Gladio
e il caso Moro

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delle Brigate rosse Piazza delle
cinque lune Via Gradoli
e la P2 Moro non ci
serve vivo
Le brigate
rosse non erano sole
Due settimane prima del sequestro, il ''gladiatore'' Antonino Arconte portò a Beirut un documento
per la liberazione dello statista Dc. Ecco la lettera
di Falco Accame che lo dimostra
Al Presidente del Consiglio dei
Ministri On. Silvio Berlusconi
Al Presidente del COPACO On. Enzo Bianco
Faccio seguito a precedenti
lettere rivolte agli uffici
in indirizzo nella scorsa legislatura (vedi Allegati) relative al ritrovamento su Internet di una
organizzazione di “Gladio/Stay Behind’’ denominata “Real Gladio” di cui lo scrivente ha segnalato l’esistenza
il 28 marzo 2000. Si tratta della “Gladio delle Centurie” o “Gladio Militare”
divisa appunta in Centurie (circa 280 componenti) che
potrebbe essere sia un’altra Gladio che una componente non conosciuta della
Gladio conosciuta
Questa organizzazione ha
operato nell’ambito della Stay Behind, ma non dipendendo (come
A differenza della Gladio nota dei civili che operava al di qua dei
confini, questa “Gladio delle Centurie” operava al di la dei confini con
compiti, tra l’altro, di destabilizzazione all’estero, anche armati, come
emerge chiaramente dall’addestramento di guerriglia che ha svolto delle forze
di “liberazione” nel Maghreb per la destituzione del Presidente Bourghiba.
Tra i compiti di questa “Gladio
militare” erano anche contatti in Medio Oriente e con elementi della guerriglia
ivi esistenti che potevano avere dei legami con componenti
delle Brigate Rosse in Italia.
Quest’ultimo
aspetto emerge ora dalla pubblicazione in USA delle memorie del “gladiatore”
Antonino Arconte di cui è disponibile anche una bozza di stampa.
E’ ovvio che quanto emerge
implica una profonda riflessione sulla natura di Gladio e in particolare sui
compiti i guerriglia/anti-guerriglia (aspetto per
altra emerso già nella operazione Delfino), sulla gestione delle informazioni,
anche in collegamento col Medio Oriente, su alcuni aspetti della vicenda Moro,
sulla fine del colonnello Mario Ferraro, sui compiti
del colonnello Stefano Giovannone e del suo mancato
richiamo in Italia in relazione alla vicenda Moro.
Di particolare rilievo in questa attività appare un documento in cui viene ordinato,
il 2 marzo 78 cioè due settimane prima del rapimento dell’On. Moro, al “gladiatore”
Antonino Arconte (G 71) di portare a mano dei documenti a Beirut ad un altro
agente (G 219) operante alle dipendenze del capo centro per il Medio Oriente (G
216), in vista della liberazione dell’On. Moro che non era stato ancora rapito.
Il capo centro a Beirut era
il colonnello Stefano Giovannone il cui nome è stato
citato nelle lettere dell’On. che ne sollecitava il rientro in Italia. A Beirut
ha operato pure il colonnello Mario Ferraro.
L’Arconte, mobilitato da Comsubim, viene fatto imbarcare a
Il documento sembra veritiero
anche perché vi sono riscontri con altri contenuti nel libro relativi all’ attività di questi “gladiatori”
tra cui un documento che porta anche la contro firma dell’ammiraglio Fulvio
Martini.
Trattandosi di una organizzazione militare alle dipendenze non dei Servizi
Segreti ma di strutture del Ministero della Difesa, lo scrivente ne ha dato
notizia alla Procura Militare della Repubblica, a Roma, a cui peraltro
precedentemente fin dal 5.12.2000 aveva comunicato tutte le notizie conosciute
circa la prdetta Gladio militare delle “Centurie”.
Alcuni riferimenti alla
vicenda Moro sono contenuti nelle appendici 1 e 2.
