Avvenimenti Italiani

 

 

 

“si muore generalmente  perchè  si è  soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”. Giovanni Falcone

 

 

 

 

Articoli e dossier sulla mafia

 

 

 

 

"L'Italia oggi è distratta sull'antimafia": intervista con Roberto Faenza.

Il film inizia con un atroce combattimento di cani, al quale assistono anche i bambini di Brancaccio - una iniziazione alla violenza - e si conclude con uno degli imputati che spiega al giudice: "Perché l'abbiamo ucciso? di Francesco Deliziosi  continua

 

Gianni Barbacetto, inviato delDiario’, ha raccolto le storie degli italiani che hanno avuto successo o sono finiti al centro delle cronache grazie al fatto di considerare le regole come un ostacolo. Nella lista rischiano di finire anche due boss mafiosi finiti al centro di inquietanti vicende: Pietro Aglieri e Antonino Giuffrè. di  Ernesto Oliva  continua

 

Vi riportiamo un altro articolo pubblicato sulla Padania a firma di Matteo Mauri, anch'esso scomparso dal sito web del giornale della Lega, i cui contenuti esprimono un forte discredito al limite della diffamazione contro l'attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma che sottolinea il comportamento provocatorio della Lega nei confronti del futuro alleato. Moneta giornalistica con la quale si negoziavano poltrone per i Ministri padani nel successivo Governo?
Ci appare sintomatico e grave che successivamente ad inchieste giornalistiche innestate su atti giudiziari rilevanti, i leader della Lega e Umbetro Bossi in primis abbiano come dimenticato il passato dei loro affondi dirompenti, cercando di cancellare dalla loro memoria e dalla memoria storica della nostra Repubblica un passaggio fondamentale che ci rimane oscuro, tanto quanto capire che i suoi esponenti e sbandieratori di accuse di ogni genere e tipo, oggi possano sedere accanto a colui che consideravano quasi il capo della Mafia. Pubblichiamo per intero l'articolo della Padania per l'importanza straordinaria di questo documento storico, di qusta chiave di lettura delle vicende interne alla spartizione del potere e delle poltrone che sempre avviene in Italia , ma questa volta probabilmente è stato con tutta evidenza delle parole e dei fatti descritti, sostenuto da un sistema quanto mai spregiudicato.  di Matteo Mauri
 continua

 

Che cosa dice veramente la sentenza d'appello di Palermo. Andreotti mafioso fino al 1980, ma assolto per prescrizione. E dopo? Quando decise davvero che la mafia era cattiva? I commenti (incredibili) di politici, avvocati, giornalisti, sulla "mafia buona", sul "sapevamo tutti"...

Per tre volte, nella sua lunghissima vita politica, Giulio Andreotti ha bruciato le navi, si è tagliato i ponti alle spalle. Per tre volte ha compiuto una svolta radicale: cambiando tutto per non cambiare niente. La prima volta è stata nel 1974, quando in una clamorosa intervista ha «bruciato» Guido Giannettini, l’informatore dei servizi segreti ricercato per la strage di piazza Fontana in contatto con gli stragisti neri. La seconda è stata nel 1990, quando ha ammesso l’esistenza di Gladio e ha reso pubblico un primo, parziale elenco dei membri della pianificazione segreta anticomunista. La terza è stata quando lo «zio Giulio», dopo anni di «amichevoli rapporti» con i boss siciliani, ha voltato le spalle a Cosa nostra.

di  Gianni Barbacetto  continua

 

Trenta morti ammazzati, questo è vero, nel giro di un anno: ma son morti di mafia e a Barcellona la mafia - dice la Linea del Partito - non esiste. Dunque non esistono nemmeno quei morti e in particolare non esiste l'ultimo di questi morti, il giornalista Beppe Alfano. Che fosse un giornalista, per la verità, se ne sono accorti solo dopo che è morto e gli hanno fatto, meglio tardi che mai, il tesserino professionale alla memoria. Dalla "Sicilia" di Catania, il giornale di cui era corrispondente, prendeva cinquemila lire a pezzo, più eventualmente qualcosa per le foto; ha avuto anche una colonnina di piombo il giorno dopo che l'hanno ammazzato e alcuni articoli elogiativi di  Riccardo Orioles. ..continua

 

