|

A
V
V
E
N
I
N
T
I
I
T
A
L
I
A
N
I
|

Licio Gelli
L’ascesa di Licio Gelli,
da semplice portaborse a burattinaio della vita politica italiana. I rapporti con la mafia e le
logge siciliane.
La misteriosa e fulminea carriera massonica di Licio Gelli comincia in piazza del Gesù
attorno alla metà degli anni Sessanta, precisamente nel’66,
quando Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Giordano Gamberini, rese operativo il futuro
capo della P2 , allora semplice direttore di una
ditta di confezioni per uomo ( la
Gioele di Giovanni Lebole).
Gamberoni aveva rapporti di primo piano a livello
internazionale, e anche in seguito, quando fu sostituito da Lino Salvini, manterrà l’incarico di curare i
rapporti con le massonerie estere e con la CIA.
Fino a quel momento Gelli si era
accontentato di fare da factotum per deputato democristiano di Pistoia,
Romolo Diecidue,incarico
che gli consentì di”fottere”al commendator Pifferi,
benché amico del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi,
la gestione di una fabbrica di materassi che lo arricchì grazie al trionfo di
ordini da parte di conventi, ospedali e collegi. Ma
i traffici dell’immaginifico Licio non si limitavano a questi affarucci che cominciavano ad andargli stretti.
Dal Grande Oriente Gellì
transitò a Palazzo Giustiniani dove c’era una
loggia coperta, destinata ad ospitare i Fratelli di maggior pregio e più
bisognosi di riservatezza: al futuro Venerabile questo angolo
appartato, dove la sua vocazione all’intrigo aveva maggiori possibilità di
espansione, piacque moltissimo.
La loggia “ riservata “ di Palazzo Giustiniani era molto prestigiosa,
vi erano passati l’ex presidente del Senato Cesare Merzagora,
i generali Aloja e De Lorenzo, e anche Miceli.
Nelle liste c’erano altri nomi illustri, come l’Arcivescovo di Vienna Franciscus Konig. O misteriosi,
come don Agostino Coppola, economo di Monreale, condannato a diciotto anni
con l’accusa di appartenere alla banda di Luciano Liggio,
e parente del leggendario boss mafioso Frank
Coppola, detto Tre Dita, che si interessò anche del
sequestro Moro, in alcune trattative per ottenere il suo rilascio.
Tra i politici transitati nella loggia di Palazzo Giustiniani ricordiamo il socialdemocratico Luigi Preti.
Via salendo le scale della grande finanza e
dell’industria, del mondo bancario e del parastato. Incontriamo nomi come
quelli di Eugenio Cefis,
Giuseppe Arcaini, Guido Carli,
Enrico Cuccia e Michele Sindona. E
c’era il procuratore generale di Cassazione, Carmelo Spagnolo, massone dal
’47.
<< Nessuno riuscirà a spiegarmi come potessero convivere nella stessa organizzazione e con
spirito di fraternità personaggi che si odiavano a morte tra di loro…dallo
stalinista Cernetti al fascismo golpista di De Lorenzo, rileverà Roberto
Fagiani, autore del libro inchiesta “ I massoni d’italia
“.>>.
In ogni caso il Venerabile approfittò di questo periodo
per costruire il primo nucleo della potentissima P2. Nel ’71, il Gran Maestro
del Grande Oriente Lino Salvini lo promuove
segretario generale, e ciò concede al materassaio quella autonomia
organizzativa di cui aveva bisogno e che gli consentirà nel breve volgere di
qualche anno di circondarsi di uomini potentini ogni ramo. Nel’ 76, un nuovo balzo: viene
promosso Maestro Venerabile e, in tacito accordo con Salvini,
si sgancia da Palazzo Giustiniani.
