“Il
dovere di non dimenticare”
1)
PIANTA dr. Agostino, nato a Rapolla (Potenza) il 27
luglio 1912, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Brescia,
deceduto a Brescia il 17 marzo 1969.
2)
SCAGLIONE dr. Pietro, nato a Palermo il 2 marzo 1906, Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Palermo, deceduto a Palermo il 5 maggio 1971.
3)
FERLAINO dr.
Francesco, nato a Conflenti il 23 luglio 1914,
Avvocato Generale della Corte di Appello di Catanzaro,
deceduto il 3 luglio 1975 a Lamezia Terme.
4)
COCO dr. Francesco,
nato a Terralba (CA) il 12 dicembre 1908, Procuratore
Generale presso la Corte di Appello di Genova,
deceduto l'8 giugno 1976 a Genova.
5)
OCCORSIO dr. Vittorio, nato a Roma il 9 aprile 1929, Sostituto Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Roma, deceduto il 10 luglio 1976 a Roma.
6)
PALMA dr. Riccardo, nato a Roma il 12 maggio 1915, magistrato di cassazione
addetto al Ministero di Grazia e Giustizia, deceduto il 14 febbraio 1978 a
Roma.
7)
TARTAGLIONE dr. Girolamo, nato a Napoli il 27 settembre 1913, magistrato di
cassazione nominato alle funzioni direttive superiori, Direttore generale degli
affari penali presso il Ministero di Grazia e Giustizia, deceduto a Roma
il 10 ottobre 1978.
8)
CALVOSA dr. Fedele, nato a Castrovillari (Cosenza) il
3 ottobre 1919, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone, deceduto a Patrica (FR)
l'8 novembre 1978.
9)
ALESSANDRINI dr. Emilio, nato a Penne (Pescara) il 30 agosto 1942, Sostituto
Procuratore Repubblica presso il Tribunale di Milano, deceduto il 29 gennaio
1979 a Milano.
10)
TERRANOVA dr. Cesare,
nato a Palermo il 15 agosto 1921, Consigliere della Corte di Appello
di Palermo, deceduto il 25 settembre 1979 a Palermo.
11)
GIACUMBI dr. Nicola, nato a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) il 18
agosto 1928, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di
Salerno, deceduto il 16 marzo 1980 a Salerno.
12)
MINERVINI dr. Girolamo, nato a Teramo il 4 maggio 1919, Sostituto Procuratore
Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione, deceduto il 18 marzo
1980 a Roma.
13)
GALLI dr. Guido, nato a Bergamo il 28 giugno 1932, magistrato di cassazione,
con funzione di giudice presso il Tribunale di Milano, deceduto il 19 marzo
1980 a Milano.
14)
AMATO dr. Mario, nato a Palermo il 24 novembre 1937, Sostituto Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Roma, deceduto a Roma il 23 giugno 1980.
15)
COSTA dr. Gaetano, nato a Caltanissetta l'1 marzo
1916, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, deceduto il
6 agosto 1980 a Palermo.
16)
CIACCIO MONTALTO dr. Gian Giacomo, nato a Milano il 20 ottobre 1941, Sostituto
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, deceduto il 25
gennaio 1983 a Trapani.
17)
CACCIA dr. Bruno, nato a Cuneo il 16 novembre 1917, Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Torino, deceduto il 26 giugno 1983 a Torino.
18)
CHINNICI dr. Rocco, nato a Misilmeri il 19 gennaio
1925, Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo, deceduto a Palermo
il 29 luglio 1983.
19)
GIACOMELLI dr. Alberto, nato a Trapani il 28 settembre 1919, a riposo dall'1
maggio 1987, già Presidente di Sezione del Tribunale di Trapani, deceduto il 14
settembre 1988 in agro di Trapani.
20)
SAETTA dr. Antonino,
nato a Canicattì il 25 ottobre 1922, Presidente di
Sezione della Corte di Appello di Palermo, deceduto a Caltanissetta il 25 settembre 1988.
21)
LIVATINO dr. Rosario,
nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, giudice del
Tribunale di Agrigento, deceduto il 21 settembre 1990,
in agro di Agrigento.
22)
SCOPELLITI dr. Antonino, nato a Campo Calabro (R.C.) il 20 gennaio 1935, Sostituto
Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, deceduto il 9 agosto
1991 a Villa S. Giovanni.
