Le Brigate rosse
intervistano se stessi – parte seconda
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documenti e articoli sulle Brigate rosse
Leggi : Prima parte
Un documento clandestino del gennaio 1973 che
segue quello del 1971
1. Come vedete le scelte politiche della
vostra organizzazione dopo due anni di lavoro?
Ci sembra che lo sviluppo della situazione politica italiana
abbia confermato la scelta di fondo che abbiamo fatto
nei primi mesi del ’70.
La crisi di regime non si è affatto risolta in senso
riformista e non ci sono prospettive di soluzione in tempi relativamente brevi.
Al contrario, la formazione di un governo di centro destra con l’esclusione dei
socialisti, il rilancio dei fascisti come<< forza parallela>>,
l’attacco frontale al movimento dei lavoratori e la militarizzazione sempre più
arrogante dello scontro politico e sociale stanno a
dimostrare che il fronte politico
borghese persegue con accresciuto accanimento l’obiettivo di una restaurazione
integrale della sua dittatura e quindi di una sconfitta politica senza mezzi
termini della classe operaia.
2. L’assassinio di Feltrinelli
e l’attacco contro le Brigate rosse non dimostrano al contrario la debolezza o
meglio l’immaturità di una scelta di tal genere?
La debolezza di una linea politica non deriva dai rapporti
di forza che l’organizzazione che la rappresenta è in grado di stabilire in una
fase iniziale. L’attacco scatenato contro di noi dalla borghesia a maggio,
nasceva proprio dall’errato convincimento che si poteva neutralizzare la forza
politica della proposta strategica della lotta armata per il comunismo
sfruttando la debolezza organizzativa che ci caratterizzava.
Proprio questo errore di
valutazione politica ha fatto fallire l’operazione poliziesca e noi ci siamo
rafforzati. Infatti, non accettando il terreno che ci veniva
proposto di uno << scontro frontale>> tra le Brigate rosse e
l’apparato armato dello Stato, abbiamo avuto tutto il tempo per contrattaccare
<<in silenzio>> su obiettivi economici e rafforzare di conseguenza
il nostro impianto organizzativo dimostrando nel contempo la << debolezza
politica>> di questo Stato di polizia pur così << forte>> nelle sue strutture
militari e repressive.
3. Da più parti vi è stata mossa l’accusa
di<<terrorismo>>. Qual è il suo fondamento?
Il << terrorismo>> nel nostro paese e in questa
fase dello scontro è una componente della politica
condotta dal fronte padronale a partire dalla strage di piazza Fontana per
determinare un arretramento generale del movimento operaio e una restaurazione
integrale degli antichi livelli di sfruttamento. In particolare con questa
politica il padronato ha puntato a realizzare tre obiettivi:
-
favorire la crescita del blocco reazionario oggi al potere e delle sue componenti insieme o parallele
più fasciste nella prospettiva di ristabilire il controllo della situazione
nelle fabbriche e nel paese;
-
smorzare le spinte rivoluzionarie e indirizzare in senso socia-
pacifista il movimento delle lotte maturato in questi anni, prospettando lo
spauracchio del<< salto nel buio>>;
-
screditare le organizzazioni rivoluzionarie e addebitando alla
sinistra provocazioni antioperaie e fasciste, secondo gli schemi degli opposti
estremismi e dell’equivalenza di ogni manifestazione di violenza.
Il nostro impegno nelle fabbriche e nei quartieri è stato
sin dall’inizio quello di organizzare l’autonomia proletaria per la resistenza
alla controrivoluzione in atto e alla liquidazione delle spinte
rivoluzionarie tentata dagli opportunisti a dai riformisti. Organizzare la
resistenza e costruire il potere proletario armato sono
le parole d’ordine che hanno guidato e guidano il nostro lavoro rivoluzionario.
Cosa ha a che fare col terrorismo tutto questo?
4. Qual è dunque il filo conduttore del vostro
intervento in questa fase?
Con la costruzione delle Brigate rosse abbiamo voluto creare
un polo strategico in grado di porsi almeno i più urgenti tra i problemi
sollevati dal movimento di resistenza proletario. Non abbiamo costruito un
nuovo gruppo, ma abbiamo lavorato all’interno di ogni
manifestazione dell’autonomia operaia per unificare i suoi livelli di coscienza
intorno alla proposta strategica della lotta armata per il comunismo.
Oggi possiamo dire che il sasso scagliato a mosse le acque: il problema dell’organizzazione proletaria
armata è stato fatto proprio da tutto il campo rivoluzionario. Si tratta dunque
di fare un passo avanti e imporre nella lotta armata la linea di costruzione
del potere proletario armato contro le tendenze militaristiche o comunque errate.
MILITARISTA è la deviazione di chi pensa che attraverso
l’azione armata intesa come fatto esemplare sia possibile << mettere in
movimento la classe operaia>>.
GRUPPISTA è la deviazione di chi pensa che attraverso
l’azione armata intesa come fatto esemplare sia possibile<<mettere in
movimento la classe operaia>>
Entrambe queste posizioni hanno un denominatore comune: la
sfiducia nelle capacità rivoluzionarie del proletariato italiano.
