Avvenimenti Italiani

La memoria non si archivia

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Negri

 

 

 

 

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Tony Negri…il carcere di Trani,i giudici e la fuga in Francia

 

 

Eravamo stati rinchiusi in questo carcere speciale per detenuti politici. A un certo momento è scoppiata una rivolta e alcune guardie (una decina) sono state fatte prigioniere, allora ci siamo barricati nella prigione per tre giorni. Sono arrivate le forze dell’ordine e hanno dato l’assalto al carcere: fu una vera guerra. Una volta sedata la rivolta – la polizia aveva attaccato con esplosivi lanciati dagli elicotteri – ci hanno massacrato a sangue uno alla volta…ci sono state anche delle torture. Ci misero in trenta per cella, ogni tanto entravano le guardie. Per resistere abbiamo rovesciato i bidoni della spazzatura, poi abbiamo rotto le tubature per provocare allagamenti, abbiamo forato i muri e infine abbiamo cercato di armarci con tutti i mezzi esattamente come i film carcerari all’americana

Fu veramente tutto molto duro, lo riconosco, pur ammettendo che in politica non sono mai stato un romantico. Che dire ? Eravamo stati spinti alla resistenza da un insensata volontà di normalizzazione, peggio d, di conservazione, che l’intero ceto politico italiano ha prodotto e organizzato istituzionalmente.

 

E’ in questa situazione che molti estremisti sono diventati terroristi, ma devo dire che malgrado tutto sono uscito da quella esperienza con una certa ..fiducia. Ho sempre ritenuto l’assassinio politico un crimine a cui era necessario resistere, ma penso anche che i militanti delle Brigate Rosse che all’inizio erano degli estremisti siano diventati terroristi perché sono stati costretti a diventarlo.

 

I rapporti di forza, a quel tempo, non lasciavano alcuna alternativa. L’unica linea che poteva permetterci di vincere era la costituzione di un partito , di un’organizzazione o di un movimento vincente. E’ quello che abbiamo cercato di fare, ma in nessun caso quel processo sarebbe dovuto precipitare verso la lotta armata, anche se il terrorismo di Stato ci spingeva a farlo. In prigione , ci siamo dunque resi conto che occorreva negoziare la pace.

 

Bisognava pensare alla maniera di uscire da quel vicolo cieco e gli eventi sono andati effettivamente in quel senso. Al giorno d’oggi è tutto finito salvo per qualche residuale spezzone di irriducibili ( qualche decina). Dopo quei fatti il mio unico problema era come uscire di prigione: fui eletto deputato, sono stato liberato grazie all’immunità parlamentare, poi c’è stata la battaglia parlamentare per arrestarmi di nuovo, alla fine sono fuggito in Francia per evitare di tornare in galera. Ho aspettato sino alla fine del dibattito parlamentare, ma sapevo bene che volevano rimandarmi in prigione, Nessuno poteva accettare l’apertura di un’alternativa: dovevano e volevano ricacciarmi in galera, nei meandri  della persecuzione giudiziaria…troppo spesso in Italia le cose si risolvono così

Il potere giudiziario è diventato un potere quasi autocratico. A quel tempo il partito dei giudici era appena nato: il loro potere è diventato esorbitante grazie a un patto con la sinistra istituzionale che aveva dato alla magistratura mano completamente libera di agire.

Sia ben chiaro, non metto assolutamente in discussione l’esercizio  della giustizia e la sua indipendenza. Il dramma inizia quando la giurisdizione sostituisce interamente la politica, quando occupa e alla fine domina lo spazio politico.

 

Quello che è stato fatto dai giudici contro l’estrema sinistra alla fine degli anni ’70 è stato ripetuto dieci anni dopo contro i socialisti  di Craxi  e i  democristiani. E’ un dejà vu…orribile. Alla fine ho deciso di scappare. Era un altro strappo con i miei compagni e con tutti coloro che restavano in carcere. Tutto sommato ritengo che il mio ragionamento sia stato abbastanza saggio: << Se resto con voi in carcere e voi restate insieme a  me, vi terranno dentro per anni: se invece me ne vado, un giorno vi libereranno>>. E’ successo proprio così. In quel periodo l’Italia era in piena crisi economica: era in corso quell’enorme trasformazione che avevamo cercato di comprendere a partire dagli anni ’70.

La repressione subita dalla estrema sinistra ha prodotto la corruzione: non si massacra una generazione senza lasciare tracce, la gestione politica e sociale di quella trasformazione ne fu ritardata, talora evitata. Il PCI e i sindacati non sono riusciti a governare il cambio di paradigma dalla produzione fordista e quella postfordista e ai regimi della produzione immateriale

Antonio Negri “ Il ritorno”