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Paul Marcinkus |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Paul Marcinkus Il prete di Cicero, piccola cittadina
vicina a Chicago, piuttosto che un ascetico discepolo della Chiesa, era un
uomo molto pratico. In Vaticano le malelingue della Curia
gli affibbiarono il nomignolo di “gorilla, per via della forza fisica che
mostrava, ma soprattutto perché era diventato la guardia personale di
Giovanni Paolo II, incaricato della sicurezza del pontefice ogni volta che
lui lasciava il Vaticano. Le sue innate doti di esperto di finanze gli
spianarono la strada sino a farlo diventare presidente dello IOR.
Virtualmente, aveva mano libera nelle finanze della Santa Sede e doveva
rispondere solo al papa. Il potente banchiere Michele
Sindona (affiliato alla loggia massonica Propaganda 2 di solito abbreviata in
P2) conobbe personalmente Paolo VI quando quest'ultimo era ancora Arcivescovo
di Milano, una delle Diocesi più influenti in Italia. Sindona entrò nelle sue
grazie costruendo un edificio per Le
dichiarazioni di Francesco Pazienza sono ulteriormente convalidate dai
"Millenaristi", la terza forza che si muove all'interno delle sante
mura dei "sette colli". I "Millenaristi" sono una cellula
di prelati all'interno del Vaticano, hanno scritto un libro, per denunciare
le due fazioni opposte di cui parlava anche Pazienza. Questa cellula si
dichiara disgustata dalla corruzione che giornalmente vede dilatarsi nel
Tempio della Cristianità, denunciando molti loro colleghi ecclesiali come
affiliati ai vari ordini massonici, alla Mafia siciliana o alla Camorra
campana. I "Millenaristi", inoltre, denunciano la dilagante
omosessualità come costume consolidato nel Vaticano stesso, ed usata anche
come via ad una facile promozione; e gli sperperi in acquisti di ville romane
o palermitane, dove diversi prelati passano spensierate serate allietate
dalle attenzioni di splendide donne. Il motto, di
questa multinazionale religiosa e spirituale quanto
Marcinkus con Giovanni Paolo II L’ascesa di Paul Paul
Marcinkus nel 1969 viene nominato vescovo e
segretario dello Ior Subito si fa molti nemici:
lui, col sigaro e la mazza da golf, esperto di società finanziarie e di
paradisi fiscali e sistemi di riciclaggio di denaro proviene non proprio da
sistemi leciti. Allaccia alleanza con i Rockfeller,
conquista la fiducia dei maggiori centri internazionali del potere
finanziario. E’ sempre in giro per il mondo, la spregiudicatezza è il suo
credo, nelle sue operazioni finanziarie non sta troppo a sottilizzare sui
principi filosofici e morali della chiesa. Il suo chiodo fisso è la diversificazione
internazionale degli investimenti: Stati Uniti, Canada, Svizzera, e Germania
federale. Fa e disfà società, gioca nelle borse di quasi tutto il mondo, ( a Wall Street ha anche qualche incidente formale con
annesse multe per irregolarità) , gli piacciono i
banchieri d’assalto come Sindona prima e Calvi dopo. Il
rischio insomma è il suo mestiere. Ma ha rischiato troppo. L’affare
Ambrosiano diventa il suo Watergate. In Vaticano,
già nei guai, per un’inchiesta sullo Ior, Tutto
ciò accade proprio quando Marcinkus si sentiva più
forte. Lui Monsignore lituano, aveva trovato nel Papa polacco un
interlocutore privilegiato e molto disponibile. Un’alleanza che si era
consolidata soprattutto con la nascita di Solidarnosc
( fiumi di soldi trovati da Marcinkus al nascente
sindacato),soldi provenienti dai conti “neri”
dell’Ambrosiano. A chi chiede la sua testa per l’intreccio Calvi mettendo in
giro le sue imminenti dimissioni, lui risponde: non mi risulta. Lui
ribatte che c’è un complotto nei suoi confronti ideato dai nemici dell’Est.
