Il decimo anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio si conclude con l'ennesima sfida rivolta da Cosa Nostra allo Stato e a un certo potere politico. Al potere politico che più le è congeniale, a quello che la mafia avverte come più vicino, più consono ai suoi interessi, alle sue aspettative. Quello - lo avrete capito - rappresentato da Forza Italia.

 

E siccome, in vicende del genere, la personalizzazione non guasta mai, è proprio a Silvio Berlusconi che si rivolge in maniera alquanto ruvida, pur tuttavia esemplare per la chiarezza del suo messaggio, lo striscione sventolato domenica sugli spalti dello Stadio di Palermo.
Curva sud, il che - per chi sta indagando - ha la sua importanza. Diceva lo striscione, o dice la mafia, che fa lo stesso: " Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia". Non si hanno notizie di proteste da parte della società calcistica. Né di particolari reazioni del pubblico durante la partita.
Cominciamo col dire che i mafiosi non hanno mai fatto ricorso agli uffici stampa per rendere noti i propri punti di vista. Uno striscione, al pari di un volantino o di un comunicato, rende evidente e visibile il suo firmatario. Cosa Nostra non si è mai firmata. Ha sempre fatto di tutto per negare la sua esistenza. Giustiziarono il boss Giovanni Bontade e sua moglie perché, durante il "maxi" processo, si era permesso di leggere un comunicato di suo pugno per allontanare dall'organizzazione il sospetto infame che avesse ordinato l'uccisione, nella popolare borgata di San Lorenzo, del povero Claudio Domino, un ragazzino di undici anni.
Ottime le intenzioni, pessimo il risultato: quel proclama rappresentò l' ammissione, sia pure contorta, che Cosa Nostra esisteva, aveva i suoi codici, aveva sue linee di condotta. I poveri penalisti erano furibondi: facevano tanto nelle loro arringhe per sostenere che i clienti non sapessero neanche come si chiamava questa benedetta mafia… Torniamo a oggi.
Lo striscione (tolto dai poliziotti qualche minuto dopo la sua esposizione; la Digos sta indagando, ma la curva sud, quella della vergogna, è quella dei "cani sciolti", dunque facce poco conosciute alle forze dell'ordine) segna l'epoca in cui viviamo. Cosa Nostra non ha più bisogno di nascondersi dietro un dito. E' diventata - per adoperare le parole del sostituto procuratore Gaetano Paci che si trovava domenica allo Stadio - "ideologia pura". Spieghiamo meglio.
Boss e picciotti non capiscono più quello che accade. Ma come? Non commettono delitti. Non commettono stragi. Non uccidono rappresentanti delle istituzioni. Portano voti a Forza Italia non appena si presenta una scadenza elettorale. Avevano cercato di inventarsi il tavolino della trattativa, attraverso l'ipotesi della dissociazione, portavoce Pietro Aglieri. Avevano cercato di far conoscere la piattaforma programmatica di più ampio respiro attraverso il proclama delle carceri, portavoce Leoluca Bagarella. Chiedono solo di potere concludere affari in santa tranquillità. E invece?
E invece l' "alleanza trasversale", maggioranza opposizione, fa passare al Senato la legge che rende definitivo il 41 bis. E Berlusconi che ci sta a fare? Ma che fa? Dorme? I boss si sentono talmente al governo, talmente rappresentati, talmente in auge politicamente, da mettere nero su bianco che, se la musica non cambia (e in fretta), volteranno ancora una volta le spalle a chi avevano sostenuto elettoralmente. Quello striscione ci dice non solo che "il re è nudo". Ma anche che il "re" - Berlusconi - si era fatto garante persino di questo "popolo", il popolo di Cosa Nostra.
Calma. Ora poco importa che Berlusconi dica che nessuno lo aveva mai informato di essere sovrano di questo consesso. D'altra parte non si era mai visto uno striscione che diceva: "Prodi dimentica la Sicilia". Non si era mai visto uno striscione che diceva: "D'Alema dimentica la Sicilia"… Un motivo dovrà pur esserci. Ecco perché sono destinate a scivolare sull'acqua le parole gonfie di stupore di Enrico La Loggia, il ministro per gli Affari Regionali, a commento dello striscione: "Provo sdegno e orrore dinanzi ad atteggiamenti di questo genere". Non vanno infatti al cuore del problema. Quanto alla seconda parte della sua dichiarazione, ha tutta l'aria di innescare un involontario cortocircuito: "La Sicilia è al centro dell'attenzione del Presidente Berlusconi e di tutto il Governo, e le iniziative assunte cominciano a produrre effetti positivi in tema di lotta alla mafia, sviluppo e occupazione". Che significano queste parole? La Loggia è siciliano. La Loggia sa che chi ha messo quello striscione non è un marziano o un "sicilianista" nostalgico che si aspetta da Berlusconi "pane e lavoro". Cosa Nostra chiede altro. Ha fame di ben altri "provvedimenti". Cosa Nostra vuole che siano rispettati i patti. Quei patti che il pentito Nino Giuffrè ha descritto magistralmente in quell'interrogatorio che ha per oggetto proprio la costituzione di Forza Italia e le aspettative e le attese e le simpatie manifestate nei suoi confronti da Cosa Nostra. Dal 1994 ad oggi.
Lo striscione è scomodo in sé, oltre che per il suo contenuto. E davvero lo striscione rappresenta "un episodio grave", come osserva il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Roberto Centaro, di Forza Italia. Ma il presidente della Commissione Antimafia, forse poco a suo agio in un ruolo istituzionale, sente il bisogno di assicurare che "la Casa delle Libertà proseguirà nell'approvazione dei provvedimenti legislativi che vanno nella direzione della lotta contro la criminalità organizzata". Perchè sente il bisogno di parlare a nome della Casa delle Libertà piuttosto che dello Stato? Non ricordiamo, però, di avere sentito la sua voce allo scadere dei centottanta giorni della collaborazione di Giuffrè, mentre Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, e Piero Grasso, procuratore di Palermo, e tutti i suoi sostituti, lasciavano intendere che un'eventuale proroga dei termini di legge, avrebbe rappresentato ossigeno per le indagini antimafia.
Ma c'è un altro aspetto da non sottovalutare: i mafiosi sono stufi di pagare per tutti. Non accettano più i diversi pesi, le diverse misure. Leggiamo, a questo proposito, uno dei passaggi del discorso del presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, all'Ars, durante la discussione del caso dell'assessore Bartolo Pellegrino, che si è autosospeso perché coinvolto in un' inchiesta sulla cosca mafiosa di Monreale in cui sarebbe indagato per falsa testimonianza al pubblico ministero. Dice Cuffaro: " Bartolo Pellegrino 'per legge non doveva dimettersi o sospendere le sue funzioni dalla carica, ma lo ha fatto per atto di sensibilità politica".
Loro, i politici, quando vogliono si sanno difendere benissimo - dicono boss e picciotti- per noi restano solo le briciole.
L'ennesimo segnale è stato lanciato. Ma per quanto tempo ancora Cosa Nostra si accontenterà di parole, proclami, civiltà dell'immagine? Sin dai prossimi giorni sarà bene non distrarsi, non abbassare la guardia.

 

Saverio Lodato settembre 2002

 

 

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