23)
FALCONE dr. Giovanni, nato a Palermo il 20 maggio 1939, magistrato di
Cassazione con funzioni di Direttore Generale degli Affari Penali del Ministero
di Grazia e Giustizia, deceduto il 23 maggio 1992 a Palermo.
24)
MORVILLO dr.ssa Francesca Laura, nata a Palermo
il 14 dicembre 1945, consigliere della Corte di Appello
di Palermo, deceduta il 23 maggio 1992 a Palermo.
25)
BORSELLINO dr. Paolo, nato a Palermo il 19 gennaio 1940, Procuratore Aggiunto
della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, deceduto a Palermo il 19 luglio
1992.
26)
DAGA dr. Luigi, nato a
Catanzaro il 26 agosto 1947, magistrato di appello
addetto al Ministero di Grazia e Giustizia, Direttore dell'Ufficio VI - Studi e
Ricerche - del D.A.P., deceduto il 17 novembre 1993 a
Roma.
Le circostanze della morte dei singoli magistrati
Il dr. Agostino PIANTA, il
giorno 17 marzo 1969, era intento al lavoro nel suo
ufficio, allorchè faceva ingresso nella sua stanza
tale Loris Guizzardi il quale aveva insistito per
parlare con il Procuratore della Repubblica. Il Guizzardi
porgeva al Procuratore un certificato di detenzione e mentre quest'ultimo stava leggendo il documento, scaricava
improvvisamente contro il magistrato 4 colpi di arma
da fuoco determinandone in breve tempo la morte. Successivamente,
identificato l'uccisore, questi risultava essere un pregiudicato, sottoposto a
libertà vigilata, che aveva riportato numerose condanne, tra l'altro per
omicidio e tentato omicidio, dalla Corte di Assise di Mantova e da quella di
Brescia. Il Guizzardi, interrogato, dichiarava di non
aver conosciuto in precedenza il dr. Pianta e di non
avere subìto alcun torto da lui, ma di averlo
deliberatamente ucciso perchè il magistrato rappresentava in Brescia la Magistratura che ingiustamente
lo aveva condannato.
Il dr. Pietro SCAGLIONE, il
giorno 5 maggio 1971, si recava in Palermo al Cimitero dei Cappuccini per
visitare la tomba della moglie; quindi proseguiva a bordo dell'autovettura di
servizio guidata dall'agente di custodia Antonio Lo
Russo per raggiungere il Palazzo di Giustizia di Palermo; improvvisamente, tre
assassini esplodevano contro il magistrato e l'agente numerosi colpi di arma da
fuoco che ne determinavano la morte; gli uccisori si dileguavano
immediatamente.
Il dr. Francesco FERLAINO il
giorno 3 luglio 1975 verso le ore 13,30 stava rientrando nella propria
abitazione a Lamezia Terme provenendo da Catanzaro
dove aveva svolto la consueta attività lavorativa quale Avvocato Generale
presso la Corte di Appello di Catanzaro. Egli, mentre
stava scendendo dall'autovettura in prossimità dell'abitazione, veniva attinto alla schiena da due colpi di fucile esplosi
da due sconosciuti che si trovavano a bordo di un'autovettura Alfa-Romeo; al
fatto erano presenti altre persone di passaggio.
Il dr. Francesco COCO, il
giorno 8 luglio 1976, mentre stava rincasando in Genova facendo ritorno
dall'ufficio, veniva colpito a morte da alcuni colpi
di rivoltella, esplosi alle spalle a bruciapelo, e nello stesso modo perdevano
la vita gli agenti di scorta il brigadiere Giovanni Saponara
e l'appuntato Antioco Deiana. Dalle indagini svolte
nelle immediatezze, risultava che l'agguato era stato
compiuto da cinque persone. Due ore dopo il fatto criminoso, nell'aula della
Corte di Assise di Torino, dove si stava celebrando il
processo a carico di noti appartenenti all'organizzazione terroristica
denominata «Brigate Rosse» (tra cui, Curcio, Franceschini, Ferrari), uno degli
imputati leggeva un messaggio nel quale la detta organizzazione rivendicava la
paternità del triplice omicidio. L'efferato episodio trovava indubbia causa
nell'intendimento dei terroristi di volere punire il comportamento tenuto dal
Procuratore Generale nel 1974 in occasione della liberazione del sostituto
procuratore della Repubblica Mario Sossi,
sequestrato per vario tempo dalle «Brigate Rosse». In particolare, onde
ottenere la liberazione del dr. Sossi,
la Corte di Assise di Appello di Genova aveva concesso
la libertà ad alcuni detenuti, subordinando l'effettiva scarcerazione alla
condizione che fosse assicurata l'integrità fisica del dr. Sossi;
peraltro, quest'ultimo, una volta liberato,
presentava la frattura di una costola e segni di pregresse
lesioni, per cui il dr. Coco, Procuratore Generale,
non eseguiva l'ordinanza di scarcerazione dei detenuti, la
impugnava per cassazione ottenendone l'annullamento dalla Suprema Corte.
