Feltrinellicome è morto ? Due Ipotesi

 

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La fine di Feltrinelli ha diviso in due l’opinione pubblica: l’editore milanese è morto perché voleva far saltare il traliccio o è stato vittima di una macchinazione?

Anche il caso Feltrinelli, come molti o quasi tutti i casi polizieschi  accaduti in Italia negli ultimi anni, ha fatto sorgere due opposti partiti. Giangiacomo Feltrinelli, l’uomo trovato morto mercoledì 15 marzo, sotto uno dei tralicci dell’AEM, a Segrate a pochi chilometri da Milano, è stato  vittima di una congiura o è il protagonista responsabile della tragica esplosione che gli ha procurato la morte?

Intorno a queste due domande si intrecciano oggi le discussioni. Vediamo innanzi tutto come i fatti si presentano.

1)       Nel primo pomeriggio di mercoledì 15 marzo, un ignoto terrorista viene trovato morto, dilaniato da un’esplosione, sotto un traliccio a Segrate. L’esplosione ha tranciato un arto inferiore, ma ha lasciato intatto il suo viso.

2)       A non molta distanza dal luogo dell’attentato o incidente viene trovato un furgoncino Wolkswagen , attrezzato come una roulotte e contenente mappe, carte geografiche italiane ed europee, esplosivo e rotoli di filo.

3)       Nel corso delle indagini si scopre quasi immediatamente che i documenti intestai a Vincenzo Maggioni sono falsi.

4)       L’uomo può essere chiunque. Ma i carabinieri indirizzano le indagini in direzione di un certo Fumagalli, uno degli esponenti del cosiddetto Mar (movimento di azione rivoluzionaria) già noto per numerosi atti di sabotaggio. Ma improvvisamente  alle due della notte di giovedì 16 marzo, i carabinieri abbandonano la traccia Fumagalli e orientano le indagini su Giangiacomo Feltrinelli.

5)       La voce comincia a circolare immediatamente. Viene raccolta con molta incredulità in tutti gli ambienti , anche quelli giornalistici. Ma pochi resistono alla tentazione di disegnare , sulla fotografia del morto pubblicata dai giornali, i caratteristici baffi dell’editore milanese. Tutti rimangono colpiti, anche se si tratta di un gioco, dalla forte rassomiglianza.

6)       Nonostante la mancanza di conferme ufficiali, la voce secondo cui il morto è Feltrinelli diventa di colpo certezza. Sono i portavoce di casa Feltrinelli che, invitati a dare una risposta all’interrogativo, ammettono che Feltrinelli è morto e poco dopo dichiarano che è stato assassinato.

7)       Alle 19.30 dello stesso giorno, durante la prima conferenza stampa, il sostituto procuratore della Repubblica Antonio Bevere non ancora in grado di stabilire esattamente l’identità del morto, che verrà accertata solo alle 22,30 dopo il riconoscimento del corpo da parte di Inge Schoental, la terza moglie di Giangiacomo, il giorno successivo il riconoscimento viene convalidato anche dalla quarta moglie Sibilla Melega. E’ Feltrinelli

8)       Due giorni dopo, il luogo della morte di Feltrinelli è  meta di pellegrinaggio da parte di centinaia di persone e compagni di Giangiacomo, la polizia trova le stanghette degli occhiali dell’editore, ma non si riesce a trovare le chiavi del furgone Wolkswagen.

9)       Compaiono i primi testimoni Walter D’Andrea , un concessionario dell’Alfa Romeo di Segrate, dichiara di avere visto il furgone con due persone a bordo, nessuna delle quali aveva la barba e i baffi. I testimoni più importanti però sono; Luigi Cordara e suo figlio Mario, abitanti a Segrate. Affermano di aver visto il furgone per tre giorni di seguito, forse per quattro, fermo al posto dove è stato ritrovato. Le indagini diventano febbrili. Si scopre che il furgone è intestato a persone che ne ignorano l’esistenza; che le carte d’identità false di Feltrinelli fanno parte di uno stock di documenti rubati a dicembre del 1969 nel Municipio di Preganziol in provincia di Treviso, che l’assicuratore del furgoncino è Carlo Fioroni interrogato recentemente dalla polizia a proposito del rapimento del dirigente Sit-Siemens , ed esponente di Potere Operaio.

