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Scorcio del Ghetto di Roma Peter Tompkins |
I misteri del Ghetto nel caso Aldo Moro Non deve stupire la chiave surreale in cui ricorriamo per tentare
di forzare l’ultimo baluardo che ci frappone alla piena comprensione di
quella terribile primavera del 1978. Ma è un personaggio insospettabile che a un certo punto ci viene in aiuto : Peter
Tompkins del Comando Alleato durante la Liberazione,
ci dà un’un’indicazione, forse del tutto casuale, dell’ultima possibile
prigione di Aldo Moro nella sua biografia : “Una spia a Roma” scritta negli
anni sessanta, ma recentemente ripubblicata con una presentazione. Del resto Tompkins è un esperto di guerra psicologica
e ha sempre mostrato di saper calibrare i suoi interventi nei fatti italiani
di cui è un grande conoscitore. Tompkins
conosce molto bene Palazzo Castani, visto che nel “ In quel periodo la “spia americana” è già all’interno di
Palazzo Castani, dove svolge la sua attività di intelligence
in stretto contatto con alcuni comandanti partigiani, come Giuliano Vassalli
, da lui incaricato di organizzare la liberazione dal carcere nazista dei
prigionieri politici. Tra questi ci sono anche due futuri capi di Stato ,ovvero Saragat e Sandro Pertini. Nel libro di memorie Tompkins
racconta un episodio avvenuto nel “Cervo mi fece salire i gradini che portavano alla
terrazza: da qui per un corridoio tortuoso mi condusse in una piccola camera da letto,ove,
spostato un comodino apparvero i
contorni di un pannello segreto largo
circa quaranta centimetri e alto altrettanto. Lo aprì e si cacciò dentro a
carponi.. varcato il pannello mi trovai in un’altra piccola camera da letto dove
tutte le porte erano state murate e coperte da carta da parati, l’unica
finestra era celata da pesanti tendaggi. Quella stanza così ben nascosta
all’ultimo piano di Palazzo Antici-Mattei doveva
servire come rifugio temporaneo per i prigionieri liberati dalle carceri
tedesche in attesa poterli estradare verso la
salvezza.” Anche Moro è stato trattenuto in quella stanza, in attesa di essere estradato, come i prigionieri liberati
dai tedeschi? Scriveva Mino Pecorelli
in quei giorni: < Moro era certo di essere liberato, ma temeva di essere
ferito in un conflitto a fuoco dei “carabinieri”> I carabinieri
di Dalla Chiesa,
che avevano scoperto il suo ultimo domicilio e premevano per intervenire? O erano altri i “carabinieri” che Moro temeva? E’ veramente difficile riuscire ad immaginare quello che è
accaduto negli ultimi giorni e soprattutto nelle ultime
ore. I brigatisti dissociati, ad esempio, assicurano che Moro non sapeva di
essere stato condannato a morte, al contrario, era
convinto che l’ultimo trasferimento avrebbe preceduto di poche ore la
libertà. Anna Laura Braghetti arriva a descrivere il commiato, i saluti, lo
scambio di reciproci auguri, prima che il presidente si calasse
nella cesta per essere portato via. Forse dobbiamo soltanto retrodatare di
qualche giorno foto ,a quando i brigatisti, o almeno
alcuni di loro, sono usciti definitivamente di scena e l’ostaggio è stato consegnato ad altri
protagonisti, ancora sconosciuti, della fase finale del sequestro. Ma credo che almeno Moretti abbia
incontrato Moro, nei giorni successivi, quando era ancora in corso l’ultima
possibile trattativa prima che qualcuno, come scriveva Pecorelli,
<alzasse il prezzo e tradisse il patto>. Una cosa è certa : Moro era
costantemente informato di ogni decisione che lo riguardava. E perciò anche della condanna a morte, quando questa fu decisa.
