Le Brigate rosse
intervistano se stessi – prima parte
Leggi: raccolta di articoli sulle Brigate rosse contenuti nel sito :
“Avvenimenti italiani”
Leggi
: seconda parte
Un documento del settembre 1971
Come giudicate la
fase attuale dello scontro di classe?
Ci sembra che ci sia una concordanza di vedute nella
sinistra sulla situazione attuale.
Non sfugge né ai riformisti né alle forze extraparlamentari
il progetto di riorganizzazione della borghesia su una
prospettiva reazionaria e violentemente antioperai. E più in generale tutti
riconoscono che è iniziato uno scontro decisivo nel quale si giocano da una
parte, cioè dalla parte della borghesia,la possibilità di un nuovo equilibrio politico
ed economico, dall’altra , cioè da parte dei lavoratori, la prospettiva di un
capovolgimento dei rapporti di produzione.
Ma a parte i riformisti la cui strategia si dimostra sempre
più suicida di fronte all’attacco reazionario, ciò che ci interessa
mettere in evidenza è lo stato di impreparazione in cui si trovano le forze
rivoluzionarie di fronte alle nuove scadenze di lotta.
Alla sinistra rivoluzionaria è mancata la consapevolezza che
il ciclo iniziato nel 68 non poteva che portare agli attuali livelli di scontro
e non vi è stata quindi la predisposizione degli strumenti idonei a farvi
fronte. La nostra esperienza politica nasce da questa esigenza
Quali cause stanno alla base della crisi
attuale?
Oggi ci troviamo davanti ad un capovolgimento delle
prospettive politiche della borghesia.
Esso è dovuto al mancato
congiungimento delle prospettive di sviluppo del capitalismo e dei progetti
politici dei partiti riformisti. La borghesia infatti
posta di fronte all’iniziativa della classe operaia che ha rifiutato il
riformismo come progetto di stabilizzazione sociale ponendo all’ordine del
giorno la fine della sfruttamento, o alle oggettive contraddizioni
dell’imperialismo che impediscono la programmazione pacifica dello sviluppo del
capitalismo nei singoli paesi, ha dovuto riorganizzare a<destra> l’intero
apparato di potere..
In quale direzione ritenete quindi che si
svilupperà nei prossimi tempi la situazione politica.
La borghesia ha ormai una strada obbligata: ristabilire il
controllo della situazione mediante un’organizzazione sempre più dispotica del
potere.
Il dispositivo crescente del capitale sul lavoro, la
militarizzazione progressiva dello stato e dello scontro di classe,
l’intensificarsi della repressione come fatto strategico sono
due conseguenze obiettive ed inesorabili. Nella situazione italiana assistiamo infatti alla formazione di un blocco d’ordine reazionario
quale alternativa al centro-sinistra.
Esso prospera sotto le bandiere della destra nazionale e
tende a riassicurarsi il controllo della
situazione economica e sociale e cioè alla repressione
di ogni forma di lotta ed antimperialista.
Pensate dunque ad una riedizione del fascismo?
Il problema non va posto in questi termini.
E’ un dato di fatto incontestabile che questo disegno
repressivo per ora si estende e mira non tanto alla liquidazione istituzionale
dello Stato <democratico> come ha fatto il fascismo,quanto
alla repressione più feroce del movimento rivoluzionario.In
Francia il< colpo di stato< di De Gaule e
l’attuale <fascismo gollista> vivono sotto le
apparenze della democrazia. Nei tempi brevi questo è certamente il modello meno
scomodo. Sarebbe però ingenuo sperare in una stabilizzazione moderata della
situazione economica e sociale in presenza di un
movimento rivoluzionario combattivo
.
Quali dunque le vostre scelte?
Avevamo due strade oltre la via riformista che abbiamo
rifiutato insieme alla sinistra rivoluzionaria da diversi anni: ripetere
l’esperienza storica del movimento operaio secondo le versioni anarco-sindacaliste o terziinternazionaliste
o viceversa congiungersi all’esperienza rivoluzionaria metropolitana dell’epoca
attuale.
I gruppi della sinistra extraparlamentare tutto sommato non
sono usciti dalla prima prospettiva poiché non hanno saputo sottoporre ad una analisi critica le sconfitte del movimento
rivoluzionario del primo dopoguerra. Essi hanno ripreso nella sua essenza la
teoria delle due fasi del processo rivoluzionario (preparazione politica,
agitazione,, e propaganda prima, insurrezione armata
poi) ed oggi stanno ripercorrendo la prima fase mentre la borghesia già
dispiega la sua iniziativa armata.
