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Licio Gelli
I magistrati
andarono a perquisire gli uffici di Gelli
a Castiglion Fibocchi
credendo di trovare documenti relativi all’inchiesta su Sindona , forse
addirittura la famosa lista dei 500 esportatori clandestini di valuta. I
giudici Turone e Colombo, in effetti stavano
indagando su Sindona e non su Gelli,
anche se erano ben coscienti del potere di Gelli e
avevano messo in pratica ogni accorgimento perché la perquisizione non
andasse a vuoto.
Ma invece della lista dei
500 trovarono un’altra lista ,una lista con 953
nomi, gli iscritti alla P2, un gotha della politica, della finanza , del
giornalismo, dell’apparato militare. Nella lista erano rappresentate tutte le
forze politiche tranne i comunisti.
Non si può dire il panico
che la scoperta provocò. Intanto l’elenco dei nomi restò segreto per due mesi. I
magistrati avevano mandato tutta la documentazione al presidente del
consiglio Arnaldo Forlani e questi s’era ben
guardato dal renderla pubblica.
Ma i giornali sapevano
della lista, sapevano dei 953 nomi eccellenti contenuti nell’elenco. E grazie
a delle indiscrezioni, sui settimanali uscirono spezzoni di lista con alcuni
nomi, questo aumentò il terrore generale.
Quando finalmente il capo
del governo ricevette dai giudici milanesi il nulla osta alla pubblicazione,
il clamore fu enorme, nella lista erano presenti tre ministri - Foschi, Manca
e Sarti – un segretario di partito – Longo del PSDI
- Forlani dovette dimettersi , non riuscì a resistere allo
scandalo.
La pubblicazione delle
liste diede luogo a cinque inchieste e provocò conseguenze soprattutto nel
settore militare, dove si procedette a sostituzioni e rimozioni.
Tutti gli apparati in effetti da quello dei giudici a quello interno ai
partiti, misero in moto processi ai piduisti per
accertare il significato della presenza nella lista ( quasi tutti gli
accusati si difesero dicendo che Gelli li aveva
inseriti a forza o che si trovavano” in sonno”da molto tempo o che s’erano
iscritti si , ma tanto per cedere alle istanze di qualche persona stimabile e
senza sapere bene quello che facevano) .
Nella maggior parte dei
casi i processi si chiusero con delle assoluzioni. Ma certo la lista, a chi
sapeva leggere, spiegarono parecchie carriere fulminanti e parecchie intese
altrimenti inspiegabili.
La pubblicazione della
lista provocò pure
una valanga di smentite. Tra i personaggi noti chiamati in causa, non ve ne
furono che due ad ammettere francamente essere entrati nella Loggia, il
socialista Cicchetto (oggi uomo di punta di FI) e il giornalista presentatore
Maurizio Costanzo.
Costanzo si “confessò” pubblicamente con Gianpaolo Pansa e Cicchetto ammesso lo sbaglio sparì letteralmente
dalla scena politica, ma dopo 23 anni sia Costanzo che Cicchetto sono più che
mai alla ribalta.
Quello che colpiva maggiormente
l’immaginazione del pubblico era che apparentemente non c’era scandalo grande
o piccolo nel quale non fosse in qualche modo implicato Gelli o almeno un piduista.
Gelli
aveva manovrato drappelli consistenti di deputati, assessori e consiglieri
regionali e comunali, alti burocrati e generali di tutte le armi .
Erano iscritti allla P2 il Gen
Giudice e Lo Prete protagonisti dello
scandalo dei petroli(duemila miliardi truffati allo stato). Nell’archivio di Gelli erano custodite certe carte segrete relative
all’affare Eni-Petromin ( cento miliardi)
Risultarono iscritti alla loggia(ma negarono con decisione) sia l’ex presidente
dell’ENI ,Mozzanti sia il suo avversario Leonardo Di Donna. Quella di far
aderire “due o più nemici” tra loro alla loggia era una tattica del
venerabile, nella lista infatti c’erano i Missini e
i Socialisti, c’erano i direttori dei servizi segreti Miceli e Maletti suo
antagonista.