Leggi l’articolo
“L’esecuzione di Francesco Coco”
Il dr. Vittorio OCCORSIO, il 10 luglio 1976 verso le
ore 8,15, lasciava la sua abitazione sita in Roma Via Mogadiscio, per recarsi
in ufficio presso la Procura della Repubblica, da solo
a bordo della propria autovettura; a poca distanza, all'altezza di Via Giuba, veniva attinto da raffiche di mitra esplose da una o
più persone a bordo di una motocicletta; il magistrato, colpito in diverse
parti del corpo, decedeva immediatamente. All'interno della autovettura,
venivano rinvenuti alcuni stampati con i quali il «Movimento Politico Ordine
Nuovo» rivendicava l'esecuzione del magistrato, ritenuto colpevole «di avere,
per opportunismo carrieristico, servito la dittatura
democratica perseguitando i militanti di Ordine Nuovo
e le idee di cui essi sono portatori».In realtà, il dr.
OCCORSIO aveva proceduto all'istruzione di due distinti procedimenti a carico
di numerosi esponenti e militanti del movimento suindicato,
imputati di ricostituzione del partito fascista. Il primo processo era stato
definito in primo grado con sentenza del 21 novembre 1973 della 1ª Sezione
Penale del tribunale di Roma, a seguito della quale il Ministro dell'interno
aveva ordinato lo scioglimento del movimento; il secondo processo, mentre era in
corso di trattazione avanti la 3ª sezione penale pure del tribunale di Roma,
era stato sospeso con ordinanza del Collegio in data 27 gennaio 1975, avverso
la quale il dr. Occorsio
aveva proposto ricorso per cassazione, accolto dalla Suprema Corte. Il magistrato,
negli anni '70, aveva, altresì, istruito il processo per la strage avvenuta il
12 dicembre 1969 a Milano - Piazza Fontana - presso la Banca Nazionale della Agricoltura, collegata agli attentati avvenuti in pari
data nella Capitale; detto procedimento, in sede dibattimentale era stato
rimesso all'autorità giudiziaria di Milano per motivi di competenza. Leggi l’articolo “ Vittorio Occorsio e la P2”
Il dr. Riccardo PALMA era direttore
dell'ufficio VIII della Direzione Generale per gli Istituti di prevenzione e
pena, che si occupa di edilizia penitenziaria. Il 14 febbraio 1978, il predetto
lasciava la sua abitazione sita in Roma Piazza Lecce 11 verso le ore 9,30 per
raggiungere l'ufficio presso il Ministero di Grazia e Giustizia; giunto in Via
Forlì, mentre stava per salire sulla propria autovettura ivi parcheggiata, veniva colpito da raffiche di mitra Il magistrato, attinto al torace ed al viso
decedeva immediatamente.
Il dr. Girolamo TARTAGLIONE percorreva una
brillante carriera in magistratura, ricoprendo posti di merito quale sostituto
procuratore della Repubblica a S. Maria Capua Vetere ed a Napoli,
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di S. Angelo dei Lombardi, consigliere della Corte di Appello di Bari; nonchè successivamente svolgeva la sua attività prima come
applicato al Massimario della Corte di Cassazione e poi come Consigliere della
Corte, addetto alle sezioni penali, con assegnazione anche alle Sezioni Unite
Penali. Espletava le ulteriori funzioni quale Avvocato
Generale presso la Corte di Appello di Napoli, e, quindi, nel 1976 veniva
collocato fuori ruolo per esercitare le funzioni di direttore generale degli
Affari Penali, presso il ministero di Grazia e Giustizia. La sua competenza ed
attività nel settore penale, penitenziario, della criminologia erano conosciute
ed apprezzate anche all'estero. Il giorno 10 ottobre
1978, il magistrato subiva un'azione terroristica che lo conduceva a morte;
l'attentato era rivendicato da organizzazioni sovversive.
