La vera nascita delle Brigate rosse

 

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Intestazione di uno dei primi volantini delle Brigate rosse alla Sit-Siemens

 

Le Brigate rosse non nacquero dal nulla ma da una nebulosa nella quale si scorgevano l’insostenibile pesantezza del potere, e pure del 68, quello francese, soprattutto, con gli studenti che avevano alzato le barricate  e riempito dei loro sussulti i muri delle università. “vietato vietare. La libertà comincia con un divieto: quello  di nuocere alla libertà altrui “.

Un altro diceva: “ ogni comunista deve assimilare che il potere è in punta ai fucili” (Mao). Quel vento che spazzò l’Europa faceva pensare che tutto fosse possibile, a portata di mano, giusto.

A Trento gli studenti di Sociologia cedettero  di catturarlo nelle loro vele e lo stesso pensarono i proletari di Reggio Emilia, di Milano, di Genova, di Torino, della Toscana e poi di Napoli e di Roma. In Lotta continua e Potere Operaio militavano  troppi ideologi ascoltati  e seguiti da ragazzi convinti di cambiare il mondo con la pistola e le molotov.” Il nostro sabotaggio organizza l’assalto proletario al cielo”proclamò ne “ Il dominio e il sabotaggio” Toni Negri, pessimo fra troppi “cattivi” maestri..oggi “ravveduti?

Questi ragazzi gli cedettero ! I militanti morti saranno 68/69 .Fra  i primi gruppi clandestini quello genovese  chiamato XXII Ottobre, poi, naturalmente, Potere Operaio e Lotta Continua, quindi Azione Rivoluzionario , . Nuclei armati proletari, Prima Linea, Ucc, UdCC,  formazioni comuniste combattenti, per proseguire,  Pcc, XXVII Marzo. Insomma , i maggiori sono una trentina a cui vanno aggiunti altri 78 “minori” , fino ai giorni nostri con i Nuclei territoriali antimperialisti (NTA) che hanno firmato l’assassinio di Biagi.

 

Chi erano i protagonisti di quella rivoluzione invano annunciata? Che cos’era il “gruppo dell’appartamento”? Quanta parte ebbe nel delirio rivoluzionario di quell’inizio anni settanta l’editore rivoluzionario, idealista, Giangiacomo Feltrinelli? Chi era frate mitra ? era un frate vero o un’invenzione dei carabinieri? Che ruolo ebbe il Gen Dalla Chiesa?

Renato Curcio chi era e che ruolo ebbe nelle prime fasi della lotta armata? Franceschini , Moretti e l’avv Giovan Battista Lazagna al quale per primo fu affibbiata l’etichetta di “grande vecchi” del terrorismo.

Negli anni 90 dalla nebbia emerse il nome di un altro possibile burattinaio del terrorismo, Igor Markewicth, il “principe”, un musicista russo di non discutibile talento trapiantato sui colli toscani, un “romantico”, un animo sensibile, racconteranno i suoi scelti amici dell’aristocrazia fiorentina, un po’ sorpresi che anni dopo la sua morte, avvenuta ad Antibes nel 1983, si parlasse di  lui, Igor l’artista, come del regista occulto del sequestro Moro,”Uno un po’ tenebroso e ombroso, un po’ rustico, molto di sinistra, anzi diceva di essere proprio comunista, ortodosso, un sovietico doc. Nato a Kiev nel 1912 aveva quattro anni quando con la famiglia si era trasferito in Svizzera, poi a Parigi, la  dimestichezza con Stravinskjj, Cocteau, e Ricasso.

In Svizzera dimorava in una villa in riva al lago di Ginevra, ma forse la sua patria vera fu Firenze, dove, fino al 45 visse ospite del grande critico e storico dell’arte Bernard Berenson nella villa  “I Tatti”. Partigiano  con i Gap raccontò l’esperienza nel libro autobiografico”Made in Italy” uscito in Francia e poi da Enauidi..

 

Questo signore raffinato, abituato alle dolcezze russe, un uomo quasi da salotto come lo ha ricordato Leonardo Pinzatiti ascoltato critico musicale della  La Nazione” di Firenze , ebbene questo signore avrebbe gestito, comandato, i brigatisti offrendo loro anche nascondigli sicuri e assolutamente insospettabili., questo secondo la procura della Repubblica di Firenze sorpresa, come i vecchi amici , dell’ipotesi che il brillante e attempato artista potesse essere il cervello della rivoluzione.

Le Brigate rosse sono un’organizzazione che prende  delle decisioni collettive, se ci fosse qualcuno che da fuori guida tutto, avrebbero dovuto saperlo tutti quelli che in questi anni  sono stati nella direzione strategica o nell’esecutivo. Cioè decine di brigatisti

 

E altri interrogativi, da allora. Quale era il metodo inquisitorio del giudice istruttore torinese G.G.Caselli? E quello di Bruno Caccia, sanguigno procuratore di Torino? Quale, il primo attacco”al cuore dello stato”? Davvero fino al rapporto Mitrokhin , diffuso alla fine del 2000 si è ignorata l’esistenza dei campi per guerriglieri in Cecoslovacchia?