La P2 è ormai al decollo, pronta a conquistare un ruolo di
dominio all’interno del massoneria ufficiale ma
anche nel mondo esterno, attraverso la scalata dei suoi iscritti i luoghi di
comando. L’ombra della mafia, con Sindona e don
Agostino Coppola, è già presente in questo nucleo primario della P2 .Fili che si perderanno le tracce nelle liste ritrovate a
Villa Wanda di Castiglion Fibocchi,
nell’ 81, in quella valigia che Gelli, pronto a fuggire, aveva preparato. Ma c’è chi ritiene che anche questa sia stata un’abile
trovata del Venerabile, che in realtà voleva far trovare le liste,
naturalmente dopo averle depennate dai nomi più imbarazzanti. Un’accusa dalla quale il Venerabile si è sempre difeso: <<
Per carità, gli iscritti alla P2 erano persone molto per bene, nessuno di
loro in seguito è risultato coinvolto in Tangentopoli,
erano forse un po’ troppo anticomunisti, ma in quegli anni il pericolo
comunista era davvero molto alto>>.
Ma negli anni Novanta, quando, dopo
la caduta dei grandi patriarchi della DC, fiorì una nuova generazione di
pentiti di mafia, scopriremo che, soprattutto in
Sicilia, alla fine degli anni Settanta c’era stato un proliferare di “logge
coperte” nelle quali erano stati accolti anche i rappresentanti delle
famiglie mafiose : la loggia Adelphi a Napoli, le
logge Orion della Camea e
di via Roma a Palermo, la loggia Scontrino a Trapani e molte altre ancora.
Duemila iscritti in quella di via Roma: i più bei
nomi della politica, dell’imprenditoria siciliana e di ..Cosa Nostra. Vi
troviamo i cugini Salvo, Federico Ardizzone , editore del “Giornale di Sicilia”, il commercialista
Vito Guardasi, l’avv Buttafuoco
arrestato per la scomparsa del giornalista De
Mauro. Ma anche il boss Salvatore Greco,
cugino carnale del “papa della mafia” Michele Greco. Era invece affiliato
alla Camera un cognato di Stefano Bontate,
coinvolto nella fuga di Sindona in Sicilia, Giacomo
Vitale, la lunga mano di Gelli in Sicilia. Nel’ 87 il pentito di mafia Antonio Calderone raccontò
che dieci anni prima Gelli. Attraverso il Fratello
Vitale, aveva fatto pervenire a Bontate la seguente
proposta: creare una sezione riservata nella quale i boss di maggior
prestigio potevano trovare alloggio.
L’operazione prevedeva l’investitura
dello steso Bontate, di Michele Greco e di due
rappresentati per famiglia. Per Catania sarebbe entrato Giuseppe Calderone,
già in contatto con la massoneria dal tempo del golpe Borghese. Per Enna il boss Bongiovino,
per Trapani il boss Totò Minore.
Il pentito Leonardo Messina, nel ‘
93, aggiornerà il quadro di qualche anno, sostenendo che anche i corleonesi furono poi affiliati alla massoneria, e fece i
nomi di Totò Riina, Francesco Madonna, Mariano Agate, Nicola Terminio, Moreno Miccichè,
Gaetano Piazza e dell’imprenditore “corleonese”
Angelo Siino. Messina fu anche il primo a parlare
di una segretissima Loggia dei trecento.
Se è vero quello che hanno
raccontato i pentiti ( e già nell’ 83 di queste logge segrete trovarono
traccia i giudici Falcone
e Chinnici), c’è da
chiedersi quale fosse il piano di Gelli o dei suoi
committenti, che valenza avrebbe dovuto avere l’accordo con tra massoneria e
mafia e in vista di quali importanti obiettivi veniva sancito un patto che
consentiva a Cosa Nostra di assumere il ruolo di braccio armato a
disposizione di interessi sopranazionali e atlantici come ai tempi della
Liberazione. Torna alla mente l’ipotesi della Gladio siciliana.
Ma la P2, proprio nel momento della
sua massima ascesa, mostrava al suo interno i primi segni di cedimento. Sul
finire degli anni Settanta il sistema “gelliano”
appariva in crisi, il business di Licio Gelli con
la Romania ( dove operava esportando abiti Lebole
esentasse grazie alla sua , si dice, conoscenza Ceausescu e all’appoggio del segretario generale della
Guardia di Finanza Nick Trisolini)
si era interrotto per via dello scandalo petroli e la grande “famiglia
appariva lacerata da divisioni e lotte intestine.