Noi crediamo che l’azione armata sia solo il momento
culminante di un vasto lavoro politico attraverso il quale si organizza
l’avanguardia proletaria, il movimento
di resistenza, in modo diretto rispetto ai suoi bisogni reali e immediati. In
altri termini per le Brigate rosse l’azione armata è
il punto più alto di un profondo lavoro di classe: è la sua prospettiva di
potere. Proprio per questo siamo convinti che per andare avanti sulla strada
della lotta armata è ormai necessario svolgere un lavoro di unificazione
politica di tutte le avanguardie politico-militari che si muovono nella stessa
prospettiva.
5. Intendete un lavoro di unità
tra i gruppi?
I gruppi sono realtà del passato, sopravvivenze inadeguate
allo sviluppo ulteriore del processo rivoluzionario.
L’unità che noi intendiamo costruire è quella di tutte le forze che si muovono nella prospettiva della lotta armata per il comunismo
6. Potete essere più precisi?
Nella sinistra non riformista operano
in questo momento tre tendenze fondamentali:
La prima è quella liquidazionista che da per scontata la sconfitta politica della classe operaia e
si prepara ad un lavoro<< di partito>> per gestire il <<
riflusso>> nel lungo periodo di
crisi. Coloro che portano questa tendenza pensano ad uno sviluppo organizzativo
per linee interne ed identificano, operando con grossolana semplificazione, la
crescita del processo rivoluzionario con quella del proprio gruppo. Mentre il
fronte padronale ha scelto la via della << guerra civile
strisciante>>, essi,assestano la loro attività
sul terreno dell’agitazione e della propaganda.
Da questo errore prende il via la
riproposta di un modello terzointernazionalista che noi
consideriamo una piatta ripetizione di una esperienza storica del movimento
operaio già battuta in passato e senza fiato per l’avvenire.
La seconda è quella centrista che pur non dando per certa la sconfitta
politica della classe operaia imposta la sua iniziativa nel senso di una serie
successiva di battaglie mai ricomposte in un disegno unitario di guerra. Questa
tendenza è rappresentata dagli organismi autonomi di fabbrica e di quartiere
che esauriscono la loro esistenza nella tattica e si illudono
di poter costruire nella politica del << giorno per giorno>> una
consistente alternitiva strategica. In concreto questi compagni devono ancora risolvere sta
tutto in questa domanda : << organismi autonomi>> oppure <<
organismi dello stato proletario >>?
La terza è quella della resistenza che non dà
affatto per avvenuta la sconfitta politica della classe operaia. E’ questa la
tendenza che sa cogliere le forme nuove entro cui si muove l’iniziativa
proletaria e lavora a proiettarle sul binario strategico della lotta armata per
il comunismo: sul terreno della guerra di classe rivoluzionaria. E’ su questa ultima tendenza che si appoggia prevalentemente la
linea di costruzione del potere proletario armato. L’unità che intendiamo
costruire è dunque in primo luogo quella di tutte le forze vhe
compongono il campo della resistenza: forze che dal’45
pur ai margini delle linee ufficiali del movimento operaio hanno però sempre
espresso la continuità delle spinte rivoluzionarie
della classe operaia e forze di più recente tradizione che arricchiscono coi
contenuti del’ 68 e del’ 69
il patrimonio dell’autonomia.
7. Sin qui non abbiamo sentito parlare del
Partito Comunista Italiano. Perché?
Il Partito Comunista Italiano è una grande
forza democratica che persegue con coerenza una strategia esattamente opposta
alla nostra. Non sembra né utile né importante continuare ad attaccarlo con
raffiche di parole. Sul terreno rivoluzionario anche la lotta ideologica si
appoggia alla capacità di far vivere nella storia le proprie convinzioni politiche.
Così siamo convinti, che a misura in cui la linea della resistenza, del potere
proletario e della lotta armata si consoliderà politicamente e organizzativamente nel movimento operaio, gli elementi
comunisti che ancora militano o credono in quel partito sapranno certamente
fare le proprie scelte.
8. Quando parlate di resistenza in che modo considerate lo sviluppo delle forze rivoluzionarie al sud?
Un progetto rivoluzionario in Italia è impensabile senza la
partecipazione attiva dei proletari del Sud. Purtroppo le esigenze
rivoluzionarie delle masse meridionali sono attualmente
distorte a causa del fallimento delle strategie riformiste.
Temporaneamente la borghesia fascista è riuscita ad
egemonizzare strati popolari di alcune zone del Sud e
ad organizzare la << rabbia >>
intorno ad obiettivi nienteaffatto
rivoluzionari. Sta ora alle forze operaie d’avanguardia del nord riaprire il
discorso di unità politica col meridione. E’ compito
urgente al quale dobbiamo dedicare la massima attenzione per evitare che l’azione
della borghesia nel meridione si riversi contro la classe operaia del Nord.
9. Ma come è
possibile lavorare in questo senso di fronte alla fragilità delle strutture
politiche della sinistra nel Sud?
