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Pier Paolo Pasolini |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Trentennale dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini 1975-2005 E’
l’una e mezza di notte del 2 novembre 1975, e sul lungomare Duilio di Ostia
c’è una gazzella della polizia in servizio perlustrativi.All’improvviso, un’Alfa GT
2000, una bella macchina per quei tempi, le passa davanti a tutta velocità,
contromano e imboccando un senso vietato. Non si ferma all’alta dei militi,
cosi i poliziotti fanno un’inversione di marcia e si lanciano
all’inseguimento, la raggiungono all’altezza di uno stabilimento balneare, la
stringono contro la carreggiata e la obbligano a rallentare e quindi
fermarsi. Dalla
gazzella scende un agente che va a vedere chi c’è in quell’auto e perché stia
scappando così, ma non fa in tempo a distinguere il conducente che l’Alfa
riparte e cerca ancora di fuggire. Di nuovo all’inseguimento sul lungomare di
Ostia. I poliziotti raggiungono l’Alfa, la stringono ancora contro
il marciapiede e questa volta l’agente tira fuori il mitra e lo fa vedere al
conducente. La macchina si ferma. Dall’auto scende un ragazzo, sembra un
adolescente, tenta di scappare a piedi, di nuovo viene preso e immobilizzato
con le manette. Si chiama Pino Pelosi, ha diciassette anni ha precedenti
penali per vari furti, nel giro della mala della periferia romana lo chiamo “la
rana”. O anche pelosino Perché Pelosi scappava, in
quel modo.? L’auto
è stata rubata? Di chi è?Dal libretto di circolazione risulta essere di
proprietà di Pier Paolo Pasolini . Si lo scrittore, poeta e regista cinematografico. Uno famoso, sembra che Pelosi abbia rubato l’auto di un
personaggio famoso. Pelosi
viene arrestato e portato a Casal del Marmo, il carcere minorile della
capitale. Pelosi
viene rinchiuso in cella insieme ad un altro ragazzo, ed a questo confida che
ha ucciso Pier Paolo Pasolini, tanto è inutile nasconderlo, sa che verrà
scoperto di li a poco. Alle
foci del Tevere, vicino a Ostia, c’è una spianata in una zona che si chiama
Idroscalo. E’ una zona popolare, un po’ degradata, piena di casette abusive
che assomigliano più a baracche. Il
corpo di Pasolini si trova proprio li, vicino a una strada in terra battuta
che collega Ostia a Fiumicino. In mezzo ad un campetto di calcio chiuso da
una recinzione. Accanto a lui, e sotto di lui, ci sono pezzi di legno
insanguinati, ciocche di capelli e un anello, un anello d’oro con pietra
rossa e la scritta” United States
Army”. Poco lontano, vicino alla porta del
campetto, c’è una camicia di lana a righe imbrattata di sangue, molto sangue,
sul dorso e sulle maniche. Una
tavoletta sporca di sangue e di capelli. E un’altra, rotta in due pezzi, con
sopra scritto << via dell’Idroscalo>>. Ci
sono anche tracce di pneumatici che dalla porta del campetto arrivano fino a
Pasolini. Poi c’è lui, Pier Paolo, è steso in avanti, la tempia e la guancia
sinistra appoggiate sul terreno, il braccio destro scostato dal corpo e il
sinistro sotto.. Indossa una canottiera sollevata
dal dorso, con un solo piccolo strappo, e calzoni abbottonati alla cintola. Pier
Paolo viene voltato sulla schiena, è stato massacrato come difficilmente si
può immaginare. E’ coperto di sangue, ha ecchimosi sulla testa, sulle spalle,
sul dorso e sull’addome. Ha la mano sinistra fratturata in più parti, dieci
costole spezzate, ha profonde ecchimosi al volto e il naso
fratturato verso sinistra. Un massacro eseguito con una ferocia
inaudita. Gli
inquirenti sanno oramai chi è quell’uomo, tutta l’Italia lo conosce, ma occorre un
riconoscimento ufficiale da parte di un parente un amico, uno di questi viene
rintracciato, è Giovanni Davoli detto”Ninetto”, di professione attore, grande amico di Pier