 

Si è creduto a lungo che le Brigate rosse fossero nate dopo un congresso all’hotel Stella Maria di Chiavari, autunno 1969. Ecco forse, in Liguria vennero decise clandestinità e lotta armata ma la scelta di dar vita a una società anonima del terrore era stata fatta altrove. Tonino Loris Paroli, militante della colonna  torinese delle bierre, nessuna condanna per fatti di sangue il che  non gli ha impedito come dice, di farsi “sedici anni di frigorifero” , ha raccontato la vera nascita del gruppo che avvenne” da Gianni” ristorante a Costaferrata di Casina, a 650 metri sui monti intorno a Reggio Emilia. Di fronte al castello di Matilde di Canossa. Fu un vero congresso, durò dal Lunedì al Sabato. Parteciparono una settantina di compagni che avevano preso alloggio nelle case del paese e chiesto aiuto anche al parroco, Don Emilio Manfredi. Il maresciallo dei carabinieri avvertito della riunione si informò se disturbassero e poi non si occupò più della faccenda. E pensare che fra i partecipanti molti sarebbero stati dei protagonisti negli anni successivi.

Come i duri di Reggio , quelli “dell’appartamento” quasi al completo Sinistra Proletaria, i compagni di Milano, di Torino, di Genova, due di Trento. Tutti ragazzi seri, anche troppo, taciturni. A volte stavano insieme, altre volte si dividevano in gruppetti per boschi e campi. Discussioni roventi, ma quando parlava Curcio piombava il silenzio,. Al contrario di Mara, sua moglie, non era un’oratrice: fece soltanto un mezzo intervento.

E verso l’una tutti da “Gianni” a mangiare dopo lunghe camminate fra i boschi come se fossero marce sulla Sierra Madre, con Fidel , Enesto Guevara o Camillo Cianfuegos. Soprattutto venivano letti il” diario del Che in Bolivia” e il piccolo  manuale del guerrigliero urbano del brasiliano  Carlos Marighella.

Ci dicevano che la nostra giungla sarebbe stata la strada della città, Roma , Milano, Torino, Genova e non le selve del Vietnam, o della Bolivia.

Paroli  racconta le grandi mangiate, ma prima coro d’obbligo, tutti cantavano Bella Ciao poi giù con affettati misti, salame casalingo, salsicce, prosciutto crudo,  il tutto annaffiato da un frizzantino “capace anche di offuscare il ricordo di Lenin”.. Quindi tortelli di bietola, caserecci, lasagne, cannelloni cappelletti in brodo, secondi all’altezza, con arrosti misti coniglio faraona,, agnello e naturalmente cotechino…e tanto lambrusco per benedire il tutto. Prezzo proletario 4 mila . Per la prima volta tra quei  monti, Mara, Renato e gli altri proveranno le armi, Curcio non c’era tagliato, ma voleva fare tutto.

Da imputazione banda armata

 

Le Brigate rosse si autodefiniscono

Molti compagni o gruppi della sinistra rivoluzionaria,sono intervenuti su differenti questioni sollevate sul nostro lavoro. Non sempre però ci è sembrato che il riferimento al nostro reale discorso fosse sufficientemente preciso. Per facilitare quindi la comprensione e per evitare “interpretazioni”più ispirate all’immagine che il potere ha tentato di fornirei noi che alla reale e modesta statura,rispondiamo ad alcune domande dominanti.

1: Le Brigate Rosse sono o non sono “l’embrione del futuro esercito rivoluzionario”?

Che lo siano noi non lo abbiamo mai affermato,anche perché nella nostra prospettiva politica non riusciamo a distinguere con sufficiente chiarezza,come forse capita ad altri,la formazione di un “futuro esercito rivoluzionario”. Ci sembra che la linea di tendenza porti piuttosto alla formazione di una organizzazione politica armata che risolve in se i vecchi termini della eterna questione,il PARTITO E L’ESERCITO RIVOLUZIONARIO,il partito e la guerriglia.

Ma ancora non cu sembra chi si possa dire che le BR siano “gli embrioni” del “futuro partito-guerriglia”.

2: Le Brigate Rosse sono o non sono “organismi militari”?

Non siamo “organismi militari”,ed è completamente estraneo al nostro stile di lavoro quello di dividere gli organismi politici dagli organismi militari.Il principio da altri fornito,che deve essere la politica a guidare il fucile, è da noi inteso e praticato in un senso preciso e cioè sollecitato in ogni compagno ed in ogni nucleo di compagni un approfondito chiarimento politico guida,fondamento e scelta del proprio comportamento rivoluzionario,all’occorrenza anche “militare”.

