Il grande vecchio

 

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Igor Markevitch

 

Il 14 ottobre 1978 fonte del Senato segnalava che un certo Igor, della famiglia dei duchi Caetani, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle Brigate rosse e che, in particolare, avrebbe condotto tutti gli interrogatori di Moro, della cui esecuzione sarebbero stati autori materiali certi “Anna” e “Franco”.

La persona veniva identificata per Igor Markevitch, grande direttore d’orchestra di fama internazionale, oriundo russo ed ora cittadino italiano, coniugato con Caetani Topazia.

Ma dopo accurati accertamenti con l’intervento dei servizi  segreti, non emersero elementi concreti che indicassero nel maestro l’appartenenza alle Brigate rosse.

 

Sul finire degli anni Novanta, trapelarono strane notizie sulla possibile presenza alle riunioni del Comitato Esecutivo delle Brigate rosse di un personaggio di primissimo piano. Fu il dissociato Valerio Morucci, che parlò di un “anfitrione”; che a suo dire il misterioso  personaggio avrebbe messo a disposizione delle Brigate Rosse per le riunioni una villa vicino Firenze. Da successivi elementi emerse l’ipotesi che  tale personaggio di altissimo livello potesse essere identificato con Igor Markevicth, un nobile di origine russe, con molte e importanti amicizie nella comunità anglo - americana di Firenze, un artista di fama internazionale, direttore d’orchestra con un passato nella resistenza nelle formazioni dei Gap.

Amico della comunità israelita, cognato di Hubert Howard, generale americano che nel ’44 aveva partecipato alla liberazione di Firenze. Man mano che prendeva quota la leggenda del Grande Vecchio, il sen Pellegrino, presidente della Commissione Stragi, riaprì le indagini su alcune segnalazioni che le inchieste giudiziarie avevano tralasciato, e a poco  a poco prese corpo una storia straordinaria.

Il ritratto dell’ex comunista, nostalgico e simpatizzante che aveva dato Morucci, per un personaggio di quella statura risultava un po’ riduttivo: Pellegrino lo considerò un”bigliettino da visita” da esibire ai brigatisti. Pellegrino affidò le indagini al maggiore Massimo Girando dei ROS, uno dei migliori uomini dell’arma dei carabinieri, direttamente alle dipendenze del gen Mori, allora comandante generale dei carabinieri, oggi capo del SISDE. L’indagine, che si concluse nel 2001, portò alla scoperta di un intreccio di poteri forti, intelligenze segrete, massonerie internazionali che sarebbero a un certo punto subentrate nella gestione del sequestro Moro.

 

Igor Markevicth era già noto al SISMI dal 1978. Ma le indagini condotte su di lui dal nostro servizio segreto furono interrotte da un intervento “superiore”. Era il primo maggio 1978 , mancava ancora una settimana al compimento della tragedia, quando due agenti del nostro controspionaggio , Antonio Ruvolo e Giuseppe Corrado, si recarono a Palazzo Castani, nella stessa strada dove otto giorni dopo sarebbe stata ritrovata la Renault rossa con il corpo di Moro.. I due agenti, su richiesta del loro superiore, generale Demetrio Cogliandro, cercavano informazioni su un certo Igor Castani, ma non c’erano discendenti maschi nella nobile famiglia romana. L’ultimo era Michelangelo che aveva avuto soltanto una figlia femmina, Topazia, sposata con il musicista Igor Markevicth, direttore dell’Accademia di Santa Cecilia, dal quale però era ormai divorziata. Il domicilio di Palazzo Caetani era da tempo Hubert Howard, vedovo di Lelia, la cugina di Topazia morta da oltre un anno.

Le indagini si bloccarono per colpa di un non meglio identificato “ordine superiore”, forse impartito dal capo del SISMI Giuseppe Santovito ( loggia P2), e ai due agenti, non restò che constatare che la missione era fallita proprio lì, in via Castani, quando si stava per aprire la “ porta segreta”.

