Avvenimenti Italiani

 

 

 

“si muore generalmente  perchè  si è  soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”. Giovanni Falcone

 

 

 

Articoli e dossier sulla mafia

 

Tra i tanti misteri che riguardano la mafia ce n’è uno che sembra particolarmente oscuro. Perché quella mafia che oggi sembra scomparsa soltanto perché non uccide più in pubblico, esce allo scoperto con proclami nelle carceri, scioperi di protesta e striscioni allo stadio?  di Carlo Lucarelli   continua

 

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava incominciare a creare un clima più rassegnato, diciamo meno integralista. Bisognava spiegare che la nostra economia non più permettersi i ritardi richiesti da qualche verifica antimafia, le strozzature imposte da qualche procedura di troppo. Ma occorreva dirlo bene; ed evitare un intervento minimalista, volto magari a indicare solo i lacci e i lacciuoli inutili, altrimenti che messaggio si mandava? di Nando Dalla Chiesa  continua

 

Mafia, politica, affari. Su questa triade si sono sviluppate le complesse inchieste della Procura di Palermo — Andreotti, Contrada, Dell’Utri — nella seconda metà degli Anni Novanta. Mafia, politica e affari (Laterza) è però anche il titolo di un volume, che insieme al più recente La sentenza Andreotti (Garzanti) lo storico Nicola Tranfaglia ha recentemente mandato in libreria. Vi si possono trovare i principali documenti sulla recente attività antimafia — dalle sentenze sui principali casi giudiziari alle relazioni della Commissione Antimafia, dalle analisi degli organismi internazionali a quelle degli organismi di contrasto italiani — il tutto ampiamente presentato e inserito nella prospettiva storica del decennio appena concluso. di Nicola Tranfaglia   continua

 

I reportage sulla mafia, sui suoi crimini e sulle sue “relazioni esterne”, i capitoli dedicati ai protagonisti dell’antimafia e agli ostacoli - spesso incredibili - frapposti alla loro azione, si intrecciano con intensi resoconti della guerra in Iraq e con drammatiche storie di quei migranti che sono costretti ad affrontare i rischi, spesso terribili, di un viaggio clandestino.
Si stima che dal 1996 ad oggi siano morte almeno mille persone nel tentativo di raggiungere l'Italia via mare.
Difficile, francamente, segnalare in modo particolare una qualche parte di due libri che andrebbero letti (e magari studiati…) da cima a fondo. di Gian Carlo Caselli  
continua

 

L'Italia che ricuce tutte le sue ferite e le sue vergogne ha celebrato in Giovanni Falcone il suo eroe preferito: quello morto e sepolto. Ma Giovanni Falcone non fu quell'eroe solare, baciato in fronte dalla patria grata, sicuro del patrio riscatto che si dice. Fu un eroe disperato, come Borsellino e gli altri giudici e poliziotti sacrificati dallo Stato in una lotta che lo Stato non voleva e probabilmente non vuole vincere. C'è un limite a tutto, anche nell'ipocrisia del potere. Non si può dire, come fa il presidente del Consiglio Berlusconi, che "molte delle proposte e delle idee di Falcone si ritrovano nella nostra riforma della giustizia". Non si può dire, come fa il presidente del Senato Pera, che Falcone "antepose a tutto l'indipendenza e l'autonomia della magistratura" senza ricordare che proprio per questa indipendenza e autonomia morì. di Giorgio Bocca  continua

 

Tutti sorridono cortesemente e siamo a Palermo, una qualunque tabaccheria di Palermo due giorni prima del processo. Il processo, il Processo, il processo del secolo, il maxiprocesso alla mafia. Prendiamo anche noi le nostre sigarette ed usciamo nel sole, sorridendo. C'è un tizio che cerca di posteggiare la sua Volvo e quattro ragazzi - più avanti - che avendo marinato la scuola se ne vanno verso la villa. In quel momento, improvvisamente, ci accorgiamo di stare ancora sorridendo. E' il civile sorriso di circostanza dei palermitani perbene, quando si sentono le sirene e qualcuno dice eccoli qua di nuovo. E' un sorriso che ha seppellito parecchia gente, qui a Palermo e dintorni. di Riccardo Orioles  continua

 

Siamo all'anno nuovo. Si avverte - in Italia - il forte rischio di un arretramento sul piano della legalità. La situazione è ancora fluida, legata com'è ad una serie di variabili che possono influenzarne lo sviluppo e gli esiti in forme assai diverse. Debbono tuttavia registrarsi alcuni fatti. In questi ultimi anni sono stati scatenati, contro la magistratura, attacchi a senso unico: sempre e soltanto verso chi - dall'interno dello stato - cercava di garantire la legalità anche nei confronti di imputati "eccellenti". di Gian Carlo Caselli  continua

 

