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Berlusconi e lo
stalliere di Arcore |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Ecco
tutte le accuse nei 25 minuti di intervista di Luttazzi a Marco Travaglio. Gli inizi
misteriosi e la banca Rasini. Craxi alle riunioni fondative di Forza Italia. Ecco i principali passaggi
dell'intervista di Daniele Luttazzi a Marco Travaglio a Satyricon,
su Rai 2, sul libro Il colore dei soldi, che racconta tanti misteri legati
alle ricchezze e al passato di Silvio Berlusconi Gli inizi misteriosi
e la banca Rasini Luttazzi: Nel suo libro si parla di tesi, di teoremi? L: Ma non c'è un modo per seguire i movimenti passo passo? L: Di che banche si trattava? L: Che cosa faceva il padre di Berlusconi nella Banca Rasini? L: Poi c'è la questione delle società chiamate
monouso. Usate una volta e poi fatte sparire. Come funzionano? Craxi alle riunioni
di Forza Itralia L: Nel libro si parla di due fasi. La prima dagli anni
Settanta al L: Chi è Marcello Dell'Utri? L: Qual è? L: Ma sono accuse che non sono state dimostrate... La legge Tremonti L: Un capitolo molto interessante è quello sulla legge
Tremonti, l'esponente di Forza Italia che pochi giorni fra ha
dato del gangster a Visco, e Mediaset. Che cosa è successo? L: Ma Berlusconi, quando gli rimproverano il conflitto
di interessi, dice che ogni volta che si parlerà di cose che lo riguardano si
alzerà e se ne andrà dal Consiglio dei ministri. L: Ho provato a elencare le cose di cui si occupa:
televisioni, assicurazioni... L’intervista a Paolo
Borsellino L: E poi nel libro c'è la trascrizione di
un'intervista filmata a Paolo Borsellino. L: Che cosa dice di così agghiacciante? L: Grazie. Con questo libro dimostri di essere un uomo
libero, e non è facile trovare uomini liberi in quest'Italia di merda. 16 marzo 2001 – testo integrale
della trasmissione televisiva L’ex stalliere di
casa Berlusconi L’impiego di Mangano da parte di
Berlusconi come stalliere e factotum ad Arcore tra il 1973 e il 1976 era una
questione che interessò i magistrati. Cancemi disse
loro che Riina aveva deciso di gestire direttamente i presunti contatti con Berusconi e Dell’Utri. Nel
febbraio 1994 e nell’aprile I processi per le stragi Falcone e
Borsellino hanno ripercorrono minuziosamente le indicazioni dei pentiti su
nuovi referenti politici di Cosa nostra e i canali attivati per trarne il
massimo dei vantaggi. La procura di Caltanisetta e Firenze hanno anche svolto
meticolose indagini sui “mandanti occulti” delle stragi iscrivendo nel
registro degli indagati Marcello Dell’Utri e Silvio
Berlusconi. Ma l’unico processo fatto è quello di Marcello Dell’Utri , condannato in primo grado
a 11 anni, condannato pel le collusioni con le cosche siciliane. Antonino
Giuffrè Antonino Giuffrè
fu catturato nelle campagne vicino a Cacciamo, un paesino a In aula
Dell’Utri, vestito elegantemente, con occhiali dal
bordo d’oro, stava seduto impassibile, a braccia incrociate. I suoi avvocati
avevano obiettato che la deposizione di Giuffrè era
inammissibile, ma la corte aveva rigettato l’istanza e aveva deciso di
acquisire la deposizione del pentito. L’obiezione degli avvocati di Dell’Utri si basava su una legge approvata nel 2001, che
fissava un tempo limite di sei mesi entro il quale i collaboratori di
giustizia dovevano raccontare ai magistrati tutto quello che sapevano. Dal
momento in cui decidevano di vuotare il sacco, i collaboratori di giustizia avevano
sei mesi per dire tutto, fino in fondo. Una volta esaurito questo periodo,
qualsiasi fatto, o informazione, venga considerata ininfluente ai fini
processuali tanto da non venire neanche acclusa al processo. << Il limite di sei mesi
dimostra che lo Stato non è interessato a quello che hanno da dire i
collaboratori di giustizia>>, ha osservato Gozzo, che faceva parte del
gruppo di magistrati che hanno messo sotto processo Dell’Utri.