Il dr. Fedele CALVOSA, il giorno 8.11.1978, subiva
un gravissimo attentato in Patrica riportando
ripetute ferite da arma da fuoco che ne provocavano il decesso per "shock
traumatico ed emorragia consecutiva". Il delitto veniva
rivendicato da formazioni politiche eversive.
Il dr. Emilio ALESSANDRINI
profondeva notevolissimo impegno nell'istruzione del processo per la strage di
Piazza Fontana, dopo che il procedimento era stato trasmesso all'autorità
giudiziaria di Milano per incompetenza di quella di Roma. Il
29.1.1979, verso le ore 8,30 il magistrato accompagnava con la propria autovettura
il figlio Marco alle vicine scuole elementari; quindi, si dirigeva verso la
propria abitazione per ivi parcheggiare il mezzo e poi recarsi a piedi in
ufficio, presso la Procura della Repubblica. Fermatosi all'incrocio tra
Viale Umbria e Via Muratori in Milano, ove era collocato un semaforo, veniva aggredito da due persone, facenti parte di un gruppo
più ampio di cinque, che gli si avvicinavano esplodendogli contro numerosi
colpi di pistola, che provocavano la subitanea morte del dr. ALESSANDRINI. Poco
più tardi nella stessa mattinata, l'omicidio veniva
rivendicato, tramite una telefonata alla redazione di un giornale, dall'
"Organizzazione Comunista Combattente Prima Linea"; di eguale tenore
era un volantino diffuso poco dopo.
Il dott. Cesare
TERRANOVA dal 1958 al 1971 prestava servizio al Tribunale di Palermo quale
giudice istruttore penale; nel 1971 veniva nominato
Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Marsala (dove prendeva
servizio nel giugno dello stesso anno). Collocato in aspettativa
per motivi elettorali il 20 maggio 1972 veniva eletto alla Camera dei Deputati
per il collegio XXVIII/Catania, ed in tale legislatura faceva parte della IV
Commissione Giustizia, nonchè partecipava in qualità
di segretario alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della
«mafia» in Sicilia. In data 2 luglio 1976, veniva
rieletto deputato per la VII legislatura.Al termine
della legislatura, il dott. TERRANOVA, con istanza in
data 14 giugno 1979, chiedeva di essere richiamato in ruolo dall'aspettativa
per mandato parlamentare e destinato al tribunale di Palermo con funzioni di
Consigliere istruttore. Il Consiglio Superiore, con deliberazione del 10 luglio
1979, lo richiamava in servizio assegnandolo alla Corte di Appello
di Palermo in qualità di consigliere, e di tale ufficio il magistrato prendeva
possesso il 31 agosto 1979.Il 25 settembre dello
stesso anno, verso le ore 8,30, il dott. TERRANOVA, a bordo della sua vettura,
si apprestava a lasciare l'abitazione per recarsi in ufficio, allorchè veniva fatto segno di
colpi d'arma da fuoco, che ne determinavano il decesso. Insieme a lui veniva colpito il maresciallo dr P.S. Lenin Mancuso, che pure decedeva poco dopo.- vedi ns scheda- Cesare
Terranova (leggi la scheda)
Il dr. Nicola GIACUMBI. La
sera del 16 marzo 1980 stava per rientrare a casa in Salerno assieme
alla moglie, allorchè due individui scendevano da una
macchina parcheggiata in prossimità dell'abitazione e, avvicinatisi al
magistrato, esplodevano contro di lui numerosi colpi d'arma da fuoco che ne
provocavano la morte. L'esecuzione veniva rivendicata
dall'organizzazione terroristica denominata «Brigate rosse - colonna Fabrizio
Pelli».