Molti dei nomi eccellenti
sono scomparsi per varie ragioni, vedi Sindona e Calvi, vedi Maletti e Miceli, vedi i direttori del Corriere della Sera, ma molti altri oggi a distanza di 23 anni guidano il
paese, uno ne è il presidente del consiglio, uno ministro della Difesa
,l’altro ministro dell’interno più un nutrito gruppo di sottosegretari di on
e Senatori. Che dire…..
La storia comincia il 12
marzo 1981 quando Giuliano Turone,
giudice istruttore di Milano, ordina la perquisizione di villa Wanda e degli
uffici di Licio Gelli, attorno ad Arezzo, Castiglion Fibocchi. Gelli è l'eminenza grigia di tanti affari, banche e
giornali: venerabile della loggia massonica Propaganda 2, è sospettato di
reati che lo associano al finanziere della mafia Michele Sindona
(avvelenato in carcere) a Joseph Macaluso e John Gambino, boss italo-americani.
Frugando i suoi cassetti, due giovani magistrati (con Turone
c’è Gherardo Colombo) aprono un vaso di Pandora e sbalordiscono scoprendo
nomi entrati nella storia che si vorrebbe dimenticare. Politici, giornalisti,
generali, magistrati e imprenditori affiliati segretamente ai cappucci
segreti di Gelli. Colombo e Turone
portano i documenti a Forlani, presidente del
consiglio del tempo: imbarazzatissimo. Troppi amici
galleggiano nella lista dei misteriosi. Per due mesi non la rende pubblica, ma Colombo e Turone
insistono. Alla fine tutti sanno. Il governo cade, l’Italia entra in
burrasca.
Trentacinque anni dopo dovrebbe essere una storia inquadrata nel passato,
ormai innocua, eppure la si nasconde: come mai?
Risponde Sergio Flamigni, parlamentare Pci per cinque legislature. Ha fatto parte delle
commissioni speciali bicamerali antimafia, caso Moro e Loggia massonica P2.
Uscito dal Parlamento, non ha smesso di scavare mettendo assieme un archivio
di documenti di un interesse storico che il ministero dei beni culturali ha
sottoposto ai vincoli di legge riconoscendone l’eccezionalità. Flamigni ha trascritto in tanti libri ricostruzioni e
rivelazioni: dalla Tela del ragno - il delitto Moro a Trame Atlantiche
(sempre edizioni Kaos) in cui racconta personaggi e
avvenimenti della loggia di Gelli. È il manuale più
serio e consultato da chi vuol capire cos’è stata la P2.
Cosa è rimasto della loggia di Gelli nella politica italiana dei nostri giorni ?
«Tante
cose, a partire dal presidente del Consiglio e candidato premier per il
centrodestra, Silvio Berlusconi, affiliato alla
Loggia di Gelli nel gennaio 1978: tutt'ora ne incarna la continuità politica e ideologica. Gelli sosteneva
che: “Il vero potere risiede nelle mani di chi ha in mano i mass media”,
filosofia che guida Berlusconi sia nella prima fase
della P2, periodo golpista e stragista: i progetti eversivi stabilivano che
televisione, radio e giornali erano i primi obiettivi da occupare
militarmente. Ma la fedeltà di Berlusconi
continua nel secondo momento (il cosiddetto Piano di Rinascita), il cui
impegno è la conquista dei media. Per realizzarlo,
la rete affaristica della Loggia segreta si è avventurata in finanziamenti
occulti, infiltrazione e corruzione interne al sistema politico ed economico venute a galla nelle istruttorie sulla
bancarotta dell’Ambrosiano e l’uccisione di Roberto Calvi sotto un ponte di
Londra. La scoperta della loggia segreta interrompe il controllo piduista sul più importante gruppo editoriale italiano (Rizzoli-Corriere della sera), bloccando la grande manovra
delle concentrazione di testate giornalistiche,
eppure non frena altri obiettivi della P2, soprattutto il controllo delle Tv.
