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Avvenimenti Italiani Roberto Calvi La scheda
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estate di Roberto Calvi La scheda L’intera
vicenda di Roberto Calvi Paul Marcinkus Francesco Pazienza |
Calvi intricata
storia di infamie arcitaliane Si vede il Papa, ma "per rispetto" non in
faccia: nella sua poltrona, o mentre pedala sulla cyclette. Si vede monsignor
Marcinkus, responsabile dello Ior,
l´Istituto per le opere di Religione, la banca del
Vaticano: gioca a golf, è Rutger Hauer. Si vede Giulio Andreotti
(il sosia Marco Marchetti si muove e parla come lui) ma non viene nominato, soltanto chiamato Il Gobbo. Si
vedono Michele Sindona, Licio Gelli,
Tassan Din, Francesco
Pazienza, Flavio Carboni. Si vede Roberto Calvi,
presidente del Banco Ambrosiano a Milano, la maggiore banca privata italiana:
viene strangolato da due delinquenti, impiccato, trovato morto a Londra sotto
il ponte dei Frati Neri, nel giugno 1982. "I banchieri di Dio (Il caso
Calvi)" di Giuseppe Ferrara mette in scena i più forti poteri d´Italia, legali e illegali, deviati o regolari, operanti
segretamente o allo scoperto: il Vaticano, certa leadership democristiana, la
mafia, Lietta Tornabuoni Francesco
Pazienza, Calvi e Marcinkus Nel Calvi mi sembrava perciò un degno interlocutore per venire
a capo, in qualche modo, alla vicenda dei documenti compromettenti su Marcinkus Era dal settembre 1978 che non incontravo Calvi, dopo quella prima volta a Washington, quindi non mi sembrava
una mossa appropriata riapparire dal nulla quasi tre anni dopo cercandolo per
telefono nei suoi uffici di Milano., Probabilmente lui neppure ricordava chi
fossi. Avevo perciò la necessità di una presentazione, che naturalmente
doveva provenire da una persona di una certa autorevolezza.Quindi
una mattina, ai primi del 1981 chiesi a Flaminio Piccoli,
segretario nazionale della DC, se poteva usarmi la cortesia di fissarmi un
appuntamento con Calvi, nel corso del primo passaggio del banchiere a Roma. La mia intenzione era questa. Dopo che in Svizzera, presso
l’avvocato Duft di Zurigo,
ero riuscito a mettere le mani sui documenti compromettenti per Marcinkus che la fazione a lui opposta in Vaticano stava
cercando, ero di fronte a due possibilità. O
consegnavo le carte scottanti al generale Santovito,
oppure le toglievo dal “mercato” e le facevo recapitare al presidente dello
IOR, direttamente o indirettamente. Se avessi consegnato il dossier al capo del
SISMI, ero certo che lui l’avrebbe a sua volta le avrebbe girate al
principale avversario di Marcinkus, il cardinal Casaroli. E tale consegna sarebbe avvenuta attraverso
l’onorevole Andresti, protettore di Santovito, o tramite il segretario di Casaroli.
In questo caso, il danno sarebbe stato enorme per Marcinkus,
e neanche il Papa non avrebbe potuto far niente. Avevo bisogno di trovare un canale di comunicazione con
lui. E Calvi, che notoriamente era considerato un
<< suo uomo>>, poteva essere la persona giusta. Mi ripromettevo
di consegnare a lui la documentazione in mio possesso, che
tra l’altro era solo una parte del fascicolo contro Marcinkus. Potevo ripresentarmi a Calvi da solo, ma la
cosa prendeva tutt’altro aspetto se arrivavo a lui
col viatico del segretario della DC. Piccoli accolse la mia richiesta senza particolari
problemi e mi combiò l’appuntamento per il 10 marzo
in un ufficio di via della Conciliazione che apparteneva a
un commercialista trentino amico suo. Alle sei del pomeriggio di quel giorno
arrivai puntuale al rendez-vous. Il professionista mi accolse e mi introdusse in una stanza in cui il banchiere mi stava
aspettando da pochi minuti. Era la prima volta che mi ritrovavo a quatt’occhi
con il “ banchiere di Dio”, come lo definiva la stampa anglosassone per le
sue strette correlazioni con le finanze e investimenti”spavaldi” del
Vaticano. Sarò frivolo, ma mi sembrava che da quel giorno del
settembre A volte, durante la conversazione, se ne usciva con
espressioni di tale naivetè che sembravano false e affettate. Ma in realtà no era così. In quei suoi atteggiamenti era realmente
sincero, anche se riuscire a comprenderlo era un
autentico rompicapo. Non pronunciava mai un concetto o un’espressione chiara
e diretta, mai una frase o una parola che non fosse
lontana anni luce da qualsiasi forma scurrile o anche sconveniente. Il tutto
sempre con un tono di voce che metteva a dura prova le facoltà uditive
dell’interlocutore. Visto che ero stato io ad aver richiesto l’incontro,
affrontai subito il problema che mi stava a cuore.
