I soldi di Enrico Mattei ai partiti
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Enrico Mattei
Fu Enrico Mattei a inaugurare la spregiudicata politica degli aiuti ai
partiti in cambio della mano libera nella strategia industriale. Di lì è nata
la mappa dei finanziamenti occulti. Motivata all’inizio della necessità di arginare l’espansione del
PCI. Ma solo all’inizio.
Cominciamo dall’inizio. Alla
fine della guerra fu apparente a tutti che il Partito Comunista Italiano
disponeva di un cospicuo apparato burocratico,stampava
giornali, riviste e libri pesantemente passivi, finanziava organizzazioni e associazioni
culturali , e aiutava piccoli partiti a
lui vicini che non avevano i mezzi necessari per vivere. Era chiaro che il
Partito comunista disponeva di importanti aiuti
dall’estero, anche perché i contributi degli iscritti, in Italia in rovina, con
oltre due milioni di disoccupati e molti altri milioni di sottoccupati che
stentavano a vivere con il loro guadagno, non potevano certo bastare. Gli aiuti
dall’estero probabilmente non arrivavano alle cifre iperboliche che gli
anticomunisti denunciavano, ma erano importanti e decisivi: pesavano cioè in modo determinante sul piatto della bilancia
nazionale.
Più tardi il partito organizzò società commerciali che
operavano con i paesi dell’Est europeo, guadagnando una tranquilla percentuale
su ogni esportazione e importazione; organizzò reti di cooperative , che gli pagavano una imposta, nonché altre combinazioni lucrose in diversi altri
settori.
I deputati comunisti detraevano dal loro
stipendio percentuali che in alcuni casi arrivavano all’80% versandolo
direttamente al partito. Con la prima modesta ripresa economica i proventi italiani crebbero in modo
esponenziale ed incoraggiante. Alcune federazioni, in testa quella di Bologna e
Reggio Emilia versavano alle casse del partito somme considerevoli. Le spese non erano neppure così alte come gli avversari immaginavano. Molti
funzionari e organizzatori periferici vivevano asceticamente
di pane e cacio, e dominavano la notte su brande in
ufficio, sacrificandosi alla causa in cui credevano.
Comunque fosse, le attività che i comunisti
finanziavano erano così numerose, efficaci e onnipresenti da far paura al
paese. Naturalmente la potenza del comunismo non si fondava solo sul denaro, il potere DC voleva
farlo credere, il denaro non genera automaticamente potere politico, vi sono
stati partiti, infatti
che non sono riusciti a influire sul corso della storia recente del
nostro paese nonostante il fiume di miliardi profusi e ottenuti per la maggior
parte da finanziamenti illeciti o da
tangenti delle grandi aziende straniere e nostrane.
Tuttavia senza miliardi non si fa
nulla in politica.
E il problema, nei primi anni della nostra vita libera, fu quello di far fronte
a una burocrazia tentacolare e ricca di mezzi per
salvare la libertà e l’economia.
Come far fronte alla pericolosa avanzata dei comunisti? Come
tutti ricordano, gli italiani si affidarono alla
chiesa. Lo stato era in sfacelo, gli
istituti risorgimentali screditati dalla sconfitta e dall’appoggio al
fascismo. Non c’era che il Papa .La chiesa diede il
suo appoggio elettorale alla DC . De Gasperi racimolò qualche miliardo per le spese del partito
dalla Confindustria e da sottoscrizioni private ( per
lo più da proprietari terrieri e immobiliari) .
Bastavano per dar vita a un modesto partito di
volenterosi dilettanti, ma insufficienti per nutrire un’organizzazione moderna,
efficiente, all’altezza dei compiti.
Fu all’inizio degli
anni cinquanta che il problema fu affrontato dai più giovani ed energici in
maniera cosiddetta moderna, comunque più
spregiudicata. Per far fronte ai comunisti bisognava avere più soldi e quindi
più potere di loro. I soldi come abbiamo visto venivano principalmente da proprietari terrieri e immobiliari,
ora bisognava trovarli anche dalle industrie e holding di proprietà
statale controllate da uomini legati al partito, da ristorni sugli appalti per
opere pubbliche, naturalmente gonfiate a dismisura, e da proventi illeciti .
Fu proprio in quegli anni che cominciò a dilagare la
corruzione in maniera allarmante. Il primo dei
corruttori, il più spregiudicato, l’uomo che per la prima volta finanziò la DC in modo
regolare e massiccio ( nonché altri partiti che
servivano i suoi interessi) fu un petroliere, Enrico Mattei.
Come la Confindustria chiedeva a De Gasperi una politica che permettesse
di promuovere la spesa economica, basata sulla libera iniziativa e il
meccanismo di mercato ( moderati entrambi da previdenze sociali) , iniziative e meccanismo che
servivano infatti a far dell’Italia, negli anni cinquanta, la settima potenza
economica del mondo, così Mattei chiese , in cambio
di un finanziamento regolare di miliardi, una politica che allargasse
gradatamente lo spazio vitale dello Stato nell’economia.
La cosa non dispiaccque ai giovani
al comando della DC. Più attività venivano
nazionalizzate ( o meglio democristianizzate) più
lauti sarebbero stati i finanziamenti. Vantaggi secolari erano l’assunzioni di clientele e la concentrazione del
potere in poche mani, naturalmente quasi
solo democristiane.
Mattei era nazionalista e socialista, oltre
che cattolico. Come è noto, la combinazione di
nazionalismo e socialismo dà risultati
spesso sconvolgenti, comunque pericolosi per la libertà. La causa che
egli serviva era così sacra che non si permetteva di esitare di fronte a
scrupoli morali. Egli fu un uomo di
grande intelligenza e valore, costruì un impero petrolifero che è il vanto
dell’Italia, diede direttamente o indirettamente lavoro sicuro a centinaia di
migliaia di persone.
Ma nel fare tutto ciò, impetuosamente, quasi sapesse che non aveva molto tempo davanti a sé, contaminò
tutta l’Italia. La corruzione divenne uno”instrumentum regni”
, anzi quasi il solo “instrumentum “. Essere persone che non tollerano
la disonestà, oggi, non è proibito, ma la cosa è considerata per lo più un costoso vizio privato.
Inevitabilmente la strada inclinata su Mattei,
i giovani democristiani degli anni Cinquanta, gli impazienti, gli illusi e i
furbi di ogni partito avevano spinto l’Italia,
portavano ineluttabilmente al centro sinistra. Solo il centrosinistra poteva
nazionalizzare le industrie elettriche, dare certezza alle burocrazie dei
partiti, eliminare partiti e uomini legati a quelle dottrine economiche e
politiche che avevano dato all’Italia il suo modesto miracolo economico del
dopoguerra.
Va detto che il nuovo sistema, basato sul finanziamento dei partiti al potere da parte di industrie statali e sulle percentuali di riscontro per gli appalti di opere pubbliche,
non trovò forti resistenze nel settore
privato.
Anche i privati contribuirono in modo
massiccio. Che qualcuno non considerasse la cosa interamente legittima è provato dal fatto che
per i versamenti non si richiedessero ricevute e fatti attraverso intermediari
totalmente disonesti…faccendieri della prima ora.
Che si poteva fare?. Poco. Finanziare i
partiti politici con fondi pubblici? Come si può assicurare che al
finanziamento statale non si aggiungano assegni circolari di incerta
provenienza emessi a favore di Alessandro Manzoni o Giacomo Leopardi ?
Luigi Barzini Europeo 1974
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