cardinale non poteva stare a capo di una banca. Marcinkus, lo Ior, Calvi. Luciani fu eletto il 26 agosto del 1978 e il 29 settembre fu trovato morto nel suo letto. Embolia? Attacco cardiaco? Il suo medico disse che a 65 anni nulla poteva far pensare a una fine così repentina. E allora? Nessuna autopsia fu autorizzata dal Vaticano, un Papa non si tocca. Mai. Di certo, però, il Vaticano gestì in modo quantomeno maldestro quel tragico evento. E subito emersero parecchie contraddizioni: su chi lo avesse trovato morto per primo, sull'ora presunta del decesso, ma soprattutto su ciò che Luciani tenesse in mano, o sul comodino, la notte in cui morì. Il Vaticano parlò del testo "Imitazione di Cristo", ma pare invece che recasse un diario personale o comunque degli appunti in cui veniva ridisegnato l'organigramma della Curia.

 
Erano progetti che non andavano bene a qualcuno? E' possibile che quegli appunti fossero la causa della morte di Giovanni Paolo I? "Io credo di no, ma sono certo che Luciani è stato ucciso. Ammazzato per ragioni di soldi e potere. Ne ho le prove documentali non falsificabili". A parlare non è una vecchia volpe del giornalismo investigativo o un vaticanista di comprovata consuetudine curiale. Luis Miguel Rocha è un trentenne portoghese che non conosce granché della vita in Santa Sede, non è un fervente cattolico e non si cura molto della Chiesa d'oggigiorno. Eppure ha scritto "La morte del Papa" (Ed. Cavallo di Ferro, pp. 432, 18,50 euro), un'inchiesta vestita da romanzo che promette rivelazioni deflagranti, da far impallidire David Yallop. A dargli retta, Rocha ha scoperto il segreto della morte di Giovanni Paolo I: "Ho molti documenti, tutti veri. Alcuni sono anche nel libro, altri no, sono troppo pericolosi". Di fronte a un manipolo di cronisti un po' basiti per le sue rivelazioni e un po' interdetti dalla sua laconicità, il giovane scrittore spiega: "Si tratta di carte che ho avuto da una fonte che conosco da 11 anni, con cui ho una grande amicizia. Una persona che mi si è rivelata come detentrice di questi segreti solo nell'aprile del 2005". Giusto all'indomani della morte di Papa Wojtyla, guarda caso. "E' una persona che ha fatto parte del complotto per uccidere Albino Luciani - aggiunge Rocha - Ora queste carte sono nascoste, sono in mano a un giornalista inglese e uno italiano. Io non temo per me perché tanto non mi occuperò più di questa vicenda, temo soltanto per loro. Relativamente alla fonte, beh, adesso ha solo voglia di fare chiarezza". Proprio adesso.
Alla domanda, scontata, sul nome dei presunti assassini, Rocha risponde: "Non posso dire chi furono gli esecutori materiali, ma i mandanti sì: Marcinkus, Calvi e Gelli". Che poi sono più o meno i nomi cui pensa ogni sostenitore della pista dell'omicidio. Rocha parla delle carte che Luciani aveva in mano quella notte, uno dei punti da sempre più controversi: "Teneva il suo diario e tre fogli: il primo conteneva una lista arrivata da Pecorelli di 112 nomi di massoni, alcuni sottolineati con delle note a margine scritte dal Pontefice; il secondo recava le sostituzioni che Luciani voleva fare in Curia e appunti personali; sull'ultimo, che stava lì un po' per caso, c'era il Terzo Segreto di Fatima che Suor Lucia aveva comunicato al Papa nell'incontro del '77 a Coimbra". La lista di Pecorelli era parzialmente diversa da quella poi pubblicata dal fondatore di Op. Rocha quindi precisa che "alcune persone interne al complotto contro Luciani, furono poi coinvolte anche nell'attentato dell'81 a Wojtyla. Solo alcune". Infine annuncia che il suo prossimo libro, in uscita nel 2008, riguarderà proprio l'agguato a Giovanni Paolo II. E lascia intendere che sarà un'altra bomba. Vedremo.

