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Brigate Rosse “Teoria di
guerriglia” |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Una delle
prime sigle delle Brigate rosse La definitiva scelta armata delle Brigate Rosse negli anni a cavallo tra il 1971 e
il 1974 analizzate
dal sociologo Sabino Acquaviva docente durante il 68 all’università di
Trento. Il momento di prendere le armi è
deciso! Il terreno della
battaglia , pure, : sarà l’area industriale del Nord, il “ triangolo “ fra
Milano Torino e Genova, il primo campo dove i brigatisti misureranno le proprie forze in campo con le forze del
potere dello Stato. Più tardi si aggiungerà la scelta di altre
zone: il Veneto, Padova, Mestre, Porto Marghera, l’Emila ; e naturalmente Roma e Per affermarsi , spiega Sabino Acquaviva, < la guerriglia deve superare vari stadi. C’è una prima fase in
cui i guerriglieri non sono particolarmente organizzati, quindi facilmente
sradicabili; una seconda, ma non è ancora guerriglia vera e propria, in cui
dispongono già di un’organizzazione abbastanza capillare ed è più difficile
sradicarli ; nel terzo momento diventa guerriglia vera e propria, allora i
guerriglieri devono uscire allo scoperto e si trovano di nuovo in
difficoltà, ed è possibile sradicarli;
infine l’ultima fase ; nella quale essi cominciano a sradicare la struttura
dello Stato e , di nuovo, torna ad essere difficile poterli eliminare. Sono quattro fasi che corrispondono
a quattro momenti organizzativi, temporali: nella prima sono deboli e non hanno
un’organizzazione molto strutturata; nella seconda l’organizzazione non è
ancora strutturata, però,è più forte, cioè capillare; nella terza è già
guerriglia vera e propria; però non sono ancora abbastanza forti per poter
essere sicuri di potercela fare; è La guerriglia, invece, che prevale nella
quarta;la struttura dell’organizzazione ha raggiunto un livello tale che non
è più possibile distruggere> Lettura dei testi tradizionali della guerriglia, ma anche
presa di coscienza durante gli scontri
trentini col potere accademico (luglio-dicembre
1968), con la città, conoscenza dei meccanismi psicologici che conducono al rifiuto di un determinato ambiente e alle
conseguente accettazione di un’ipotesi sociale: la evoluzione politica di
alcuni studenti di sociologia dell’università trentina sarà il risultato
particolare dell’analisi di queste esperienze. < Lo studio delle tecniche
della guerriglia è un discorso abbastanza aperto,>
afferma Acquaviva. <In realtà
, il discorso guerriglia urbana, guerriglia mista, guerriglia non
urbana, non è mai stata definitivamente risolto né accantonato>. Le Brigate Rosse useranno, nella
lotta armata, una, <tecnica mista> al
contrario di quanto faranno, anni dopo, i Nuclei Armati Proletari-Nap-
che,sposata la guerriglia urbana, finiranno <col pagare un po’ questa
scelta e il modo artigianale in cui hanno gestito il discorso>. Per le bierre la scelta dei luoghi dove porre le basi d’appoggio non è causale, ma frutto di un preciso
studio. Le cascine trasformate in basi rosse come Pianello Val Tidone, Tortona, Acqui Terme, secondo Acquaviva
< hanno in sé una loro razionalità. Le Langhe,
per esempio, sono una zona che ortograficamente si presta bene, collocata
com’è nello spazio di tre grandi aree urbane industriali>. Ciò consenta continui cambiamenti tattici:< da un lato c’è la possibilità di mutare le
situazioni in guerriglia urbana con facilità; dall’altro di tornare ad una
guerriglia classica. Insomma,una zona valida, perché
ci sono delle fasce di “ banlieues “ industriali
rivolte verso l’area agricola in cui la guerriglia è nata, tra fasce che
possono alimentare la lotta clandestina. In Italia le aree agricole non hanno
le strutture sociali per una guerriglia classica nelle campagne, perché esse
sono disabitate, o non sufficientemente abitate,o
abitate da popolazioni semi-borghese: : contadini benestanti. Allora l’uso
della campagna può essere utile se si sviluppa a parte da vicine basi urbane,può essere fatto a partire direttamente dalla città>.. Ma neppure la scelta dei grandi centri è causale: i
requisiti cui devono rispondere per essere
considerata “valida ^ sono precisi,non dappertutto è possibile reclutare i
giovani, i potenziali guerriglieri. < Le aree prese in considerazione, i
“serbatoi>, sono quelle dove c’è o c’è stata grossa immigrazione dal Sud,
quindi dove c’è ancora un certo tipo di psicologia, che permette di entrare
in questi movimenti. Poi ci sono quelle in cui sorgono determinate, grosse
industrie, in grado di fornire anche loro potenziali < soldati di
base>. La vicinanza relativa fra i tre grossi centri,serbatoi ritenuti più o meno
inesauribili di guerriglieri in