3: Sono le BR un inizio burocratico e minoritario di una fase della lotta di classe in cui l’offensiva avrebbe dovuto esprimersi anzitutto sul piano della “violenza clandestina?

Noi sappiamo cosa sia la “violenza clandestina”. Conosciamo la violenza borghese e controrivoluzionaria e la lotta rivoluzionaria. Che la lotta rivoluzionaria assuma spesso la forma della  AZIONE DIRETTA organizzata clandestinamente è un fatto che non dipende tanto da noi quanto dall’organizzazione repressiva dei padroni.

Che l’offensiva proletaria si esprima anche sul piano dell’azione diretta organizzata clandestinamente è ovvietà che non abbiamo inventato noi ma che chiunque segua in po’ d’appresso lo scontro di classe non fatica a scoprire. Noi pensiamo-questo si- che l’offensiva proletaria sia oggi estremamente ricca e che tra le molte forme della sua espressione vi sia anche quella della azione diretta organizzata clandestinamente.

4: C’è stata una valutazione completamente errata dei rapporti di forza esistenti tra proletariato e borghesia,e cioè della fase di lotta che stiamo attraversando,che è si una fase offensiva proletaria,ma non certo sul piano militare.

Diversa è qui evidentemente la nostra sensibilità politica da quella che ci mosso questi appunto.

La fase che lo scontro tra le classi oggi attraversa, noi riteniamo sia quella della conquista degli strumenti di organizzazione e di accumulazione della forze rivoluzionarie capaci di reggere lo scontro e preparare l’offensiva di fronte al progredire di un movimento di reazione articolato sino al limite della controrivoluzione armata. E cioè del passaggio necessario della risposta spontanea e di massa anche se violenta all’attacco organizzato,che sceglie i suoi tempi,calcola la sua intensità,decide il terreno,impone il suo potere.

5: Che cosa sono dunque le BR?

Sono gruppi di proletari,studenti,lavoratori, che hanno capito che per non farsi fregare bisogna agire con intelligenza,prudenza, e segretezza,cioè in modo organizzato. Hanno capito che non serve a niente minacciare a parole e di tanto in tanto esplodere durante uno sciopero. Ma hanno capito anche che i padroni sono vulnerabili nelle loro persone,nelle loro case,nelle loro organizzazioni.

Partito Comunista Combattente

Brigate Rosse

Pubblicato da Feltrinelli  aprile1971

Soccorso Rosso

 

Il libro che rievoca la nascita delle Brigate Rosse a Reggio Emilia, “L’appartamento” del giornalista Paolo Pergolizzi.

Estate 1969. A Reggio, con un anno di ritardo, arriva il vento della contestazione studentesca e operaia. Un gruppo di giovani, in gran parte provenienti dal Pci e dalla Fgci, ma anche dal mondo cattolico e dall'area anarchica, comincia a ritrovarsi in una grande soffitta in via Emilia S. Pietro 25. E' il cosiddetto gruppo dell'appartamento. Un anno dopo, nell'agosto del 1970, in una trattoria di Costaferrata, nascono le Brigate Rosse. Ne fanno parte 8 giovani reggiani che frequentavano l'appartamento: Alberto Franceschini, Loris Tonino Paroli, Prospero Gallinari, Lauro Azzolini, Franco Bonisoli, Roberto Ognibene, Fabrizio Pelli e Attilio Casaletti. In particolare Franceschini, Gallinari, Bonisoli e Ognibene avranno negli anni a venire un ruolo di primissimo piano nella storia della stella a cinque punte.
Attraverso le testimonianze dei protagonisti dell'epoca, Paolo Pergolizzi, vice caposervizio del Giornale di Reggio, analizza in particolare il rapporto fra la federazione reggiana del Pci e i futuri brigatisti fra il 1969 e il 1970: 'Il Partito comunista Italiano aveva un atteggiamento ambivalente - sostiene. - Controllava quei giovani, li spiava e poi passava le informazioni alla Questura. C'era un filo diretto. Anche se poi, sia il Pci, sia la Polizia sottovalutarono il fenomeno, non riuscirono a capire la pericolosità delle nascenti Brigate Rosse. E obiettivamente bisogna ammettere che non era facile'.
Il libro parte da una domanda ineludibile: come è stato possibile che una piccola città di provincia, priva di università e di grandi fabbriche, abbia fornito un così grande contributo alla lotta armata? L'autore individua essenzialmente tre risposte: la presa del mito della Resistenza tradita e l'insoddisfazione per la politica moderata del Pci, l'influenza del vecchio leader comunista Pietro Secchia e lo shock rappresentato dall'eccidio del 7 luglio 1960.

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

Le Brigate Rosse intervistano se stessi

Brigate Rosse. Tecniche di guerriglia

1968 Il documento di Curcio e Rostagno

Renato Curcio

Brigate rosse. Iniziarono così

 

 

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