E’ più una lettura critica di un secolo di lotte tra mafia e antimafia scritta con il cipiglio agguerrito ora di una requisitoria ora di un’arringa difensiva corroborata scrupolosamente da documenti processuali. Il grande imputato è senza dubbio lo Stato nella sua parte molle, connivente, concussa, vigliacca, distratta, debole, corrotta che consente alla mafia, a Cosa Nostra di proliferare e di sopravvivere sempre e comunque a tutte le stagioni. Uno Stato che ha esposto e abbandonato i suoi uomini migliori per cent’anni, di solitudini appunto, come efficacemente cita il titolo del primo capitolo.
Cinque lettere, dalla negazione dei notabili e dei politici garanti del buon nome della Sicilia, alla legittimazione della m-a-f-i-a come “braccio violento del potere” che agisce ogni qualvolta gli equilibri vanno in stallo e necessitano di essere ristabiliti e rinegoziati, quando per esempio uno o più elementi eterogenei al sistema dà segni di rigetto e rischia di comprometterne la salute. Di Giorgio Bongiovanni  
continua

 

Proprio qui, in Sicilia, cronisti coraggiosi sono stati ammazzati da cosa nostra.  Da quando è venuto alla ribalta, con la strage di Capaci e quella di Via D’Amelio, il rapporto tra mafia e politica abbiamo assistito ad una delegittimazione della magistratura e del cosiddetto giornalismo d’inchiesta sulla criminalità organizzata da parte del potere politico. Si tollera che, qualche volta, la carta stampata rompa il cosiddetto fronte, ma alla televisione non è consentito esprimersi su questo terreno. Chi ci ha provato- e mi riferisco per esempio alla trasmissione Satyricon di Daniele Luttazzi quando ha ospitato il giornalista Marco Travaglio – è stato azzittito, cancellato. di Sandro Ruotolo. continua

 

"Mi presento spontaneamente per rendere dichiarazioni che ritengo possano avere rilievo nelle indagini...". E’ il 25 aprile 1981, all’ufficio istruzione del Tribunale di Milano. Sono presenti i giudici Turone, Colombo e Viola e un testimone, l’ufficiale dei carabinieri Nicolò Bozzo. Da i Siciliani 1985. continua

 

Quando diciamo «ex» mafia, non intendiamo mancare di rispetto a nessuno o sminuire il peso specifico di questo centro che insieme a Caccamo e Altavilla Milicia, Giovanni Falcone definiva - da autentico intenditore - «La Svizzera di Cosa Nostra». di Saverio Lodato continua

 

Con il 53% dei voti il Governatore uscente  della Regione Salvatore Cuffaro ha sconfitto RitaBorsellino   che ha totalizzato il 42% dei voti, riconfermandosi alla guida della Sicilia.Rita Borsellino è stata sconfitta. La maggior parte dei siciliani ha votato la mafia. di Giorgio Dongiovanni continua

 

La pasta di Toto' Riina si vende anche allaeroporto di Punta Raisi, in bella vista nelle vetrine degli shop dei prodotti regionali. Capita che molti siciliani prima di partire ne comprino qualche chilo, un regalo per gli amici che stanno lontano. fatta con il grano dei campi confiscati ai Corleonesi. C'e' più gusto a mangiarla, profumato l'olio dei Brusca di San Giuseppe Jato, sono buoni i pomodori e le verdure coltivate negli orti che un tempo erano proprieta' dei Geraci di Partinico, dei Capizzi di Monreale, dei Cannella di Prizzi di Attilio Bolzoni  continua

 

Per tre volte la mafia ha distrutto il suo pub. Ma lui non è mai venuto a patti con chi lo vessava, denunciando i clan. Vive sotto scorta, e lancia un appello agli altri commercianti: non cedete ai ricatti, restate nella legalità di  Antonio Maria Mira  continua

 

Monumenti per il marito, Libero, non ne ha mai voluti. Difatti all'angolo di via D'Annunzio con via Alfieri, dove il 29 agosto 1991 fu ucciso Libero Grassi, non c'è neppure una lapide, ed è l'unica che manca tra le tante incastonate sui muri di una Palermo che ha tanto sofferto.   continua

 

Antonino Scopelliti, aveva 56 anni, quando fu ucciso. Indossato la toga del pubblico ministero in processi importanti, da Milano aveva ottenuto il trasferimento a Roma per avvicinarsi alla natia Calabria. Di Antonio Tassone  continua

 

Il governatore della Sicilia, imputato per favoreggiamento a Cosa nostra e candidato alle prossime elezioni regionali, si precipita a Milazzo per partecipare alla processione del compatrono San Francesco di Paola. Dopo la benedizione, i sacerdoti gli affidano il saluto ai fedeli e la preghiera al Santo. La sosta del corteo religioso per un rinfresco in onore di politici e autorità locali. Milazzo intanto è sempre più vittima della penetrazione mafiosa, nel silenzio della Chiesa e delle istituzioni di Antonio Mazzeo. continua

 

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