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Il generale Dalla Chiesa

 

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Dalla Chiesa…il mandante e la DC

 

Una intervista concessa da Nando Dalla Chiesa a Giorgio Bocca nel 1982 a pochi giorni dalla morte del generale

 

<< Che cosa penso dell’assassinio di mio padre?. Penso che sia stato un delitto politico, deciso e commesso a Palermo Né a me né ad altri della mia famiglia interessa sapere chi sono stati i killer, se venuti da Catania o da Bagheria o da New York. Interessa che siano individuati e puniti i mandanti che, a mio avviso vanno cercati nella democrazia cristiana siciliana>>. Nando Dalla Chiesa, il figlio del  generale assassinato, né piange né vuole che ci si interessi del suo dolore privato, e come lui la moglie e le sorelle in lutto. Vuole, come dice, << che questa tragedia non finisca nel nulla e che le sue accuse non si perdano nel generico.>>

Signor Dalla Chiesa, io ricordo di aver letto sull’”Europeo” un’intervista di Salvatore Rea a suo padre. L’intervistatore chiudeva dicendo che fra gli avversari locali del generale si potevano indicare questi dirigenti: il sindaco di Palermo Martellucci, il presidente della Regione D’Acquisto e i notabili Lima, Ciancimino, Nicoletti. Lei pensa che quei nomi siano stati indicati a Rea da suo padre?

<< Questo può dirlo Rea. Io so dalle dichiarazioni pubbliche rese alla stampa da questi signori che alcuni di essi si sono opposti alla concessione di poteri speciali a mio padre. In un’intervista, il sindaco Martellucci ha dichiarato testualmente che non occorrevano poteri speciali r neppure”cadaveri eccellenti”. Mio padre lesse quell’intervista. So di preciso che la interpretò come un messaggio, come una minaccia. Questo non è certamente il tempo delle citazioni accademiche, ma la metà di un mio saggio sul sicilianismo corrente presso la classe politica siciliana, la democrazia cristiana in particolare, espone questa tesi: che questo sicilianismo è un’espressione della cultura mafiosa. So, per avere letto e sentito le dichiarazioni di questi signori, che essi si rifiutano di considerare la Mafia come un fenomeno politico. Il signor Nicoletti nella commemorazione di mio padre fatta al festival democristiano non ha mai nominato la parola Mafia>>.

Si, credo di capire che cosa vuol dire per cultura mafiosa. Il secondo canale televisivo dovrebbe rimandare in onda un’intervista con il sindaco Martellucci, un documento che lascia senza fiato.

<< Ci sono documenti impressionanti, espliciti. Se c’è un’assurdità in termini, è quella di chiamare Mafia un potere segreto, clandestino. Ma no, la Mafia è nota, a Palermo tutti sanno chi sono i mafiosi, di che si occupano. La differenza fra la Mafia e il terrorismo è un’altra: che il terrorismo si rivendica, mentre la Mafia si nega o si dichiara con messaggi cifrati. Come quel notabile democristiano che disse a mio padre: “ Fra onesti, se si è onesti veramente, ci si può sempre intendere” Ecco, direi che una prova di mafiosità consiste proprio nel non rivendicarla, nel negare che sia un fenomeno politico, Vuol sapere una delle ragioni per cui mio padre è stato ammazzato? E’ stato il primo prefetto della Repubblica a dichiarare in pubblico, durante la commemorazione di Russo, che la colpa del delitto era la Mafia e che la Mafia era una realtà malavitosa-politica.

Nella filosofia mafiosa, invece , si sostiene che la Mafia è solo criminale e che essa è dovunque, che è inutile volerla colpire a Palermo. E mi pare molto pericoloso e deviante che ora si parli di eversione e di terrorismo mafioso o di semplice malavita organizzata.

C’ è una cosa che vorrei chiedere al figlio del generale Dalla Chiesa, cioè a qualcuno che può conoscere meglio di altri la sua psicologia. Nella sua ultima intervista suo padre in certo  senso si indicava alla Mafia come obiettivo. Diceva infatti: la Mafia uccide chi è pericoloso e chi, al contempo non è più coperto alle spalle. Non parlava di sé?

<< Ho visto mio padre a Ferragosto e mi ha parlato dell’intervista che le ha dato. Ha detto testualmente: questa intervista diventerà storica. No, non credo che dicesse storica pensando alla sua morte. Credo volesse dire che segnava una svolta politico e storica, l’inizio di una nuova strategia, di una manovra a tenaglia sin li mai tentata per combattere la Mafia>>.

