Nino Giuffrè: "Cosa Nostra USA" dietro le stragi del '92

 

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Antonino Giuffrè

 

Accurate indagini dell'Fbi, confermate in parte dalle rivelazioni del pentito Nino Giuffrè segnalano che i mafiosi americani vanno a lezione di mafia in Sicilia. I boss della provincia di Trapani si offrono come esperti docenti di regole e metodi di una organizzazione capace di attraversare indenne la storia, dall'unità d'Italia ai giorni nostri, per approdare nel terzo Millennio più solida e forte che mai.
Sostiene ancora Giuffrè che fu proprio la mafia americana a richiedere a Riina l'avvio della stagione delle stragi contro Falcone e Borsellino: «Dietro la morte dei due giudici c'è un movente, una causale internazionale che per una parte coinvolgerebbe i boss d'oltreoceano. Ricordo che intorno al 1983 sono stati assestati dei colpi alla mafia internazionale grazie a Giovanni Falcone e ad un altro giudice importante americano che era Rodolfo Giuliano (Rudolph Giuliani, ndr). La mafia americana ha accusato duri colpi da parte della magistratura e pur di raggiungere un bisogno di vendetta, non guarda in faccia nessuno e non si pone scrupoli di coscienza. Cosa nostra in America è un gigante. Per le regole di Cosa nostra, quando un giudice palermitano arriva in America e indebolisce la mafia italoamericana con provvedimenti giudiziari, il capo della cupola della regione a cui appartiene il magistrato deve intervenire. Sto parlando di Totò Riina che in questa vicenda ha avuto delle responsabilità nei confronti degli americani e per questo ha dovuto cercare di neutralizzare gli attacchi che venivano rivolti ai boss degli Stati Uniti».

Era quindi responsabile Riina perchè palermitano come Falcone che era impegnato a smantellare la mafia? Chiedono i funzionari dell'Fbi. «Io in America non ci sono stato e non ci sono mai voluto andare perchè sono un caccamese doc - risponde Giuffrè - penso però che l'economia o parte dell'economia americana l'ha avuta in mano la mafia. Posso pure sbagliarmi, ma nel momento in cui la mafia ha i capitali questo significa comandare. Ma se i boss subiscono attacchi, la mafia farà di tutto per far pagare il conto e riprendersi nelle mani quello che momentaneamente - mi auguro che sia per sempre - ha perso. Grazie agli insegnamenti che ho avuto da Francesco Messina Denaro (ex capomafia di Trapani, deceduto alcuni anni fa e padre del boss latitante Matteo Messina Denaro, ndr) ho aperto gli occhi, ho capito tante cose che di solito non vengono dette verbalmente, ma solo con un sorriso, uno sguardo, un gesto».

Continua Giuffrè a proposito dei rapporti con i terroristi. «Posso dire serenamente che vi sono relazioni fra la mafia e i terroristi. Cosa nostra non chiude le porte a nessuno: quando i suoi interessi convergono, fa alleanze. L'ho notato nei discorsi che ho avuto con Francesco Messina Denaro. Lui aveva contatti con la Tunisia. Ma è anche vero che nel momento in cui la mafia tratta, non è una associazione politica, tratta affari, tratta droga, tratta armi, ha nelle mani tutte quelle cose illegali che passano dietro le quinte dove ci sono persone che sono state nei servizi segreti, e alcuni di loro, in particolare per quanto riguarda la Libia, anche in contatto con frange estremiste e terroristiche. Ho letto sul giornale nei giorni scorsi dei terroristi arrestati a Napoli proprio nel cuore della città. E facendo una riflessione posso intuire che ci può essere un legame con la camorra. Sono dei piccolissimi fatti, anche insignificanti, ma quando troviamo delle persone dentro la cosca e ci convivono, la mia è più di una intuizione».
Il pentito ha concluso descrivendo il nuovo organigramma di vertice di Cosa Nostra. «Negli ultimi tre anni ho fatto parte del direttorio insieme a Provenzano, Salvatore Lo Piccolo e Giulio Gambino e con loro abbiamo portato avanti la politica di Cosa nostra. La cupola, cioè la direzione in Cosa nostra ha subito una variazione: non è più l'insieme di tutti i 14 capimandamenti, ma un ristrettissimo gruppo di boss. L'unico ad avere il polso dell'azione militare è Lo Piccolo che ha ereditato i rapporti che Riina aveva con Trapani. Insieme a Messina Denaro, Lo Piccolo detiene i rapporti internazionali. Provenzano è il capo, ma ha una gestione limitata perchè non ha il controllo militare».

Fonte :Il siciliano – 22 ottobre 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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