Giuffrè era stato un criminale per trent’anni, e
sei mesi non erano sufficienti. Era impossibile per Giuffrè
raccontare tutto entro la meta di dicembre del 2002 ( entro il quale
scadevano i sei mesi) Uno dei problemiera organizzare gli incontri con tutti quei
magistrati ( non sono in Sicilia ma in tutta ltalia)
che volevano interrogarlo. Altrettanto importante, però, era
il tempo necessario per convincere Giuffrè a
raccontare ai giudici tutto quello che sapeva. I mafiosi avevano talmente
tante riserve a parlare della mafia, prima fra tutte quell’omertà che li lega
fra di loro, che all’inizio non offrivano una piena
collaborazione. I pentiti dovevano prima completare un percorso psicologico e
il limite dei sei mesi non teneva conto di questo elemento. Inoltre, scaduto
il termine dei sei mesi, i pentiti non potevano più dire nulla. Per
far cambiare la legge, una settimana dopo la morte di
Caponnetto, il 6 dicembre 2002, la vedova ottantenne,
Elisabetta, scrisse al ministro della Giustizia di Berlusconi per chiedergli
di estendere
il dannoso limite dei sei mesi. << E’ strano ritirare fuori la mia
macchina da scrivere, con cui tante volte ho battuto lettere e messaggi per
conto di Nino. Ma leggere sui quotidiani di ieri le Sue dichiarazioni ha
aggiunto al dolore per la morte di Nino un ulteriore forte disagio>>,
scriveva. Nonostante il voto unanime della Commissione parlamentare Antimafia
e gli appelli del Procuratore Antimafia e dei magistrati di Palermo, il
ministro rifiutò ostinatamente di estendere il periodo di sei mesi, dicendo
che i pro e i contro di questa proroga si compensavano. << Vorrei che
mi aiutasse a rispondere a questa domanda che mi assilla: Ministro, quali
sono i contro?, ha chiesto Elisabetta Baldi
Caponnetto. Il ministro di Berlusconi non ha cambiato idea, ma la vedova di
Caponnetto ha sentito il calore e la solidarietà di tanti italiani per bene,
magistrati e gente comune, che si sono recati a Firenze per assistere ai
funerali di suo marito e rendergli omaggio. Il governo Berlusconi, oltre a
farsi notare per la sua assenza quel giorno, sembrava voler limitare le
rivelazioni di Giuffrè Mangano
chiamava Dell’Utri Il legale di
Vittorio Mangano, lo 'stalliere' di Arcore, chiamava spesso l'utenza
telefonica del senatore Marcello Dell'Utri. Lo ha
accertato il vicequestore di Polizia, Gioacchino Genchi,
consulente informatico della Procura di Palermo, che questa mattina ha
deposto a Palermo al processo a carico dell'ex manager di Publitalia,
accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Genchi,
rispondendo alle domande del pm Nico Gozzo, ha elencato numerose telefonate
che sarebbero state effettuate dall'avvocato Francesco Marasa',
legale di Mangano, tra il '97 e il '98 all'indirizzo di Dell'Utri. ''C'e' una coincidenza cronologica - ha spiegato Genchi - con l'avvocato Marasa'
che chiama, nell'arco di una giornata, prima le utenze telefoniche dei
familiari di Mangano, e poi con lo stesso cellulare, chiama il telefono
personale di Dell'Utri''. Il vicequestore ha anche inziato a parlare delle telefonate compiute da Domenico
Orsini, uno dei fondatori del partito 'Sicilia Libera',
verso l'utenza di Dell'Utri. Dichiarazioni che
hanno provocato la reazione dei difensori dell'imputato, Enrico Trantino e
Roberto Tricoli, secondo i quali le parole di Genchi sarebbero state ''fuori dall'articolato di prova
ammesso dal Tribunale''. ''Questo - ha detto Trantino
- e' diventato un processo enciclopedico e ha assunto dimensioni non
controllabili''. Per questo, hanno chiesto la sospensione dell'udienza e
l'ammissione di tutti gli atti relativi al processo 'Sicilia Libera'. Genchi ha, inoltre,
ricordato al Tribunale presieduto da Leonardo Guarnotta
le telefonate compiute da un telefono cellulare in uso ad Enrico Di Grusa, genero di Vittorio Mangano, verso il telefono di
Dell'Utri.''Il 9 giugno del '96 - ha detto - sono
partita dal telefono in uso a Di Grusa diverse telefonate,
tra cui a Mangano, fino ad arrivare a Marcello Dell'Utri.
