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sequestro politico delle Brigate rosse Noi,
brigatisti, raccontiamo che… |
Brigate rosse:Milano
15 gennaio 1973 Paura e violenza. Per Milano, il 15 gennaio 1973 è un
giorno di angoscia. Non è ancora sotto il sole che
una serie di esplosioni scuote la città
addormentata; nel pomeriggio un gruppo di guerriglieri irrompe nella sede
degli imprenditori cristiani, in pieno centro, incatena il segretario, fruga
negli schedari, s’impossessa dei documenti. Comincia alle 3, quel lungo
giorno. Una bomba scoppia davanti alla sede del gruppo neofascista Avanguardia
nazionale, in via Adige 4. La saracinesca viene divelta, all’interno i mobili vanno in fiamme, poco
dopo alle 3.15, la serranda a maglie
della sede del Movimento Sociale in viale dei Mille a Limbiate
frammenti di ferro sono scagliati ad oltre La serie degli attentati potrebbe continuare: nel
pomeriggio alle 16.30. a Bovino Masciago, un
sindacalista dell’allora Cisnal, Loris Boris,
scorge una bomba a orologeria tra le maglie della
saracinesca della sede di via Matteotti 2, oltre un chilogrammo di esplosivo
unito a un timer con la lancetta fissata alle Il centro storico di Milano è presidiato da ingenti forze
di polizia in assetto antiguerriglia. Vengono
accusati i giovani dell’estrema sinistra, numerosi di loro vengono fermati e
portati in questura, (oltre cento) si fanno perquisizioni nelle sedi, e
abitazioni di noti esponenti della sinistra extraparlamentare milanese. In quest’atmosfera esasperata si inserisce l’azione delle Brigate rosse le quali, una
volta ancora, confermano di saper cogliere il momento in cui l’attenzione
dell’opinione pubblica è fissa al fatto politico. Mentre nelle piazze decine di passanti sono fermati e
identificati, un nucleo armato di guerriglieri assalta la sede dell’Unione
cristiana imprenditori dirigenti, in via Bigli 15/a, a pochi metri da piazza del Duomo. I guerriglieri dispongono dell’intero
<<equipaggiamento tattico>>, passamontagna,mitra, lupara, pistole
e coltelli, lucchetti e catene, nastro adesivo e bomboletta spray. Nell’edificio
c’è solo il segretario del gruppo lombardo, dottor Giulio Barana,
di 50 anni, è al lavoro quando gli viene appoggiata
alla tempia la canna di una pistola, alza gli occhi e si trova di fronte tre
individui mascherati con i passamontagna. << Ma cos’è >>
balbetta. << Non fare l’eroe>> gli dice bruscamente un dei tre, viene sottoposto ad una minuziosa perquisizione, gli
vengono presi documenti ed una agenda
telefonica, considerate delle bierre di particolare
importanza. Per frugare con maggiore tranquillità fra gli schedari, obiettivo
dell’azione, gli sigillano la bocca con il nastro adesivo e lo legano nel
bagno al portasciugamani con catene e lucchetti. I brigatisti decidono di prendere la rubrica dei soci della Lombardia. Quella nazionale e i documenti contabili,
poi, sul muro, firmano l’azione: << Brigate rosse>>, scrivono,
inoltre, una serie d’insulti contro i soci dell’Ucid,
indicati fra l’altro, << fascisti in camicia bianca>>. Mentre stanno uscendo, compare sulla soglia un giovane,
Claudio Massanza, 20 anni, commesso di una
salumeria, doveva consegnare un pacco in un’abitazione vicina, ma per errore
si trova di fronte i tre, che rapidamente lo immobilizzano e lo legna con le
catene nel bagno dopo averlo imbavagliato. Poi il gruppetto di brigatisti
esce allontanandosi rapidamente. Un’ora dopo l’irruzione i
brigatisti telefonano alle redazione di alcuni giornali: << Siamo delle
Brigate rosse. Abbiamo perquisito la sede dell’UCID, se andate sul posto troverete un volantino>> La parte conclusiva del
volantino di rivendicazione recita: << Contro tutti questi nemici i
proletari cominciano ad organizzarsi per resistere riaffermando che
risponderanno al sopruso con la giustizia proletaria, alla violenza dei
padroni con la lotta rivoluzionaria degli sfruttati. Contro i fascisti
assassini di Almirante, contro il fascismo in camicia bianca della DC di Andreotti i proletari cominceranno la resistenza
armata!>> Un volantino verrà ritrovato nel
tardo pomeriggio anche in una cabina telefonica in piazza del Duomo. Quel giorno terminò con un altro attentato ad una macchina
posteggiata davanti San Vittore, auto di proprietà di un agente di custodia del carcere. L’impressione a Milano è notevole. Il Corriere della Sera la pagina interna di cronaca: << Improvviso
ritorno di violenza in città e in provincia>> << Le Anche il telegiornale della sera dedica
grande spazio agli avvenimenti. |
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