Berlusconi ha avuto mano libera grazie a
finanziamenti svizzeri di provenienza incerta, senza contare il sostegno dei
banchieri fratelli P2, che ne hanno accompagnato le ambizioni con “appoggi e
prestiti al di là di ogni merito creditizio”. E non si può dimenticare la
spalla politica del craxismo... Anche dopo lo
scioglimento della Loggia P2, il Cavaliere ha continuato ad inseguire gli
obiettivi del Piano di Rinascita mettendo in pratica il credo di Gelli: vince chi possiede e domina i
media. Non a caso “Gelli era molto amico di Berlusconi” come ha testimoniato davanti alla Commissione
parlamentare, il direttore generale della Rizzoli, Tassan Din anche lui P2. Non è
ancora un caso che negli elenchi di Castiglion Fibocchi, fra gli iscritti alla Loggia segreta si scoprono
editori, tra i quali Berlusconi, 8 direttori di
giornale, 7 firme della Rai-Tv, 22 tra giornalisti e
pubblicisti. Berlusconi occupa un posto importante:
è il terzo in ordine gerarchico nel gruppo “Informazione e mezzi di
comunicazione di massa”. Viene dopo Fabrizio Trifone Trecca
(grande reclutatore di piduisti
e braccio organizzativo di Gelli), segue il
direttore del Corriere della Sera Franco Di Bella, precede giornalisti ed esperti Tv in un elenco nel quale figurano ufficiali
superiori della marina militare con incarichi nei servizi segreti; serviva un
altro tipo di informazioni. Una certa parte dei piduisti
sopravvissuti ancora prospera nell’apparato informativo di Berlusconi o in Forza Italia o nel sistema politico del
centrodestra. La solidarietà P2 non si è sciolta. Per esempio, Roberto
Gervaso. Ha presentato Berlusconi a Gelli diventando biografo adulatore di entrambi, tiene la
rubrica “Peste e corna” a Rete 4, stessa rete per la quale lavora l'ex capo
gruppo Fabrizio Trecca, medico personale di Gelli e titolare della trasmissione “Vivere bene”. Certi
giornalisti continuano a dirigere riviste, o collaborano al Foglio, al
Giornale, a Panorama, sempre proprietà Berlusconi.
C’è chi appare alla Rai con la continuità di un buon
contratto. È solo un caso - immagino - ma anche Claudio Lanti,
direttore di “Velina Azzurra”, periodico interno di Forza Italia, figurava
nell’elenco P2. Non parliamo dei politici: l’on.
Fabrizio Cicchitto, reclutato da Trifone Trecca mentre era deputato della sinistra socialista, è
diventato uno dei pilastri di Forza Italia. Gustavo Selva, giornalista della
destra Dc, direttore del GR2, oggi deputato di
Alleanza Nazionale e presidente della Commissione esteri della Camera.. Da non dimenticare l’aspirante piduista
Antonio Martino, difensore della segretezza delle Logge coperte della
massoneria, ministro degli esteri nel governo Berlusconi
Uno e ministro della Difesa nel Berlusconi di
questa legislatura. Aspirante piduista perché nelle
carte sequestrate a Gelli è stata trovata solo la
domanda di affiliazione alla Loggia. Forse Colombo e Turone
sono arrivati prima, forse non ha fatto a tempo a giurare fedeltà... ».
Come mai Gelli ha scelto
certe persone e non altre?