Nel periodo che segue il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, mentre Andreotti è alle prese con i memoriali e la difficile
situazione politica, oltre che con Sindona, l’Italcasse,
i Petroli
e tutto il resto, anche Gelli appare travolto dai
sospetti, dagli scandali, dalle trame, nelle sue vicende, per uno strano
destino, ricorrevano gli stessi nomi, le stesse sigle, gli stesi ambienti che
minacciavano Andreotti.
Al punto che sui giornali dell’epoca furono
ribattezzati Belfagor e Belzebù. Con la differenza
che, Gelli – Belfagor
usci travolto dalla valanga che si abbattè sulla
P2, insieme ad alcuni uomini dei servizi segreti che
con lui rimasero impigliati nella strage di Bologna, mentre Andreotti-Belzebù ne usci al solito indenne.
Avvenimenti Italiani
Le inquietanti
analogie tra la realtà odierna e i programmi di antiche
confraternite
La questione è di quelle inquietanti, il soggetto che la pone è di
quelli da non sottovalutare. Si tratta del Li.si.po,
il Libero sindacato di polizia, che in un comunicato stampa ha denunciato
senza troppi giri di parole l’esistenza di «una regia dietro i continui
sbarchi di clandestini nel nostro Paese». La ragione? «Vogliono minare le
fondamenta della nostra società colpendo cultura e tradizioni». Capite che
avanzata da chi quotidianamente si trova a lottare ad armi impari con l’immigrazione
clandestina, l’ affermazione assume una gravità
decisamente superiore al mero esercizio di denuncia. Chi è il regista? Chi è
il burattinaio? Non lo sappiamo.
Quelle strane coincidenze
Abbiamo molti indizi, alcune certezze ma nessuna prova contro alcuno. Di certo un mandante c’è, con tanto di nome: il mondialismo, ovvero l’ideologia
che punta alla creazione di un unico governo mondiale eliminando il concetto
di sovranità nazionale e di specificità. Esistono molte entità che si
richiamano a questa ideologia politico-finanziaria,
nessuna delle quali riteniamo burattinaia di alcunché. Esistono
però delle assonanze che
inquietano tra alcuni “programmi” e i fatti che accadono nel mondo:
sicuramente si tratta di semplici combinazioni, ma è interessante capirne di
più partendo da un fatto di cronaca che ci ha molto colpito nonostante il
silenzio mediatico che l’ha accompagnato. Stando a
quanto riportato qualche settimana fa dal settimanale L’Espresso in un
articolo a firma Primo Di Nicola, il mondo della massoneria italiana sarebbe
in subbuglio. Motivo? L’ ultima iniziativa del professor
Giuliano Di Bernardo, l’ex gran maestro del Grande
Oriente d’Italia che nel ’93 uscì dall’organizzazione per fondare la nuova
Gran Loggia regolare d’Italia. Di Bernardo,
con la benedizione dei vertici internazionali della libera muratoria - a cominciare da quelli inglesi e americani -
ha deciso di abbandonare definitivamente cazzuola e compasso per dar vita a una nuova organizzazione sovranazionale:
l’Accademia internazionale degli Illuminati, costituita l’11 luglio scorso a
Roma nello studio del notaio Giovanni Pocaterra,
sede centrale in piazza di Spagna.
«Comprendere i mutamenti»
I suoi obiettivi? Molto ambiziosi. «Bisogna andare oltre la massoneria -
spiega Di Bernardo - perché non è più in grado di
comprendere i profondi e rapidi cambiamenti del mondo». Il motivo? Soprattutto la sua incapacità di
cogliere il nuovo che avanza e alcune sue anacronistiche regole interne.
«Per raccogliere le sfide della modernità - aggiunge Di Bernardo
- ci vuole una nuova struttura capace non solo di comprendere le ragioni dei
mutamenti sociali in atto, ma anche di orientarli». L’Accademia,
stando almeno agli
annunci, sarà una organizzazione autonoma dalla
massoneria, trasparente, aperta a tutti gli “eletti”, persone di particolari
qualità, di ogni concezione politica e religiosa. E,
per la prima volta, sarà aperta al gentil sesso. Qualcuno insinua però che
sarà solo la lobby delle lobby. Ma
Di Bernardo respinge l’insinuazione illustrando gli
ideali che ispirano la sua Accademia: sarà composta di 12 sezioni che
copriranno tutti i principali rami del sapere (filosofia, scienza, medicina,
economia, politica e comunicazione, tra l’altro), ciascuna con un proprio
responsabile. Quanto alla sua diffusione, l’Accademia conta già filiazioni
negli Stati Uniti d'America, Brasile, Ucraina, Russia, Cina, Francia, Inghilterra
e Svizzera.
