Avvenimenti Italiani

La memoria non si archivia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raccolta di articoli e documenti sulle Brigate rosse

 

 

 

 

 

 

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Roberto Ognibene

 

 

Dai banchi della scuola alla clandestinità delle brigate rosse.

Nessuno lo conosceva. Rimase senza nome per 48 ore anche dopo l’arresto. C’è una sparatoria,la notte tra il 14 e il 15 ottobre 1974 sulle scale di un anonimo casamento a Robbiano di Mediglia, alle spalle dell’aeroporto di Linate a Milano.I carabinieri hanno scoperto  una base rossa, attendono nel buio che i brigatisti cadano nella trappola. Le manette hanno gia serrato i polsi di due giovani quando un terzo sconosciuto sale lentamente le scale. Lo scontro: l’uomo fugge. Perde gli occhiali.

Si spara. Due proiettili raggiungono il maresciallo dei carabinieri Felice Maritano, del  nucleo speciale , che cade fulminato. Anche il giovane viene colpito, crivellato di colpi, quattro alla schiena e uno al gomito. Chi per primo ha aperto il  fuoco?. In tribunale il brigatista sosterrà:” mi hanno detto fermati e hanno sparato. Sono rimasto ferito e ho risposto al fuoco”. Il rappresentante dell’accusa dirà: ha sparato per uccidere, solo per uccidere. La condanna sarà dura: 28 anni di carcere.

Il nome del giovane lo rileverà il padre quando vede la foto sui giornali in lacrime si presenta per deporre davanti al magistrato: è Roberto Ognibene, nato a Reggio Emilia il 12 Agosto 1954. Un infanzia tranquilla, interessi per la politica ma soprattutto per lo studio. Frequenta l’istituto tecnico per geometri a Reggio, i primi tre anni ottiene ottimi voti, ma a sorpresa lascia gli studi e va “fuori casa” e per cercare lavoro va a Milano, una scelta che lascia i familiari  e amici di sorpresa .

Quando sotto la sua foto pubblicata sui giornali la didascalia specifica”l’assassino”, a Reggio molti rimangono increduli. Florindo Mazzi, il bidello dell’istituto tecnico, ne ricorda l’intelligenza precoce, l’amore per lo studio, la personalità spiccata, il fascino esercitato sui coetanei.

Prima della tragica notte, una sola volta, nel novembre 1971, il suo nome rimbalza sui giornali: è insieme ad altri 53. All’Angelo Sacchi, l’istituto frequentato da Roberto, sono stati rubati alcuni registri, ci sarà un’inchiesta, il processo, il perdono giudiziale. E’ in questi mesi che Roberto Ognibene si stacca per sempre, dalla linea politica del padre, assessore socialista alla provincia, per avvicinarsi a gruppi dell’ultra sinistra.

Nei due anni successivi si hanno poche frammentate notizie, vive a Milano, la politica ormai lo assorbe totalmente. Con i familiari ha rapporti sempre meno stretti e frequenti, non chiede aiuti, e raramente telefona,

La notte di Natale del 1973, torna nella palazzina alla periferia di Reggio: è una visita lampo, a casa rimane solo mezz’ora. Se ne va, e non tornerà più.

 

Il giovane Roberto brucerà la sua vita nei dieci mesi successivi. Fa parte ormai della “banda armata denominata brigate rosse”, gli inquirenti ricostruiscono la sua attività, che  non sembra troppo significante. Ma viene anche lanciato il dubbio che il giovane, prima di quella tragica sera, con due complici abbia dato l’assalto a una banca nei pressi di Modena a Maranello. Anche quella volta ci furono spari, un carabiniere entrato per caso nella banca al momento della rapina venne freddato con un colpo di pistola a bruciapelo.

Per l’uccisione del maresciallo Maritano, il processo venne  celebrato alla corte d’assise di Milano, per l’appartenenza “all’associazione sovversiva costituita in banda armata” è competente il tribunale di Torino.

Il giudice istruttore Caselli dirà: “ la militanza di Ognibene nelle brigate rosse è provata da elementi univocamente convergenti in tal senso.

E’ certo, innanzitutto che fu proprio Ognibene ad affittare la casa colonica di Poggiana di Riese Pio(Bassano del Grappa): ricognizioni di persona e perizia grafica sia sul contratto, sia sulla patente nascosta nella casa ma ritrovata, non lasciano margini di dubbio; Il sedicente Bartolini Alberto era in realtà Roberto Ognibene.

Ognibene è stato condannato a 28 anni di detenzione, dal 93 è in regime di semilibertà e attualmente lavora in una cooperativa nell’hinterland milanese

Da: Imputazione: banda armata