Ne fanno testo l’attacco padronale alle forme di lotta più
incisive, i processi politici e le condanne contro i militanti più combattivi,
il rinato terrorismo squadrista, le aggressioni fasciste ai picchetti operai e
quelle poliziesche alle piccole fabbriche, agli
sfrattati ed agli studenti,i rastrellamenti ai
quartieri più insubordinati e proletari, l’assunzione di picchiatori sbirri e
fascisti nelle fabbriche ecc…
Lo scontro armato è già iniziato e mira a liquidare la
capacità di resistenza della classe operaia. L’ora x dell’insurrezione non
arriverà. E quello che molti compagni tendono a raffigurarsi come lo scontro
decisivo tra proletariato e borghesia altro non è che
l’ultima e vittoriosa battaglia della borghesia. Come è
stato nel 1922 con l’avvento del fascismo.
In definitiva quale è
il filone ideologico e storico al quale vi collegate?
I nostri punti di riferimento sono il marxismo –leninismo,
la rivoluzione culturale cinese e l’esperienza in atto dei movimenti
guerriglieri metropolitani; in una parola la tradizione scientifica del
movimento operaio e rivoluzionario internazionale. Questo vuol dire anche che
non accettiamo in blocco gli schemi che hanno guidato i partiti comunisti
europei nella fase rivoluzionaria della loro storia soprattutto per quanto
riguarda la questione del rapporto tra organizzazione politica e organizzazione
militare.
Puoi specificare meglio questo punto di vista?
I compagni brasiliani sostengono che l’origine dell’involuzione
socialdemocratica dei partiti comunisti è da ricercare nell’incapacità della
loro organizzazione a far fronte ai livelli di scontro che la borghesia
progressivamente impone al movimento di classe. Non c’è quindi all’origine di
tutto “il tradimento” dei capi quanto l’inadeguatezza strutturale dell’arma che
essi utilizzano e cioè della loro organizzazione.
Di questo hanno
tenuto conto le organizzazioni armate metropolitane le quali sin dall’inizio si
sono costituite per far fronte globalmente a tutti i livelli di scontro
Il problema per voi è quindi quello di
iniziare la lotta armata?
La lotta armata è già iniziata. Purtroppo in modo univoco, cioè è la borghesia che colpisce. Il problema è dunque
quello di creare lo strumento di classe capace di affrontare allo stesso
livello lo scontro. Le Brigate Rosse sono i primi sedimenti del processo di
trasformazione delle avanguardie politiche di classe
in avanguardie politiche armate. I primi passi armati nella direzione di questa
costruzione.
Siete per una concezione <fochista> dell’avanguardia armata?
No. Il nostro punto di vista è che la lotta armata in Italia
debba essere condotta da un’organizzazione che sia diretta espressione del
movimento di classe e per questo stiamo lavorando all’organizzazione dei nuclei
operai di fabbrica e di quartieri nei poli industriali e metropolitani ove
maggiormente si condensano rivolta e sfruttamento.
Siete quindi in una fase di preparazione?
Da un punto di vista generale non possiamo essere che i questa fase in quanto la strada che abbiamo scelto ha
bisogno di un lungo tempo di accumulazione di esperienze e di quadri. Però non
è una fase stanca della lotta di classe ma si realizza tutta all’interno di essa.
Questo vuol dire quindi che le Brigate Rosse
anche in questa fase sono impegnate nello scontro?
Esiste una tendenza nel movimento di classe non
riconducibile ad alcuna delle organizzazioni extraparlamentari operanti che
esprime l’esigenza di nuove forme di organizzazione
della lotta rivoluzionaria: organizzazione dell’autodifesa, prime forme di
clandestinità, azioni dirette…Le Brigate Rosse hanno colto questa esigenza e si
propongono di passare da queste prime esperienze che costituiscono una fase
tattica necessaria, alla fase strategica della lotta armata.
Quali sono le condizioni perché questo
passaggio avvenga?
Nessun movimento rivoluzionario armato che lotta per il
potere può affrontare lo scontro senza essere in grado di realizzare due
condizioni fondamentali:
1)
misurarsi con il potere a tutti i livelli (liberare i detenuti
politici,eseguire condanne a morte contro i poliziotti assassini, espropriare
il capitale ai capitalisti ecc) e naturalmente dimostrare di saper sopravvivere
a questi livelli di scontro;
2)
far nascere un potere alternativo nelle fabbriche e nei quartieri popolari
delle grandi città.
