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Margherita Cagol, nome di battaglia : Mara |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Mara
Cagol Quando giungemmo con Una << vita normale>>. Si dice sempre così,, in questi casi. Una ragazza normale,
una vita normale, chissà com’è che è finita a fare la lotta armata. I
giornalisti dell’epoca sono perplessi, la biografia di
quella ragazza uccisa in uno scontro a fuoco con i carabinieri non corrisponde
in nulla all’immagine della guerrigliera. Non ci sono ragioni né segni
premonitori nella vita di Margherita, ammesso che ce ne siano
stati. Ammesso che ci debbano essere svolte o traumi
a spiegare la discontinuità tra un <<prima>> e un << dopo>>.
Ecco, nella vita di Margherita censure non ci sono né sembrano trovarle le
persone a lei più vicine, come la sorella Milena che all’Europeo del 1975
dice: Non c’è nell’infanzia di mia sorella, almeno per quello
che mi posso ricordare io, né un trauma né una qualche oppressione , né della carenza d’affetto né qualche angoscia Stefania Podda - Vita e morte di Margherita Cagol Se è vero che tutti siamo
condizionati dal tempo in cui viviamo, alcuni lo sono in modo più forte,
tanto da venirne letteralmente travolti. Così è stato per Margherita “Mara” Cagol, occhi verdi e capelli neri, graziosa ragazza
trentina di buona famiglia, cattolica, che dall’ambiente
in cui fu educata assorbì ogni insegnamento,
veramente sul serio. Se un buon cristiano non deve
essere insensibile ai bisogni degli esseri umani che soffrono, per Margherita
questo volle dire, in modo un po’ estremo e semplicistico, che doveva
impegnarsi a cambiare il mondo, proprio lei, con qualsiasi mezzo, e subito.
Probabilmente, se fosse nata un secolo prima,
avrebbe potuto essere una di quelle fondatrici religiose che hanno investito
in opere assistenziali le loro strabordanti energie
e il loro bisogno di aiutare. Anche Margherita, studiosa e musicista, piena
di passione ed entusiasmo, voleva intervenire nel mondo, voleva
migliorarlo. come le era stato insegnato fin da
piccola. Ma l’aria dei tempi che a Trento (facoltà
di Sociologia) spirava forte, le propose fra le altre una ricetta semplice
che sembrava spiegare tutto, e trovare un rimedio per tutto: il comunismo, la
rivoluzione armata, avrebbero creato proprio quel paradiso in terra che
somigliava molto, ai suoi occhi, a quella società migliore che i cristiani dovevano
costruire. Il fatto, poi, che la strada per realizzare Dietro all’immagine della più ‘guerriera’
delle brigatiste si celava quindi una storia antica: per amore di suo marito,
Renato Curcio, la giovane rivoluzionaria si è
impegnata così a fondo nell’organizzazione politica clandestina da assumere non
solo il ruolo di leader al posto del marito
arrestato, ma addirittura di organizzare il commando con cui lo ha liberato
dal carcere di Casale. Ma, come scrisse nell’ultima lettera alla famiglia,
era una passione, quella rivoluzionaria, che la faceva sentire estremamente sicura di sé: “Abbiate fiducia nelle mie
capacità e nella mia ormai grossa esperienza. So cavarmela in qualunque situazione
e nessuna prospettiva mi impressiona o impaurisce.
Vi voglio più bene che mai". Apparentemente
senza dubbi e impavida, ma nel fondo timorosa di perdere l’approvazione della
famiglia, con cui cercò di mantenere un legame anche dalla clandestinità, e
forse anche quella del marito, se non lo seguiva fino in fondo, Margherita
non ebbe mai il tempo di riflettere e di ‘pentirsi’, come altre sue compagne
di ‘guerriglia’. Per lei l’aria del tempo spirava troppo forte per poterle
resistere, tanto forte da farla finire uccisa, a soli trent’anni,
con il fucile in mano, in un insensato scontro a fuoco con i carabinieri. Il corpo
di Mara Cagol Quando morì Mara Il 5 Giugno del 1975 una donna di trent'anni,
Margherita "Mara" Cagol, fondatrice con
il marito Renato Curcio delle Brigate rosse, veniva
uccisa in uno scontro a fuoco dai carabinieri, ovvero dallo Stato cui aveva
dichiarato guerra. Cominciava così quel capitolo insanguinato della nostra storia
recente a cui si ripensa sempre con il disagio e la cattiva coscienza di
conti rimasti in sospeso, di vicende non del tutto capite,
di un giudizio comunque difficile, anche se ormai fin troppo scontato, quasi
si potesse davvero archiviare la tremenda pagina del terrorismo una volta per
tutte.
Fiori per
Mara <<Se il potere
riesce, con brillanti operazioni>>, a colpire qualche nostro militante,
non riuscirà a neutralizzare la forza politica della nostra proposta
strategica: la lotta armata per il comunismo>>, diceva un comunicato
delle Brigate rosse dopo l’arresto di Renato Curcio
e Alberto Franceschini avvenuto a Pinerolo
nel settembre 1974; gli inquirenti lo attribuiranno a Margherita Cagol, la <<compagna Mara>> La sua , contro
il mondo prima che ancora lo << Stato borghese>>, è finita una
mattina del giugno 1975 . Sul luogo dove Mara cadde,
pochi giorni più tardi, mani ignote deposero dei mazzi di fiori rossi. Mesi
dopo,sul muro di cinta dello stabilimento << Gancia>> a Canelli,
verranno incollati manifesti a colori e autoadevisi
con il volto della giovane terrorista. Altri simili saranno attaccati sulle
pareti della stazione del metrò di piazzale Loreto a Milano e a Trento nei
pressi dell’Università alla quella mitica facoltà di
sociologia dove Curcio e la stessa Mara gettarono
le basi della futura organizzazione, le Brigate rosse. |
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