 

Viene fatta l’autopsia e, contrariamente alle previsioni, i giovani magistrati Viola e Bevere ne comunicano i risultati: Feltrinelli è morto dissanguato nel luogo dove è stato ritrovato. Presenta lesioni craniche e altre lesioni di cui non è ancora possibile stabilire la successione cronologica.

 

Prima Ipotesi

La prima ipotesi regge benissimo anche alla luce del passato di Feltrinelli. Che cosa era Feltrinelli. Un ricco che giocava a fare il rivoluzionario, un uomo dalla natura inquieta e dall’azione ingenua e velleitaria. La sua adesione, prima al socialismo, poi al comunismo, poi all’extraparlamentarismo non sembra avere motivazione sincera, ma pare dettata, soprattutto , da un profondo, forse inconscio bisogno di sentirsi un irregolare e magari leader di irregolari. Nel dopoguerra per esempio finanzia una banda di avventurieri, confondendo dei criminali ordinari con dei sinceri militanti; vuole trasformare la Sardegna in una Cuba del Mediterraneo e si mette in contatto con il bandito Messina; piomba in Bolivia dopo l’arresto del giornalista francese Debray come se considerasse la sua presenza indispensabile per la libertà del francese; pubblica manuali di guerriglia. Non viene preso sul serio neanche da quelli a cui offre solidarietà. Recita la parte del perseguitato ( in realtà era controllato dalla polizia fin dal 1969) , pur potendo di circolare liberamente, sembra divertirsi a vivere in clandestinità parlando di minacce che incombono sulla sua vita. E allora perché non pensare che un uomo così non possa un bel giorno decidersi di compiere attentati e, naturalmente rimetterci la pelle?

Seconda Ipotesi

Feltrinelli aveva un rapporto drammatico con la sua ricchezza. Non l’accettava passivamente, ma cercava di darle uno scopo, una giustificazione come se si sentisse in colpa di essere miliardario.

E’ vero che aveva una vocazione di leader, ma poteva realizzarla meglio incaricando altri di effettuare sabotaggi,invece di andarci di persona (poteva contare su decine di fedeli compagni) Non è un immagine troppo fuori dalla realtà, quasi ingenua, grottesca, questa di un Feltrinelli vestito da guerrigliero e imbottito di esplosivi, che si arrampica su un traliccio per farlo esplodere? E a che scopo poi? Per lasciare, forse, al buio una piccola parte della città? Un dispetto a Milano?

Prima Ipotesi

Questo ragionamento reggerebbe bene sul piano razionale: ma Feltrinelli era una personalità razionale?

Aveva una psicologia contorta. E il ragionamento che, essendo miliardario, poteva pagare altri per compiere l’attentato non regge. Feltrinelli aveva il mito del guerrigliero e il guerrigliero è sinonimo di azione individuale, clandestina, furtiva, vissuta in prima persona. Che razza di guerrigliero si sarebbe sentito se non avesse partecipato direttamente a qualche azione? Lo si può immaginare che esca travestito insieme ad altre persone, magari anche loro travestite, prendere il furgoncino e inoltrarsi nelle campagne lombarde in cerca di emozioni.

Seconda Ipotesi

Non siamo affatto sicuri che potesse circolare liberamente.La polizia non lo cercava più perché le accuse di essere un capo-terrorista erano cadute, ma non bisogna dimenticare che i servizi segreti lo controllavano sicuramente, e che Feltrinelli aveva molti nemici, non solo in Italia ma anche all’estero, in special modo in Bolivia, dove aveva avuto problemi con i militari del regime boliviano al tempo del processo a Debray; in Germania dove aveva partecipato a molte dimostrazioni del movimento studentesco e dove ,soprattutto era stato ucciso, con la sua pistola il console boliviano Quintanilla , implicato nell’assassinio di Ernesto Che Guevara, lui stesso aveva detto: << Se un giorno troverete un cadavere nudo sotto un ponte quello sarò io >>. Solo farneticazioni ? Sta di fatto però che molti suoi amici lo avevano avvisato di starsene nascosto, di mettersi al riparo da possibili azioni contro di lui ( per lo più dai servizi segreti italiani).

