|
Quella notte che uccisero Mauro
Rostagno |
||||||||
|
A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Quella notte se ne andò
la luce nelle campagne di Lenzi, un borgo tra la montagna solitaria
e un mare dove in lontananza sembra quasi affondare la città di Trapani.
Quella notte che uccisero Mauro Rostagno ci fu un guasto improvviso alla
cabina dell'Enel, così almeno raccontò un tecnico che l'indomani fu
trascinato nei campi per un interrogatorio sotto il sole cocente. Disse che
"era successo qualcosa di strano" e che l'energia elettrica
"non era più arrivata ai fili". Il tecnico era un signore sui
cinquant'anni e dai modi garbati, ben vestito, molto ossequioso. Si chiamava
Vincenzo Mastrantonio. Dopo otto mesi il suo
cadavere fu ritrovato a qualche chilometro da Lenzi.
Gli avevano sparato. Dopo otto anni si scoprì che quell'impiegato dell'Enel
così gentile era l'autista più fidato di Vincenzo Virga,
il boss miliardario con la pensione Inps. C'è rimasto ormai solo un filo che
lega il 'caso Rostagno' a una piccola traccia, a un
piccolo indizio che possa dopo tanto tempo portare agli assassini di quel
giornalista così speciale di Trapani, del rivoluzionario di Torino, del
sociologo di Trento, dell''arancione' di Poona, del
capopolo di Palermo, di quell'incantatore di folle
che era Mauro Rostagno assassinato in Sicilia la notte di lunedì 26 settembre
1988. E quel filo porta a Vincenzo Virga, porta al
capomafia che è un mago in materia di appalti, che ha le mani in pasta nella
politica, che è buon amico dei potenti della città più 'svizzera' dell'isola,
E' caduta la 'pista interna' alla
comunità Saman, dove Mauro Rostagno viveva con la sua
compagna Chicca Roveri in mezzo a tossici che
trafficavano. E' sepolta per sempre l'ipotesi "rossa", qualcuno di
Lotta Continua mandante dell'omicidio alla vigilia di un interrogatorio del
processo Calabresi. Sono sfumati i forti sospetti sugli 'affari'
internazionali del guru Francesco Cardella (che
comunque è attualmente ancora indagato nell'inchiesta Rostagno 'per concorso
in omicidio') e della sua corte. Sono sempre più nebulose le ipotesi
sulla compravendita di armi pesanti e anche quelle sul riciclaggio dei soldi
di Tangentopoli. Così resta in piedi solo un 'possibile
movente' dopo quasi tredici anni dal delitto. E' quello mafioso. E al centro
dell'ultima indagine c'è ormai solo lui, c'è solo Vincenzo Virga. L'inchiesta non è più una scatola vuota. C'è
Vincenzo Virga il miliardario che sa qualcosa o che
sa tanto su come è morto Mauro Rostagno. "E'
stato lui a organizzare tutto...dopo che i suoi
amici di Mazara del Vallo gli chiesero la cortesia di farlo fuori perché
stava sulle scatole a Mariano Agate...non sopportavano Rostagno per i
commenti che faceva ogni giorno dalla sua televisione...dissero a Virga di uccidere Rostagno, toccava a lui perché Trapani
era il suo territorio", aveva confessato nel 1997 il pentito Vincenzo Sinacori ai magistrati. Da allora si sviluppa per la
prima volta l'investigazione verso Cosa Nostra. L'inchiesta è trasferita: da
Trapani alla Procura antimafia di Palermo. Si
ricomincia tutto daccapo. Un'altra volta. Dopo i depistaggi, le
'dimenticanze', le frettolose archiviazioni, le sbandate investigative, gli
errori giudiziari, il 'caso' finisce sulla scrivania
del sostituto procuratore Antonio Ingroia. E tutto
riparte da quel signore cinquantenne così gentile che era l'addetto 'al buon
funzionamento della cabina Enel, quel Vincenzo Mastrantonio
trovato sotto un albero di ulivo la mattina del 1
maggio 1989. Controllarono
i suoi precedenti: era incensurato. Si ricordarono che era il caposquadra
dell'Enel a Lenzi, si ricordarono anche della luce
che mancò la notte quando avevano ucciso Mauro Rostagno. Un sostituto
procuratore pensò di avere imboccato la via giusta per scoprire qualcosa,
rivide le carte dell'inchiesta, qualche giorno dopo i funerali di Mastrantonio cercò di far riesumare anche il cadavere. Il
fucile dell'assassino di Rostagno era esploso dopo un paio di colpi ed erano
stati recuperati frammenti del copricanna: lì sopra c'erano impronte
digitali. Il sostituto procuratore voleva confrontare le impronte del fucile
spezzato con quelle di Vincenzo Mastrantonio. Ma la
tomba del tecnico dell'Enel non fu mai riaperta. Rimase sempre chiusa lì, nel
piccolo cimitero di Valderice con dentro tutti i
suoi segreti. Dopo il pentito Vincenzo Sinacori arriva però il pentito Francesco Milazzo. Parla
sempre di quel Mastrantonio. Dice che era stato lui
a 'spegnere la luce' quella notte, l'ordine era di
Vincenzo Virga. L'ipotesi che in quel lontano
autunno del 1988 tutti avevano scartato - sicari troppo poco professionali
per far parte di Cosa Nostra, movente troppo vago per giustificare un delitto
di 'vera' mafia - comincia così a prendere corpo. Il magistrato Ingroia va a ripescare un vecchio verbale di Francesco
Marino Mannoia che in carcere aveva sentito "lamentarsi i Trapanesi"
di quel giornalista, uno che dagli schermi prendeva sempre in giro i boss.