<< Presidente, si ricorda di me?>> gli dissi
dopo avergli stretto la mano. < Ci siamo visti ae
conosciuti a Washington, nel settembre 1978, alla riunione del Fondo
monetario Internazionale insieme con Scaglione e
Rinaldi>>. << Sinceramente non mi sarei rammentato di lei, se non
fossero usciti alcuni articoli di giornale nelle scorse settimane che hanno
pubblicato il suo nome e la sua fotografia parlando della visita di Flaminio
Piccoli negli Stati Uniti, e quindi leggendo questi articoli mi sono
ricordato di lei, e di averla conosciuta >>,
rispose con grande schiettezza. Aggiunse:<< Che fa a Roma? Se non sbaglio, ricordo che durante il nostro fugace
incontro precedente, mi disse di abitare da lungo tempo a Parigi>>
<<Presidente>>, osservai, << da circa un anno sono un
consulente dei servizi segreti italiani, e mi sono trasferito a Roma. Ora
però mi sono stufato e probabilmente tornerò a Parigi, dove ho ancora il mio
appartamento>> La storia dei servizi segreti semrò
interessre molto Calvi. Raffreddai immediatamente
la sua fantasia dicendogli che d’interessante non
c’era proprio nulla in quel genere di lavoro. Dopo una mezz’ora di altri preamboli, entrai nel vivo della conversazione
spiegando con una certa durezza il motivo del nostro incontro e perché fossi
stato io a sollecitarlo: << Voglio informarla che all’interno del
Vaticano sono in corso alcune manovre che tendono a mettere in grave
difficoltà il suo amico e alleato Paul Marcinkus>>. Cercò di no far trasparire alcuna
particolare reazione. Mi chiese: << Come fa a sapere che Marcinkus è un mio amico o, come dice lei, un mio
alleato?>>. << Presidente>>, risposi, << questo è un fatto che definirei di pubblica notorietà, per lo
meno per quanto riguarda gli ambienti finanziari italiani e internazionali>>.
L’incontro duro un paio di ore. Alla
fine Calvi mi chiese se poteva rivedermi a Milano entro pochi giorni.
Non c’erano problemi, fissammo per il giorno
tredici, alle nove del mattino, nel suo ufficio al Banco Ambrosiano. L’incontro successivo fu ancora più chiarificatore. In quell’occasione mi domandò quello che non aveva avuto il
coraggio di chiedermi nell’appuntamento in via della Conciliazione: <<
che tipo d’interesse ha a svelarmi tutto ciò che im
Vaticano le hanno chiesto di fare contro Marcinkus e di riflesso contro di me? >> Senza metafore gli risposi: << E’ molto semplice. Le
informazioni in mio possesso mi fanno ritenere che indebolire Marcinkus significi indebolire Sua Santità, e soprattutto quanto il papa sta
facendo contro l’Unione Sovietica. La battaglia contro Marcinkus
altro non è che una battaglia contro il pontefice e
la sua “politica”nei confronti del blocco comunista. E poi mi creda, dottor Calvi, le sto raccontando tutto questo poiché mi
sono stancato di fare lo spook , cioè il fantasma, come si dice in
termini anglosassoni. Insomma, non mi diverto più in mezzo a tutti questi
incapaci, mi manca il mondo degli affari.Ogni bel
gioco dura poco. Il mio lo considero finito e ho
deciso di tornarmene a Parigi.>>. Di fronte a queste parole, Calvi
rilanciò: << Senta dottor Pazienza, e se invece di tornarsene a Parigi
lei rimanesse qui in Italiaé? Penso che potrebbe
lavorare come mio consulente personale>>. Aggiunse: << Comunque, sarebbe opportuno che riferisse direttamente
anche a monsignor Marcinkus quanto ha raccontato a
me. Ma dovrà trovare da solo la maniera di incontrarlo, poiché io non
faciliterò questo contatto>>. Tutto questo mi parve un po’ bizzarro, tuttavia risposi:<< D’accordo. Troverò io il modo di conoscerlo. E’
chiaro che gli riferirò anche di aver già illustrato a lei la situazione. E,
qualora ci dovessimo accordare sulle modalità della
consulenza che lei mi propone, riferirò a Marcinkus
anche di essere il consulente del dottor Roberto Calvi>>. <<Sono perfettamente d’accordo>>,
rispose il presidente del Banco Ambrosiano. Subito dopo trovammo un’intesa per quanto riguardava il
mio nuovo incarico professionale. Io non aveva mai
fatto l’impiegato di nessuno, e quindi, avrei operato sulla base di una
<< commissione>> calcolata su ogni operazione che fossi riuscito
a concludere per conto di Calvi e della sua banca. Per questo
accordo non avevo bisogno di alcun foglio scritto, ma solo ed
esclusivamente della sua parola d’onore. Potrà sembrare strano, ma in certi ambienti questo ha ancora un valore. Prima di scambiarci i
numeri di telefono e di telex, compresi quelli riservati e personali,
conclusi dicendogli:<< Da questo momento può
considerare automaticamente acquisito da lei e dalla sua banca tutto il
circuito di relazioni internazionale che ho allacciato in tutti questi anni
in giro per il mondo>>. Ci stringemmo la mano e ci salutammo. Cominciava il gran ballo, si aprivano le danze. Francesco
Pazienza L’omicidio dimenticato A Roma è in corso il processo per l'assassinio
di Roberto Calvi. I giornali se ne disinteressano, ma seguirlo può
essere utile per capire l'Italia di ieri e quella di oggi,
scrive Philip Willan. Nel quasi totale silenzio dei mezzi di comunicazione, a
Roma si sta svolgendo un processo importante per la storia d'Italia. È uno di
quei procedimenti che meriterebbero la definizione di "processo del
secolo": quattro uomini e una donna sono accusati dell'omicidio
di Roberto Calvi, il "banchiere di Dio" e del potere
secolare nell'Italia del dopoguerra. |
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