Paolo. Alle domande dei carabinieri dice: << riconosco senza ombra di
dubbio che il cadavere che mi avete mostrato è quello di Pier Paolo Pasolini mio amico. Ninetto
Davoli è scosso ,
inorridito. La
morte di Pier Paolo è una notizia che colpisce tutta l’Italia, all’Idroscalo
nei giorni successivi migliaia di persone si recano a deporre mazzi di fiori. Pier
Paolo Pisolini è uno degli intellettuali più attivi e
originale in quegli anni, molto vicino alla sinistra, al PCI, ma anche
molto critico nei suoi confronti. Un omosessuale, che non fa niente per
nascondersi. Pier Paolo è uno che non passa inosservato, lui è uno che lascia
sempre il segno, in qualsiasi sua iniziativa. Poeta,
autore di romanzi come Ragazzi di Vita , Una vita violenta,Pier Paolo è uno degli
scrittori più attenti alla realtà che cambia. Soprattutto alla realtà
nascosta e poco raccontata delle borgate, degli emarginati, di quello che una
volta si chiamava sottoproletariato. Ai
suoi funerali una folla immensa di intellettuali, attori . registi,
scrittori, gente comune. Si
vedono alcune persone entrare da una porta, una di loro alza il pugno nel
saluto comunista, Franco Citti che scuote la testa sconsolato, Laura Betti, sua grande amica che
piange, Alberto Moravia dirà: <<
Abbiamo perso prima di tutto un poeta, e di poeti non ce ne sono tanti nel
mondo>> Moravia è furibondo, la sua è una rabbia incontrollata, urla:
<< Ne nascono tre o quattro in un secolo! Quando sarà finito questo
secolo Pier Paolo sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta
dovrebbe essere sacro!>> Pino Pelosi Pier
Paolo Pasolini non è soltanto un poeta, uno scrittore e un regista, è anche
un giornalista, scrive editoriali sul << Corriere della Sera>>In
uno di questi , del novembre 1974, Pier Paolo scrive un articolo intitolato Che cos’è questo golpe , che in una
raccolta successiva verrà chiamato Il
romanzo delle stragi. Io
so, scrive Pasolini , so chi ha compiuto le stragi,
chi ha tramato, chi ha coperto e
depistato. Io
so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto
ciò che succede,(….) che coordina fatti lontani, che
mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente
quadro politico , che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare
l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Un
uomo così, se è onesto e libero, è un uomo che da fastidio. Un intellettuale
cosi, è un intellettuale scomodo Basti
pensare che Pier Paolo, in una lettera pubblicata sul<<Mondo>>, aveva pubblicamente affermato: << Andreotti,
Fanfani, Rumor,e almeno una mezza dozzina di altri potenti democristiani,
dovrebbero essere trascinati, come Nixon, sui banchi degli imputati. E quivi
accusati di una straordinaria quantità di reati…(
Pier Paolo Pasolini , Bisognerebbe processare i gerarchi DC, in << Il Mondo>> 28 giugno 1975) Perché è morto Pasolini.? Le
ipotesi restano aperte. Ucciso da un ragazzo di borgata, così simile a quei
<<ragazzi di vita>> di cui aveva scritto, per un litigio durante
un rapporto sessuale clandestino. Ucciso da Pino Oppure
ucciso da altri per una lezione da dare ad una persona come lui, omosessuale
e comunista, da attirare in una trappola. Pino Pelosi viene avvicinato da
Pasolini , torna al bar per consegnare le chiavi e
intanto avverte gli amici, anche loro ragazzi di borgata così simili ai
protagonisti dei suoi romanzi. Che lo seguono, lo tirano fuori dalla macchina
e lo massacrano, spinti da violenza cieca della nuova gioventù che Pasolini aveva già
descritto, dall’odio, anche politico, nei confronti di un uomo come lui,
<< frocio e comunista>>. Oppure
ucciso con premeditazione, da qualcuno che ordina l’azione, aspetta che si
presenti il momento giusto, e quando arriva raccoglie la gente e ordina il