Ulisse Spinnato Vega

 

La fine di Papa Luciani Il giallo dei malori sottovalutati da tutti

E’ stato pubblicato un memoriale scritto cinque anni fa da don Diego Lorenzi, il segretario particolare di Papa Luciani, prete orionino.
Don Diego racconta che cosa avvenne la sera del 28 settembre 1978, quando si trovava a tavola con il Pontefice e con l'altro segretario, l'irlandese John Magee: «Dopo le udienze di quella giornata eravamo a tavola per la cena, e il Papa iniziò, già seduto, dicendo a noi due segretari: “Strano... sto sentendo delle fitte al petto... noto tuttavia che stanno riducendosi per intensità”.

La mia sorpresa fu condivisa da mons. Magee che si premurò di dire: “C'è sempre un medico di guardia a disposizione, nulla costa convocarlo”».
Don Lorenzi aveva parlato per la prima volta delle fitte accusate da Papa Luciani nove anni dopo la sua scomparsa, il 2 ottobre 1987, durante la trasmissione televisiva «Giallo» condotta da Enzo Tortora, alla quale era presente anche lo scrittore inglese David Yallop, autore dello squalificato best-seller Nel nome di Dio che sostiene la tesi del complotto per assassinare Giovanni Paolo I.

In quella occasione il sacerdote aveva detto davanti alle telecamere: «Alle 19.45 circa, il Papa si affacciò alla porta del suo studio e disse di avere accusato una fitta terribile, che però gli era già passata». Si tratta dello stesso episodio, che a distanza di anni il sacerdote colloca in una situazione diversa (seduto a tavola all'ora di cena o in piedi nel suo studio dopo l'udienza col cardinale Villot), oppure di due malori diversi?
Quello che è certo è che il racconto di don Diego viene integrato dalle parole di monsignor Magee, il quale, un anno dopo la rivelazione di don Lorenzi, in una lunga intervista al mensile 30Giorni e poi nel colloquio con il giornalista John Cornwell, autore del libro Un ladro nella notte, rivela che quello stesso pomeriggio Papa Luciani ebbe almeno altri due malori. Dopo un breve riposo pomeridiano, secondo il racconto del prelato oggi vescovo di Cloyne, in Irlanda, Papa Luciani disse: «Non mi sento molto bene... Non mi sento proprio...». Magee risponde: «Mi lasci chiamare il dottor Buzzonetti».«Oh, no, no, no...», rispose il Papa. «non è necessario chiamare il dottore. Farò un po' di movimento per le stanze». Renato Buzzonetti, apprendiamo dal racconto del segretario irlandese del Papa, era stato già scelto come medico personale da Luciani. Dalle 14.30 alle 16.39 monsignor John Magee si allontanò dall'appartamento papale per andare a prendere dei libri. Al suo ritorno Giovanni Paolo I stava ancora camminando. Un'ora dopo (dunque circa alle 17.40), sentì il Papa tossire violentemente e si precipitò da lui:

Ho una fitta», disse Giovanni Paolo I. «Non sarebbe meglio se chiamassi il dottore?», insiste il segretario, «potrebbe essere una cosa grave». Luciani avrebbe però rifiutato, chiedendo a suor Vincenza Taffarel, la religiosa che l'accudiva (ed era anche infermiera) di portargli dei medicinali. Monsignor Magee racconta poi della cena e di una premonizione del Papa, che ai collaboratori disse: «Il ritiro che adesso vorrei fare è quello per una buona morte...». Ma non accenna a malori avvenuti all'inizio della cena, quando tutti erano seduti a tavola.
Incrociando le testimonianze rese in momenti diversi dai due segretari i malori del Papa sembrerebbero essere quattro, oppure tre se si considera uno solo l'episodio raccontato da don Diego Lorenzi. Perché con un Papa che prima dice di sentirsi male, poi avverte a più riprese delle fitte al petto nessuno dei due segretari si decise a chiamare un medico? «Fummo dissuasi dal farlo e – devo aggiungere per correttezza, quasi per scusa – che mai in passato, con lui, mi ero permesso di contraddirlo - scrive oggi don Diego Lorenzi -. La mia inesperienza, poi, di sintomi premonitori di problemi cardiaci legati a quelle fitte, giocò una parte notevole, nel proseguire della cena». Le testimonianze comunque non coincidono perfettamente, anche se la distanza dai fatti accaduti può aver ingannato la memoria. Restano aperte alcune domande: Magee aveva informato don Lorenzi del primo malore del pomeriggio e poi di quella fitta? Resta pure da spiegare come mai, alle 21 di quella stessa sera, quando il dottor Antonio Da Ros - medico curante di Giovanni Paolo I a Vittorio Veneto e a Venezia - telefonò in Vaticano e parlò sia con suor Vincenza sia con lo stesso Pontefice, nessuno gli disse che Giovanni Paolo I aveva accusato quelle fitte al torace.