potenza,e la campagna compresa nel triangolo possono assicurare anche una specie di <
guerriglia pendolare>. Aree industriali e agricole, dunque,
diventano < gli elementi per una guerriglia urbana la quale allora non cresce nella maniera a volte dilettantesca nella quale è
cresciuta nella prima fase, ma si sviluppa come fatto reale, legato a
situazione sociali reali, a fabbriche reali in uno spazio socialmente adatto. La guerriglia che vorranno
sviluppare i Nap, almeno in un primo momento, con
la scelta causale di basi d’appoggio, per esempio a Roma, nel quartiere dei Parioli , ha un senso discutibile. Precisa Acquaviva: < Al contrario una base d’appoggio nella “banlieue”
industriale di Milano,ad esempio Milano
sud , in una zona dove ci sia il 50 o il 70 per cento di meridionali, dove
c’è tutta una situazione di scollamento
socio-culturale di ambiente, ha un significato preciso. Se poi la base
è collegata con
un’area di guerriglia fuori città, le Langhe,
appunto, allora il discorso diventa ancora più concreto>. La struttura dell’organizzazione clandestina appare ormai
complessa, difficile da individuare nelle sue linee. < Se noi consideriamo
le Brigate Rosse come
qualcosa che si muove nello spazio sociale
di quella che la contestazione
di alcuni anni fa , allora direi
che una certa articolazione dovrebbero
averla raggiunta, anche se
fosse nel rapporto rispetto di chi
contestava anni fa di uno a cento o uno a mille>. Preparazione alla lotta armata ,
azioni clamorose . Per anni le BR hanno agito in segreto ,
limitandosi a imprese dimostrative il cui fine era, soprattutto,
di far conoscere il gruppo
all’opinione pubblica. In questo senso il sequestro del magistrato Sossi raggiungerà la scopo.< Sossi sarà un
meccanismo pubblicitario>, dice Acquaviva, <
A un certo punto occorrono dei canali di informazione sull’esistenza di
queste forze: non si può usare la radio e la televisione, occorre trovare
qualcosa di altro. Quel rapimento sarà un efficace strumento per far
conoscere le Brigate Rosse. Infatti , dopo, tutti
sapranno che cosa sono, prima no. Ci sono, cioè ,
sequestri pubblicitari: primo tipo; sequestri di autofinanziamento; secondo
tipo: sequestri di intimidazione dell’avversario: terzo tipo. Queste tre categorie hanno significati diversi e vengono usate in maniera diversa, a seconda della
circostanza. In questo caso per scegliere , per
adattare la tattica, ci vogliono persone che sappiano molto bene manovrare
queste cose: normalmente non ci sono. Nel caso delle Brigate Rosse, forse , si. Alcune operazioni saranno gestite bene. Come quella di
Sossi>. < Un infortunio sul lavoro> verrà indicato dalle BR il duplice omicidio nella sede
padovana del MSI. Chiarisce il sociologo : < La
logica della guerriglia richiede che il primo a fare dei morti sia
l’avversario. Deve essere lui a presentarsi come chi usa la violenza. Quindi,
se i morti provocati da chi vuole fare la guerriglia
arrivano troppo presto è un incidente,
anzi: uno sbaglio, più che un incidente>. Quando nel paese si avvicinano
le elezioni e la tensione aumenta, puntuali le Brigate Rosse intensificano le
proprie azioni.< Sono fascisti>, <provocatori>, >Strumenti del
potere, consapevoli o inconsapevoli > viene
ripetuto per dare una spiegazione < politica> ai fatti, e le
definizioni rispondono così a precise esigenze senza tener conto delle lunghe
e laboriose inchieste sviluppate a Torino e Milano e nelle qiali i sospetti che il gruppo agisca dietro precise o
generiche direttive delle destre non trova il minimo riscontro. I gruppi, non tutti, della sinistra-extraparlamentare
diranno: sono compagni che sbagliano,la scelta degli
obiettivi, soprattutto del momento, ha, secondo il sociologo,questa
spiegazione: < Sotto le elezioni c’è un’attenzione superiore al
fatto politico, quindi è naturale che agendo in tale periodo le azioni
abbiano una risonanza maggiore,perché la gente è più
attenta a tutto ciò che ruota attorno alla politica. Dunque non è una operazione elettorale, o in funzione di forze
politiche che hanno meccanismi elettorali. E’ semplicemente questo rapporto fra tensione politica
esistente e possibilità di intervenire. E’ come se uno stesse ascoltando il
rumore di un motore di una automobile: se c’è un
fischio, lo si sente, perché è li che sta aspettando; al contrario, se uno è
distratto da altre cose, non sente né il rumore dell’auto né il fischio>. Il fatto che certe azioni, prima
soltanto clamorose, poi anche violente lascino sconcertata o preoccupata
l’opinione pubblica, non sembra interessare ai brigatisti o li interessa assai poco ,
almeno nelle fasi iniziali della lotta armata . E non
troppo pare preoccuparli la frattura che li separa dalle masse operaie.