«La P2 voleva
riscrivere la costituzione in senso autoritario per impedire alla sinistra e
al Pci la possibilità di andare al governo. Lo ha impedito
con la strategia della tensione dando particolare importanza al reclutamento
di uomini delle forze armate e della destra intransigente. Nella seconda
fase, dopo la vittoria della sinistra nelle amministrative del 1975, la
loggia cambia strategia: manovre più sofisticate con alla
base un disegno politico. Per favorire la revisione costituzionale, la P2 infiltra o recluta protagonisti nei media, nei partiti,
nei sindacati, negli apparati dello Stato in modo da influenzare e
controllare le istituzioni. Il piano prevedeva capitali per corrompere e
provocare la scissione sindacale, favorire gli affiliati all’interno dei
partiti di governo e rompere l’unità della magistratura. Obiettivo,
sopprimerne l’autonomia sottoponendo i pubblici
ministeri all’autorità politica. Prevista anche l’abolizione dello statuto
dei diritti dei lavoratori. Propositi di ieri, propositi che oggi non
sembrano tanto cambiati. Il Piano Rinascita di Gelli punta su giornali e Tv. Prevede la dissoluzione del
monopolio dello Stato e una potente Tv privata “in modo da controllare la
pubblica opinione nel vivo del Paese”. Berlusconi viene scelto in quanto proprietario di “Telemilano 58” ritenuta
accettabile base di partenza, ma nella scelta potrebbe essere stato
determinante il fatto che il suo patrimonio aveva per baricentro la Svizzera,
quindi protetto dalla segretezza. Nell’autunno 1979, momento di massimo
potere della Loggia segreta in quanto dopo l’uccisione di Moro è finita la
politica di solidarietà nazionale, “Telemilano 58” diventa “Canale 5”. Curiosamente Berlusconi realizza ciò che
annuncia il Piano di Rinascita, vale a dire “una catena di Tv locali
coordinate da un’agenzia centrale”. Proprio il profilo della sua nuova Tv
commerciale. Contemporaneamente nasce Publitalia
‘80, agenzia pubblicitaria. Ha per consigliere delegato Marcello Dell’Utri, legatissimo a Berlusconi,
buoni rapporti con protagonisti mafiosi come si scopre più tardi nei
processi».
Berlusconi nega di aver partecipato
attivamente alla P2. Dice di essersi iscritto solo per dare una mano a
Gervaso, amico in difficoltà. È così?
«Non è credibile.
Quasi tutti gli iscritti alla P2 negano o tentano di nascondere il loro ruolo
nella Loggia, comportamento che deriva dal rispetto per il giuramento alla
segretezza di ogni piduista. Berlusconi
ha dichiarato davanti al giudice: “Non ho mai versato contributi”,
ma la Guardia di Finanza ha
sottolineato la piena corrispondenza tra la quota di 100mila lire indicata
negli elenchi di Castiglion Fibocchi
e il relativo versamento sul conto del Venerabile presso la Banca dell’Etruria. Berlusconi ha anche
testimoniato: “Non vi fu cerimonia di iniziazione; non ho avuto alcun
rapporto con altri affiliati, né ho partecipato a riunioni”. Ancora bugie.
Nell’archivio uruguaiano del Venerabile, un documento ricorda l’affiliazione
di Berlusconi con la scritta “Juramento
Firmado”, ha firmato il giuramento. Lo stesso Gelli, anni dopo, ammette: “Berlusconi
è stato normalmente iniziato a Roma. Credo presentato dal professor Fabrizio Trecca. Assistevano il Gran Maestro Giordano Gamberoni,
per il Grande Oriente d’Italia, e il direttore delle Partecipazioni Statali,
Giovanni Fanelli”».
Ma il Cavaliere ha querelato chi raccontava
queste cose...
