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Mario Moretti, l’Hyperion e la Cia |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I A V V E N I M E N T I I T A L I A N I |
Mario Moretti La procura
romana ha riaperto il caso Moro. La notizia era filtrata
durante la presentazione, nella sala della libreria trasteverina
Bibli, del libro di Fasanella
& Rocca “Il misterioso intermediario – Igor Markevitch
e il caso Moro”, per i tipi Einaudi. Adesso, la
conferma. Con buona pace di Repubblica e Corriere della Sera (ma perché i due
maggiori quotidiani italiani vanno ripetendo da settimane che su Moro ormai
non c'é più nulla da sapere? bisognerà porsi questa
domanda, e dare una risposta,prima o poi). Nella nuova inchiesta, per
ora, figura un solo imputato: Innocente Salvoni Salvoni é
un personaggio assai interessante. Marito di Francoise
Tuscher, segretaria del famigerato istituto di
lingue parigino Hyperion e nipote dell'Abbé Pierre, il 16 marzo del 1978,
venne riconosciuto da due testimoni come uno dei
membri del commando brigatista che, in via Fani, sequestrò Moro. Ma l'Abbé Pierre
si precipito a Roma, nella sede democristiana di piazza del Gesù, per incontrare alcuni membri della segreteria scudocrociata. Il risultato di quella visita fu che il
nome del nipote venne cancellato dalla lista dei
brigatisti ricercati. Febbraio
2002
L'Hyperion
di Parigi é una scuola di lingue fondata da tre esponenti della sinistra
extraparlamentare italiana, Vanni Molinaris, Corrado Simioni e Duccio Berio.
Tre personaggi ambigui che ebbero un ruolo nella storia
delle Brigate rosse.
Nel 1969 (con Renato Curcio,
Alberto Franceschini e Mario Moretti), parteciparono al
convegno del Collettivo politico metropolitano, in cui venne
decisa la nascita delle Br. Secondo quanto
dichiarato quasi trent'anni dopo da Franceschini
nella sua audizione in Commissione Stragi, Molinaris, Simioni e Berio, malvisti dagli altri brigatisti
perché ritenuti troppo violenti, avevano però un
rapporto speciale con Moretti
a un livello ancora più occulto delle Br: facevano
parte di una struttura iperclandestina e dai
contorni oggi ancora misteriosi denominata Superclan. Giovanni
Pellegrino su L’Hyperion L’Hyperion
è uno dei grossi nodi con
cui in Commissione ci siamo
misurati per sei anni, senza giungere a risultati soddisfacenti. Sappiamo che
la scuola francese era stata fondata anche su
impulso di personaggi che avevano partecipato al convegno di Chiavari, nel
’69, organizzato dal Collettivo
Politico Metropolitano che segnò la nascita delle
Brigate Rosse. Erano Vanni Mulinarsi, Corrado Simioni
e Duccio Berio. genero di
Alberto Malagugini, un esponente di primo piano del
PCI. Gli stessi fondarono Superclan, e questo è
importante: Franceschini ad esempio ha raccontato
che L’Hyperion non guidava le Brigate Rosse, ma
aveva uno stretto contatto con Mario Moretti sin dall’inizio. Detto questo,
continuo a nutrire una serie di dubbi e nessuna certezza: l’ècole ha certamente goduto della
protezione di apparati istituzionali, non solo
italiani. Quando il giudice Guido Calogero andò a
Parigi per indagare su questa struttura ottenendo la collaborazione dela polizia, Silvano Russomanno,
il numero due di Federico Umberto D’Amato, fece filtrare la notizia sui
giornali. Il personale dell’Hyperion sembrava di
matrice di sinistra, ma a un livello superiore di
responsabilità è possibile che sia stata gestita da quella tecnostruttura,
come la chiama Franceschini, di cui facevano parte
elementi che avevano poco a che fare con la sinistra. Il generale Maletti ha rivelato l’esistenza di un vecchio rapporto
che risale al ’75- Moretti era una
spia? La caccia <<
all’infiltrato>> da parte delle Brigate Rosse non ha risparmiato alcun
personaggio di rilievo delle BR, ed anzi è stata focalizzata in buona parte
proprio sull’uomo che può essere considerato il loro capo nel periodo del
sequestro Moro: Mario Moretti. Il principale ispiratore di sospetti contro di
lui attualmente sembra essere Franceschini.
