Antonino Scopelliti, aveva 56 anni, quando fu ucciso. Indossato la toga
del pubblico ministero in processi importanti, da Milano aveva ottenuto il
trasferimento a Roma per avvicinarsi alla natia Calabria.
Seguì una carriera prestigiosa,
che lo portò ad essere il numero uno dei sostituti procuratori generali che
sostengono l’accusa davanti alla corte suprema. Era il magistrato nei maxi
processi di mafia, camorra e terrorismo. Quando fu
ucciso stava preparando la richiesta di rigetto dei ricorsi per cassazione di
pericolosi esponenti mafiosi condannati nel primo maxi-processo a Cosa Nostra.
Era il 9 agosto 1991 quando morì per mano della
’ndrangheta. Il magistrato, in villeggiatura in Calabria, fu affiancato in
località Campo Piale da un commando che gli sparò con
la lupara. Il giudice perse il controllo della
macchina e finì sotto un ponte. Il commando volle controllare se l’uomo fosse ancora vivo e firmarono il l’omicidio con un colpo di
grazia sparato con una P38. Il capo del pool di Palermo che lavorò a fianco di
Falcone e Borsellino, Antonino Caponnetto, in data
12/12/1996, dichiarò agli studenti di Rosarno: “Avete
avuto un grande esempio in questa terra: Antonino Scopelliti,
un grande magistrato. Gli ho voluto
bene, conoscevo il suo impegno, la sua dedizione allo Stato. Eppure
sembra che lo si voglia dimenticare, che lo si voglia
rimuovere dalla coscienza. Non c’è una piazza o una via intitolate a Scopelliti, mentre sono migliaia le piazze intitolate a
Borsellino e Falcone. Perchè questo silenzio su Scopelliti,
anche se si sa tutto sul ’come’ e sul ’perchè_è stato ucciso? La sentenza di morte di Scopelliti fu firmata quando
accettò di sostenere l’accusa nel maxiprocesso in Cassazione contro la mafia
palermitana. Era il magistrato più coraggioso, più invulnerabile. Gli furono
offerti 5 miliardi perchè porgesse la mano ai boss in
difficoltà. Era temuto per la sua intelligenza e la sua
onestà. E come si può dimenticare un sacrificio di questo
genere? Come ha fatto Scopelliti, bisogna rispondere
NO alla mafia, per difendere la legalità, che in Calabria tarda ad affermarsi”.
A Siderno la scuola materna Randazzo
è stata intitolata proprio a questo illustre figlio di
Calabria. Rosanna Scopelliti, è la figlia di Antonino . Studentessa Universitaria di Lettere. Attiva
nel: Movimento Ammazzatecitutti- Centro Studi Lazzati- Costituenda Fondazione Gianluca Congiusta. Abbiamo ritenuto importante intervistarla, per
ricordare che, in questi giorni , precisamente il 9
agosto, ricorrerà il 15° anniversario dalla barbara uccisione del padre.
Appuntamento per tutti è alle ore 21.30, nella Piazza Martiri di Nassirya di Campo Calabro. Rosanna Scopelliti
il caso Congiusta ed i 28 omicidi ancora in larga
parte non risolti hanno indignato quasi tutta la popolazione locridea, cosa ne pensa e soprattutto come bisognerà
intervenire? Inutile sottolineare quanto anche nel mio
cuore alberghi la più profonda delusione per l’andamento delle cose sia nella Locride che, purtroppo, in tutto il resto della Calabria.
Rimango sconcertata davanti ad un simile quadro quasi surreale. Capisco che
proprio all’indomani del ventiseiesimo anniversario della tragica strage di
Bologna, per la quale ancora si DEVE brancolare nel buio, come Stato, possiamo
vantare il primato dei ’casi irrisolti ’, ma tutto
questo mi sembra davvero allucinante. Papà mi ha sempre insegnato a confidare
nelle Forze dell’Ordine, ed io, tutt’ora, ripongo nel loro lavoro la fiducia più incondizionata,
ma, stando così le cose, mi sento autorizzata a pensare che allora forse c’è
qualcuno che, nascosto nel buio, agisce per fare in modo che gli ’addetti ai
lavori ’ non possano fare il proprio dovere. Sinceramente non trovo altra
spiegazione. Possibile che solo nella Locride ci sia
una tale concentrazione di ’casi difficili ’ come è
stato classificato quello di Gianluca Congiusta?