Una telefonata durata 84 secondi in tutto''. Lo stesso cellulare avrebbe
anche chiamato lo studio legale Dominioni, legale
di Dell'Utri. ''Sono soggetti - ha detto - che
hanno fatto da tramite ad altri soggetti''. ''Le
telefonate dell'avvocato Marasa' non dicono proprio
nulla, anzi rappresentano il 'deserto probatorio''': cosi'
Dell'Utri ha commentato all'Adnkronos
le dichiarazioni del vicequestore, al termine dell'udienza di oggi che e' stata
rinviata a lunedi' prossimo, 18 febbraio. ''Io non
ho mai avuto un numero telefonico diretto - ha proseguito l'imputato - tutte
le mie telefonate venivano smistate dal centralino. E qui viene dimostrato
che le telefonate arrivavano al centralino, dove chiamano migliaia di persone
per parlare con me'' Adakronos 12 febbraio 2002 L’odore
della censura Marco Travaglio è, insieme a Elio
Veltri, l'autore del libro "Il colore dei soldi" e uno degli
artefici del caos politico che ruota intorno a Satyricon
in questi giorni. Nel giorno in cui il CDA della Rai decide di non mandare in
onda la trasmissione di Luttazzi, Clarence intervista Travaglio per andare a
fondo sulla questione dei 50 miliardi di danni chiestigli da Mediaset. Il
povero querelato è tranquillo, simpatico e disponibile. Potrebbe andar bene
per fare il nuovo testimonial della sinistra in campagna elettorale, anche se
lui non ci sta. • Marco, hai proprio scombussolato
i piani alti della Rai. I consiglieri del Cda Gamaleri
e Contri che si dimettono (e poi ci ripensano), Fini che minaccia
rappresaglie dopo le elezioni, le istituzioni che intevengono.
Insomma, un bel caos ... • Dopo una settimana di polemiche,
puoi dirci la verità: le domande che ti ha rivolto Luttazzi erano preparate? • Per quale motivo il presidente di
Mediaset Fedele Confalonieri vuole citarti in giudizio per 50 miliardi? Tu
accusi Berlusconi e Mediaset ti querela? Allora il conflitto di interessi
esiste... • Ma la cifra che ti viene
richiesta non ti preoccupa nemmeno un po'? • Forse li hai fatti arrabbiare con la
storia di Mangano... Eppure Berlusconi ti ha definito
"condannato per diffamazione". • Dopo tutto
quello che è successo, perché non diventi un testimonial della campagna
elettorale della sinistra? Se vuoi, ti proponiamo per i nuovi manifesti
dell'Ulivo. Il tuo faccione a fianco di quello di Rutelli. • E Montanelli si è fatto sentire? • Che effetto fa sapere che il tuo
libro è più venduto di "Baudolino" di Umberto Eco? • Grazie Marco, e che Dio te la
mandi buona... da :
Clarence Marco
Travaglio assolto Marco Travaglio assolto. Silvio
Berlusconi condannato al pagamento delle spese legali. Travaglio aveva parlato, in
particolare, della provenienza dei primi soldi utilizzati dall’allora
imprenditore edile Silvio Berlusconi per mettersi in affari negli anni 70, e
dei rapporti col boss mafioso Vittorio Mangano, lo “stalliere di Arcore”. Per chi non lo avesse letto, il
recente libro L’Amico degli amici di Marco Travaglio e Peter Gomez, riassume
la requisitoria con la quale i Pm siciliani hanno ottenuto la condanna del
presidente di Publitalia. Sostanzialmente un riassunto, che spiega come Forza
Italia sia stata fondata da Marcello Dell'Utri su
ordine di Bernardo Provenzano, il boss dei boss di Cosa Nostra. Ma con l’esplosione di Tangentopoli
e la fine del partito socialista, Cosa Nostra si trova in grossi guai (al
punto che si arriva a programmare anche l’omicidio di Antonio Di Pietro, per
liberare il Psi dall’assedio della Procura di
Milano): abbandonato il vecchio referente, la mafia non solo non riesce a
stringere il legame con quello che avrebbe dovuto essere il nuovo, ma lo vede
disintegrarsi nel giro di pochi mesi. Per
questo la strategia della tensione: le bombe di via Palestro a Milano, degli Uffizi
a Firenze e quelle di Capaci e via D’Amelio, che uccisero Giovanni Falcone,
Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. Bombe che, secondo i giudici di
Palermo, hanno la funzione di mandare un messaggio allo Stato: Cosa Nostra
non può restare senza un referente politico. Questi i fatti secondo il tribunale
che ha condannato Marcello Dell'Utri. Come fatti
erano quelli di cui Marco Travaglio parlava quattro anni fa nella
trasmissione di Daniele Luttazzi. (red.is) |
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