La vicenda umana e giudiziaria che in queste ore sta vivendo il Sacerdote Giuseppe BUCARO, indipendentemente dagli esiti processuali che riserverà, suggerisce una considerazione di fondo: vivere a Palermo è molto difficile ma lo è maggiormente quando si ricoprono determinati ruoli.

 

 

Ritengo che il presiedere o dirigere un Centro, o comunque un’istituzione che prenda il nome di una qualsiasi vittima della criminalità organizzata, si chiami Paolo Borsellino o Claudio Domino, comporti enormi responsabilità ma soprattutto imponga una condotta esemplare, scevra da qualsiasi condizionamento esterno ed improntata alla massima trasparenza.E’ evidente che tutti ci auguriamo che il sacerdote esca limpido dall’intera vicenda giudiziaria, ce lo auguriamo noi familiari di Paolo Borsellino che abbiamo riposto la nostra fiducia sul suo operato, ma se lo augura l’intera collettività ed in particolare gli operatori del centro che hanno con lui condiviso l’attività e le iniziative ivi svolte.Seguire l’opera e l’esempio di nostro padre per noi significa essenzialmente vivere nel rispetto assoluto delle leggi morali, credere ed ispirarsi ai valori dell’onestà, della trasparenza e del rispetto delle istituzioni, sacrificando se del caso amicizie e legami di ogni genere con persone che non si ispirino ai medesimi principi.Non bisogna avere paura, soprattutto in questa città, di non intrattenere rapporti con uomini di potere, con persone importanti o denarosi, poiché è agli occhi di tutti che la c.d. Palermo bene, la Palermo dei circoli, la Palermo dei salotti buoni è inquinata, e lo è da tempo, da quando gli stessi rappresentanti delle istituzioni frequentavano, e purtroppo frequentano tuttora, persone sospette, chiacchierate o addirittura già destinatarie di inchieste giudiziarie.La vicenda di Padre Giuseppe Bucaro sotto questo profilo si rivela esemplare, ci insegna come a Palermo, ma non solo a Palermo, bisogna avere, si deve avere il coraggio di evitare o troncare amicizie, frequentazioni o semplici contatti con persone importanti o altolocate  chiacchierate da cui si possono trarre favori più o meno leciti, si deve avere la forza di rinunciare a coltivare rapporti con persone che nel tempo hanno intrapreso un’altra strada, la strada della contiguità e della complicità, come diceva mio padre, con il malaffare e la delinquenza in genere.Questo è ciò che mio padre ha insegnato, la sua stessa vita è stata, anche e soprattutto per il suo lavoro, una continua rinuncia, una rinuncia ai divertimenti, alla vita mondana e ad amicizie risalenti ai tempi della scuola o dell’università con persone che egli stesso si è ritrovato ad indagare e perseguire anche per fatti molto gravi.Ribadisco che, qualsiasi sia l’esito di questa vicenda processuale o di altre analoghe, i fatti di questi giorni impongono una riflessione: chiunque, ma soprattutto coloro che operano nel nome di persone che hanno sacrificato la loro stessa vita per una società migliore, ha l’obbligo morale prima ancora che giuridico di evitare rapporti occasionali o saltuari con personaggi discussi e discutibili, non già solo per rispetto dei martiri che non ci sono più, ma altresì per rispetto verso se stessi.Manfredi Borsellino

 

Pubblicato da: Antimafia 2000  5 marzo 2005

 

 

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