Lo conferma l’ultima straziante lettera alla moglie:<
mia dolcissima Noretta>. Ma anche la telefonata che fece
Morucci al prof Franco Tritto,
un amico dello statista. Un colloquio drammatico,che
abbiamo ascoltato tante volte in tutte le commemorazioni, anno dopo anno. Morucci dice al prof Tritto che
il corpo di Moro è in via Castani , nella Renault rossa:< lei deve informare la famiglia, sono
le ultime volontà del Presidente, non vuole che lo sappiano altri, vada
subito da loro>.Il professore
Tritto, un vecchio allievo dell’università, piange
al telefono,sussurra:< Non me la sento, non ce la faccio…> Morucci insiste: < Professore , io non mi posso
trattenere a lungo, faccia come le ho detto, sono le volontà del presidente,
nella macchina ci sono anche alcuni effetti personali da consegnare alla famiglia>. Morucci temeva che potesse essere
localizzata la cabina da dove stava telefonando, temeva un bltz dei carabinieri e d essere arrestato. Il nastro
della registrazione è pieno di fruscii : anche Morucci sembra emozionato e sullo sfondo si sentono distintamente
i singhiozzi di Tritto. Dunque a Moro era stata (di certo)
comunicato la sentenza di morte, aveva avuto il tempo di manifestare le sue
ultime volontà e, immaginando la disperazione della moglie e dei figli,
preferiva che fosse un amico di famiglia a portare la notizia. Non il
presidente del Consiglio Andreotti, non gli ex
amici della DC, quel partito da cui aveva dato le
dimissioni, uomini che aveva accusato di averlo condannato a morte. E nella sua solitudine, consapevole di essere stato
tradito, si è avviato verso l’estremo sacrificio dopo aver maledetto per
l’ultima volta i nuovi nemici e i vecchi amici. La perizia dei Ros
afferma che neppure la
versione dell’esecuzione è compatibile con quanto rilevato dopo l’autopsia : Moro era in piedi quando gli hanno sparato o, se
davvero era all’interno dell’auto (ipotesi considerata molto improbabile) il
killer che ha imbracciato la mitraglietta Scorpion,
per la particolare inclinazione dei colpi, doveva essere seduto al posto di
guida e dunque doveva avere un’elevata capacità nel manovrare l’arma, in
quella posizione scomoda e in quello spazio angusto.Anche
la tragica pagine finale sembra tutta da riscrivere. In assenza di ogni possibile
certezza, sullo scenario dell’assassinio troviamo un altro degli scritti
oscuri, visionari e sibillini di Pecorelli.Il
passo è tra i meno conosciuti, forse perché soltanto
da poco tempo è stato possibile coglierne interamente il significato. Esso
suggerisce come il giornalista fosse tra i pochi da aver capito
immediatamente perché il corpo di Moro era stato abbandonato in via Castani e quali segreti nascondessero quelle mura. Su <OP> del 23 maggio1978, dunque, Mino si avventura in
un’altra fantacronaca, quella del ritrovamento del
presidente della DC , e immagina tra
la folla una contessa romana che sull’onda dell’emozione si abbandona a
sinistre riflessioni. Di fronte al muro dov’è parcheggiata “Oltre quel muro ci sono i ruderi del teatro Balbo, il
terzo anfiteatro di Roma. Ho letto un libro che a quei tempi gli schiavi
fuggiaschi e i prigionieri vi venivano condotti perché
si massacrassero tra di loro. Chissà cosa c’era nel destino di Moro perchè la sua
morte fosse scoperta proprio contro quel muro ? Il sangue di allora è il
sangue di oggi,quel sangue ricade anche su di noi.” La risposta all’ultimo rebus non è, oramai, troppo
difficile: quegli antichi guerrieri costretti a scendere nelle arene erano i gladiatori Chi è Peter
Tompkins Peter Tompkins
è nato nel 1919 ad Athens, in Georgia, ma ha
trascorso gran parte della sua infanzia in Italia, tra Roma e |
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