Prima Ipotesi

Feltrinelli come detto è morto dissanguato nel posto dove è stato trovato, dissanguato a seguito dell’esplosione che gli ha tranciato di netto la gamba destra. È vero ci sono le lesioni alla scatola cranica che ad oggi non è possibile ancora stabilire le cause e la cronologia: vale a dire se è stato colpito prima dell’esplosione del traliccio,tuttavia potrebbe essersele procurate nell’atto stesso di morire, cioè cadendo dal traliccio.

Seconda Ipotesi

Oppure potrebbero avergliele procurate, potrebbero averlo rapito, stordito, oppure anche drogato,portato sul posto, issato sul traliccio e poi “fatto esplodere”. Le testimonianze  dei Cordara e quella di Walter  D’Andrea provano che c’erano più persone sul furgoncino, ha detto D’Andrea :<< Ho visto due uomini ( uno a terra e l’altro alla guida del furgoncino ) e nessuno dei due aveva la barba>> Perché questi uomini non dovrebbero far parte di un gruppo che ha rapito l’editore e poi ha assassinato, creando una messa in scena che facesse ricadere su di lui la responsabilità dell’accaduto ?

Prima Ipotesi

Qui siamo nella fanta-politica. E’ molto più semplice supporre che quegli uomini fossero amici di Feltrinelli, venuti insieme con lui per un sopralluogo e per aiutarlo nelle sistemazione dell’esplosivo alla base del traliccio. Feltrinelli e i suoi amici  arrivano a Segrate. Fanno un sopralluogo. Poi la notte  del martedì passano all’azione. Feltrinelli si arrampica sul traliccio, mentre i suoi  amici si danno  da fare attorno, sistemando le cariche basse.Ormai , sono le ore 21.15-21.30 tutto è a posto, tranne la carica superiore, quella sulla quale sta armeggiando l’editore.  Feltrinelli dice ai suoi amici di allontanarsi, mentre da gli ultimi ritocchi alla carica di esplosivo, ma evidentemente succede qualcosa , forse l’umidità, un corto circuito, il filo che sbatte contro una traversina del traliccio fanno esplodere la carica secondaria prima del tempo. Gli amici presi dal panico , scappano lasciando sul furgone persino un cappotto . Perché non dovrebbe reggere questa ipotesi?

Seconda Ipotesi

Perché chi va afare un attentato non impiega quattro cinque – giorni per fare un sopralluogo, col rischio di farsi notare da tutti. Tutti questi giorni per fare un sopralluogo? E’ pura pazzia. Feltrinelli e i suoi dovrebbero essere dei veri e propri imbecilli.

Prima Ipotesi

E allora cosa facevano accanto al furgoncino?

Seconda Ipotesi

Potevano anche aspettare l’arrivo di un qualcosa

Prima Ipotesi

E lo aspettavano per quattro giorni? Allora anche questi rapitori avrebbero dovuto essere  degli ingenui o degli imbecilli. No , la tesi non regge . L’assiduità  di una attesa cos’ lunga,  se vale nel caso che si trattasse di Feltrinelli  e dei suoi amici, è ancora maggiore se attribuita ai suoi rapitori.

Seconda Ipotesi

D’accordo, questa è una delle prove dell’ambiguità  di questo affare. Per esempio, lo stesso  cappotto di chi è? E le chiavi  del furgone, dove sono andate a finire le chiavi?

Prima Ipotesi

Nella tasca dei complici. Di coloro i quali , dopo lo scoppio, presi dal panico, sono scappati via senza considerare che lasciavano il furgoncino abbandonato.

Secondo Ipotesi

Oppure nelle tasche dei sequestratori. Dopo aver inscenato un delitto perfetto, come accade nei “gialli “ classici , commettono un errore fatale. Dopo l’esplosione, accertato che è tutto avvenuto secondo i piani prestabiliti,hanno lasciato il  luogo a bordo della 1100 che ha visto Luigi Cordara.

Prima Ipotesi

La stessa cosa possono averla fatta i suoi amici

Seconda Ipotesi

Ma è possibile che Feltrinelli vada a fare un attentato con i documenti falsi  e con in tasca la fotografia  di sua moglie  e di suo figlio, a due passi dai depositi della sua azienda?