Nomi che tornano dal passato
Non c’è che dire, sentivamo veramente la mancanza di una lobby delle lobby,
di nuovi super-grembiulini pronti ad assaltare tutti i campi del sapere con
le loro illuminanti ricette. Ma ironia a parte, c’è qualcosa di inquietante
in quanto annunciato da l’Espresso. Non tutti, infatti, sanno chi sono gli
Illuminati, almeno nell’accezione storica e massonico
classica del termine: vediamo di capirlo per sommi capi. Nella seconda
metà del 1700, l’ex prete
gesuita Adam Weisshaupt creò a Francoforte un
gruppo segreto dal nome “Illuminati di Baviera”. Weisshaupt
elaborò - all’incirca verso il 1770 - “Il Nuovo Testamento di Satana”, un
piano che dovrà portare un gruppo
ristretto di persone (gli Illuminati, appunto) ad avere il controllo del
mondo intero. Per questo bisognava arrivare alla soppressione dei “governi
nazionali” e alla concentrazione del potere in governi e organi sovranazionali, ovviamente gestiti dagli Illuminati. Ecco
alcuni esempi operativi sulle cose da fare: «(...) Creare la divisione delle
masse in campi opposti attraverso la politica, l’economia, gli aspetti
sociali, la religione, l’etnia (...) Se necessario armarli e provocare
incidenti in modo che si combattano e si indeboliscano.
Corrompere (con denaro e sesso) e
quindi rendere ricattabili i politici o chi ha una
posizione di potere all’ interno di uno Stato. Scegliere il
futuro capo di Stato tra quelli che sono servili e sottomessi
incondizionatamente. Avere il controllo delle scuole
(licei ed Università) per fare in modo che i giovani talenti di buona
famiglia siano indirizzati a una cultura
internazionale e diventino inconsciamente agenti del complotto. Assicurare
che le decisioni più importanti in uno Stato siano coerenti nel lungo termine
all’obiettivo di un “nuovo ordine mondiale”. Controllare la
stampa, per poter manipolare le masse attraverso l’informazione. Abituare le masse a vivere sulle apparenze e a soddisfare solo il
loro piacere, perché in una società depravata gli uomini perdono la fede in
Dio». Capito, creare scontri tra le diverse etnie:
ovvio che per fare questo non serve scatenare guerre tra Stati. Basta
aprire le porte all’immigrazione selvaggia generando non una ma mille guerre
quotidiane.
Un unico stato senza più stati
Secondo Weisshaupt, mettendo in pratica le sue
raccomandazioni si doveva arrivare a creare un tale stato di degrado, di
confusione e quindi di spossatezza, che le masse avrebbero dovuto reagire
cercando un protettore o
un benefattore al quale sottomettersi liberamente. Da qui
il bisogno di costituire degli organi sovranazionali
pronti a sfruttare questo stato di cose, fingendosi i salvatori della patria,
per istituire un unico governo mondiale. Nel 1871 il piano di Weisshaupt venne ulteriormente
completato da un suo seguace americano, Albert Pike, che elaborò un documento per l’istituzione di un “nuovo
ordine mondiale” attraverso tre guerre mondiali. Il suo pensiero era che
questo programma di guerre avrebbe generato nelle masse un tale bisogno di
pace, che sarebbe diventato naturale arrivare alla costituzione di un unico
governo mondiale. La prima guerra mondiale doveva portare gli Illuminati, che
già avevano il controllo di alcuni Stati Europei e
stavano conquistando attraverso le loro trame gli Stati Uniti d’America, ad
avere anche la guida della Russia. Quest’ultima
avrebbe poi dovuto interpretare un ruolo che doveva
portare alla divisione del mondo in due blocchi attraverso la Rivoluzione d’Ottobre
del 1917 e l’instaurazione del comunismo. La seconda guerra mondiale sarebbe
dovuta partire dalla Germania, portando la Russia a estendere la sua
zona di influenza e rendendo possibile la costituzione dello Stato di Israele
in Palestina. La terza guerra mondiale sarà basata sulle divergenze di opinioni che gli Illuminati avranno
creato tra i sionisti e gli arabi, programmando l’estensione del conflitto a
livello mondiale in uno scontro di civiltà. Il Gruppo Bilderberg
rappresenta uno dei più potenti gruppi di lavoro degli
Illuminati nel mondo.