Andrea Tornelli  26 agosto 2006

 

Papa Luciani e le attività illecite della santa sede

Un brano del libro “ La morte del Papa” un thriller storico che denuncia la cospirazione che portò all’assassinio di Papa Luciani .

Il Santo Padre corrugò la fronte quando, nell’esaminare la sua agenda e nel controllare le udienze e gli incontri della mattina, vide segnata una commissione del Dipartimento di Giustizia della città di New York. Nei giorni precedenti era stata aggiunta una nota in cui si specificava che la suddetta commissione si sarebbe fatta accompagnare da membri dell’FBI  e della Banca d’Italia. La sollecitazione di quell’incontro era stata concordata nei mesi prima quando Paolo VI apparteneva ancora al mondo dei vivi. Chiaramente, la sua malattia aveva impedito lo svolgimento di una riunione singolare. Nelle annotazioni di agosto, oltre a sospendere l’incontro a tempo indefinito, si specificava che i membri di suddetta commissione sarebbero stati ricevuti in un’udienza pubblica, tra una comitiva di religiosi belgi di Liegi e un gruppo di orfani genovesi. L’ultima nota non sospendeva l’incontro, ma lo spostava tra una rappresentazione di  vedove caritatevoli del Piemonte e un collegio  religioso spagnolo, Papa Giovanni Paolo I entrò allora nello studio di servizio e si diresse con calma ai due sacerdoti che esercitavano l’ufficio di segretari personali. – Questi signori si troveranno a disagio durante l’udienza. Fateli venire nel mio studio adesso, il più in fretta possibile -.Ah, è una visita di cortesia. Non è necessario che informiate il cardinale Villot. Grazie.

 

Qualche minuto dopo, mentre il Papa preparava il caffè, uno dei giovani segretari entrò per avvisarlo dei sei uomini che attendevano nella sala adiacente. Benché tutti avessero chinato il capo umilmente nello stringergli la mano, il Papa provò ugualmente un certo timore di fronte allo loro imponenza. Qualche ora dopo, non riusciva a ricordare con precisione i nomi di tutti i suoi ospiti. Gli italiani erano ispettori e auditori della Banca d’Italia mentre i quattro americani appartenevano all’FBI e al Dipartimento di Giustizia, benché tutti avessero confermato di dipendere da dipartimenti e sezioni connesse ai reati finanziari. – Signore, - disse uno degli americani , chiaramente poco avvezzo al protocollo del Vaticano, - La ringraziamo di cuore per averci permesso….Oh, - interruppe con un sorriso Giovanni Paolo I, in un inglese accettabile. – Si stanno perdendo le buone maniere nella Casa del Signore. Desiderano un caffè? Ho paura che almeno io, ne abbia bisogno….

Si sedettero a un tavolino che occupava un angolo dello studio, con sedie comode e un semplice crocifisso d’argento al centro. Albino Luciani sembrava disposto ad ascoltare quegli uomini un po’ imbarazzati alla presenza di un religioso seguito da milioni di fedeli in tutto il mondo. Ma poi uno degli agenti dell’FBI, temendo che la riunione si alleggerisse con il caffè stavano prendendo, ruppe ogni indugio. – Signore, le abbiamo portato una relazione comune che prova attività illecite nelle istituzioni finanziarie legate alla Santa Sede. Il Papa osservò l’agente con espressione profondamente seria. – Mi dica di cosa parla questa relazione comune. Il Signore, come lei ha detto vi sta ascoltando.