massacro, perché Pasolini
è un intellettuale scomodo, uno che da fastidio, uno che non
deve esserci più. Le
nuove rivelazioni di Pelosi, sembrano avvalorare tale tesi, Pasolini,
dichiara Pelosi, è stato ucciso da tre sconosciuti sbucati dalle ombre della
notte, hanno tirato fuori dall’auto Pier Paolo e lo hanno massacrato, tanto
da ridurlo in una poltiglia informe di sangue raggrumato. Perché Pelosi parla
solo oggi? Secondo le sue dichiarazioni, non parlò mai di quello che accadde
veramente quella notte perché gli aggressori lo minacciarono
dicendogli:<< fatti i cazzi tuoi, altrimenti facciamo fuori tua madre e
tuo padre, ha noi non ci hai mai visto>>. Può essere plausibili tale
spiegazione? Il mistero comunque rimane, probabilmente non conosceremo il
movente né gli eventuali mandanti, nonché gli esecutori materiali del
massacro Pier Paolo Pasolini è un intellettuale che lascia il segno. Le sue
riflessioni, espresse con le parole secche di un saggio o come quelle
poetiche di un verso o nell’immagine di un film, hanno quasi trent’anni, ma
mantengono un’attualità straordinaria. A
distanza di quasi trent’anni, c’è da chiedersi cosa avrebbe pensato
della situazione attuale, della nostra classe politica, di Berlusconi, della
globalizzazione, del revisionismo, lui che in parte nei suoi scritti, nelle
sue poesie nei suoi film ne aveva già parlato, e che oggi sembrano di
straordinaria attualità. Sergio Citti "So io chi ammazzò Pier Paolo non mi hanno mai voluto sentire" Il regista Sergio Citti, amico dello scrittore: fatemi testimoniare
"Il delitto fu una colossale messa in scena" 8 maggio 2005 – Anna Maria Liguori "Pino Pelosi ha detto tante
bugie, bisogna riaprire l'inchiesta. Per fargli dire la verità, tutta fino in
fondo, dovrebbe rispondere alle mie domande. Vorrei un confronto con lui. Io so, con esattezza, come sono andati i fatti".
Sergio Citti, 72 anni, amico fraterno e stretto
collaboratore di Pier Paolo Pasolini, è da anni molto
malato. La sua mente però è lucida e al telefono si commuove più volte
mentre racconta la sua versione dei fatti "quella che - dice - doveva
venir fuori trent'anni fa". Perché è così sicuro che Pelosi mente? La colpa secondo lei è di chi ha fatto le indagini? E' la tesi del complotto che gli inquirenti hanno scartato. Pasolini, nessuna nuova inchiesta ma la parte civile non ci sta Le ultime dichiarazioni di Pelosi
non vengono ritenute sufficienti Ma la parte civile non ci sta:
"Presenteremo una nuova memoria" E Citti,
amico fraterno dello scrittore, rivela un possibile movente "Fu la
punizione per una fallita estorsione legata alle bobine di Salò" Marazzita ha precisato che
l'iniziativa è stata decisa in seguito alle "nuove tracce investigative
fornite dalle dichiarazioni rilasciate da Pino Pelosi in tv e dal regista
Sergio Citti sulla stampa". Si tratterebbe,
secondo il legale, di "tracce che vanno solidificate da un punto di
vista giudiziario: dovrà quindi essere aperto un nuovo fascicolo". Intanto anche Citti,
amico fraterno di Pasolini - e da sempre sostenitore della tesi che lo
scrittore fu vittima di una vera e propria esecuzione - oggi ha ribadito di
voler essere sentito dai magistrati, cosa che non avvenne ai tempi
dell'omicidio. Il regista, 72 anni, malato, da alcuni mesi costretto su una
sedia a rotelle, ha ricordato i giorni precedenti l'omicidio. Fornendo anche
un possibile movente. "Fecero un furto della
pellicola del film Salò alla Technicolor - ha raccontato - il giorno
dopo venne uno da me, che conoscevo, e mi disse: 'Sergio,
vogliamo parlare con Pasolini per il materiale che hanno dei ragazzi, che
vogliono dei soldi, 2 miliardi. Telefonai a Pasolini ed andammo dal
produttore, Grimaldi, che mi disse 'posso dare al massimo 50 milioni'.
