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Antonino Giuffrè
Accurate indagini dell'Fbi, confermate in parte
dalle rivelazioni del pentito Nino Giuffrè
segnalano che i mafiosi americani vanno a lezione di mafia in Sicilia. I boss
della provincia di Trapani si offrono come esperti docenti di regole e metodi
di una organizzazione capace di attraversare indenne
la storia, dall'unità d'Italia ai giorni nostri, per approdare nel terzo
Millennio più solida e forte che mai.
Sostiene ancora Giuffrè che fu proprio la mafia
americana a richiedere a Riina l'avvio della
stagione delle stragi contro Falcone e Borsellino: «Dietro la morte dei due
giudici c'è un movente, una causale internazionale
che per una parte coinvolgerebbe i boss d'oltreoceano. Ricordo che intorno al
1983 sono stati assestati dei colpi alla mafia internazionale grazie a
Giovanni Falcone e ad un altro giudice importante americano che era Rodolfo
Giuliano (Rudolph Giuliani, ndr).
La mafia americana ha accusato duri colpi da parte della magistratura e pur
di raggiungere un bisogno di vendetta, non guarda in faccia nessuno e non si
pone scrupoli di coscienza. Cosa nostra in America è un
gigante. Per le regole di Cosa nostra, quando un giudice palermitano
arriva in America e indebolisce la mafia italoamericana
con provvedimenti giudiziari, il capo della cupola della regione a cui
appartiene il magistrato deve intervenire. Sto parlando di Totò Riina che in questa vicenda ha avuto delle responsabilità
nei confronti degli americani e per questo ha dovuto cercare di neutralizzare
gli attacchi che venivano rivolti ai boss degli
Stati Uniti».
Era quindi responsabile Riina
perchè palermitano come Falcone che era impegnato a smantellare la mafia?
Chiedono i funzionari dell'Fbi.
«Io in America non ci sono stato e non ci sono mai voluto andare perchè sono
un caccamese doc -
risponde Giuffrè - penso però che l'economia o
parte dell'economia americana l'ha avuta in mano la mafia.
Posso pure sbagliarmi, ma nel momento in cui la mafia ha i capitali questo
significa comandare. Ma se i boss subiscono
attacchi, la mafia farà di tutto per far pagare il conto e riprendersi nelle
mani quello che momentaneamente - mi auguro che sia per sempre - ha perso.
Grazie agli insegnamenti che ho avuto da Francesco Messina Denaro (ex
capomafia di Trapani, deceduto alcuni anni fa e padre del boss latitante
Matteo Messina Denaro, ndr) ho
aperto gli occhi, ho capito tante cose che di solito non vengono dette
verbalmente, ma solo con un sorriso, uno sguardo, un gesto».
Continua Giuffrè a
proposito dei rapporti con i terroristi. «Posso dire serenamente che vi sono
relazioni fra la mafia e i terroristi. Cosa nostra non chiude le porte a
nessuno: quando i suoi interessi convergono, fa
alleanze. L'ho notato nei discorsi che ho avuto con Francesco Messina Denaro.
Lui aveva contatti con la
Tunisia. Ma è anche vero che nel momento in cui la mafia
tratta, non è una associazione politica, tratta
affari, tratta droga, tratta armi, ha nelle mani tutte quelle cose illegali
che passano dietro le quinte dove ci sono persone che sono state nei servizi
segreti, e alcuni di loro, in particolare per quanto riguarda la Libia, anche in contatto
con frange estremiste e terroristiche. Ho letto sul giornale nei giorni
scorsi dei terroristi arrestati a Napoli proprio nel cuore della città. E facendo una riflessione posso intuire che ci può essere
un legame con la camorra. Sono dei piccolissimi fatti, anche insignificanti,
ma quando troviamo delle persone dentro la cosca e ci convivono, la mia è più
di una intuizione».
Il pentito ha concluso descrivendo il nuovo organigramma di vertice di
Cosa Nostra. «Negli ultimi tre anni ho fatto parte del direttorio insieme a Provenzano, Salvatore Lo Piccolo
e Giulio Gambino e con loro abbiamo portato avanti
la politica di Cosa nostra. La cupola, cioè la
direzione in Cosa nostra ha subito una variazione: non è più l'insieme di
tutti i 14 capimandamenti, ma un ristrettissimo
gruppo di boss. L'unico ad avere il polso dell'azione militare è Lo Piccolo che ha ereditato i rapporti che Riina aveva con Trapani. Insieme a Messina Denaro, Lo Piccolo detiene i rapporti internazionali. Provenzano è il capo, ma ha una gestione limitata perchè
non ha il controllo militare».
Fonte :Il siciliano – 22 ottobre 2003
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