Il dott. Girolamo
MINERVINI ha svolto una intensissima attività in
magistratura, profondendo il suo impegno in settori vari e distinguendosi in
tutti per l'apporto professionale, culturale ed organizzativo fornito. Già in
giovane età, negli anni dal 1947 al 1956, veniva
assegnato al Ministero di Grazia e Giustizia - Direzione Generale degli
Istituti di Prevenzione e Pena -, dove dirigeva nell'ultimo periodo l'Ufficio
II (personale di custodia). Trascorreva, quindi, un lungo periodo presso la Procura generale della Cassazione in qualità di applicato
prima di tribunale e poi di appello; nel 1968 veniva nominato segretario presso
il Consiglio Superiore della Magistratura. Dopo un breve periodo, durante
l'anno 1973, nel quale prestava servizio presso la Corte di Appello
di Roma in qualità di consigliere, faceva ritorno al Ministero di Grazia e
Giustizia con funzioni di capo della segreteria della Direzione Generale degli
Istituti di Prevenzione e Pena.Quindi, nel novembre
1979 era ricollocato in ruolo e destinato alla Procura Generale della
Cassazione con funzioni di sostituto.Il 18 marzo 1980
a Roma, a seguito di un'azione terroristica, il dott. Minervini
veniva ucciso. Il delitto era rivendicato da
formazioni politiche eversive.
Il dott. Guido
GALLI svolgeva le funzioni di giudice istruttore
penale presso il tribunale di Milano. Il suo impegno culturale e professionale
nel campo del diritto veniva esercitato anche in sede
universitaria, nel cui ambito il dott. GALLI teneva corsi di criminologia prima
presso l'Università di Modena e successivamente presso quella di Milano.Il 18 marzo 1980 era vittima di un'azione terroristica che
ne causava la morte. Il delitto era rivendicato dalla formazione politica
eversiva denominata «Prima linea - sezione Romano Tognini».
Il dott. Mario
AMATO svolgeva funzioni di sostituto procuratore presso la Procura della
Repubblica di Rovereto dal settembre 1971 a metà anno 1977. Il 30 giugno di
detto anno prendeva servizio presso la Procura della Repubblica di Roma sempre in qualità di sostituto. Nell'esercizio delle funzioni in
Roma, istruiva delicatissimi processi concernenti il c.d. «terrorismo nero»,
ricevendo minacce ed «avvertimenti» di vario genere.Il
23 giugno 1980, mentre si trovava presso la fermata dell'autobus che doveva
portarlo presso gli uffici della Procura in Piazzale Clodio, il magistrato veniva colpito con un colpo di arma da fuoco alla testa e
decedeva nelle immediatezze.L'uccisione veniva
rivendicata da formazioni politiche eversive.
Il dott. Gaetano
COSTA, il giorno 6 agosto 1980 verso le ore 19,15, usciva dalla sua
abitazione in Palermo per effettuare una passeggiata a
piedi. Egli si trovava nella centrale Via Cavour sul marciapiede di fronte a
quello ove era posta una sala cinematografica; improvvisamente, veniva colpito alle spalle da uno sconosciuto con tre colpi
di pistola. Ne conseguiva il decesso del magistrato.Il
dott. Costa, dal 1966 al 1978, esercitava le funzioni
di Procuratore della Repubblica a Caltanissetta e nel
luglio 1978 prendeva possesso del nuovo ufficio di Procuratore della Repubblica
di Palermo.
Il dott. Gian
Giacomo CIACCIO-MONTALTO, entrato in magistratura nel 1970, veniva assegnato nel settembre 1971, con il conferimento
delle funzioni giurisdizionali, alla Procura della Repubblica di Trapani in
qualità di sostituto. In detta sede, il giovane magistrato mostrava un impegno
elevatissimo affrontando nel modo più adeguato indagini e problematiche processuali
delicatissime in campo mafioso.Il 25 gennaio 1993, a
seguito di un grave attentato, il magistrato veniva
ucciso con colpi di arma da fuoco.
Il dott. Bruno
CACCIA svolgeva tutta la sua attività in magistratura espletando
funzioni requirenti, prima come sostituto procuratore presso la Procura della
Repubblica di Torino, poi come Procuratore della Repubblica di Aosta e
successivamente come sostituto procuratore generale presso la Procura Generale
di Torino; nel 1980 veniva nominato Procuratore della Repubblica di Torino.Il dott. Caccia si segnalava per
avere partecipato negli anni 74-75 con il massimo impegno e diligenza
all'istruzione (prima da solo e poi con il Giudice Istruttore) del gravoso ed
imponente processo contro gli appartenenti alle «Brigate rosse» che si erano
resi colpevoli del sequestro del Sostituto Procuratore di Genova dott. Mario Sossi e di altri efferati delitti
(il processo era stato spostato per competenza a Torino ai sensi dell'art. 60
C.P.P. previgente).Il 26 giugno 1983 in Torino, il
magistrato subiva un gravissimo attentato terroristico che, a causa delle
numerose ferite da arma da fuoco riportate al capo ed
al corpo, ne provocava la morte.
