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Piperno ricorda il rogo di Primavalle |
Rogo di Primavalle
I giorni
dell’odio
Piperno, Morucci, Scalzone ricordano la tragedia di Primavalle.
"Credemmo a una montatura" L'innocenza era stata già perduta. Con la strage di Piazza
Fontana, secondo alcuni. Con l'omicidio
del commissario Calabresi, secondo altri. Il fatto è che
l'innocenza, a guardare le cronologie della violenza politica, in quegli anni
la si perdeva quotidianamente. Appena quattro giorni
prima, a Milano, i neofascisti avevano lanciato delle bombe a mano contro la
polizia e un agente, Antonio Marino, era stato
ucciso. Eppure la morte dei fratelli Mattei, nel ricordo dei dirigenti di Potere Operaio
dell'epoca, fu qualcosa di atrocemente nuovo, di incredibilmente feroce. Suscitò "orrore", dice Franco Piperno. "Fu
qualcosa di inimmaginabile", è il ricordo di
Valerio Morucci. Di "sgomento" parla, da
Parigi, Oreste Scalzone. Parrebbe ovvio. Un ragazzo e un bambino bruciati vivi
nella loro casa: che altri sentimenti può suscitare
un evento simile? Ma è proprio questo il punto.
Allora non era per niente ovvio. E infatti ancora
oggi il ricordo delle emozioni s'intreccia con quello dello scontro politico.
Nell'orrore di Piperno, nello sgomento di Scalzone
c'è anche lo sconcerto di due allora giovani dirigenti politici dell'estrema
sinistra che costatavano l'assoluta sproporzione tra il fine perseguito dagli attentatori e il costo umano dell'azione.
Così, del resto, si ragiona in guerra. Perché questi sono,
per i protagonisti, ricordi di guerra. "Una miniguerra
civile", dice Piperno. Quell'azione andava contro le regole.
Valerio Morucci - che di lì a poco sarebbe entrato
nelle Brigate Rosse - spiega: "Una cosa era colpire un singolo fascista,
un'altra la sua famiglia. E' la stessa differenza che passa tra colpire un
obiettivo militare o un obiettivo civile". E
Piperno: "C'era qualcosa di allucinato e anche
di allarmante. Anche per il mezzo usato, la benzina.
Un gesto primitivo, feroce, che dava la dimensione del punto a cui era giunto
l'odio". Ma questa consapevolezza non arrivò
subito. "Ci pareva incredibile - ricorda Morucci
- che una cosa del genere potesse essere stata fatta
da qualcuno di noi. In un primo tempo credemmo alla loro innocenza. Negavano
tutto e noi non avevamo motivo di dubitare".
"Due li conoscevo bene - dice Piperno - e sono
certo che non si proponevano di uccidere. Lo penso ancora oggi, con rispetto
per il dolore dei familiari, per la loro sofferenza. Ma
per onestà intellettuale lo devo dire: non volevano uccidere. Erano persone
normali, non dei criminali sanguinari. E questo non
diminuisce la gravità del loro gesto. Serve a capire cosa
erano quegli anni". La posizione ufficiale di Potere operaio e di tutto il
movimento dell'estrema sinistra si formò sul modello sperimentato della
"montatura poliziesca". Una reazione automatica
in quegli anni di montature vere, come quella contro gli anarchici per la
strage di Piazza Fontana. Così l'innocenza di Lollo,
Clavo e Grillo divenne uno slogan. Una verità
politica. Quando, appena un mese dopo l'attentato, i dirigenti di Potere
Operaio seppero la verità vera, la tennero nascosta. "Non potevamo fare diversamente, ormai era un fatto
politico", spiega Valerio Morucci, l'autore
della scoperta. "Orrore", "stupore",
"sgomento". Ma filtrati dalla logica di guerra, dall'ideologia
politica, da un certa concezione del mondo.
"Sarei un ipocrita - dice Scalzone - se
sostenessi che mi strappai i capelli, che mi misi a piangere. Provo pietà per
le vittime, per i loro familiari, certo. Ma quando parlo del mio sgomento mi riferisco soprattutto alla sproporzione tra il
costo umano e significato. Mi rendo conto che oggi questo è difficile da
capire, può sembrare assurdo. Ma noi di Potere operaio pensavamo di vivere
dentro una sorta di insurrezione permanente. Quando ebbi la notizia del rogo di Primavalle,
avevo appena scritto un articolo sull'omicidio dell'agente Marino a Milano.
Sostenevo che tutto sommato quella storia del
poliziotto ucciso dai fascisti ci riguardava poco: si era trattato d'uno
scontro tra due componenti del mondo che ci erano entrambe nemiche". |
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