Prima Ipotesi

Ma Feltrinelli non sapeva mica di dover morire

Seconda Ipotesi

Ma non poteva immaginare  pure immaginare che una volta abbattuto il traliccio, le indagini che ne sarebbero  seguite non avrebbero  certamente trascurato il particolare che proprio in quella zona, c’è  un deposito della Feltrinelli. Il suo nome sarebbe venuto fuori comunque.

Prima Ipotesi

E perché no? Tenuto conto del suo carattere , del suo gusto per l’eclatant, per il clamoroso, del compiacimento che probabilmente  provava nell’essere ritenuto un rivoluzionario  e un guerrigliero, perché no?

Seconda Ipotesi

Potrebbero anche averlo desiderato gli altri, cioè coloro che attirato nel tranello

Prima Ipotesi

Ma non bisogna dimenticare che l’assicuratore del furgoncino è il prof Carlo Fioroni, un esponente di Potere Operaio, un probabile amico di Feltrinelli e indagato dalla magistratura.

Seconda Ipotesi

Si, è vero. Ma non è l’unica pista che stanno seguendo. La magistratura cerca anche Carlo Melega, il fratello di Sibilla che da un punto di vista politico non era certamente vicino a Feltrinelli.

Prima Ipotesi

Ma ammessa per un momento l’ipotesi di una macchinazione, per quale motivo i rapitori avrebbero dovuto mettere nelle tasche di Feltrinelli un documento falso?

Seconda Ipotesi

E’ stata una mossa abile. Se non avessero fatto riconoscere immediatamente il corpo di Feltrinelli, l’ipotesi dell’assassinio sarebbe nata più naturalmente. “Fornendolo” di documenti falsi si avvalora, l’immagine di Giangiacomo  guerrigliero furtivo e solitario. La cosa più sconcertante è che prima ancora che si pronunci la magistratura, quando ancora quel cadavere chiama Vincenzo Maggioni, mezza Milano sa che Feltrinelli è morto.

Prima Ipotesi

E’vero. Ma questa può essere una prova dell’ipotesi secondo la quale Feltrinelli è morto mentre eseguiva l’attentato. Ritorniamo per un attimo alla scena Giangiacomo sul traliccio di Segrate. Avvenuta l’esplosione, l’editore cade ucciso sotto il traliccio. La gente che è con lui viene presa dal panico, fugge. Qualcuno di loro si sente in dovere di avvisare qualche familiare, o qualche persona vicina all’editore. Si dice che Sibilla Melega, la quarta moglie, si sia fatta ricoverare in clinica lo stesso giorno in cui Feltrinelli è morto. Ed è certo che giovedì 16 marzo, prima ancora che il magistrato inquirente, Antonio Bevere, annunciasse che l’uomo del traliccio trovato morto era Feltrinelli. La casa editrice dirama un comunicato nel quale si denunciava l’assassinio di Giangiacomo. Come lo avevano saputo?

Seconda Ipotesi

Gli elementi potrebbero provenire, indirettamente , dalla parte dei rapitori. Facciamo un passo indietro, Feltrinelli viene ucciso sotto il traliccio. E ha addosso  i documenti che, magari con un po’ di ritardo, permettono la sua identificazione.

I rapitori, portando con se la chiave del furgone, raggiungono la città. E aspettano gli eventi. Ma gli eventi tardano troppo. La burocrazia è meno curiosa di quanto te loro se lo immaginano.

E allora che cosa succede? Gli stessi rapitori decidono di mettere  in giro la voce della morte di Giangiacomo. E questa voce arriva alla famiglia, alle mogli, ai dipendenti, che agiscono così come hanno agito.

Prima Ipotesi

Questa è una ipotesi romanzesca e mette anche in una luce piuttosto curiosa l’intero entourage di Feltrinelli, che si comporta piuttosto stranamente. Perché gli amici mentre da un lato hanno l’aria di sapere tutto sulla faccenda e di poter sostenere la tesi dell’assassinio, dall’altro non sembrano aver portato nessun elemento per suffragare questa tesi?

