Monumenti per il marito, Libero, non ne ha mai voluti. Difatti all'angolo di via
D'Annunzio con via Alfieri, dove il 29 agosto 1991 fu ucciso Libero Grassi, non
c'è neppure una lapide, ed è l'unica che manca tra le tante incastonate sui
muri di una Palermo che ha tanto sofferto.
Ogni mese d'agosto, in quella data, da undici anni, la moglie
di Libero, ucciso dalla mafia per essersi ribellato al pizzo, fissa al muro una
lapide di carta e dipinge di rosso il marciapiedi dove
cadde il marito. È il sangue di Libero. «Il 29 agosto 1991 - si legge su questo
foglietto che è sempre uguale - qui è stato assassinato Libero Grassi, uomo
coraggioso, imprenditore onesto, ucciso dalla mafia, dall'omertà
dell'associazione degli industriali, dall'indifferenza dei partiti,
dall'assenza dello Stato». Pina Grassi, la vedova, spiega: «Scrivere semplicemente
"ucciso dalla mafia" è fuorviante. Noi vogliamo invece denunciare
anche il clima della città di quegli anni che in un certo senso favorì
l'assassinio». Poi, con i figli Davide e Alice, dipinge di rosso il punto dove
cadde Libero. Anche quest'anno
sarà così. Il clima di quegli anni lo ha raccontato in un libro che non ha mai
visto la luce La trama e l'ordito,realizzato a quattro
mani con Marilena Monti, scrittrice palermitana e autrice di teatro. L'editore
avrebbe "voluto più sangue", e così il libro non è
mai stato pubblicato. Avrebbe dovuto accontentarsi della vernice rossa.
«In questi anni - dice Pina Grassi - Palermo ha compiuto passi in avanti, e lo
stesso fatto che
Per l'anniversario delle stragi di Capaci e di via
D'Amelio, Pina Grassi, che da anni è molto impegnata in una particolare
politica antimafia rivolta alle scuole, non farà nulla di particolare. Lascia
anzi intendere che se ne starà alla larga dalle
celebrazioni ufficiali, come ha fatto in tutti questi anni, a parte la lapide
di carta posta con le sue mani. In dodici anni, anzi, si è concessa una sola
cerimonia: l'inaugurazione della Sigma, come modo migliore per ricordare il
marito.
«Le associazioni e i gruppi che sono nati sotto l'emozione
delle due stragi - ricorda - ormai parlano al passato. Molte non esistono più,
una volta esaurita l'emozione iniziale. Tuttavia resiste un piccolo nucleo
intorno a Rita Borsellino, a Maria Falcone e da
qualche tempo intorno all' "Associzione
dei professori"». Lei stessa non demorde. Per anni ha portato la parola
antimafia in giro nelle scuole italiane e anche all'estero (di recente in
Germania) dove le nuove generazione pongono dubbi e
interrogativi su come sconfiggere il fenomeno. «A Palermo - dice Pina Grassi -
ci muoviamo in modo particolare nei quartieri periferici che sono tutti considerati zona a rischio. Finché
i ragazzi vogliono sapere, c'è speranza». Ma dopo?
Dopo c'è la strada, e Pina Grassi alza le mani.
Redazione