Il 29 luglio 1983
verso le ore 8,10 del mattino, in Via Giuseppe Pipitone
Federico in Palermo, all'altezza del civico 59 ove abitava il dott. Rocco
CHINNICI, Consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, esplodeva
violentemente una Fiat 126 pieno di carica di esplosivo.
Nell'occorso decedevano il dr. Chinnici,
(il quale si apprestava a salire in macchina per recarsi in Tribunale), il
Maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi e l'Appuntato Salvatore Bartolotta, addetti al servizio di scorta del magistrato, nonchè il portiere dello stabile Stefano
Li Sacchi; venivano ferite anche 19 persone, fra le quali quattro
Carabinieri addetti pure alla tutela del dr. Chinnici.Il
magistrato, nominato Consigliere istruttore aggiunto presso il Tribunale di
Palermo nel gennaio 1975 e Consigliere istruttore del medesimo ufficio nel
gennaio 1980, dava un apporto decisivo nell'organizzare in modo adeguato e
razionale l'ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, nell'intento di
intervenire ed incidere in modo efficace e duraturo sul gravissimo fenomeno
mafioso; all'uopo, conduceva e concludeva indagini di
assoluta rilevanza e delicatezza, avvalendosi di un pool di colleghi di alto
valore, tra cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
I Carabinieri di
Trapani rinvenivano, il giorno 14 settembre 1988 alle ore 8,35 sulla Via
Falconara di Locogrande (centro nelle vicinanze di
Trapani) il cadavere del dr. Alberto
Giacomelli, già presidente della Sezione penale del Tribunale di Trapani,
collocato in pensione il 1 maggio 1987. Il
cadavere, supino sul margine destro dell'indicata via, era posto dietro
l'autovettura di proprietà dell'ex-magistrato, presentava un colpo di arma da fuoco alla regione temporale destra ed un altro
al lato destro dell'addome. Le indagini successivamente
svolte in sede giudiziaria evidenziavano che il delitto era stato organizzato e
portato a compimento da componenti della criminalità organizzata locale.
La sera del 25
settembre 1988, intorno alle ore 22, il dott. Antonino SAETTA,
Presidente della 1ª Corte d'Assise d'Appello di Palermo, partiva
in macchina assieme al figlio Stefano da Canicattì,
dove la moglie esercitava l'attività di farmacista, per raggiungere la sua
abitazione in Palermo. Mentre stava percorrendo la S.S. 640
in direzione di Caltanissetta, all'altezza del km.
48,500, l'autovettura del magistrato veniva affiancata
da altra autovettura i cui componenti incominciavano ad esplodere colpi di arma
da fuoco contro il dr. Saetta ed il figlio, così facendo per
tutto il sorpasso, e provocando, tra l'altro, la rottura del parabrezza e dei
vetri degli sportelli. La macchina del magistrato si fermava circa 100
metri in avanti in posizione di normale sosta, per cui,
gli assassini, non sicuri che gli occupanti del mezzo fossero deceduti,
scendevano dalla loro autovettura e colpivano ancora ripetutamente le vittime
in modo definitivo.Il dr.
Saetta ha svolto una lunga carriera esercitando molteplici funzioni, quale
giudice di tribunale a Caltanissetta e Palermo,
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca,
Consigliere di Corte di appello a Genova e Palermo,
Presidente di Sezione presso la Corte di appello prima di Caltanissetta
e, poi, di Palermo
Il dott. Rosario
Angelo LIVATINO svolgeva funzioni di sostituto procuratore
della repubblica presso il Tribunale di Agrigento nel
periodo del 24 settembre 1979 all'agosto 1989; in data 28 agosto 1989 veniva
trasferito al Tribunale di Agrigento in qualità di giudice addetto alla sezione
penale.Nell'espletamento di entrambe le funzioni, il
magistrato si occupava di delicati procedimenti concernenti persone associate
alla mafia. Il 21 settembre 1990 alle ore 8,45 circa, il dott. Livatino si allontanavano in macchina da Canicattì dove risiedeva per recarsi in Agrigento presso il
Tribunale; giunto a 5 Km da quest'ultima località, venivano esplosi vari colpi di arma da fuoco contro di lui,
il che determinava la rottura del parabrezza anteriore e del lunotto posteriore
del suo mezzo. Il magistrato, rilevato di essere bloccato da altro autoveicolo,
faceva marcia indietro andando ad urtare contro il gard-rail,
scendeva dall'auto e fuggiva a piedi attraverso la scarpata sottostante, ove,
inseguito dagli aggressori scesi da una motocicletta, veniva
colpito in modo mortale. Vedi ns scheda – Rosario Livatino (
leggi la scheda)
Il
dott. Antonio SCOPELLITI svolgeva la carriera di magistrato
nell'esercizio di funzioni requirenti, come sostituto presso la
Procura della Repubblica di Roma e, per diversi anni, presso quella di Milano;
veniva, poi, nominato magistrato di appello applicato alla Procura Generale
della Cassazione ed in prosieguo Sostituto Procuratore Generale.