Ma gliene parlò?

<<Si, nel suo disegno doveva essere una manovra dall’alto e dal basso. Raccogliere in alto le forze politico – sindacali disponibili, i laici, i liberali e Zanone in particolare. Il partito socialista, il partito comunista e una parte della Democrazia cristiana. Per esempio, non mi pare giusto che si indichi in Rognoni un responsabile della morte di mio padre, ma no, lui è una persona onesta che mio padre stimava, avrà commesso degli errori, ma cosa vuole che siano davanti al gruppo mafioso!  E poi la Chiesa, a cominciare dall’arcivescovo Pappalardo. Per mio padre la presa di posizione dell’arcivescovo, del clero, era davvero un fatto nuovo e decisivo, qualcosa che non era mai avvenuto prima. Forse anche il cardinal Pappalardo stava tentando la sua manovra a tenaglia dal punto di vista religioso, ma comunque era pronto a lottare.

Gli alleati in alto e quelli in basso: gli operai dei cantieri che aveva subito visitato, i sindaci, i parroci, gli studenti, la gente qualsiasi, stanca di soprusi. Io credo che lo abbiano ucciso perché la manovra stava riuscendo, perché il governo e la Dc oramai erano sul punto di concedere i poteri speciali . Dunque è stato ucciso perché stava per non essere più solo >>.

 

Come mai un uomo come suo padre, profondo conoscitore delle faccende italiane, dei tabù italiani,delle imprese impossibili in questo paese, è partito per combattere la Mafia. Non sapeva che lo avrebbero ucciso?

<<Lo sapeva. Gli sentii dire cose non aveva detto neppure nel ’78 quando c’era il terrorismo intero pronto ad ucciderlo. Per esempio, eravamo in Irpinia, dove abbiamo qualche terra lasciataci da nostra madre. E volle che vedessimo i campi provvedessimo al disboscamento. “ Ma papà, gli dissi, non affrettiamoci, ci penserai tu quando vai in pensione”. Non lo disse esplicitamente ma lo fece capire: forse tra poco non ci sarò più.>>

Una cosa mi colpi durante la mia visita a Palermo, che mi sembrò impossibile in un uomo della prudenza e della professionalità di suo padre: che aveva accettato di andare in una prefettura che non aveva alloggio familiare; che avesse accettato cioè di dover fare quattro viaggi al giorno fra casa ed ufficio.

<< Ultimamente anche lui si era arreso, aveva dato ordine di preparargli due camere da abitazione dentro la prefettura. Ma prima aveva tentato di fare il prefetto normale, il prefetto che riceve, che visita>>.

Non aveva paura?

Ho qui il testo di una sua conversazione con gli studenti del Liceo Garibaldi. A loro disse:” personalmente posso aver paura, ma come prefetto non devo far vedere di averla, non devo trasmetterla” Ecco la ragione per cui appena arrivato a Palermo volle andare un mattino a fare una visita al mercato del pesce, un luogo emblematico per la Mafia>>.

Parlò con voi di queste paure?

<< Con noi parlò di un’altra cosa, molto più grave. Durante la lotta al terrorismo mio padre era stato abituato ad avere alle spalle una copertura, ad avere dietro di se tutte le istituzioni politiche, democrazia cristiana in testa. Questa volta appena arrivato a Palermo capì, sentì che una parte della Democrazia cristiana non solo non lo copriva ma gli era contro>>.

Non cercò di ricucire questa lacerazione?

<< Credo che facesse dei passi verso la segreteria della Dc dove aveva ottimi amici, persone che lo avevano aiutato molto durante gli anni del terrorismo, non so se riuscì nello scopo>>

Lei preferisce non parlare del suo dolore. Ma che cosa in questa vicenda lo ha ferito in modo particolare

<< Che oggi, da parte degli avversari di mio padre, forse da qualche mandante del suo assassinio, gli si rimproveri di non essere stato abbastanza prudente;  di essere salito su un auto non blindata e guidata da sua moglie. Questi signori non sanno che mio padre scampò due volte alla morte da parte di terroristi proprio perché viaggiava guidata da mia madre>>.

Vuol dire che a Palermo qualcuno ha avvisato i killer?

<< Io so che mio padre, quando arrivò a Palermo scoprì che alcuni domestici della prefettura erano imparentati con pregiudicati di Mafia>>

Ci rivedremo signor Dalla Chiesa?

<< Posso dirle solo che io non abbandonerò alla dimenticanza gli ideali di giustizia di mio padre>>