Falco Accade ex presidente Commissione Difesa della
Camera 8 Marzo 2002
Appendice 1.
Gladio e la vicenda Moro
Per quanto riguarda i
rapporti tra B.R. e terrorismo mdioorientale
è bene ricordare che nel 1973 un gruppo di terroristi arabi vennero
riportati in Libia con un aereo (l’Argo 16). Il colonnello Stefano Giovannone assistette l’On. Moro in questa
operazione.
Per quanto concerne le
operazioni di guerriglia e antiguerriglia è bene ricordare che nel primo
memoriale Moro erano mancanti proprio delle parti relative a
queste operazioni. Gli scritti ritrovati
A via
Monte Nevoso vennero resi pubblici dalla Commissione Stragi il 18 ottobre 90.
Il successivo 24 ottobre il Presidente del Consiglio in
relazione alla scoperta dei documenti rilevo l’esistenza di una “rete di
salvaguardia sia informativa sia di reazione, e tutto nel quadro dell’alleanza”.
Per quanto riguarda la
strategia antiguerriglia si legge negli interventi
dell’On. Moro in Commissione Stragi (Relazione sulla documentazione rinvenuta
il 9 ottobre
Si legge inoltre nella
seconda stesura ( CS 161-164, pag. 1 e 4): “Fin quando essendo ministro degli
Esteri avevo una certa conoscenza della organizzazione militare alleata nessuna
particolare enfasi era posta sulla attività antiguerriglia che
Appendice 2
Le operazioni di
guerriglia in relazione al Field
Manual (FM 30-31) .
Alcuni brani del Field
Manual furono pubblicati nell’ottobre
78 da L’Europeo. L’importanza
della guerriglia e antiguerriglia per
Il Field
Manual parla chiaramente di “azioni clandestine”, del
fatto che un coinvolgimento PIU’ PROFONDO DELL’ESERCITO NON PUO’
IN ALCUN CASO ESSERE CONOSCIUTO” del fatto che le stesse agenzie del paese
amico ( i Servizi Segreti,
Le azioni di guerriglia
evidentemente erano di interesse per le BR. Nel
settimanale L’Europeo del 25.10.78 pag. 22, si legge
nel sottotitolo dell’articolo: “Nel caso Moro si parla sempre più di un
complotto internazionale”.
A proposito del Field
Manual è scritto che: “il documento è
autonomo ed ancora in vigore come dimostra l’inchiesta degli Stati Uniti che
pubblichiamo in altra parte”. C’è di più, le tesi sostenute ufficialmente dal
Pentagono hanno trovato in questi mesi riscontro nelle opinioni di quegli
esperti che, a
proposito della vicenda Moro, sono stati ascoltati soprattutto in America.
Secondo Norman
Birnbaum : “La possibilità
di iniziative di agenzie della NATO non può essere esclusa
e di Brian Jenkins che sostenne che la qualità
dell’operazione presupponeva interventi di organismi ufficiali anche se non
della CIA.
Per quanto riguarda i
rapporti tra BR ed elementi del terrorismo mediorientale Emanuele Santillo,
interrogato dalla Commissione Moro, afferma che il colonnello Giovandone che
operava a Beirut mantenga importanti contatti con le varie organizzazioni di Al Fatah e di Arafat. Dice Santillo: “Credo che fosse molto utile per il
nostro Paese poter avere delle notizie E PREVEDERE CERTE SITUAZIONI”. Santillo ricorda anche che attraverso certi
personaggi dei gruppi palestinesi si sarebbe potuti
arrivare ad avere delle pressioni nei confronti di elementi terroristici
italiani ( documento allegato alla Relazione Moro. Vol.
4 pag. 4.8.3 ).
Ne l’Europeo
7.7.84, pag.16, si legge che Giovandone faceva da
tramite per consegne di armi ed esplosivi tra l’OLP e le BR. Su
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