Quell'uomo tornò da me e mi portò al bar dove si aggirava Pelosi. Io aspettai fuori, lui andò dentro: qualcuno gli disse 'No, non
accettiamo'". Poi Citti ha proseguito nel suo racconto: "Questi
volevano il numero di Pasolini.
La sera prima di partire per Stoccolma Pier Paolo, io e la mia ex moglie
abbiamo cenato assieme a Pasolini e a Ninetto Davoli a Ostia. Pasolini mi disse che un ragazzo gli
aveva telefonato, che non volevano più una lira e che gli volevano
riconsegnare il materiale. Pier Paolo allora disse 'domani vado
a Stoccolma, quando torno li vedro', mi hanno detto
'Ci dispiace , vogliamo ridarti tutto'". "Tanto è vero - prosegue Citti - che quando tornò gli telefonai, dicendogli: Pier
Pa', ci vediamo? ma lui rispose: 'No, Sergio,
stasera devo andare a mangiare con Ninetto e poi
devo andare da questi ragazzi'. Così fece, non dicendo nulla a Ninetto, andando poi alla stazione Termini, dove c'era
Pelosi, e restandoci venticinque minuti. Qui Pelosi telefonò, non so a chi, e
qualcuno gli disse: 'A mezzanotte ed un quarto vieni
e gli diamo la roba'. Allora Pasolini ha aspettato, è andato lì ed invece,
così mi fu raccontato, lo hanno aggredito, è scappato, l'hanno ripreso e
bastonato, fece finta di essere svenuto. Qualcuno
all'Idroscalo vide ciò che accadeva, ma non ha mai testimoniato". 8 Maggio 2005 – “ Pasolini, Procura ordina Marazzita: "Ha
l'obbligo di avviare nuovi accertamenti su una vicenda che ha lasciato
perplesse troppe persone" Con la dovuta cautela
("Aspettiamo di vedere quali elementi nuovi intenderà produrre la
parte civile, poi sarà fatta una valutazione di tutto"), "Penso di
poter andare soltanto domani a piazzale Clodio - ha
spiegato Marazzita - sono ancora in attesa di ricevere dalla Rai la
registrazione della puntata con l'intervista di Pelosi. Ritengo, in
ogni caso, che la magistratura abbia l'obbligo di avviare nuovi accertamenti
per fare luce su una vicenda che sin dall'inizio aveva lasciato perplesse
troppe persone".La riapertura del caso Pasolini è iniziata lo
scorso fine settimana, con le nuove dichiarazioni che Giuseppe Pelosi, condannato
per l'omicidio del 2 novembre In un primo momento i magistrati
romani si erano detti non convinti dalle dichiarazioni di Pelosi. Poi, la notizia
della possibilità dell'apertura di un fascisolo. La
questione sarà probabilmente affrontata oggi dal procuratore Giovanni Ferrara
e dall'aggiunto Italo Ormanni. Gli inquirenti
intendono acquisire l'intervista di Pelosi e quella del regista Sergio Citti, grande amico di Pasolini, il quale ha dichiarato
di essere a conoscenza di alcuni elementi utili a fare chiarezza su quanto
accadde quella notte. I due saranno poi convocati in procura per essere
interrogati. 9
Maggio 2005 Il monumento all’Idroscalo di Ostia Siamo tutti in pericolo. Un’intervista rilasciata a Furio
Colombo nel 1975. Pubblicata sull’Unità del 1
novembre. Si tratta dell’ultima sua intervista ,
poche ore prima della sua morte. Questo
che pubblichiamo è il testo dell’intervista di Furio Colombo a Pier Paolo
Pasolini pubblicato sull’inserto "Tuttolibri"
del quotidiano " Pasolini,
tu hai dato nei tuoi articoli e nei tuoi scritti, molte versioni di ciò che
detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni,
persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dirò
"la situazione", e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale ti batti. Ora ti faccio questa obiezione.
