La pasta di Toto' Riina si vende anche allaeroporto
di Punta Raisi, in bella vista nelle vetrine degli shop dei prodotti regionali. Capita che molti siciliani
prima di partire ne comprino qualche chilo, un regalo per gli amici che stanno
lontano. fatta con il grano dei campi confiscati ai Corleonesi. C'e' pił gusto a mangiarla, profumato l'olio dei Brusca di San Giuseppe Jato,
sono buoni i pomodori e le verdure coltivate negli orti che un tempo erano proprieta' dei Geraci di Partinico, dei Capizzi di
Monreale, dei Cannella di Prizzi
.
Hanno portato via
la cosa alla quale tenevano di pi a quei mafiosi che chiamavano i "viddani", i contadini: hanno portato via la terra.
Sembrava che l'avessero persa per sempre la "roba". E invece adesso i
patrimoni dei boss potrebbero tornare nelle mani dei boss, magari attraverso
prestanome, magari dentro societa' fantasma con sede legale dall'altra parte del mondo. C'e' un disegno di legge che sta facendo sognare mezza Cupola
all'ergastolo.
Fanno festa anche i camorristi. Brindano quelli della 'ndrangheta. E aspettano. Il disegno di legge lha
presentato il deputato di Forza Italia Nicola Ghedini, l'avvocato di tanti processi del premier Berlusconi. Punta alla modifica sostanziale della Rognoni-La Torre sul riutilizzo dei beni mafiosi,
prevede soprattutto la possibilita' di revisione -
senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un interesse
giuridicamente riconosciuto - dei provvedimenti definitivi di confisca. In
discussione alla Camera era il 17 ottobre, dopo l'omicidio del vicepresidente
del parlamento della Calabria Francesco Fortugno e gli attacchi in aula di Marco Minniti l'hanno congelato. Il 15 novembre il disegno di
legge sara' riproposto tale e quale.
Il carcere lo possono fare con dignita' ma i soldi
no, se gli tolgono quelli ai mafiosi tolgono tutto. Un euro sequestrato peggio di un mese di galera, una loro casa che
diventa scuola un affronto per la vita. Erano quasi rassegnati a Palermo
e a Napoli, a Reggio Calabria. E l'avevano messo nel conto - soprattutto dopo
le stragi siciliane del 1992 - che una parte del loro fatturato se lo potesse in qualche modo riprendere lo Stato. Ma mai avrebbero potuto immaginare di perdere cosi' tanto.
Per esempio a un costruttore palermitano amico degli
amici cinque anni fa hanno sequestrato 64 palazzi in un colpo solo. I vani
erano duemilacinquecento, i box centocinquantacinque. A
un altro imprenditore di Brancaccio che si chiama Gianni Ienna
gli hanno chiesto un giorno se il "San Paolo Palace"
fosse suo, lui ha risposto di si ma in quell'albergo
non ci ha messo piu' piede. Nella suite alloggiavano
i fratelli Graviano quando erano latitanti, dopo le bombe mafiose di Firenze e
di Roma. Oggi un hotel senza boss e i papa' accompagnano la domenica mattina i figli per farli salire e
scendere sull'avveniristico ascensore panoramico: da li'
si vede da una parte il golfo di Mondello e
dall'altra la punta di Aspra e anche Bagheria.
In questa capitale di mafia c'e' il casolare dove Giovanni
Brusca e quei suoi amici macellai tennero prigioniero il piccolo Giuseppe Di
Matteo. La sua colpa era quella che il padre si era pentito con il
procuratore Caselli, stava raccontando chi aveva ucciso Falcone. Lo lasciarono
in quel casolare per piu' di diciotto mesi e poi lo
squagliarono nell'acido. Il casolare confiscato un
giardino alla memoria.
Da quando in Italia c'e' la legge sul sequestro dei beni i
boss sono diventati un po' piu' poveri. Si
chiama Rognoni-La Torre, porta il nome dell'allora ministro degli Interni (oggi
il vicepresidente del Csm) e del segretario del Pci siciliano ucciso il 30 aprile del 1982. Ma la legge fu votata soltanto qualche mese dopo, quando
assassinarono anche il generale Carlo Alberto dalla Chiesa. In 23 anni i beni
immobili confiscati in Italia sono stati
Come Raffaele Cutolo "U prufessore"
non piu' il padrone della sua casa, il Castello dove
abitava a Ottaviano. la sede
de Parco nazionale del Vesuvio. O come la villa che i parenti
del capo della ndrangheta Giuseppe Morabito detto
"Tiradritto" avevano a Siderno.
un commissariato di Pubblica sicurezza. Stimare in euro quanto esattamente lo Stato riuscito fino ad ora a
togliere alle mafie impossibile. Possibile al contrario spiegare i tempi
per farli diventare piu' pezzenti. Sono lunghi,
lunghissimi anche in Sicilia che la regione dove pi di altre le indagini
patrimoniali hanno colpito. Nel 41 per cento dei casi per un sequestro di bene
ci vogliono dai cinque ai dieci anni. Nel 7 per cento dei casi, le confische
definitive arrivano sempre dopo dieci anni. C'e' un'eccezione: il patrimonio
dell'ex sindaco Vito Ciancimino.
La prima vera inchiesta sull'origine delle sue ricchezze datata novembre 2004, cioe' quarantaquattro anni dopo da quando don Vito fu
assessore ai lavori pubblici e protagonista del "sacco" di Palermo.
Sequestri e confische ne hanno fatti pochi o tanti ma dappertutto. Lavorano
tanti ragazzi tra gli ulivi sequestrati ai Piromalli
nella piana di Gioia Tauro. Hanno piantato abeti per
il prossimo Natale a Cesana Torinese, dove cerano
terre di boss siciliani in trasferta. C'e' un albergo per disabili anche a
Cesenatico, l'hanno sfilato a quelli della banda della Magliana.
Come la bella villa confiscata a Enrico Nicoletti a Roma: oggi la "Casa del jazz". Si fatta tanta fatica a confiscare ma se quel disegno di
legge sara' approvato, il rischio che torni tutti
sempre a loro.
Vogliono rendere precaria la confisca, vanificare in nome di un malinteso
garantismo il lavoro di chi impegnato nella difficilissima opera di individuazione e di riutilizzo sociale dei beni mafiosi,
dice don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e
di Libera, una "confederazione" di mille e passa associazioni di
volontariato e promozione sociale. In Sicilia stanno ribaltando una cultura.
Una volta si diceva che con l'antimafia non si mangia.
In questi anni hanno dimostrato il contrario. Solo sul biologico abbiamo un fatturato di 600 mila euro, spiega Rosa Laplena di Libera terra. Antonio Riolo
racconta la straordinaria avventura di Auser Sicilia, associazione di volontariato legata alla Cgil per garantire servizi agli anziani. A lui e' venuta lidea di finanziarie un
telefono verde vendendo la pasta di Toto' Riina prodotta dalla cooperativa Placido Rizzotto. Dice: Con questo gesto abbiamo unito legalita' e solidarieta', abbiamo
tradotto in comportamento e non in proclama la lotta alla mafia. Anche il
governatore Cuffaro dice che
la mafia fa schifo.... Cosi' i siciliani hanno
cominciato a comprare e mangiare la pasta di Toto' Riina
Attilio Bolzoni