Prosegue Acquaviva:< Lo
scopo immediato delle Brigate Rosse è
aumentare il numero dei loro aderenti. E certo non li prendono fra gli operai
moderati. Li trovano in una fascia di operai , di
studenti, che sono già
extra-parlamentari, già psicologicamente orientati verso la lotta armata.
Allora, il fatto che si alienino i sindacati e il PCI, o che siano in un certo senso isolati
rispetto alle forze marxiste
entro il sistema non vuol dire niente. L’importante è se questa
azione consente loro di portare da cento a duecento o a trecento il numero degli
aderenti. E’ in funzione di ciò che le azioni,per
un cento periodo almeno, sono state condotte. Soltanto quando saranno
arrivati ad un certo numero
di aderenti che consentirà loro di manovrare militarmente o
politicamente- mettiamo che siano un migliaio, o duemila o tremila- comincerà
il problema di un rapporto dialettico
più preciso fra le masse operaie e loro. Allora, probabilmente, la
strategia sarà diversa.> L’evoluzione della lotta armata, della guerriglia, passa
dunque attraverso precisi momenti: c’è il periodo della preparazione psicologica,
culturale e tecnica che precede quello
degli espropri, della pubblicità in generale,
dell’autofinanziamento e della
formazione di un nucleo iniziale, quindi il lavoro per arrivare a un numero sufficiente di aderenti che consenta un minimo
di tattica militare: aggressione a caserme,o a reparti militari , cattura
di prigionieri e armi. Il passaggio a quest’ultima fase, naturalmente,può non avvenire. In
Bolivia, con Che Guevara, ricorda Acquaviva,< si era appena
arrivati a questo momento che la guerriglia è stata stroncata, ed è
avvenuto perché mancava il tessuto
sociale adatto. Per giungere alla Sierra Maestra,per fare un’analogia con Cuba, alle Brigate Rosse può
mancare, e forse potrà mancare anche in futuro, il numero degli uomini in rapporto alla struttura dell’ambiente,
alla struttura sociale, alle tecniche e alle possibilità di reazione della
polizia e dell’ambiente, al grado di credibilità del sistema di potere; sono
dati che si vedono empiricamente: cioè nel corso dello sviluppo ci si accorge
se sia possibile o meno passare ad una fase successiva>. Allo sviluppo della guerriglia si affiancherebbe
un’evoluzione del linguaggio. < Questo , più che
un discorso contingente è un discorso strategico. Il linguaggio sarà diverso
perché dovrà rivolgersi a una società, quindi a
strati sociali diversi, quindi non più al proletariato tradizionale. Si
rivolgerà a popolazioni abituate a ricevere informazioni di massa>. Di importanza forse fondamentale sarebbe la lotta contro
determinati strumenti di violenza usati dal sistema: gli organi di
informazione. <In una prima fase sarebbe interesse dei guerriglieri combattere la radio
e la televisione ufficiali e avere l’appoggio della stampa. In un secondo
momento, chiaramente no,perché dovranno preoccuparsi
di mettere a tacere tutti gli strumenti d’informazione del sistema di
potere>. Il rischio che determinate azioni finiscano
col provocare una reazione da destra, un golpe, è concreto. Ma, sostiene il sociologo, si tratta in un certo senso di
un rischio calcolato.<E’ un pericolo obiettivo. Ma nella loro logica, nel
modo in cui vedono il sistema, cioè repressivo e
violento, il passaggio da una forma di repressione e di violenza occulta,
mistificata, ad una forma repressiva esplicita, rappresenta un notevole
vantaggio. Nella loro logica, non nella logica
comune, certo, il rischio di provocare un colpo di stato è accettabile: se
esso avviene, non avviene, ma se dovesse avvenire, si dimostrerà che il sistema è
violento ancor più evidentemente di quanto si dimostra adesso. Quindi, non c’è problema. Inoltre c’è una possibilità strategica che
occorre tener presente: se l’organizzazione ha già raggiunto un livello
abbastanza capillare , allora, nel momento in cui avviene il colpo di stato
da destra, le altre forze che si oppongono al golpe non possono che
coagularsi attorno all’unica forza già pronta ed esercitare la resistenza:le
Brigate Rosse, appunto. Dopo una lunga serie di insuccessi,
molti gravi, dovuti al grado di efficienza dei carabinieri, ma anche ad
incredibili errori commessi, le BR, o almeno alcuni nuclei di esse, si uniranno
a Nap. E se il passaggio alla fase conclusiva della
guerriglia apparirà lontano,irraggiungibile forse,
un certo tipo di lotta <potrebbe durare all’infinito> Cronaca e documenti delle Brigate Rosse |
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