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Maria Fida Moro
La scheda
Il
rapimento e l’uccisione di Aldo Moro

La strage del’Italicus
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Moro e l’Italicus
"Aldo Moro era salito sull'Italicus"
Maria Fida Moro ha
rivelato ieri un particolare inquietante. Suo padre, il 4 agosto 1974, era
salito sul treno Italicus,
ma prima di partire venne fatto scendere per firmare delle carte. Poche ore
dopo ci fu la strage sull'Appennino. Il vero obiettivo era Aldo Moro?
L'obiettivo della strage dell'Italicus
... L'obiettivo della strage dell'Italicus sarebbe stato Aldo Moro. Un'ipotesi inquietante
che, a trent'anni dall'attentato che provocò una
strage, viene avanzata dalla figlia dello statista
democristiano, Maria Fida Moro. L'annuncio choc è
stato dato ieri sera nel corso di una trasmissione di Tele Serenissima, alla
quale era presente anche Luigi Bacialli, direttore
del Gazzettino. È stata la stessa Maria Fida Moro a
telefonare e spiegare al conduttore Gianluca Versace
che quel giorno (il 4 agosto del 1974) suo padre era addirittura salito sul treno alla stazione di Roma e stava per partire,
quando all'ultimo momento un suo collaboratore gli disse di scendere per
firmare alcune carte. Così il treno partì senza di lui. Poche ore dopo,
quando l'Italicus percorreva la lunga galleria
appenninica di San Benedetto Val di Sambro, una
bomba ad orologeria esplose provocando la strage rivendicata da Ordine Nero.
Per Moro il destino riservava un'altra morte violenta: il 9 maggio del 1978 venne ucciso dalle Brigate Rosse, dopo un lungo periodo di
prigionia.
L'episodio è anche raccontato nel libro "La Nebulosa del caso
Moro" che sta per uscire. "Alla fine del libro ho citato un
episodio tanto vero quanto non suffragabile, mio padre salì
e scese immediatamente dall'Italicus. Fino
all'ultimo ero in forse se inserirlo nel volume perché ero certa che sarebbe
stato strumentalizzato, ma non prima che "La
nebulosa" fosse in libreria".
Maria Fida Moro ha fatto capire di non aver mai
rivelato prima questa clamorosa versione sulla strage dell'Italicus, perché sconsigliata da persone a lei vicine. Il
collegamento, tra la presunta presenza di Moro e la strage sul treno, non era
mai emerso.
La figlia dello statista, Maria
Fida, ha rivelato un episodio, finora ignoto, che verrà
raccontato in un libro. Spunta un'ipotesi inquietante Moro era salito sul treno "Italicus"
"Venne fatto scendere per firmare delle carte" - Dopo poche ore ci fu
la strage nella grande galleria appenninica Maria
Fida, la figlia del presidente della Dc, lei stessa
già parlamentare, da ventisei anni presidia la memoria del papà. E vuole la
verità: con l'ex giudice Ferdinando Imposimato e
l'avvocato Nino Marazzita
chiede la riapertura dell'inchiesta sulla tragedia che ha travolto la sua
famiglia.L'abbiamo intervistata.
-Onorevole Maria Fida Moro,
perché proprio lei ha chiesto la riapertura delle indagini sul caso Moro?
"Perché non lo faceva nessun altro. Inoltre a
me sembrava un atto imprescindibile anzi dovuto nei confronti della me-moria
di papà. Aggiungo che già è stata creata confusione gratuita in merito e che
nessuno può parlare in mia vece".
-A cosa punta?
"Guardi, questa richiesta non
prevede certamente di chiarire tutte le zone d'ombra, ma almeno quelle
già documentate. Né l'avvocato Nino Marazzita, né io sposiamo alcuna
tesi preconcetta. La verità non è sempre bianca o nera. Alle volte è nascosta essa si nasconde nelle pieghe sfumate. E non sarà una rivista patinata ad affossarla".
- Suo padre uscì di casa di
prima mattina. Vi salutaste?
"E' accaduto che io mi sono ripresa al volo,
sulla porta dell'ascensore, mio figlio Luca che stava uscendo con lui e per
la pena sono stata scorbutica. Ma"
-Ma?
"Vede, io sentivo arrivare una catastrofe. E ne ero sconvolta".
-Aveva l'abitudine di andare a messa ogni mattino
presto?
"Indefettibilmente".
-Ci dice com'era stata
la sera prima al rapimento? Ricorda l'ultima cosa che vi diceste?
"Papà quel giorno era raffreddatissimo. Me lo
ricordo benissimo questo suo particolare. Ma rimane
nel mio cuore".
-Suo padre aveva paura di qualcosa nel periodo che
precedette Via Fani? Manifestò inquietudini con voi familiari?
"No. Papà non aveva mai paura per sé, temeva sempre per noi".
-E' vero che rimase fortemente impressionato dalle minacciose
espressioni di Henry Kissinger
sul "compromesso storico" e l'ingresso del Pci
al governo? Moro era conscio che stava sfidando gli americani?
"Niente tranne la morte poteva distogliere papà dal perseguire la
giustizia che si incarnava nel suo progetto politico
ed umano. Glielo voglio dire: Aldo Moro era ben conscio di sfidare il
potere".
-La tragedia di suo padre si è tutta consumata
all'interno delle Br oppure ha anche altre origini
e altri legami?
"Considero la sua una domanda retorica"
-Conosceva gli uomini della scorta? Cosa ricorda di loro?
"Sì, li conoscevo. Erano nostri amici da sempre. Persone
gentili che condividevano ore e giorni con noi, con papà. Mi ricordo
benissimo che non hanno voluto, pur potendolo, essere trasferiti altrove.