Seconda Ipotesi

Questi elementi potrebbero venir fuori con l’approfondimento delle indagini

Prima Ipotesi

Se questi elementi ci fossero veramente, sarebbero già venuti fuori. Anzi, sarebbe colpevole non averli rilevati subito.

Da un articolo comparso su “L’Europeo” del marzo 1972 a cura di Enzo Magrì e Alberto Ongaro

Le due ipotesi, corrette e plausibili non permettono a 32 anni da quel fatto  di determinare una verità certa. La magistratura avvalorò l’ipotesi dell’incidente, Feltrinelli morì mentre piazzava la carica esplosiva, agì da solo, questa la definitiva sentenza.

Ma le cose andarono realmente così? 

 

L’uomo del SID

Le indagini hanno ormai messo in luce l’identità di alcuni gappisti e di militanti delle Brigate rosse. Dagli indizi ritrovati durante le prime indagini, la polizia risalì al gruppo che aveva formato il Cpme, più tardi, Sinistra proletaria. Ai nomi di Curcio, Margherita Cagol, Troiano, Franceschini si aggiunsero presto quello di Giorgio Seteria, Paolo Maurizio Ferrari. Torna di attualità il seminario che si svolse sulla Riviera di Levante, nel novembre 1969.

L’elenco di coloro che sono accusati di <<appartenenza a banda armata>> o << associazione sovversiva >> si allunga. Indicati, fra i << soldati di base >>, l’avvocato genovese Giambattista Lazagna, il medico Enrico Levati di Borgomanero, il professor Carlo Fioroni di Milano : verranno coinvolti nelle indagini sulle attività delle Brigate rosse anche due  anni più tardi.

Soprattutto  balza alla ribalta, per la prima volta, uno sconcertante personaggio; Marco Pisetta. Lo catturano il 2 maggio, sulla soglia di una base rossa in via Boiardo 33 a Milano. L’appartamento, con cella sotterranea dalle pareti imbottite, era stato affittato da un giovane che aveva dichiarato di chiamarsi Luigi Russo, in realtà era Giorgio Seteria, titolare anhe di un alloggio in via Pelizza da Volpedo 7.

 

Marco Pisetta viene arrestato, interrogato e più tardi rilasciato; gli inquirenti fanno capire che è figura di secondo piano ( con molte perplessità) . Ma, inatteso, indirizzato al presidente della Repubblica, a giudici e ufficiali dei carabinieri, giunge un memoriale redatto dal giovane. Un lungo e circostanziato racconto sulle attività del gruppo clandestino.

Pisetta cita nomi, date, località. In un primo momento lo scritto viene definito << molto utile>> alle indagini. Poi  invia un contro-memoriale nel quale afferma di essere stato costretto a scrivere il primo documento sotto pesanti pressioni di agenti del SID.

Il << primo rivoluzionario d’Italia>>, come era stato avventatamente definito, scompare all’estero e per tre anni nessuno degli inquirenti sembra volerlo cercare; dunque, un testimone all’improvviso scomodo, e messo fuori gioco.

Le indagini, stavolta, non brancolano, come si dice , nel buio. Nelle basi rosse vengono rinvenuti archivi importanti. Fra il materiale, in una cantina in via Delfino, affittata da Pietro Morlacchi, ex tipografo, la polizia trova ( o almeno dice) il passaporto di Giangiacomoo Feltrinelli e un rullo fotografico: le istantanee a Idalgo Macchiarini, dirigente Sit- Siemens, all’interno del furgone la sera del sequestro. Ingrandito, uno dei fotogrammi rivela il profilo di un volto e la manica di una giacca a quadri. Allo sconosciuto viene dato presto un nome: Giacomo Cattaneo, detto << Lupo>>, un ex partigiano di 44 anni. Già arrestato il 13 maggio, col figlio Francesco, per aver ospitato Heidl Ruth Peusch, moglie di Pietro Morlacchi, ricercata a sua volta per << partecipazione a banda armata>>.

 

I collegamenti con le Brigate rosse non verranno mai provate definitivamente, Feltrinelli e le Brigate rosse forse si erano parlati, incontrati, e neanche “l’uomo del SID”, Marco Pisetta, poi accusato dalle Brigate rosse, ha mai dato per certo il legame “rivoluzionario” dell’editore rosso con l’organizzazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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