Possibile che solo nella Locride ci sia una tale
penuria di magistrati da rendere le indagini sempre più lente? Da tempo,
leggendo le cronache calabresi, avvicinandomi a questa realtà, mi convinco
sempre più che in Calabria convivano ormai da svariato tempo due stati: uno
Stato ufficiale che si ricorda di noi solo ai funerali delle vittime
’eccellenti’ della violenza mafiosa e scende listato a lutto ad offrire corone
di fiori alla memoria, evanescenti garanzie e distratte strette di mano alle
famiglie affrante. Uno Stato che, nel concreto, ha le mani legate se vuole
garantire davvero a tutti i calabresi il diritto di
vivere nella propria terra, di esercitare le proprie professioni e di essere
onesti. Ed un altro ’stato’ che, nel silenzio della
connivenza, esercita il suo potere garantendo guadagni facili, terrorizzando e
comprando il silenzio dei suoi sudditi con le minacce e le armi. Quest’ultimo ’stato’ è quello che regna sovrano in
Calabria, quello che non può essere contrastato perché non solo fa troppa paura
ai semplici cittadini, ma, col passare del tempo, ha avuto modo di garantire ai
suoi pupilli posticini anche tra le fila dei rappresentanti dello Stato
ufficiale. Ovviamente con un quadro talmente desolato, il solo pensiero di
sperare, dove possibile, nella collaborazione dei cittadini e di eventuali testimoni è praticamente vano. In una
situazione simile vorrei che si intervenisse cercando
di essere il più possibile vicini concretamente ai famliari
delle persone uccise, ascoltando le loro richieste e facendo nel concreto il
possibile per garantire loro giustizia e chiarezza. Vorrei che lo Stato onesto
fosse presente in forze in mezzo a noi, che entrasse
nelle nostre case, nelle nostre vite e cercasse di affrancarsi dal giogo
mafioso e dagli inevitabili sospetti di connivenza. Vorrei che la situazione
calabrese fosse presa di punta e fosse uno dei principali argomenti di
discussione nei ’Palazzi del Potere ’ perché non c’è priorità politica che
tenga di fronte al pianto di una madre o di un padre, di fronte a così tante
vite spezzate. In Calabria c’è una situazione di guerra. Chiedo allo Stato di
non mandarci solo esperti di ’fenomeni mafiosi ’, ma di inviare qui l’esercito.
Chiedo allo Stato di mandare più magistrati nei vari Tribunali. Chiedo allo
Stato di monitorare il lavoro delle varie Commissioni e Consulte antimafia, di
vedere chi lavora e chi no in modo che si possa avere un serio e valido aiuto.
Non possiamo essere sempre noi familiari delle vittime di mafia ad indagare e
controllare il lavoro degli organi preposti per poi denunciare all’infinito le
mancanze che, ahimé, spesso constatiamo. Solo se il nostro Stato sceglierà di agire CON noi e PER noi si
potrà trovare una strada da percorrere per dare giustizia ai nostri morti ed
alle loro famiglie. Come bisogna sconfiggerla questa ‘ndragheta? Parto dal presupposto che la ’ndrangheta con cui
conviviamo è molto diversa ormai da quella dell’
immaginario comune dei signorini con ’u berrittu stortu’ ed il fucile in spalla. E’ un’associazione a delinquere che fa invidia alle cugine siciliane, campane e
pugliesi per i suoi traffici illeciti ed il suo essersi saputa inserire con
facilità nei palazzi più importanti dello Stato. Non per altro contiamo
tristemente sempre più numerose Amministrazioni Comunali sciolte per mafia,
sempre più politici collusi e personaggi poco limpidi ad amministrarci. Detto
questo, mi sembra logico che la ’ndrangheta vada attaccata proprio in questa
sua connivenza con l’ambiente politico. Già il fatto di sostenere il Disegno di
Legge Lazzati è un buon inizio per interrompere
questi scambi di favori e permettere alle persone oneste di essere elette. La
mia speranza è soprattutto che in Calabria avvenga una rivoluzione culturale
capace di cambiare le mentalità. Con la mia testimonianza ed il mio ’lavoro di evangelizzazione ’ non pretendo di sconfiggere la
’ndrangheta, ma mi auguro anche solo di portare un’alternativa di speranza
nelle vite dei miei coetanei che invito incessantemente a scegliere da che
parte stare. Vorrei che scegliessero la via della legalità, anche se sembra la
più impervia, anche se le Istituzioni non ci aiutano
ad offrire loro delle alternative ai lavori sporchi ma ben pagati. Vorrei che i
ragazzi calabresi si unissero a quegli altri ’Ragazzi Calabresi ’ che hanno
trovato il coraggio di dire NO alla ’ndrangheta, di denunciare a gran voce
facendo nomi e cognomi, anche famosi, chiedendo giustizia, verità e chiarezza,
pretendendo di poter continuare a vivere nella propria terra senza scendere a
compromessi con l’illegalità…’senza se e senza ma ’. La possibilità di
denunciare e la cultura sono le uniche armi che noi cittadini comuni abbiamo
per contrastare la ’ndrangheta. Non dobbiamo avere paura perché, se siamo in
tanti… ’non potranno mai ammazzarci tutti ’ (tanto per
citare un famoso e fortunato slogan). Dobbiamo convincerci che in Calabria le
persone oneste che scelgono di non scendere a compromessi sono tante e non
devono assolutamente essere lasciate sole né dallo Stato, né dai cittadini.
Dobbiamo rendere noto che la ’ndrangheta è in
minoranza ed anche se ha il potere di gestirci in maniera legale o meno, NOI
NON