Che intendete per potere proletario alternativo
Intendiamo dire che la rivoluzione non è
solo un fatto tecnico-militare, e l’avanguardia armata non è il braccio
armato di un movimento di massa disarmato, ma il suo punto di unificazione più
alto, la sua richiesta di potere.
Su quali direttrici intendete muovervi in
questa fase?
Nei mesi passati la nostra preoccupazione fondamentale è
stata quella di radicare nel movimento di classe un discorso strategico. Oggi
riteniamo che sia decisivo lavorare alla sua organizzazione. Si tratta cioè di radicare le prime forme di organizzazione armata
nella lotta quotidiana che nelle fabbriche, nei rioni, nelle scuole miri a
spezzare l’offensiva tattica della borghesia. E ciò
combattendo il terrorismo padronale nei suoi aspetti oggettivi e soggettivi
senza separare la lotta dell’organizzazione capitalistica del potere,
affrontando lo squadrismo fascista e colpendo con durezza adeguata nelle
persone e nelle cose i suoi organizzatori
politici e militari; non concedendo impunità agli sbirri, alle spie e ai
magistrati che attaccano il movimento di classe nei suoi interessi e nei suoi militanti.
Ma allora le brigate
Rosse sono organismi di transizione?
No. Perché la lotta armata non può
essere affrontata con organismi intermedi come potrebbero essere i comitati di
base, i circoli operai-studenti o le stesse organizzazioni politiche
extraparlamentari.
Essa necessita sin dall’inizio dell’organizzazione
strategica del proletariato.
Intendete dire il partito ?
Esatto. Le BR sono i
primi punti di aggregazione per la formazione del
Partito Armato del Proletariato. In questo sta il nostro collegamento profondo
con la tradizione rivoluzionaria e comunista del movimento operaio.
Che posizione avete
nei confronti dei gruppi
extraparlamentari
Non ci interessa sviluppare una
sterile polemica ideologica. Il nostro atteggiamento nei loro confronti è
innanzitutto determinato dalla posizione sulla lotta armata. In realtà
nonostante le definizioni rivoluzionarie che questi gruppi si attribuiscono al
loro interno prospera una forte corrente neopacifista
con la quale non abbiamo niente a che spartire e che riteniamo si costituirà al momento opportuno in una forte
opposizione all’organizzazione armata del proletariato.
Mentre invece, sicuramente un’altra parte
di militanti accetterà questa prospettiva. Con essi il
discorso è aperto. Certo questa non è l’unica
discriminante, rimangono questioni fondamentali relative ai tempi e alle
tattiche da seguire oltre che la questione fondamentale della proletarizzazione
dell’organizzazione. Noi non accettiamo la mistificazione che tende ad
identificare le attuali avanguardie per avanguardie di classe.
Il problema della costruzione dell’avanguardia politica ed
armata del proletariato è tuttora aperto e non può essere risolto battendo la strada dei facili trionfalismi di
gruppo, né con progetti di aggregazione di forze
significative dal punto di vista di classe.
Come considerate le
accuse che alcuni gruppi della sinistra extraparlamentare hanno mosso nei
vostri confronti
Dobbiamo qui distinguere due tipi di accuse:
l’una è in sostanza una critica al nostro” avventurismo” e a proposito della
quale abbiamo solo da dire che avventurismo è affrontare lo scontro con la borghesia
armata senza adeguato strumento. E a questa verifica
non potrà sfuggire neppure chi ci muove questa critica con spirito militante.
L’altra che è una calunnia con la quale si tende a
presentarci come provocatori o fascisti non ammette una risposta politica ma
costituirà al momento opportuno un fatto di cui dovranno rendere conto coloro
che l’hanno formulata. Più in generale al di là di
queste accuse, noi non crediamo che la sinistra subirà col progredire dello
scontro di classe un processo di polarizzazione
in cui la discriminante sarà inevitabilmente la posizione sulla lotta armata.
In questo processo verrà coinvolto
anche il PCI. Per questo rifiutiamo ogni settarismo ideologico, proprio degli
intellettuali pseudo-rivoluzionari e riaffermiamo la
nostra posizione fortemente unitaria con tutti i
compagni che sceglieranno la via della lotta armata.
Leggere, diffondere passare all’azione
Brigate rosse
Da: BR imputazione: banda armata
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