Qualcosa ricorda anche Giovanni Brusca: "Fu Riina a dirmi che eravamo
stati noi...che era stata Cosa Nostra a uccidere Rostagno". Tutti hanno
sentito qualcosa. Ma nessuno conosce qualcosa di più. Tutti i sospetti
portano a Vincenzo Virga. Ma sono ancora solo
sospetti. Non seppellite Sono scomparse
subito dopo l'omicidio, la notte del 26 settembre 1988. Erano sempre nella
sua borsa. Poi ne sono sparite altre. In più circostanze. In quelle cassette
forse c'è il movente di uno dei grandi delitti siciliani, un altro di quei
casi "a carico di ignoti" che sta per finire in archivio. Ma 17
anni dopo la morte di un giornalista sognatore la sorella Carla chiede
d'indagare ancora: "L'inchiesta ha troppi vuoti, ci sono testimoni mai
ascoltati e reperti mai cercati...". È il giallo
delle registrazioni di Mauro Rostagno che non hanno mai trovato.
“Una voce nel vento”. Quella di Mauro Rostagno Bologna. Quando si parla di
documentari che hanno per tema la mafia si deve partire dal fondo: cioè se è
avvenuta l’esecuzione e se c’è il cadavere
crivellato di colpi. Inizia così, con il cruscotto bucherellato e in
frantumi, con quei sedili d’auto Fiat tendenti all’acrilico e pieni di
sangue, il documentario Una voce nel vento di Alberto Castiglione
sul pezzo di vita siciliana di Mauro Rostagno, ucciso il 26 settembre del
1988 nei pressi di Valderice. Veste bianca da guru,
ma anche candide camicie, pantaloni e giacche per esteriorizzare una pulizia
interiore che avrebbe potuto mutare il corso della storia di un lembo di
Sicilia (quella di Trapani e dintorni), la figura angelica e barbuta di
Rostagno è stata un esempio di giornalismo e di comunicazione televisiva in
quel convulso esplodere di televisioni private e locali di metà anni ’80.
Linguaggio semplice, sguardo diretto in macchina, una gestualità franca ed
elementare per raggiungere la più larga parte di spettatori, Rostagno dal
telegiornale di RTC ha imperversato per diversi anni, sbeffeggiando le
potenti famiglie mafiose trapanesi, fustigando i politici corrotti e quel
lassismo morale celato dietro i «nu’ sacciu» che hanno reso luogo comune il silenzio conclamato
di una larga parte di Sicilia. Una voce nel vento è quindi una
ricognizione attenta e dettagliata degli episodi che hanno reso Mauro
Rostagno un giornalista (non iscritto all’Ordine dei medesimi con sommo
disappunto dei colleghi) coraggioso e inarrestabile. «Non aveva mai smesso di
sognare una società di eguali», dice nel film la sorella Carla (che sarà
presente stasera a Bologna alla proiezione delle 20.30 nella sala Lumière
assieme al regista) evidenziando le origini culturali e politiche di un uomo
che, prima di diventare capopopolo di Sicilia, era stato rivoluzionario a
Torino, sociologo a Trento e santone in India: da Lotta Continua pre’77 alla comunità di recupero di Saman,
«la rivoluzione è qui adesso, a Trapani contro la mafia» diceva Rostagno,
ucciso perché aveva scoperto il legame tra massoneria, servizi segreti dello
stato e mafia, imbrattati di droga e conditi da traffici d’armi. A tutt’oggi
penzola dagli uffici del Palazzo di giustizia di Palermo la richiesta di
archiviazione del caso, senza colpevoli ben identificati. Merito di Alberto Castiglione e del Biografilm
Festival se la memoria di persone e personaggi più o meno mediaticamente
celebri viene rinnovata grazie alla sala cinematografica. Fino a domani sera,
infatti, il festival diretto da Andrea Romeo e giunto alla seconda edizione,
proporrà dalle Davide Turrini |
Il nuovo sito
Inviaci i tuoi commenti e/o
informazioni sull’argomento |
||||||