- Le finanze del Vaticano, - disse l’agente senza cogliere l’ironia del Pontefice, - sono legate allo IOR, che è legato al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi che, a sua volta, è legato agli affari di Miche Sindona e alla sua Banca Privata Italiana. Sappiamo che Sindona è il legane tra Roberto Calvi e il vescovo Marcinkus. Le rammento che Sindona è soprannominato <<il banchiere della mafia>> e che, negli Stati Uniti , è stato emesso un mandato di cattura contro di lui per frode fiscale. Reati finanziari e crimini in organizzazioni mafiose. E se mi permette, le ricordo anche Roberto Calvi appartiene alla loggia massonica P2, diretta dal fascista Gelli, promotore dell’operazione Gladio. Certamente non ha dimenticato le bombe di piazza Fontana nel 1969.

- Mi sta dicendo che con il denaro del Vaticano hanno piazzato delle bombe a Milano? – No. Le sto dicendo che hanno piazzato bombe a Milano e in molti altri paesi del mondo. Dalla Polonia al Nicaragua. Don Albino Lucani non mosse un muscolo dal viso, sebbene il fuoco che gli bruciava in gola sarebbe forse bastato ad incendiare l’intero palazzo Apostolico.

L’agente dell’FBI, con il continuo assenso dei procuratori del Dipartimento di Giustizia, non era disposto a fermarsi. – Roberto Calvi e Paul Marcinkus fondarono nel 1971 la Cisalpine Overseas Bank, a Nassau, nelle Bahamas. Le dirò a cosa serve quella banca: copre speculazioni immobiliari fraudolente e ricicla denaro proveniente dal traffico di droga, dal traffico di armi, dalla prostituzione, dalla pornografia e da altre attività simili. Quindi, per mezzo di una rete di società intermediarie che compaiono con chiarezza nella relazione, deviano fondi verso destinazioni differenti. Per esempio, verso le organizzazioni operaie della Polonia, verso governi dittatoriali come quello di Somoza oppure verso organizzazioni rivoluzionarie o terroristiche.

- Non le sembrano strani finanziamenti fascisti e rivoluzionari allo stesso tempo? – domandò il Papa. – Non finanziano le loro politiche, finanziano i loro crimini, in Italia stanno corrompendo e ricattando politici di ogni colore. Se le il Corriere della Sera con attenzione, se ne accorgerà chiaramente. In fin dei conti, è l’organo ufficiale di tutti i Gelli i Sindona e i Calvi e i Marcinkus.

- Santo Padre, - prese la parola uno degli auditori della Banca d’Italia , - Il Banco Ambrosiano ha un deficit di 1.400 milioni di dollari. E , come sa, la Banca Vaticana detiene il 20% delle azioni dell’Ambrosiano. Deve prendere provvedimenti, perché la Banca D’Italia non può rischiare……

- Signore, - interruppe un procuratore del Dipartimento di Giustizia americano, - l’amministrazione nordamericana userà ogni mezzo a lei consentito, Siamo venuti a informarla che difficilmente questo scandalo eviterà di infrangere la Santa Sede. Obbedisco a ordini superiori nel consegnarle questa relazione. Potremmo impiegarci uno o due anni a renderla pubblica, ma lo faremo. Durante questo periodo, signore, potrà provvedere ad allontanare la Santa Sede da una tale rete mafiosa. – Si , figlio mio. Ma non so se dispongo di tanto tempo. – Santità,- esclamò uno degli auditori italiani.  – Si allontani da Marcinkus, da De Bonis, da Calvi……

Albino Luciani si alzò dalla sedia con il viso palesemente abbattuto. Molti anni prima, quando presiedeva ancora la Banca Cattolica di Venezia, sapeva che Marcinkus e i suoi non gestivano le finanze vaticane secondo il volere di Dio, ma secondo le oscure e opinabili regole di Wall Steet.

Il Papa aprì la porta e uscì dallo studio senza congedarsi….sussurrando << maledetti. Hanno trasformato la casa del Padre in un covo di ladri>>………

Luis Miguel Rocha

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Banchieri, mafiosi e il Vaticano

Paul Marchinkus

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Lo strano caso della morte di Papa Luciani

I misteri e i segreti del Vaticano

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Elezione di Papa Giavanni Paolo I

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