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Aldo Moro fu realmente
protetto…? |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Aldo Moro
con il maresciallo Oreste Leonardi Analizzando i punti i quali si è snodata l’azione di contrasto anti-brigatista a livello di apparati, il primo sul quale occorre soffermarsi è quello
della prevenzione. A parte l’errore commesso dagli uomini della scorta nel tenere le armi non sufficientemente pronte all’uso, lo
Stato forniva protezione adeguata all’onorevole Moro? Oppure
egli era stato lasciato nella condizione di bersaglio scarsamente difeso in
senso assoluto, sia in confronto ad altri eminenti politici? C’erano stati segnali premonitori di ciò che sarebbe
accaduto in via Fani, tali da indurre a precauzioni
che invece non furono assunte? Per rispondere alla prima domanda, si può cominciare con una circostanza forse poco nota, rivelata alla Commissione
Stragi nel 1990 dall’allora Comandante generale dei Carabinieri, Arnaldo
Ferrara. Egli dichiarò in audizione che Aldo Moro era stato il primo politico
italiano ad usufruire di un servizio di scorta armata, a partire già dal A questo quadro disegnato dalla
Commissione Moro, sembra pertinente aggiungere che sia Eleonora Moro che Guerzoni ( segretario di
Moro) concordarono sul fatto che lo statista era preoccupato per i suoi cari
( quali furono i segnali di tale preoccupazione?) , più che di se stesso. A
detta del suo ex collaboratore, l’uomo politico non aveva “ minimamente
pensato che si potesse giungere a quel livello del suo rapimento” . Inoltre l’assenza di documentazione cartacea suscita
qualche dubbio sull’importanza attribuita da Aldo Moro alla faccenda, quanto meno. In ogni caso nel corso degli anni ciascuna
delle parti è
rimasta sulle posizioni iniziali. Quanto al livello di efficienza
del gruppo di uomini incaricati di proteggere la sicurezza dello statista, A suo tempo, l’inquirente parlamentare si era addentrato
in accertamenti riguardanti tra l’alto la (
scarsissima) frequenza delle esercitazioni di tiro compiute dal personale
addetto, lo stato di manutenzione ( pessimo) del mitra in loro dotazione, e
la prevedibilità degli orari e dei percorsi…( negli ultimi giorni prima del 9
maggio sempre quelli). Sui primi due fattori, bisogna dire che in linea di principio essi depongono assai
negativamente, ma nella sparatoria di via Fani non entrarono in gioco, in
quanto solo uno degli uomini di servizio ebbe il tempo di impugnare un’arma (
una pistola, non il mitra), ma venne ucciso quando la sua reazione era appena
cominciata. Sugli orari, non è realistico pensare che le esigenze di
protezione potessero far premio su quelle di lavoro
di un personaggio importante quale Moro. Circa i percorsi, il sistema viario
della zona nella quale l’onorevole Moro abitava offriva ben poche alternative. Sulla scia del titolo di un famoso romanzo di Garcia Marquez, per il caso
Moro si è parlato di <<sequestro annunciato>>. Questo
convincimento, benché diffuso, non è tuttavia unanime. Secondo Cossiga, non è vero che fossero
pervenute in anticipo”informazioni specifiche relative a possibili
equestri di persona”. A giudizio del Presidente Pellegrino, di contro, “ noi
possiamo affermare in termini di acquisizioni, di
sufficiente certezza” che quello di Moro “ era un sequestro annunciato e che,
malgrado ciò, non è stato sventato” Essenzialmente, in ordine cronologico si tratterebbe di alcuni articoli di stampa di epoca precedente
all’evento; un paio di episodi avvenuti in via Savoia, lo studio di Moro ,
primo dei quali nel novembre del 1977, ed una vera e propria anticipazione
del rapimento che sarebbe stata diffusa da Rossellini
( figlio di Roberto il grande regista) la mattina del 16 marzo, circa 45
minuti prima dell’assalto a via Fani, dai microfoni di << Radio Città
Futura>>. Aldo Moro, come si può immaginare,
nel corso della sua lunga carriera politica è stato soggetto di numerosi
attacchi giornalistici e pubblicistici , anche molto
violenti, Nella stragrande maggioranza
dei casi, essi appaiono insignificanti ai fini di una previsione di
sequestro, anche perché tavolta risalgono a
parecchi anni prima. L’unico che sembra imporsi all’attenzione fra tutti, è
quello di un noto autore di testi per spettacoli di cabaret,
Pier Francesco Pingitore. Il pezzo da lui concepito
per il “ Bagaglino” è stato preso in seria considerazione da osservatori e da
parlamentari , quali il senatore De Luca e, più
ancora dal Presidente della Commissione stragi, senatore Pellegrino. Questo scritto intitolato “ Dio salvi il Presidente , definito dal suo autore “ satira seriosa”, ironizza
sull’imponenza e sulla pomposità del
servizio di scorta a disposizione dell’onorevole e della sua consorte, e sulle modalità con
le quali esso veniva svolto nelle prime ore del mattino, fornendone una
descrizione che, a detta del Sen Pellegrino, corrispondeva proprio ai” due
scenari esaminati dalle Brigare rosse durante la fase di preparazione”. Il Presidente Pellegrino non è rimasto
affatto persuaso dell’interpretazione innocente datane da Pingitore, da lui visto come “ uno dei giornalisti e
intellettuali vicini alla destra storica e quindi vicino agli apparati”. Nell’opuscolo di Pingitore,
dunque, si legge innanzi tutto che ogni giorno Moro dapprima si recava a
messa con la moglie, poi faceva ritorno a casa, ed
infine usciva di nuovo, questa volta per i suoi impegni lavorativi e
politici. Di preferenza, i coniugi Moro avrebbero assistito alla funzione
delle 8.30 nella chiesa di piazza Monte Gaudio,
altrimenti, se si fossero trovati in ritardo, all’altra delle 9, nella chiesa
di Piazza Giuochi Delfici. Tralasciando particolari
di minore importanza, è da notare che, stando all’operetta satirica, Aldo
Moro transitava in via Fani solo quando non faceva
in tempo per la messa di piazza Monte Gaudio, ed in ogni caso lo faceva in
compagnia della moglie e, soprattutto, che quando lo statista, dopo essere
rientrato nella propria abitazione, usciva di casa per la seconda volta e
senza la sig,ra Eleonora,
non passava per via Fani, bensì per via Igea e via della Camilluccia,
la seguiva per un breve tratto, poi voltava a sinistra per la ripidissima via
De Amicis. Un itinerario, quest’ultimo, che
nel 1978 era impossibile a causa del senso vietato che il convoglio avrebbe
incontrato in via della Camilluccia. Questi rilievi, da soli, dovrebbero bastare per stabilire
se la satira ideata per “ Il Bagaglino” possa essere intesa quale indizio di una collaborazione
tra Pingitore e le Brigate rosse, oppure no. In più, occorre considerare un dato di ordine
cronologico, l’opuscolo satiro non è del 1975 – come si afferma In “ Segreto di Stato”, forse a causa
di un refuso, bensì del 1966, come ha dichiarato Pingitore
a correzione della datazione che era stata proposta da Flamigni,
il quale nel suo” Convergenze parallele” aveva indicato nel 1968. Nel 1966 ( o nel 1968 se si
vuole) le Brigate rosse non erano ancora nate. Fine prima parte |
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