Il Papa continua a dare appoggio politico al vescovo che conduce instancabile
altre operazioni finanziarie che dire spregiudicate e dir poco. L’incontro. Francesco Pazienza e Paul Marcinkus Da
Vaticano arrivò la conferma: ero riuscito ad ottenere l’appuntamento con
monsignor Marcinkus. Ero molto ansioso di
conoscerlo e
di vedere se e quanto corrispondevano la vero le descrizioni che mi erano
state fatte di lui, a proposito dell’imponenza fisica, della brutalità delle
maniere, del pragmatismo e del temperamento. Alto come una pertica, con un
fisico da giocatore di football americano, e con una voce profonda, mi ricevette
in un ufficio molto strano,lunghissimo e
curiosamente stretto. Marcinkus non conosceva il motivo per cui avevo
chiesto di vederlo. Mi accolse fumando una sigaretta senza filtro e continuò
ad accenderne una dopo l’altra. Compresi al volo che il prelato che avevo di
fronte era tutt’altra pasta rispetto al cardinale Silvestrini.
La conferma arrivò non appena cominciò a parlarmi in un perfetto italiano. Io
gli risposi in inglese- americano. Al che si bloccò e mi chiese brutalmente:
<< Who are you?. Chi sei?>> Come
Silvestrini era raffinato nel modo di parlare e di
muoversi, e le sue parole erano piene di prudenze, di mezzi toni, di
sfumature, cosi Paul Marcinkus era roccioso,
immediato, pragmatico, quasi aggressivo. Non poteva d’altra parte che essere
così, dato che in quel periodo, oltre che dello IOR, si occupava della
sicurezza personale del papa. Era la vera e propria guardia del corpo di
Giovanni Paolo II durante i suoi viaggi in giro per il mondo. Insomma , era l’uomo disposto a mettere il proprio corpo davanti
alla pallottola o alla lama di
coltello che avesse tentato di raggiungere Sua Santità Un
monsignore mi aveva raccontato, ridacchiando, che un giorno, mentre scendeva
dall’aereo ufficiale su cui viaggiava il pontefice, mentre lo precedeva sulla
scaletta, fuori dal soprabito nero di Paul
Marcinkus era scivolata a terra una
mini-mitraglietta UZI di fabbricazione israeliana. Questo era il personaggio.
Coraggioso, rude, lontano dallo stereotipo dei frequentatori della Curia romana e proprio per questo a loro inviso. Visto
che fumava come un turco , gli chiesi il permesso di
farlo anche io. Mi offrì una delle sue sigarette, rifiutai cortesemente,
estrassi dalla tasca interna della giacca il portasigari di cui e presi
un<<Montecristo numero uno>>. Poi, da una
catena d’oro che portavo appesa alla cintura, tirai fuori una piccola cesoia
d’oro massiccio per troncare la punta del sigaro e me lo accesi. Mi guardò
incuriosito e mi chiese: << Are true cubans?>> << Of course>>
risposi. Allora schiacciò la sigaretta che aveva appena accesa nel
portacenere e mi chiese: << Ne ha uno per me?>>. Estrassi
nuovamente il portasigari di cuoio e gli porsi aperto l’astuccio con i
quattro sigari rimasti, gli allungai la cesoia e lo aiutai ad accenderlo.
Dopo aver tirato e gustato la prima boccata esclamò un<< Great>>
pieno di soddisfazione. Cominciammo a parlare di ciò che mi stava a cuore. La morte del banchiere di Dio Nato in un sobborgo di Chicago nel
gennaio del 1922, divenne sacerdote nel 1947 e arcivescovo nel 1981, sotto il
pontificato di Giovanni Paolo II, durante il quale ricoprì l’incarico di
Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della città del
Vaticano; ma il suo nome per molti si associa al 1982, quando fu accusato di
essere coinvolto nello scandalo del crack finanziario del Banco Ambrosiano,
un istituto di credito al tempo molto legato alla Curia, e in particolare
allo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione di
cui Marcinkus era allora presidente. Godendo
dell’immunità vaticana, l’arcivescovo non subì le naturali conseguenze della
sentenza. Dopo oltre vent’anni, i dubbi sul ruolo effettivo avuto dal
Monsignore in queste vicende, continuano ad aleggiare anche per le morti di
Roberto Calvi e Michele Sindona, entrambe ancora pienamente da chiarire. 22 febbraio 2006 Con
la morte di Paul Marcinkus svanisce l'ultima possibilità
di far luce sugli intrecci tra Vaticano, mafia, massoneria e servizi segreti Poco più di un mese fa se ne è
andato Paul Casimir Marcinkus,
l'uomo della finanza vaticana, il capo dello Ior,
l'Istituto per le Opere Religiose, amico del 'banchiere
di Dio' Roberto Calvi e di Michele Sindona. Grazie all'arcivescovo americano
persino Nel Non ho mai conosciuto il prelato
americano, ma ho incontrato Roberto Calvi due volte.