Loro non volevano assolutamente che papà fosse lasciato solo a morire".
-Perché nelle lettere suo padre
insistette sullo "stato di bisogno" della famiglia? Intendeva il
bisogno della sua guida?
"Sì, lui intendeva proprio il bisogno della sua guida. Sapeva benissimo
che saremmo stati traditi e abbandonati, calunniati ed oppressi. E lui avrebbe voluto impedirlo. E c'era anche da parte sua
la consapevolezza precisa che, in sua assenza, Luca sarebbe stato alla mercé della vita. Sì
c'erano tante cose private e dolci".
-Adriano Sofri, di cui si parla molto in
questi giorni, nel suo libro "All'ombra di Moro" sogna di fare una
sola domanda ai carcerieri del presidente della Dc:
"Gli faceste mai sentire della musica?". Suo papà amava la musica?
"Date le circostanze dell'agonia non mi sembra una domanda molto
pertinente. Mio padre adorava la musica".
-Stando alle ricostruzioni di molti processi, parrebbe che suo padre avesse
scritto, oltre al famoso memoriale, 95 lettere. Di
queste in quei 55 giorni solo 35 sono state recapitate. Perché?
"Bisognerebbe chiederlo a chi aveva in "custodia" mio
padre".-Secondo lei il contenuto delle
lettere, o di alcune di esse, venne concordato tra
sua papà e i sequestratori?
"Può darsi".
-A suo parere Aldo Moro diede in modo cifrato
l'indicazione di dove era tenuto prigioniero?
"Non credo. Ma non posso escluderlo a
priori".
-Che fine hanno fatto i
nastri con le registrazioni audio degli "interrogatori nella prigione
del popolo"?
"Non lo so. E non mi interessa. Perché mi sembra fuori posto l'aspetto "giallo"
del caso Moro".
-Intende?
"Tutte le elucubrazioni sui se".
-Senta, onorevole Moro: quanti padri ha la tragedia di suo padre?
"Troppi".
-Che ruolo ebbe Paolo VI che di suo padre era amico?
"Stando a quello che scrisse papà "fece pochino".
-Andreotti?
"Il democristiano più gentile dopo Aldo Moro".
-Zaccagnini?
"Insieme ad altri si è limitato a piangere: un
po' pochino".
-Craxi?
"Gli sono grata per quanto tentò di fare. Mi lascia un po' perplessa il
tributo postumo, perché a tutt'oggi è ancora negato a Moro".
-Berlinguer, la sua contrarietà a ogni
trattativa?
"Ogni essere umano risponde alla sua coscienza".
-Torniamo a Sofri: cosa ne
pensa della sua grazia?
"Come ho detto più volte sono in linea di massima favorevole alla grazia
a Sofri".
-Lei ha perdonato i carnefici di suo padre?
"Sì: è storia vecchia".
-Lei è sempre stata favorevole a chiudere gli anni di
piombo con un'amnistia? Perché?
"Sono per la pacificazione che è sempre stata bilaterale. L'odio genera odio, la violenza altra violenza, il sangue chiama
altro sangue".
-Sciascia aprì il suo pamphlet sull'Affaire Moro con la frase
"più terribile di tutte: qualcuno è morto al momento giusto". Chi
lo voleva morto, Aldo Moro?
"Potrei forse rispondere che tutti lo volevano
morto, ma sarebbe eccessivo. Diciamo coloro che sperano contro la luce".
-Ha visto gli ultimi film dedicati al caso-Moro,
quelli di Martinelli e di Bellocchio?
"Sì li ho visti. E tendenzialmente tutti mi danno dolore, alcuni molto
più di altri"".
-"La nebulosa del caso Moro" è un libro in
uscita, curato da lei: di che si tratta?
"La nebulosa doveva essere una specie di compendio rivolto ai ragazzi
del futuro, a coloro che non c'erano nel '78. A coloro che non sanno, perché possano farsi un'idea propria sulla
scorta di una trama oggettiva, mai asettica anzi appassionante ed
amorevole".
-"Vorrei capire, con i miei piccoli occhi
mortali, come ci si vedrà dopo. Se
ci fosse la luce sarebbe bellissimo" scrive suo padre nella
lettera-testamento. La sua fede fu incrinata dalla tragedia vissuta?
"No anzi se non avessi fede non potrei vivere, né sarei
sopravvissuta".
-C'è qualcuno - un confessore, si disse - che lo poté
incontrare in segreto in quei 55 giorni?
"Magari fosse vero. Speriamo che lo sia".
-Maria Fida Moro: poteva essere salvato suo
papà?"Chissà! Forse sì. Poteva essere salvato".
-Se. Se fosse tornato in libertà si
sarebbe "vendicato"?
"Nooo! Certo che no!".
-Si è scritto di tutto. Ma
c'è qualcosa - un particolare - che lei sa e noi no?
"Miliardi di particolari. I trentuno anni trascorsi accanto a un padre straordinario. Perché, vede, per capire la
morte di Aldo Moro sarebbe necessario conoscerne
bene la vita".-Luca. Suo figlio, Maria Fida. Il nipotino adorato di Aldo
Moro. E scrive suo papà rivolto alla "mia dolcissima Noretta":
"Bacia e carezza Fida, Luca (tanto tanto
Luca)". La perdita del nonno ha segnato la sua
vita?
"L'ha devastata. Luca è la vittima delle vittime.
La più innocente di tutte".
-Cosa le manca suo padre?
"La sollecitudine. La gentilezza. La bontà. Il
sorriso: mi manca tanto il suo sorriso. Pensi, perfino da morto sembrava sorridere"
Gianluca Versace
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