Nell'espletamento sia delle funzioni di merito che in sede di legittimità, più
volte era titolare, in sede requirente, di processi di
notevole rilievo. In data 9 agosto 1991 verso le ore 17,25, il dott. Scopelliti, in ferie nella terra d'origine, stava
percorrendo a bordo della sua autovettura la strada provinciale di collegamento
tra Villa S. Giovanni e Campo Calabro, allorchè era affiancato da altra vettura, dalla quale venivano
esplosi due colpi di arma da fuoco che colpivano il magistrato nella parte
sinistra del collo; l'auto con a bordo il dott. Scopelliti
precipitava in un vigneto sottostante capovolgendosi, ed il predetto decedeva.
Il dott. Giovanni
FALCONE, entrato in magistratura nel 1964, svolgeva le funzioni giurisdizionali
quale Pretore di Lentini, sostituto procuratore
presso la Procura della Repubblica di Trapani e
giudice pressolo stesso Tribunale; nel luglio 1978
veniva trasferito al Tribunale di Palermo ove esercitava le funzioni di giudice
istruttore penale; nell'ottobre1989 veniva trasferito alla procura della
Repubblica di Palermo in qualità di procuratore aggiunto. Nel marzo 1991 era collocato
fuori ruolo per assumere l'incarico di Direttore generale degli Affari Penali
presso il Ministero di Grazia e Giustizia.Il dott.
FALCONE, unitamente ai consiglieri istruttori dell'epoca e ad altri colleghi
dell'ufficio instruzione, dava un impulso eccezionale
alle indagini intese a circoscrivere e debellare il fenomeno mafioso. Tra le
indagini più rilevanti va ricordato il processo a carico di Spatola Rosario e
altri 119 imputati, avente ad oggetto i reati di associazione
a delinquere, traffico di stupefacenti, ricettazione ed altri illeciti penali,
con collegamenti con altre pericolose associazioni mafiose nazionali ed
internazionali (la sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio constava di 1000
pagine). Di gran rilievo, era il lavoro svolto dal dott. FALCONE, unitamente ai
colleghi Paolo Borsellino - Leonardo Guarnotta -
Giuseppe Di Lello, nell'istruzione del procedimento penale contro Abbate Giovanni + altri 706 imputati (c.d. maxiprocesso),
ai quali era contestata la perpetrazione di circa un centinaio di omicidi, l'associazione per delinquere di stampo mafioso,
lo spaccio di grandi quantità di droga ed altri delitti (la sentenza-ordinanza
di rinvio a giudizio constava di oltre 8000 pagine raccolte in 40 volumi).Il 23
maggio 1992, il dott. Falcone, unitamente alla moglie dott.ssa
Francesca MORVILLO anch'ella magistrato, faceva
ritorno mediante aereo militare a Palermo proveniente da Roma. I predetti
stavano percorrendo, a bordo di un'auto blindata scordata da altre due vetture
blindate, l'autostrada che congiunge l'aeroporto di
Punta Raisi con Palermo, allorchè,
all'altezza della località «Capaci», aveva luogo una violentissima esplosione
che creava un profondo cratere nella sede stradale. Nell'occorso, perdevano la
vita i due magistrati e gli agenti Rocco Di Cillo,
Antonio Montinaro e Vito Schisano
– vedi ns scheda- Giovanni Falcone (leggi la scheda)
La dott.ssa Francesca MORVILLO
decedeva, appunto, assieme al coniuge Giovanni FALCONE nell'attentato di Capaci
il 23 maggio 1992.Nel corso della carriera,
esercitava le funzioni di giudice del tribunale di Agrigento,
sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di
Palermo, di Consigliere della Corte di appello di
Palermo. All'epoca dell'attentato, era componente
della Commissione per il concorso di accesso in magistratura
Il dott. Paolo
BORSELLINO, entrato in magistratura nel 1964, esercitava le funzioni
giurisdizionali quale giudice del Tribunale di Enna, pretore di Mazara del Vallo