I due avevano collaborato nella Firenze occupata dai nazisti per la salvezza dei tesori della città.

 

Nel momento in cui il SISMI bussò a Palazzo Castani, ufficialmente i rapporti tra Howard e Markevitch si erano interrotti da anni. Secondo una ricostruzione che presenta ancora molti elementi fantastici, nel 1978 i due ultimi Castani, divisi dalla vita, dai lutti e forse anche dallo schieramento ideale, stranieri in patria, si sarebbero ritrovati  insieme alle prese con un’altra difficile trattativa: l’ostaggio questa volta non era il patrimonio artistico della città più bella del mondo ma il presidente della DC Aldo Moro. A conclusione dell’indagine, il presidente Pellegrino appare oggi propenso ad affidare al direttore d’orchestra il ruolo di “semplice” intermediario, lo stesso che aveva ricoperto durante l’occupazione nazista. Ma forse stavolta l’operazione si era svolta su piani ancor complessi e stratificati. Anche se era stato proprio il comunicato 4 delle BR avvertiva la scesa in campo di “misteriosi intermediari”.

 

La posizione di Markewitch quale emerge dalla consulenza  ad hoc  acquisita dalla Commissione stragi e, più in generale, dalla documentazione esistente ed ostensibile, si possono valutare le condotte dei soggetti protagonisti delle indagini dell’epoca. Appare chiaro, in primo luogo, che la pista del direttore d’oschestra sembrò un fallimento, uno  dei tanti in quei giorni. In altre parole, la traccia del musicista non pareva avere alcuna particolare rilevanza, anzi. La radicale svalutazione  di un appunto rimasto privo di conferme . del resto in linea con le consuetudini operative dei servizi segreti, che la Commissione stragi ha avuto modo  apprendere direttamente dall’ammiraglio Martini. Ecco dunque il contributo di esperienza che il titolare del più lungo incarico di direttore nella storia del SISMI, infatti, ha spontaneamente offerto alla Commissione stragi : “ un’informativa di un centro<< CS>> non rappresenta assolutamente nulla, perché deve essere confermata da almeno altre due fonti, altrimenti è un pezzo di carta di nessun valore. Le carte che non sono”confermate” che non diventano notizia ma sono la soffiata di un tizio qualsiasi non rappresentano niente nella vita di un servizio. Questo è un aspetto  da tenere presente.”

 

Breve note biografiche

Igor Markevitch, nato a Kiev nel 1912, morto ad Antibes nel 1983, fu compositore e direttore d'orchestra. 

Studia pianoforte con Alfred Cortot  a nove anni era già un pianista prodigioso, a 14 anni incomincia a studiare composizione con la      famosa Nadia Boulanger

All'eta' di 19 anni  Dialghilev gli commissiona un Concerto per Pianoforte da eseguire a Covent Garden. 

Negli anni 30 è al centro della vita musicale parigina. 

Tra i suoi pezzi più celebri: la "Partita per piano ed orchestra" (1931, la "Cantata" con i testi di Jan Cocteau e il "Volo di Icaro" (1932, "Il paradiso Perduto" (1934), oratorio per solo, coro e orchestra e "Lorenzo il Magnifico "(1940), per soprano e orchestra.

La musica di Markevitch risulta simile a quella di Stravisky, con echi dei costruttivitsti estetici russi. 

Il suo interesse per i processi musicali meccanizzabili precorre, per certi versi, il minimalismo.

L'energia ritmica e un senso cromatico dell'orchestra fanno dei suoi lavori dei pezzi ideali per la coreografia. 

Negli anni 40 si allontanò dalla composizione per dedicarsi alla conduzione orchestrale e dal 1944 al 1946 si dedica al Maggio Fiorentino e nel 1948 diventato cittadino    italiano.

Ha ricoperto incarichi permanenti a Stoccolma, Parigi, Montreal, Madrid Monte Carlo e Roma.

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