Esiste ancora in Italia la libertà di opinione e di critica, soprattutto quando viene esercitata nei confronti dei rappresentanti del potere politico? La domanda non e' frutto di faziosità: preoccupanti indizi spingono a porsela, ed hanno convinto alcune associazioni ed organi di stampa (Arci, Centro di documentazione "Giuseppe Impastato", Centro sociale "San Francesco Saverio", Il Manifesto, Libera, Mezzocielo, Micromega, Narcomafie, Palermo anno uno, Promemoria Palermo, Scuola di formazione etico-politica "Giovanni falcone", Segno, Uisp) , a promuovere un appello per la libertà di stampa nella lotta contro la mafia. di Paolo Pezzino  continua

 

La vicenda umana e giudiziaria che in queste ore sta vivendo il Sacerdote Giuseppe BUCARO, indipendentemente dagli esiti processuali che riserverà, suggerisce una considerazione di fondo: vivere a Palermo è molto difficile ma lo è maggiormente quando si ricoprono determinati ruoli di Manfredi Borsellino continua

 

In un circolo di Forza Italia, il senatore( Dell’Utri) ha presentato le sue "regole". Come comportarsi quando si deve affrontare la giustizia "Io, all'inizio, parlavo: mi hanno rinviato a giudizio sulle mie parole" La durata dei processi: "Più durano, meglio è. Può morire il pm..." di Marco Travaglio   continua

 

 

Camminare a Palermo. Il viale bianco di sole. Le grandi nuvole che arrivano da Punta Raisi, la loro ombra corre sul viale più veloce delle auto. Il cielo sul mare è abbagliante, il cielo sulle montagne a sud, è nero di tempesta. Il gelato da Roney. Tre signore di mezza età stanno sulle poltroncine verdi, con le sopracciglia alte e le boccucce delle signore di Tolouse Lautrec, sedute al divano rosso. Fumano con boccate avide, l'una racconta e continuamente ride, scuote la cenere in aria, l'altra sorride melliflua, la terza annuisce. Sorbiscono granita di mandorla. Tre boccucce eguali come fossero state dipinte dalla stessa mano. di Giuseppe Fava continua

 

 

Per parlare dei cavalieri di Catania e capire cosa essi effettivamente siano, protagonisti, comparse o semplicemente innocui e spaventati spettatori della grande tragedia mafiosa che sta facendo vacillare la Nazione, bisogna prima avere perfettamente chiara la struttura della mafia negli anni ottanta, nei suoi tre livelli: gli uccisori, i pensatori, i politici. E per meglio intendere tutto bisogna prima capire ed identificare le prede della mafia nel nostro tempo. Una breve storia, terribile e però mai annoiante, poiché continuamente vedremo balzare innanzi, come su un'immensa ribalta, tutti i personaggi. Ognuno a recitare se stesso (Pirandello è qui di casa) nel gioco delle parti.. di Giuseppe Fava  continua

 

 

Se la Sicilia fosse afona alle voci orgoglio & dignità, allora potremmo farcene una ragione. Tutti. Siciliani e continentali, uomini di buon senso e uomini di poca fiducia. Ma dall’isola e nell’isola, storicamente, si sono sviluppate e levate nicchie e sacche di vitalità, di resistenza, d’impegno. Lo ammette persino un ministro che si chiama Roberto Calderoli. Eppure, ciclicamente, i conti non tornano lo stesso. di Massimiliano Melilli   continua

 

 

Intervista a Riccardo Orioles, punto di riferimento nel panorama delle firme giornalistiche in Sicilia. Un giornalista che, con Pippo Fava, ha fondato e sostenuto il giornale "I siciliani", uno dei primi giornali che hanno avuto il merito di aver denunciato la normalità delle attività illecite di cosa nostra in Sicilia. Cavalieri, massoneria, mafia e politica i temi principali di un giornalismo che si proponeva rigoroso nelle inchieste e nel mestiere di comunicare. Fare il giornalista non bastava nella redazione de "I siciliani", bisognava essere poliedrici; scrivere, correggere, impaginare, stampare, sapersi sostenere l’un l’altro, tutto serviva alla causa comune di portare alla luce ciò che la mafia per anni aveva fatto al buio. di Luca Salici  continua

 

 

Quando Rocco Chinnici fu assassinato forse il potere mafioso ed i suoi molti complici pensarono di aver vinto una decisiva partita. Quell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo così cruentemente decapitato, avranno calcolato mandanti, esecutori e beneficiari della strage, sarebbe stato ridotto alla resa. Ma Rocco Chinnici non era morto. di Paolo Borsellino  continua

 

 

La commozione e lo sdegno per l’efferata uccisione di Libero Grassi si rinnovano e si esaltano leggendo questo Libro bianco alla cui realizzazione egli aveva apportato il suo contributo appassionato. Era stato giustamente definito, il Grassi, come un "imprenditore che non ha avuto paura", ma è sconfortante dover constatare che solo il suo sacrificio ha imposto all’attenzione di tutti, oltre alla grandezza del suo impegno civile, la gravità di una situazione da cui alla fine egli è stato travolto. di Giovanni Falcone  continua

 

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