«È
successo dopo la pubblicazione del libro “Berlusconi
inchiesta sul signor Tv” (Kaos edizioni). Denuncia
gli autori Giovanni Ruggeri e Mario Guarino e i giornalisti che hanno usato
le notizie del volume. Primo quotidiano ad essere preso di mira, l'Unità. Berlusconi se la prende anche con La Notte, ma
perde la causa perché il tribunale sentenzia il non doversi procedere. I
giornalisti avevano solo raccontato la verità e il Cavaliere viene condannato a liquidare le spese processuali. Ci
ripensa, e il 20 novembre 1989 ritira la denuncia contro l’Unità:
naturalmente paga. Resta in piedi un altro processo, sempre per querela di Berlusconi per l’intervista di Ruggeri e Guarino al settimanale Epoca. Al Tribunale di Verona, sotto
giuramento, il Cavaliere racconta cose false sulla sua iscrizione e
partecipazione alla loggia P2. Il caso finisce davanti alla Corte d’Appello
di Venezia la quale definitivamente lo sbugiarda: il 23 ottobre ’90 sentenzia
che Berlusconi “è riconosciuto colpevole del reato
di falsa testimonianza”. Poi interviene un’amnistia... Ruggeri e Guarino vengono assolti con formula piena».
Questo governo ha realizzato programmi previsti
dalla P2?
«Non vi sono programmi della P2 compiutamente realizzati. Esistono
provvedimenti e leggi che contengono elementi pericolosi del programma P2.
Sono passati trenta anni dal cosiddetto “Piano di rinascita” e la politica piduista non può non avere subito evoluzioni, adattandosi
alla nuova realtà. L’elemento più inquietante è contenuto nella legge di
revisione della Costituzione: rompe l’equilibrio tra i poteri dello Stato, riduce
la sovranità del Parlamento, concede spazi all’autoritarismo come era nella
filosofia della P2. È la strada tracciata da Gelli.
Altro provvedimento negativo, dal forte profumo piduista,
è la legge sull’ordinamento giudiziario per la riduzione dell’autonomia della
magistratura. Ma la vera essenza della P2 resta rappresentata dal dominio dei
mass media. È il capitolo piduista in gran parte realizzato: potere televisivo del Cavaliere
consolidato dalla legge Gasparri. Nel berlusconismo è poi rimasta una certa cultura affaristica
e della corruzione, anima della P2: si perpetua nelle pratiche di governo con
il conflitto di interessi e leggi ad personam».
Gelli, maestro venerabile,
potrebbe sopportare la par condicio?
«Nemmeno
per sogno. È una legge che si contrappone al predominio piduista.
Non a caso Berlusconi l’ha definita liberticida. I
richiami del Presidente Ciampi dimostrano quanto sia importante stabilire condizioni di parità nell’uso
della Tv. Tutto ciò che Gelli combatteva».
Vicende
in cui è implicata la P2
- Strage
del treno Italicus
- strage di Bologna
- strage di Ustica
- strage di Piazza Fontana
- strage del rapido 904
- omicidio Calvi
- omicidio Pecorelli
- omicidio Olof Palme
- omicidio Semerari
- colpo di stato militare in Argentina
- tentativo di colpo di stato di Junio Valerio
Borghese
- tentativo di colpo di stato della Rosa dei Venti
- caso dei dossier illegali del SIFAR
- operazione Minareto
- falso rapimento Sindona
- tentativo di depistamento durante il rapimento
Moro
- rapimento Bulgari
- rapimento Ortolani
- rapimento Amedeo
- rapimento Danesi
- rapimento Amati
- rapporti con la banda della Magliana
- rapporti con la banda dei marsigliesi
- inchiesta sul traffico di armi e droga del giudice Carlo Palermo
- riciclaggio narcodollari (caso Locascio)
- caso Cavalieri del Lavoro di Catania
- fuga di Herbert Kappler
- crack Sindona
- crack Banco Ambrosiano
- crack Finabank
- scandali finanziari legati allo IOR
- caso Rizzoli-Corriere della Sera
- caso SIPRA-Rizzoli
- scandalo dei Petroli
- caso M. Fo. Biali
- caso Eni-Petronim
- caso Kollbrunner
- cospirazione politica e truffa di Antonio Viezzer
- cospirazione politica di Raffaele Giudice
- cospirazione politica di Pietro Musumeci
- cospirazione politica e falsificazione documenti di Antonio La Bruna
- finanziamenti FIAT alla massoneria
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