La prima, a cena, ospite di un amico. Non invitava alla cordialità. Aveva gli
occhi di ghiaccio, per questo era soprannominato 'il cobra'. Poi l'ho incontrato dopo l'arresto
avvenuto nel maggio del 1981, arresto che fece scalpore e che fu criticato in
Parlamento da Flaminio Piccoli e da Bettino Craxi, segretari della Dc e del Psi. Ci fu un processo, un tentato suicidio e la
condanna a quattro anni per aver violato le norme valutarie con il
conseguente fallimento del Banco Ambrosiano. A certe domande non volle
rispondere, neppure accennare: niente Gelli, niente P2. Si arrabbiò quando
allusi a un finanziamento che, attraverso l'America o Era riuscito a intrecciare i suoi
'numeri' con preti e massoni, onorevoli e servizi segreti, aveva dato soldi
al 'Gazzettino' (Dc) e a 'Paese Sera' (Pci), con Marcinkus aveva cercato le pecorelle smarrite per poi
tosarle insieme, era stato in società con Sindona e con Pesenti,
ma ora al vecchio 'giocoliere' cominciava a cadere qualche pallina. Allora mi domandai: "Come si è
arrivati a questo disastro? Perché chi doveva non ha parlato? Perché chi ne aveva l'obbligo non è intervenuto?". Qualche giorno prima di morire
Roberto Calvi scrisse una lettera a papa Giovanni Paolo II nella speranza di
avere un aiuto per salvare quello che rimaneva del Banco Ambrosiano e per
togliere lo Ior dalle mani di Marcinkus
che mantenne, invece, il suo incarico fino al 1989. Il contenuto della
lettera venne reso noto molti anni dopo dal figlio del 'banchiere
di Dio'. Scriveva il 5 giugno 1982 Calvi: "Santità,
sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle
colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentati dello Ior. Sono stato io che, su
preciso incarico dei suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti
in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e
dell'Ovest". Qualche mese dopo la morte del
banchiere incontrai la vedova, Clara Calvi, le chiesi quando cominciarono i
guai per suo marito. Lei mi rispose: "Mio marito era innocente
e chi doveva pagare, chi doveva presentarsi come imputato, era lo Ior e un altro gruppo italiano che non dico. Alla
vigilia del processo io mi precipitai da Marcinkus
e lo supplicai di fare qualcosa, di assumersi le sue responsabilità. Non mi
meravigliai che l'altro gruppo privato si difendesse come poteva, ma da parte
della Chiesa non mi sarei mai aspettata che non si prendesse le sue
responsabilità. Mio marito era in prigione e si era stancato di pagare per
gli altri". Adesso con la morte di Paul Marcinkus svanisce l'ultima possibilità di conoscere la
verità su uno dei tanti misteri d'Italia, un intreccio tra massoneria, mafia,
servizi segreti, Vaticano, riciclaggio di denaro sporco, traffico d'armi per
la guerra delle Falkland, finanziamenti alla dittatura di Somoza
e al sindacato cattolico polacco Solidarnosc, un
intrigo internazionale che costò alla Chiesa 1.500 miliardi di vecchie lire
oltre ai pesanti giudizi morali. Enzo Biagi Roma 13 marzo 2006 |
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