e di Marsala; nel 1975 prendeva servizio presso il Tribunale di Palermo ove
svolgeva le funzioni di giudice istruttore penale; nel luglio 1986 veniva
nominato procuratore della Repubblica di Marsala, e nel marzo 1992 faceva
ritorno negli uffici palermitani assumendo le funzioni di procuratore della
Repubblica aggiunto.Il dott. BORSELLINO, unitamente a
Giovanni FALCONE, faceva parte, nel periodo della sua permanenza presso
l'ufficio istruzione penale del tribunale di Palermo, del pool di magistrati
(diretto dai Consiglieri istruttori Rocco CHINNICI prima, e Antonio CAPONNETTO
poi) impegnato in modo professionale elevatissimo e con una dedizione a tempo
pieno eccezionale ad inquisire la criminalità mafiosa nei suoi più svariati
aspetti. Il predetto, tra gli altri, istruiva il processo a carico della mafia di Altofonte con 21 imputati,
quello a carico di Bonanno ed altri nove coimputati per l'omicidio in persona
del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, il procedimento a carico di
Filippo Marchese e altri 14 imputati per l'omicidio in persona del vice
Questore Boris Giuliano. Partecipava all'istruzione, assieme a Giovanni
Falcone, Leonardo Guarnotta, Giuseppe Di Lello, del
c.d. maxi-processo contro la mafia, con 707 imputati, che imponeva ai
magistrati un lavoro di indagini di assoluta
complessità e delicatezza, che si concludeva con la redazione di una
sentenza-ordinanza di oltre 8.000 pagine (in cui la posizione di ciascuno dei
475 imputati rinviati a giudizio veniva compendiata in apposite schede); tale
imponente lavoro istruttorio consentiva una conoscenza del tutto inedita del
fenomeno mafioso. Il giorno 19 luglio 1992 - domenica (a meno di due mesi
dall'eccidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo
e di tre agenti della scorta), verso le ore 18, Paolo Borsellino si stava
recando a visitare la madre in Via D'Amelio a Palermo; giunto davanti al
portone d'ingresso scendeva dall'auto blindata sotto la vigilanza della scorta:
in quel momento si verificava una deflagrazione
violentissima proveniente da un'autovettura FIAT 126 parcheggiata di fronte al
portone che determinava danni gravissimi alle abitazioni circostanti e a
numerose vetture parcheggiate nelle vicinanze. Così il magistrato perdeva la
vita, e con lui cinque agenti: Emanuela Loi, Agostino
Catalano, Walter Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Limuli.-
vedi ns scheda- Paolo Borsellino (leggi
la scheda)
Il
dott. Luigi DAGA, direttore dell'Ufficio Studi e Ricerche
del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria presso il Ministero di
Grazia e Giustizia, veniva inviato in missione al
Cairo dal 23 al 29 ottobre 1993 per partecipare, in qualità di relatore, al VI
Congresso dell'Associazione egiziana di Diritto Criminale. Il magistrato
avrebbe dovuto svolgere una relazione nell'ambito della tavola rotonda sul
nuovo codice penale francese ed il progetto di riforma del codice penale
italiano. Il 26 ottobre, il predetto subiva un sanguinoso attentato presso
l'Hotel Semiramis de Il
Cairo, che ne provocava poi, il decesso in Roma il successivo 17 novembre 1993.
Il dott. DAGA, che ha trascorso una lunga parte della sua carriera presso gli
uffici dell'Amministrazione Penitenziaria, era uno studioso e profondo
conoscitore, apprezzato in sede internazionale, di ogni
problematica del «carcere» e del mondo penitenziario.
Non dimentichiamo inoltre i
29 carabinieri e poliziotti morti per la difesa dei magistrati
Da: ufficio studi del CSM
Avvenimenti Italiani ![]()
![]()
www.rifondazione-cinecitta.org