Il paese più tranquillo d'Italia è sicuramente
Barcellona Pozzo di Gotto, quarantamila abitanti, provincia di Messina: niente
tossicodipendenti visibili in giro, niente spacciatori, neanche una rapina
denunciata negli ultimi dodici mesi.
Trenta morti ammazzati, questo è vero, nel giro di un anno:
ma son morti di mafia e a Barcellona la mafia - dice
la Linea del Partito - non esiste. Dunque non esistono
nemmeno quei morti e in particolare non esiste l'ultimo di questi morti, il
giornalista Beppe Alfano. Che fosse un giornalista,
per la verità, se ne sono accorti solo dopo che è morto e gli hanno fatto,
meglio tardi che mai, il tesserino professionale alla memoria. Dalla
"Sicilia" di Catania, il giornale di cui era corrispondente, prendeva
cinquemila lire a pezzo, più eventualmente qualcosa per le foto; ha avuto anche
una colonnina di piombo il giorno dopo che l'hanno
ammazzato e alcuni articoli elogiativi - cosa che richiede una più matura
riflessione - nei giorni dopo. Ha avuto infine l'onore di un diretto
interessamento - lui povero cronista rompicoglioni -
delle Autorità Cittadine, qualche giorno dopo: non per partecipare al funerale,
dioceneliberi, o per proclamare il lutto cittadino;
ma per far ritirare, sia pure non subito e dopo le istanze
della famiglia, i cassonetti della spazzatura che qualche altra autorità aveva
fatto piazzare, poco dopo l'omicidio, sul luogo della sua morte.
«Ho chiesto alla "Sicilia" la raccolta degli articoli di Alfano -
dice il giudice Olindo Canali, l'unico del paese che si ricordi ancora di lui -
Mi servivano per le indagini. Li sto aspettando ancora. Finora, non me li hanno
mandati». L'altro ieri, una scuola - il tecnico industriale "Galileo"
- doveva fare un'assemblea-dibattito sulla mafia, la prima del paese. L'unico
posto in cui a Barcellona è possibile infilare trecento persone
insieme è il cinema "Corallo": gli studenti ci sono andati e si son sentiti rispondere che l'assemblea sulla mafia si paga
trecentomila lire all'ora, per la prima ora, e duecentomila per ogni ora
successiva. Sulla via del ritorno, qualcuno di loro è passato davanti
all'enorme carcassa del Teatro Mandanici, dove di assemblee così se ne potrebbero fare venti, e gratis
visto che è una struttura pubblica: solo che il teatro, regolarmente appaltato,
"lavorato" e pagato almeno vent'anni fa, da
allora non è mai stato finito ed è tuttora inagibile, e desolatamente vuoto. Lo
stesso vale per il Palazzetto dello sport, ancora da
completare dopo vent'anni, e per l'ospedale, iniziato
vent'anni fa.
Nella storia di Barcellona, corrispondono - grosso modo
- alle piramidi egizie, del tutto inutili all'apparenza ma investite in realtà
del preciso scopo di testimoniare nei secoli la potenza del faraone: nella
fattispecie, Carmelo Santalco, che dopo la morte di
Lima e il ritiro del catanese Drago è rimasto
l'ultimo grande andreottiano di Sicilia. Questo per
l'evo antico. L'era moderna comincia invece con la Pista dell'Oregon, ovvero la
nuova ferrovia Messina Palermo, cominciata - chissà perché - nei feudi di Pace del Mela e faticosamente procedente, anno dopo anno e
subappalto dopo subappalto (ma l'appalto principale è saldamente in mano ai
Fratelli Costanzo, famosi cavalieri catanesi), verso
il lontano ovest. Via via che la pista procede si
sposta la linea dei miliardi, e arrivano le estorsioni, i morti ammazzati e i
subappalti. Ciascuno dei morti ammazzati ha diritto a qualche riga in cronaca
sui giornali locali del giorno dopo, e poi al più rispettoso e totale
silenzio-stampa.
(Morire ammazzati è brutto dappertutto, ma da queste parti è particolarmente incazzante. Come per quel tizio che uccisero, uno che con
queste storie non c'entrava niente ma faceva il falegname come un tale della
Famiglia rivale, l'aprile scorso qui a Terme. I killer si accorsero, una
settimana dopo, di aver fatto fuori il falegname sbagliato: sorry,
pensarono fra sé, abbiamo sbagliato. Uccisero anche il falegname giusto e se ne andarono con la coscienza in pace).
A Barcellona, la Pista è arrivata fra l'Ottantasei e l'Ottantotto e la guerra è
stata fra la Famiglia Chiofalo e la Famiglia Milone:
i primi della vicina Terme Vigliadore e dissidenti; i
secondi, articolati in una costellazione di cognomi (Ofria,
Beneduci, Marchetta) barcellonesi
puri e seguaci della Famiglia Santapaola di Catania.
I Santapaola, nella zona, c'erano già da molto tempo:
negli anni Ottanta con Antonino Santapaola,
"detenuto" al manicomio di Barcellona dove in realtà faceva, protetto
dalle autorità dell'istituto, il bello e il cattivo tempo; ma già prima ancora,
fra il 1979 e il 1980, sulle montagne dei Nebrodi, a Cesarò, dove in un rifugio di montagna tenevano i loro
incontri "don" Nitto Santapaola
e i catanesi fratelli Cutaja,
trafficanti internazionali di morfina-base e cocaina. La guerra della ferrovia
finì comunque dopo un numero imprecisato di morti, con
l'ergastolo di "don" Antonino Chiofalo, e
l'arresto, per carico di droga, di "don" Carmelo Milone; nel
frattempo la Pista passò avanti.
Il principale accumulo ufficiale di capitali, nella
zona, risulta essere adesso quello delle "finanziarie di fatto" che
si sono venute a formare attorno all'Aias: ne abbiamo
scritto su "Avvenimenti", ne aveva scritto anche Giuseppe Alfano; la
Procura di Barcellona ha aperto un'inchiesta che rischia di estendersi su tutta
la Sicilia.
In casa Alfano, un computer Macintosh, dei libri su Charles
Aznavour, delle foto... Le povere cose che restano
della vita di un uomo che ha avuto dignità. «Mio marito, mio
marito che sorrideva...». «Mio padre e l'indifferenza di questa
città...».
«Indagate sulle donne, vedete un po' se giocava a carte...». Anche
agli investigatori di Barcellona son giunti gli
autorevoli suggerimenti che arrivano immancabilmente in questi casi. Anche
stasera, come ogni sera, le centinaia di tossici di Barcellona si "faranno" con la roba fornita, a prezzi
popolari, dagli uomini dei boss. Anche stasera i
ragazzi dell'Arci e don Pippo Inzana
apriranno la loro sede a chi avrà bisogno di loro, alla comunità dei lavoratori
immigrati. E anche stasera alle dieci chiuderà l'ultimo bar di piazza San Sebastiano e la città resterà silenziosa, e
apparentemente addormentata. Come sempre.
Riccardo Orioles - 1993