Quest’ultimo in Commisione
Stragi ha fatto balenare alternativamente due
ipotesi ben distinte, senza prendere chiaramente partito per l’una o per
l’alta : che Moretti sia stato una spia; che avrebbe procurato svariati
arresti; la seconda, che sia stato un agente attraverso il quale la scuola di
lingue parigini <<Hyperion >> avrebbe
egemonizzato le BR, imponendo loro la propria strategia, così come a livello
europeo essa faceva con IRA, RAF ed altri gruppi ancora. Durante la sua audizione parlamentare,
peraltro, Franceschini disconobbe la paternità
delle congetture su Moretti in veste di delatore :
“” E’ stata costruita un’interpretazione anche pubblica – e Curcio in questo ha le sue responsabilità – da cui sembra
che io abbia sempre pensato che Moretti fosse una soia. No
è vero. La prima persona che mi ha detto questo è stato Renato, e sono pronto
a sottopormi ad un confronto con lui e documentarlo. Nel’ 76 eravamo alle carceri Nuove di
Torino… .durante l’ora d’aria ci dirigiamo verso il
VI braccio, al secondo piano, e prima di entrare in cella Renato mi ferma,
perché deve dirmi qualcosa di importante. Quindi
prima di entrare in cella facciamo una passeggiata ( sic) e Renato mi dice –
e lo fa con un’espressione sconvolta – di avere la certezza che Mario è una
spia, e mi racconta l’episodio poi citato da Flamigni
“ Il confronto diretto con Curcio non c’è mai stato, ma in compenso si può fare
riferimento alle posizioni pubblicamente assunte da quest’ultimo
a commento delle tesi del suo compagno: “ Il fatto grave,,,,
è che sotto questa montagna di chiacchiere, di evanescenti sospetti, venga
seppellito un uomo, Mario Moretti, che la giustizia di Stato, già per conto
suo, ha provveduto a sotterrare sotto montagne di ergastoli. Ora, non sta a
me giudicare Franceschini. Devo però che
personalmente non ho alcun motivo per condividere l’operato
e le parole di chi getta fango, discredito o sospetti su Mario Moretti. E
perciò provo molta amarezza quando altri, con cui ho
condiviso una parte importante della mia vita, lo fanno” Per Gallinari,
non fu “ il gruppo dei capi storici in carcere” a mettere in circolazione le
inquietanti voci sul conto di Moretti, bensì “ una notizia uscita su un
giornale (?) poco
dopo la strage del maggio Ancora più pesanti le critiche di altri ex-brigatisti nei confronti di Franceschini e delle illazioni da lui disseminate. Si
veda ad esempio un eloquente passaggio dell’intervista resa da Antonio
Bellavista, nel luglio 1999, al giornalista Mario Scialoja:
Scialoja – Franceschini,
sempre in Commissione Stragi, ha rilanciato anche la sua vecchia tesi secondo
la quale Mario Moretti era un infiltrato nelle BR, per conto di oscuri mandanti. Lei, che è stato inquirente
dell’organizzazione, che ne pensa? Bellavita – Ritengo
che di oscuro ci siano solo i motivi per cui Franceschini dice queste cose. Quello che ha fatto
Moretti è criticabilissimo, ed io l’ho criticato aspramente. Ma no esiste il benché minimo elemento concreto per sostenere
che sia stato un infiltrato. Anche gli altri ex terroristi
direttamente interpellati dalla Commissione – in ordine cronologico: Morucci, Faranda e Maccari – hanno giudicato assolutamente infondata
l’ipotesi che Moretti facesse il gioco di qualcuno
che stava al di fuori della loro organizzazione. Del resto persino Franceschini, raccontando che le BR avevano aperto
un’inchiesta interna su Moretti, - a seguito di sollecitazioni provenienti
sia dai carcerati di Torino tra i quali lui stesso, sia Giorgio Semeria – dovette riconoscere
che essa “ non portò ad alcun risultato”. L’altra versione di Franceschini,
come si è accennato, dipingeva Moretti quale emissario
dell’istituto << Hyperion>>. Già La scuola di lingue venne fondata
a Parigi, appunto, da Corrado Simioni insieme ad
altri italiani che, fino al 1970, avevano stretti contatti con Renato Curcio, Franceschini e le
nascenti Brigate rosse, dopo di che si erano allontanati e si erano trasferiti
all’estero. Si deve notare che la data di nascita dell’istituto << Hyperion>>, collocata da Franceschini
subito dopo il “ 1973- Ammesso e non concesso che in un secondo tempo i dirigenti
dello << Hyperion>> siano riusciti a
recuperare il ritardo iniziale , e che fossero
effettivamente dediti ad attività politica clandestina, - il che non risulta in sede giudiziaria,
laddove essi nel 1990 sono stati assolti da ogni accusa -, in che cosa
sarebbe consistito il loro progetto? Ed in quale
modo si sarebbero avvalsi di Moretti? L’appartamento di via Gradoli, 96 L’ingegner Mario Borghi, alias
Mario Moretti,acquista un appartamento a Roma in via
Gradoli, nel 1975. Una zona residenziale a Nord di
Roma. Zona elegante e molto tranquilla, qui Mario Moretti vi
installerà la prima base del nucleo operativo per il rapimento di Aldo
Moro. L’elegante condominio composto da 68
appartamenti, di cui ben 24 risultano intestati a società immobiliari, tra i cui amministratori figuravano
personaggi che saranno poi individuati come elementi appartenenti ai servizi
segreti italiani. Nella stesa palazzina al secondo piano vi è un’informatrice della polizia, al n° 89 di via Gradoli abita un
ex ufficiale dei carabinieri, agente segreto militare e compaesano di
Moretti, Sono solo alcune delle
particolarità di una scelta inquietante, che, anche al di
là della verificabilità dei singoli particolari, fa porre
legittimamente l’interrogativo sul perchè, in una città enorme con migliaia
di appartamenti, le Brigate rosse abbiano scelto come base proprio un luogo
così “ particolare” contravvenendo peraltro a tutte le proprie regole di
riservatezza. Unica attenuante in favore della
scelta di Moretti di acquistare l’appartamento di via
Gradoli è che la via si trova a pochissimi
chilometri ( 7) da via Fani e dalla abitazione di Aldo Moro, forse
strategicamente una scelta valida per evitare di percorrere moli chilometri
nei mesi che l’organizzazione pedinava il presidente della DC. Breve biografia di Mario Moretti Mario Moretti nasce a Porto San Giorgio in
provincia di Ascoli Piceno nel 1946 da una famiglia di tradizioni comuniste.
Termina gli studi grazie all'interessamento della marchesa Casati Stampa e nel 1966 si trasferisce a Milano. Presso |
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