|
AVVENIMENTITALIANI |
|||
|
link |
Archivio articoli |
||
Aggiornato all’11 maggio 2008
L'11 luglio Il 14
luglio 1979 al funerale dell'avvocato non presenziò
alcuna autorità di governo e nessuna autorità in rappresentanza del governo. Nel delitto Ambrosoli si ritrovano alcuni personaggi di oscure
vicende italiane: Licio Gelli, Giulio Andreotti, Franco Evangelisti, il giornalista ricattatore
di Op. Il professor Marco Vitale ha scritto in
morte di Ambrosoli: "L'assassinio di Ambrosoli è il culmine di un certo modo di fare finanza,
di un certo modo di far politica, di un certo modo di fare economia. I
magistrati inseguono esecutori e mandanti del delitto, ma dietro ci sono i
responsabili, i responsabili politici. E questi sono
tutti coloro che hanno permesso che la malavita crescesse e occupasse spazi
sempre più larghi nella nostra vita economica e finanziaria, e questi sono
gli uomini politici che definirono Sindona
salvatore della lira, sono i governatori della Banca di Italia
che permisero che i Sindona penetrassero tanto
profondamente nel tessuto bancario italiano, pur avendo il potere e il dovere
di fermarli per tempo; sono i partiti che presero tangenti formate da denari
rubati ai depositanti sapendo esattamente che di questo si trattava: sono
quelli il cui nome è scritto nella lista dei cinquecento che hanno nascosto i
soldi oltre frontiera, tutti quelli che da venti anni al vertice della
politica e della economia hanno perso persino il senso di cosa sia la
professionalità, cioè il subordinare la propria fetta di potere piccola o
grande che sia, agli scopi dell'ordinamento, delle istituzioni, della propria
arte o professione, all'interesse pubblico". Stralci
di un articolo di Giorgio Bocca del luglio 1999 Così fu ucciso grigio
Ambrosoli TUTTI I
NOMI DELLA SENTENZA ISTRUTTORIA RINVIATI A GIUDIZIO: Michele Sindona, Rodolfo Guzzi, Pietro
Alessandro Magnoni, Maria
Elisa Sindona, Robert Venetucci, Luigi Cavallo, Walter Navarra,
Italo Castaldi, Joseph Miceli Crimi,
Francesco Fazzino, Francesca Paola Longo, John Gambino,
Rosario Spatola, Vincenzo Spatola, Anthony Caruso, Joseph Macaluso, Salvatore Macaluso, Vincent Macaluso, Ignazio
Puccio, Francesco Foderà, Giacomo Vitale, Umberto Castelnuovo, Joseph Sano,
Michele Barresi, Gaetano Piazza, Antonio Terrana. PROSCIOLTI: Maria Fazzino, Anna Bonomi Bolchini, Antonino Spatola, Alberto Savì.