I programmi del Bilderberg
Il gruppo nasce informalmente nel 1952, ma prende questo nome solo nel 1954 quando il 29 maggio viene indetto il primo incontro
presso l’Hotel Bilderberg di Oosterbeek
in Olanda. Tra i promotori del Gruppo bisogna menzionare almeno due
personaggi: Sua Maestà il Principe Bernardo de
Lippe di Olanda e Joseph Retinger un “faccendiere” polacco. Retinger
viene descritto come l’istigatore del gruppo, la sua
visione era costruire un’ Europa unita per arrivare a un “mondo unito in pace”,
dove potenti organizzazioni sovranazionali
avrebbero garantito con l’applicazione delle loro ideologie, più stabilità
dei singoli governi nazionali. In realtà, il vero obiettivo era quello di
formare un’altra organizzazione di facciata che potesse
attivamente contribuire ai disegni degli Illuminati: la costituzione di un “nuovo
ordine mondiale” e di un governo mondiale entro il 2012.
Quelle guerre così tranquille
William Cooper, un anziano sottufficiale dei
servizi segreti della Marina statunitense, incluse nel suo libro “Behold a pale horse” (Light Technology, 1991) del materiale top secret nel quale è illustrato il pensiero e la strategia adottati dal
comitato politico del Gruppo Bilderberg. Questo
documento programmatico ha un titolo quanto mai significativo
“Armi Silenziose per delle guerre tranquille”. Il documento riporta la data
del maggio 1979, ma fu ritrovato solo nel 1986. Il
documento spiega la filosofia, le origini operative, i principi raffinati, le
linee guida e gli
strumenti di questa dottrina dalle “armi silenziose”. Ecco
le principali aree in cui si articola questo programma:
1) Perché serve un sistema economico per controllare le masse.
2) Come controllare l’economia mondiale attraverso l’istituzione di un
modello economico che sia manipolabile e
prevedibile.
3) Come addormentare le masse che subiscono l’attacco.
L’immigrazione è il grimaldello
Linee guida perfettamente incarnate in alcune deliberazioni segrete del
gruppo riguardo i problemi finanziari
internazionali, la libertà di emigrazione e immigrazione, la libera
circolazione dei prodotti senza dogane, l’unione economica internazionale, la
costituzione di una forza internazionale con la soppressione degli eserciti
nazionali, la creazione di un parlamento internazionale, la limitazione della
sovranità degli Stati delegati all’Onu o a tutti
gli altri governi sovranazionali.
“La libertà di emigrazione e immigrazione”, ovvero l’apertura
indiscriminata delle frontiere al fine di snaturare completamente un popolo e
renderlo qualcosa di “altro”, un insieme di persone senza più alcuna coesione
culturale e storica pronte quindi a perdere anche il concetto stesso di città,
regione, nazione e patria. Uomini del mondo, apolidi votati
al sincretismo religioso e totalmente passivi e indifferenti ai mutamenti che
li circondano. Ora, visto che un gruppo di Illuminati
è sorto anche in Italia minacciando di occuparsi di tutti i campi del sapere,
ci piacerebbe chiedere ai diretti interessati quanto hanno a che fare con gli
Illuminati della tradizione massonica e chi sono i loro referenti politici in
Italia e all’estero? Lungi da noi lanciare accuse o stabilire correlazioni
dirette tra ideologie e fatti, ma occorre chiarezza.
Mauro Bottarelli
|
Inviaci i tuoi commenti e/o
informazioni sull’argomento
rondarossa@tiscali.it
|