La "situazione" con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò
che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo è il merito e il
talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della "situazione".
Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo
sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti.
E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi, intendo.. Sì,
ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in
senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può
persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali,
quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese (e tu sai che
non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per
andare al loro congresso). In grande l’esempio ce lo dà la storia. Il rifiuto
è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli
intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto
di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per
funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel
punto, "assurdo" non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una
quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su,
in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria
amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si
mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla
televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si
fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati
quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina. Allora i discorsi sono tre.
Qual è, come tu dici, "la situazione", e perché si dovrebbe
fermarla o distruggerla. E in che modo. (...) Che cos’è il potere, secondo te, dove è, dove sta, come lo
stani? Il
potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori.
Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette
classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse
cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di
amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E
quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio.
Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito
il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono. Ti
hanno accusato di non distinguere politicamente e ideologicamente, di avere
perso il segno della differenza profonda che deve pur esserci fra fascisti e
non fascisti, per esempio fra i giovani. Per
questo ti parlavo dell’orario ferroviario dell’anno prima. Hai mai visto
quelle marionette che fanno tanto riderei bambini perché hanno il corpo
voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò
riuscisse in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di
intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili,
le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il
fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna.
Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia
ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema
sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora
nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte. Ecco il
guaio, ho già detto a Moravia: con la vita che faccio io
pago un prezzo... È come uno che scende all’inferno. Ma quando torno - se
torno - ho visto altre cose, più cose. Non dico che dovete credermi. Dico che
dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verità. E
qual è la verità? Mi
dispiace avere usato questa parola. Volevo dire "evidenza". Fammi
rimettere le cose in ordine. Prima tragedia: una educazione
comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena
dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una
strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe.
Allora una prima divisione, classica, è "stare con i deboli". Ma io
dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E
tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur
di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere. Allora
fammi tornare alla domanda iniziale. Tu, magicamente abolisci tutto. Ma tu
vivi di libri, e hai bisogno di intelligenze che leggono. Dunque, consumatori
educati del prodotto intellettuale. Tu fai del cinema e hai bisogno non solo
di grandi platee disponibili (infatti hai in genere
molto successo popolare, cioè sei "consumato" avidamente dal tuo
pubblico) ma anche di una grande macchina tecnica, organizzativa,
industriale, che sta in mezzo. Se togli tutto questo, con una specie di
magico monachesimo di tipo paleo-cattolico e neo- cinese, che cosa ti resta? A
me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere,
lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le
lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri
resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me.
Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né Come dire che hai nostalgia di quel mondo. No!
Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel
padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno
li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al
padrone, altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa
cupa ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere "di che
segno sei". Chiunque sia portato in fin di vita all’ospedale ha più
interesse - se ha ancora un soffio di vita - in quel che gli diranno i
dottori sulla sua possibilità di vivere che in quel che gli diranno i
poliziotti sulla meccanica del delitto. Bada bene che io non facio né un processo alle intenzioni né mi interessa
ormai la catena causa effetto, prima loro, prima lui, o chi è il
capo-colpevole. Mi sembra che abbiamo definito quella che tu chiami la
"situazione". È come quando in una città piove e si sono ingorgati
i tombini. l’acqua sale, è un’acqua innocente, acqua
piovana, non ha né la furia del mare né la cattiveria delle correnti di un
fiume. Però, per una ragione qualsiasi non scende ma sale. È la stessa acqua
piovana di tante poesiole infantili e delle musichette del "cantando
sotto la pioggia". Ma sale e ti annega. Se siamo a questo punto io dico:
non perdiamo tutto il tempo a mettere una etichetta
qui e una là. Vediamo dove si sgorga questa maledetta vasca, prima che
restiamo tutti annegati. E
tu, per questo, vorresti tutti pastorelli senza scuola dell’obbligo,
ignoranti e felici. Detta
così sarebbe una stupidaggine. Ma la cosiddetta scuola dell’obbligo fabbrica
per forza gladiatori disperati. La massa si fa più grande, come la
disperazione, come la rabbia. Mettiamo che io abbia lanciato una boutade
(eppure non credo) Ditemi voi una altra cosa.