MORTI DURANTE L' ISTRUTTORIA: Roberto Calvi, William
Joseph Arico. RICHIESTA
DI PROSEGUIMENTO ISTRUTTORIA: Licio Gelli. ANCHE A
PALERMO UN SUPPLEMENTO D' INDAGINE SUL BANCAROTTIERE
RESTANO OMBRE SUL FINTO SEQUESTRO MILANO (P.L.G.) -
Giorgio Ambrosoli è stato ucciso da tre settimane;
Mario Sarcinelli ha perduto l' incarico alla Banca
d' Italia; gli americani sembrano propensi a rifiutare l' estradizione in
Italia. E' proprio in questo momento di apparente
trionfo e precisamente il 2 agosto ' 79, che Michele Sindona,
in libertà provvisoria per il dissesto della Franklin Bank,
sparisce da New York. La cosa sembra assurda, pochi credono al sequestro da
parte di un gruppo di estremisti di sinistra, come
compiacenti e moltiplicati indizi sembrano indicare. La non c' è nulla di assurdo, Sindona tenta così
quello che i giudici definiscono "il grande ricatto". Con un passaporto falso intestato a Joseph
Bonamico, barba finta e parrucchino. Sindona passa dall' Austria alla
Grecia per sbarcare infine in Sicilia. A Palermo è ospite di una donna,
Francesca Paola Longo, e di un medico, Joseph Miceli Crimi, che fa la
spola fra l' isola e gli Usa. Ed
è proprio questo medico che, con tutte le precauzioni, procura una leggera
ferita a Sindona, che completa così il suo
personaggio di vittima. Dpo di che l' affarista comincia a bombardare i familiari (come il
genero Pier Sandro Magnoni e la figlia Maria Elisa, che però l' accusa ritiene al corrente della
finzione) e i suoi avvocati, con una serie di documenti, vero capolavoro di
letteratura mafiosa. Sindona
infatti sostiene che i suoi sequestratori vogliono documenti riservati
sugli scandali italiani e che lui si barcamena. Questo è, secondo i
magistrati, il "grande ricatto", rivolto
principalmente a quell' oligarchia occulta che l'
affarista ha sempre frequentato e dalla quale si attende concreti aiuti. La
sceneggiata dovrebbe culminare in un incontro a Vienna fra i
"sequestratori" e i suoi avvocati. Ma l' incontro
fallisce per una "causa" tutta italiana, il disservizio postale. Così,
un messaggero di Sindona viene
arrestato, si risale la trafila e il "rapimento" sortirà l' effetto
contrario, portando oltre che allo smascheramento di Sindona,
anche alla scoperta dei documenti della P2 a Castiglion
Fibocchi. "ATTRAVERSO IL VENERABILE UNA
TRATTATIVA SOTTERRANEA" MILANO (p.l.g.) - L' ultimo capitolo della sentenza si intitola Licio Gelli e la loggia P2, evidentemente i magistrati lo
ritengono il coronamento del loro lavoro. Gelli
dunque e i suoi "fratelli" sono al fianco di Sindona
fin dal primo momento. E' Gelli a muovere Stammati perchè prema sulla Banca d' Italia;
è Gelli che vanta con l' avvocato Guzzi le sue aderenze nella Guardia di Finanza (il
comandante generale è un affiliato); è a Gelli
infine che Sindona si rivolge perchè convinca
Roberto Calvi a intervenire a suo favore. Gelli è
dunque - sostengono i magistrati - "il grande archivista, il grande confessore, il grande mediatore di un' associazione
segreta cui appartengono sia Sindona sia Calvi, il
notaio di quel potere oligarchico parallelo che, negli anni Settanta e fino
all' inizio degli Ottanta, si stava impadronendo delle istituzioni della
Repubblica". E ancora: "Licio Gelli è il
canale privilegiato se non esclusivo attraverso il quale Sindona
pensava di intavolare una trattativa sotterranea con quei settori dell' establishment ai quali era rivolto il suo programma
ricattatorio". Così Gelli fa da arbitro fra
Calvi e Sindona quando questi attacca il presidente
dell' Ambrosiano, attraverso i manifesti minatori,
(ma documentatissimi) preparati dal noto
"specialista" Luigi Cavallo. E ciò per
ottenere non solo appoggi ma dollari. Ora i magistrati hanno deciso di
continuare le indagini per accertate come e quanto Gelli
abbia "favorito" Sindona
ma anche come abbia partecipato alle estorsioni compiute o tentate ai danni
di Calvi. Lo assolvono invece dalle accuse di aver partecipato alle
intimidazioni ai danni di Cuccia e di aver contribuito a simulare il
"rapimento". - di
PIER LUIGI GANDINI 21 luglio 1984 |
Giorgio
Ambrosoli Articoli in archivio Articoli esterni
Aiutateci a rendere la pagina sempre aggiornata segnalandoci articoli e/o ocumenti d’interesse all’argomento |
|
AVVENIMENTITALIANI |
email rondarossa@tiscali.it |
In collaborazione con: Avvenimenti Italiani vecchio sito
1999-2008