Nel sud non mancano certo le spinte
rivoluzionarie, anzi da un certo punto di vista esse esprimono livelli
altissimi. E la borghesia sa bene che saltassero i
meccanismi di controllo sociale l’ondata rivoluzionaria avanzerebbe con molta
decisione. Per questo lo Stato, il governo
ed i padroni danno fiato al << meridionalismo>> delle
clientele fasciste e si assumono la responsabilità di una << tendenza
eversiva>> che di fatto è eversiva solo in rapporto
alle lotte operaie. Ad aumentare la confusione contribuiscono poi le
forze riformiste che, difendendo
questo << stato democratico>> che per il Sud è solo repressione e sfruttamento, di fatto
aiutano la destra a stabilire egemonia
sulle forze proletarie che tendono a muoversi contro il sistema.
10. Stando così le cose, chi può dare l’avvio
ad un’inversione di tendenza?
Meglio esser chiari: non certo quei gruppi di intellettuali della sinistra meridionale che passano il
loro tempo a studiare le<< fasi
dello sviluppo capitalistico nel meridione>> o il
<< divario storico tra sud e nord >> che nel frattempo continua a crescere. Anche quei gruppi che
hanno puntato tutto sull’agitazione e sulla propaganda politica hanno scarse
possibilità di dare alle spinte rivoluzionarie ricorrenti
uno sbocco strategico.
Per sbloccare la situazione occorre che si consolidi una avanguardia armata che sappia unire nella lotta contro i
fascisti, le borghesie locali e gli organi repressivi dello Stato, la nuova
classe operaia, i braccianti i disoccupati ed il sottoproletariato nel suo
insieme.
11. Su quali terreni intendete sviluppare la
vostra attività nel prossimo futuro?
Ci sono due tipi di attività che
stiamo portando avanti di pari passo con continuità e decisione: il lavoro di
organizzazione clandestino e il lavoro di organizzazione delle masse. Per il
lavoro clandestino intendiamo il consolidamento di una base materiale. Economica, militare logistica, che garantisca una piena autonomia
alla nostra organizzazione e costituisca un retroterra strategico al <<
lavoro tra le masse>>.
Per il lavoro si organizzazione
delle masse intendiamo la costruzione nelle fabbriche e nei quartieri popolari
delle articolazioni dello stato proletario: uno stato armato che si prepara
alla guerra.
12. Potete chiarire quest’ultimo
punto?
Il problema che dobbiamo risolvere è quello di far assumere
alle spinte rivoluzionarie che vengono dal movimento
di resistenza una dimensione di potere. Si richiede per questo uno viluppo organizzativo a livello di classe che sappia
rispettare i livelli di coscienza che lì operano, ma sappia nello stesso tempo unificarli
a farli evolvere nella prospettiva strategica della lotta armata per il
comunismo.
Le Brigate rosse sono i primi nuclei di guerriglia che
operano in questa direzione. Per questo intorno ad essi
vanno organizzandosi i militanti comunisti che pensano alla costruzione del
Partito armato del proletariato.
13. Quali criteri guidano il vostro intervento
nello scontro di classe in questa fase?
Ci muoviamo su tempi lunghi. Sappiamo che questa non è la
fase della guerra e proprio per questo lavoriamo per crearne le premesse di
coscienza e di organizzazione: ecco il criterio. Tutte le nostri azioni tendono a questo risultato.
Un po’ ovunque si verifica che il
movimento di resistenza popolare si caratterizza per una generale volontà di
scontro con la borghesia e per una altrettanto generale incapacità di
praticarlo con efficacia sui terreni imposti. Il nostro intervento va nel senso
di risolvere questa contraddizione.
Non ricerchiamo il clamore delle azioni esemplari, ma
insieme alle avanguardie proletarie impostiamo i problemi:
-
della GUERRA AL FASCISMO che non è solo quello delle camicie nere di
Almirante, ma anche quello delle camicie bianche di Andreotti
e della Democrazia Cristiana
-
della RESISTENZA NELLE FABBRICHE per colpire i nemici, i sabotatori e i
liquidatori dell’unità e della lotta operaia, per contendere palmo a palmo l’iniziativa
padronale che sulla sconfitta politica del movimento operaio vuol far passare qualche
decennio di sfruttamento e di oppressione.
-
della RESISTENZA ALLA MILITARIZZAZIONE DEL REGIME che non vuol dire lottare
per la difesa degli spazi democratici, ma per la distruzione delle strutture
armate dello Stato e delle sue milizie parallele.
14. Un’ultima domanda: pensate ad uno sviluppo
del processo rivoluzionario a livello nazionale e continentale?
Il conseguimento di una dimensione europea e mediterranea dell’iniziativa
rivoluzionaria è un obiettivo importantissimo. Esso ci è
imposto dalle strutture sopranazionali del capitale e del potere.
Lavorare per la sua maturazione vuol soprattutto sviluppare la
guerra di classe nel proprio paese, ma anche essere pronti a scatenare quelle
iniziative concrete di appoggio o di lotta richieste
dal movimento rivoluzionario e comunista internazionale.
Leggere far circolare passare all’azione! – gennaio 1973
Brigate rosse
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