S’intende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa
che ha il solo scopo di fari libera e padrona di se stessa. S’intende che mi
immagino che possa ancora venire un momento così nella storia italiana e in
quella del mondo. Il meglio di quello che penso potrà anche ispirarmi una
delle mie prossime poesie. Ma non quello che so e quello che vedo. Voglio
dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la
pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che
sogna la sua uniforme e la sua giustificazione (qualche volta). Ma è anche
vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di
uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza
privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato "la vita violenta".
Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei
vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo
basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete
tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A
me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non
potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali. Ma
abolire deve per forza dire creare, se non sei un distruttore anche tu. I
libri per esempio, che fine fanno? Non voglio fare la parte di chi si
angoscia più per la cultura che per la gente. Ma questa gente salvata, nella
tua visione di un mondo diverso, non può essere più primitiva (questa è
un’accusa frequente che ti viene rivolta) e se non vogliamo usare la
repressione "più avanzata"... Che
mi fa rabbrividire. Se
non vogliamo usare frasi fatte, una indicazione ci
deve pur essere. Per esempio, nella fantascienza, come nel nazismo, si
bruciano sempre i libri come gesto iniziale di sterminio. Chiuse le scuole,
chiusa la televisione, come animi il tuo presepio? Credo
di essermi già spiegato con Moravia. Chiudere, nel mio linguaggio, vuol dire
cambiare. Cambiare però in modo tanto drastico e disperato quanto drastica e
disperata è la situazione. Quello che impedisce un vero dibattito con Moravia
ma soprattutto con Firpo, per esempio, è che
sembriamo persone che non vedono la stessa scena, che non conoscono la stessa
gente, che non ascoltavano le stesse voci. Per voi una cosa accade quando è
cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto?
Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire:
signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una
cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco,
fuori da qualsiasi logica precedente. È un nostalgico il malato che sogna la
salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato?
Prima del cancro, dico. Ecco prima di tutto bisognerà fare non solo quale
sforzo per avere la stessa immagine. Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo. Non sanno
di che Paese stanno parlando, sono lontani come Perché
pensi che per te certe cose siano talmente più chiare? Non
vorrei parlare più di me,forse ho detto fin troppo.
Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche
i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire
che siamo tutti in pericolo. Pasolini,
se tu vedi la vita così - non so se accetti questa domanda - come pensi di
evitare il pericolo e il rischio? È
diventato tardi, Pasolini non ha acceso la luce e diventa difficile prendere
appunti. Rivediamo insieme i miei. Poi lui mi chiede di lasciargli le
domande. "Ci sono punti che mi sembrano un po’ troppo
assoluti. Fammi pensare, fammeli rivedere. E poi dammi il tempo di
trovare una conclusione. Ho una cosa in mente per rispondere alla tua
domanda. Per me è più facile scrivere che parlare. Ti
lascio le note che aggiungo per domani mattina". Il giorno dopo,
domenica, il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini era all’obitorio della
polizia di Roma Fonte: Archivio L’Unità, Dopo 30 anni si riapre il caso Dopo
30 anni il ''caso Pasolini'' viene finalmente
riaperto. Una riapertura che prende l'avvio da una dichiarazione
straordinaria rilasciata da chi, trent'anni fa, si addossò tutte le
responsabilità del delitto di Pier Paolo Pasolini e che non ha mai rivelato
la verità - la sua verità - , su quello che successe
la notte del 2 novembre 1975, all'idroscalo di Ostia. .
E
dopo le rivelazioni di questi giorni, |
Il
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